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La crisi dello Stato

Felipe Cuevas Méndez | comunistas-mexicanos.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

11/11/2014

Tutto il paese soffre la crisi dello Stato capitalista, così come ha dovuto sopportare la crisi economica e le varie offensive della classe dominante. Di conseguenza, i problemi sociali si legano cronicizzandosi, facendo cadere ogni possibilità di cura nelle attuali circostanze e solo le élite, con i loro pensatori organici, scommettono sul sistema con i loro interminabili riaggiustamenti.

La crisi strutturale del modello di accumulazione neoliberale e la crisi ciclica che ha portato il Messico allo sfinimento sono usate dai suoi artefici per destabilizzare l'economia abbandonandoci al capitale transnazionale. Questi sono fenomeni causanti in buona parte dalle attuali condizioni, giacché si iscrivono in una crisi mondiale la cui eco continua a ripercuotersi sotto le pressioni dell'imperialismo. Tuttavia, spiegare tutto quello che avviene con questi fatti non è sufficiente per intendere l'insieme dei problemi attuali e la loro profondità. Oggi la spiegazione è più globale, il capitalismo tocca il fondo, tutta la sua formazione sociale appare immersa in una contraddizione inedita, dove prende forma una decadenza civilizzatrice nella quale lo Stato subisce una involuzione verso l'assolutismo monopolista, l'antagonismo dell'ordine stabilito di fronte al complesso delle classi e dei settori oppressi.

E' la totalità degli elementi (economici, politici, strutturali, ecologici, culturali, militari, di polizia, ecc.) con cui opera il capitalismo ad essere in questione e che occupa un altro spazio della crisi generale di tutti i suoi processi, conducendoci in un mondo turbolento capitanato dall'irresponsabilità delle forze egemoniche. Questa situazione si caratterizza perché disarticola il nostro tessuto sociale, decompone le basi fondamentali dell'esistenza nella società e perché estremizza l'ordine piramidale di dominazione sociale. In Messico, il lungo processo di accumulazione di potere politico-economico ci porta a queste conseguenze più immediate, in forma tragica e sempre più urgente.

Dall'altra parte, l'imperialismo yankee, per coprire la sua irresponsabilità e reclamare nuove ingerenze, ha definito le crisi di questo tipo come quelle di uno "Stato fallito", da cui deriva la spiegazione di quanto accade in Messico. In sintesi, si ha a che fare con uno Stato inefficiente, mal formato e incapace di camminare da sé, che necessita di un intervento correttivo, ma se si guarda alla storia del paese si vedranno gli sforzi di un popolo per svilupparsi, la formazione dello Stato nazionale adattabile con una borghesia che si adagiò fino a trasformarsi in appendice del capitale internazionale spezzando i suoi legami sociali. E' uno Stato rimosso dalle sue vecchie funzioni, dislocato intenzionalmente dal grande capitale e colpito dalla logica dei fattori politico-economici che ha rafforzato. Da qui, la destra suggerisce varie opzioni: smantellarlo, rimpiazzarlo con un protettorato, "renderlo più snello", lasciare che navighi nel suo caos alla mercé della rapina, o riformarlo per renderlo adeguato alla nuova era.

Ma anche il concetto di Stato fallito ha espressioni critiche contro il capitalismo, partendo dal semplice riconoscimento dei problemi governativi fino alle riflessioni profonde che scaturiscono dalla sua grave degenerazione, è l'argomento che sottende a tutta la inconseguenza di questo vecchio Stato borghese, dal corpo abbondante, che guarda ai suoi problemi da un angolazione che gli impedisce o gli rende impossibile conseguire i risultati sperati in circostanze di stabilità, trasformandolo in un apparato frustato nel suo ruolo di Stato-nazione, che ha fallito nelle funzioni normali di controllo. C'è molto di vero in questo, nelle funzioni e strumenti riassegnati in virtù dell'internazionalizzazione del capitale e dell'esercizio del potere dell'attuale blocco dominante; ma anche se le posizioni critiche sono positive, è necessaria una definizione precisa e trasparente sulle condizioni dello Stato, senza compromessi con il sogno di uno Stato democratico-borghese che corregge i suoi difetti.

Prima di tutto è opportuno andare all'essenza del problema, senza altri aggettivi: la crisi dello Stato. Crisi che si riferisce all'esaurimento di questa forma di organizzazione sociale, economica, politica coercitiva, una crisi dell'insieme delle istituzioni, del diritto borghese, della "comunità" delle classi e della sovranità, una crisi del potere di regolare la vita sociale nazionale elevando il regno della forza. Per questo la borghesia monopolista ha ordinato ai suoi politici un nuovo patto per lo Stato di diritto, affinché sostenga a qualsiasi prezzo tutto l'apparato dittatoriale di controllo e di potere serrando le file contro il "Messico rude". In fin dei conti, è crisi della società capitalista così come è organizzata nel paese, sia nelle ultime attività assegnate, sia nell'insieme delle funzioni storiche in cui si è sviluppata. Bisogna raccontare questa crisi perché così al popolo si rendono chiari i suoi doveri e obblighi:

1) Questa crisi colpisce il modello di accumulazione del capitale con il suo complesso di relazioni economiche, di regolazione e proprietà che definiscono uno Stato dei monopoli, incatenato al complesso economico imperialista, con la perdita di controllo sul proprio sviluppo economico, la proletarizzazione della maggioranza che condanna milioni di persone alla migrazione e in generale alla miseria.

2) La perdita del controllo sulle funzioni generali dello Stato fa sì che il potere politico si consacri ai patti tra cupole, alla mercantilizzazione della politica, alla combutta dei poteri reali, all'astuzia burocratica, alla carenza di larghe prospettive politiche, alla compravendita di autorità, all'ostacolo delle istanze popolari, alla feticismo delle relazioni di potere prima che alla mediazione per risolvere i problemi sociali, alla corruzione e all'impunità del potere.

3) Inclinazione al controllo sociale con i mezzi violenti della detenzione, incarceramento, repressione, mattanze, sparizioni e ogni tipo di arbitrio. Siamo di fronte allo sviluppo esponenziale dei problemi di insicurezza, terrorismo e diritti umani nell'intero ambito dello Stato, dove i suoi agenti rendono minaccioso ogni loro discorso, dove non esiste altro dialogo che il loro, che promettono la tolleranza come un regalo, che decidono di affrontare i problemi con nuove dosi revansciste di aggressione statale affermando il dispiego della loro violenza di classe.

4) Crisi della sovranità che scaturisce da fattori quali l'interventismo yankee (TLC, transnazionali, Pentagono, Ambasciata, CIA, FBI, Dipartimento di Stato), il dispotismo dei monopoli internazionali, gli ordini delle istituzioni finanziarie internazionali, l'azione del crimine organizzato e il controllo territoriale del narcotraffico. Con esso avanza l'impossibilità di applicare politiche regolatrici sulla sovranità e sull'economia di fronte al capitale internazionale, lasciando il paese alla mercé dei loro appetiti.

5) Riconfigurazione del corpo dello Stato dovuto al controllo esercitato dai narcotrafficanti e dal crimine organizzato nelle funzioni parastatali, all'alterazione dei suoi equilibri con la crescita della narco-politica e il passaggio di componenti militari alle loro rispettive clientele e quote di potere. Questione che si è definita con la formazione del narco-stato all'interno della sfera di dominio borghese.

6) Annullamento dello Stato di diritto, ricostruito in Stato senza consenso, senza legittimità, senza autorità, dalla legalità retrograda, che poggia sul mero controllo dei suoi apparati repressivi, allontanandosi dalle sue leggi precedenti, negandosi ad ogni tipo di consulta popolare, riformandosi solo all'interno dei propri organi d'élite.

7) Sconfitta della vecchia alleanza di classe tra borghesia nazionale e strati medi, come nello Stato, la classe padronale e il sindacalismo charro [filo-governativo] per confermare una alleanza strategica internazionale del capitale finanziario globale con la borghesia messicana internazionalizzata, imponendo la subordinazione di interessi e il clientelismo politico ai suoi ex alleati.

8) Frattura del nazionalismo borghese come ideologia dominante a favore delle posizioni filo imperialiste di accettazione del neocolonialismo con il paletto ideologico del consumismo in materia economica, l'apoliticismo rispetto all'allontanamento delle masse dall'attività politica propria e indipendente, il bellicismo come idolatria del saccheggio e uscita dai problemi dell'imperialismo e il fascismo come pseudo-filosofia del modo di pensare.

9) Crisi della democrazia borghese rappresentativa, i cui principali esercizi si risolvono nei palazzi, nelle agenzie, nell'ambasciata yankee e in altri centri di potere. Crisi in tutto il sistema politico e dei partiti incapaci di governabilità, senza alternative sociali al di là della difesa del grande capitale, scambiata con la democrazia della lobby monopolista e dei distinti gruppi, aggravando la struttura verticale del potere e del suo esercizio.

10) La crisi ecologica della quale è responsabile il capitalismo depredatore, in cui lo Stato messicano è stato omertoso in alcuni casi e complice in altri, preferendo gli atti dannosi per l'ambiente. Lo Stato e i monopoli hanno fatto del territorio, dello spazio aereo, dei fiumi e dei mari nazionali delle immense zone di disastri ecologici.

11) Lo status critico della rapporto dello Stato con le donne, caratterizzato dalla preponderanza del patriarcalismo, la degradazione della femminilità e della sua condizione sociale, la sovrapposizione del femminicidio e dei modelli di oppressione contro la donna.

12) Crisi intorno al degradante rifiuto alla condizione indigena del nostro paese, propiziato dall'apparato del potere politico con la violazione sistematica dei diritti e la negazione istituzionale delle sue forme di organizzazione sociale che oppongono resistenza al grande capitale.

13) Rottura del "patto sociale" dalle istanze dello Stato, caratterizzata dal fatto che ora questo assassina la nostra gioventù, la persegue o la condanna alla miseria, allo stesso modo in cui lo Stato disprezza la classe operaia ed esercita tutta la sua influenza per schiavizzarla maggiormente, così come ha rovinato i contadini e soggiogato i settori popolari medi.

La crisi dello Stato e le condizioni economiche ci portano finalmente alla polarizzazione sociale, ai conflitti ricorrenti e alle contraddizioni antagoniste tra le classi popolari e lo Stato della borghesia, al fatto che un altro Stato è possibile, di carattere proletario e popolare, un nuovo potere popolare è indispensabile per risolvere i tanti problemi del Messico. Le relazioni di dominio passano da un momento di destabilizzazione, per sboccare in una crisi politica la cui gestione dipenderà dalle classi e dalle forze che si porranno all'avanguardia del processo, che affrontano quotidianamente ogni trappola del regime dando la debita risposta.

Dalla crisi dello Stato deve scaturire una crisi politica che si apra davanti alle nostre vite, che va posizionata nei suoi aspetti principali: stallo davanti al massacro e alla sparizione dei compagni di Ayotzinapa, affiora il carattere dello Stato e la sua complicità con il narcotraffico, e immediatamente si vanno illuminando i problemi del capitalismo nel paese. Questa crisi politica presenta le difficoltà del regime a continuare a governare come fatto fino ad ora, la non generalizzata conformità del popolo lavoratore di fronte alle politiche che aggravano le condizioni di vita in tutti gli aspetti, con il suo focolaio in movimento di massa, in ascesa incontenibile di fronte alle azioni della classe dominante.

La presente crisi politica si concentra intorno al problema del potere politico, all'uscita democratica verso cui si deve indirizzare come democrazia popolare richiesta dal paese, il progetto economico che rompa lo strangolamento imperialista neocoloniale e le relazioni dominanti intorno al grande capitale, le forze proletarie, progressiste, rivoluzionarie e democratiche che devono dirigere il paese precisando un cambiamento nelle sue relazioni, l'elevazione della coscienza intorno ai compiti immediati, il senso della lotta di classe sommata ai nuovi rapporti sociali solidali che si rendono necessari e il protagonismo dei settori popolari in una nuova geometria di un potere popolare rivoluzionario.


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