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Consigli popolari: il potere che nasce dal basso

Julio Cota * | elcomunista.nuevaradio.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

02/12/2014

I Consigli popolari di Guerrero sono gli embrioni del nuovo potere dal basso. Una ulteriore esperienza che richiede la nostra attenzione perché qui è in gestazione una soluzione alla crisi dello stato capitalista. Tuttavia, i monopoli della disinformazione si impegnano nel mostrare distruzioni e "vandalismo" nelle azioni di protesta degli studenti della Normale e del Movimento popolare guerrerense; ma quello che c'è dietro queste azioni è la capacità organizzativa e politica del progetto in gestazione: il nuovo potere dal basso attraverso i Consigli popolari in varie regioni dello Stato di Guerrero.

Per alcuni questa è una congiuntura che ha come richiesta principale la presentazione in vita dei 43 studenti scomparsi della Normale e la condanna dei colpevoli per i crimini di lesa umanità. Tuttavia, limitarsi a queste legittime richieste sarebbe cadere nell'inerzia del movimento senza visualizzare una alternativa reale alla crisi dello stato capitalista, agli assassinii e alle scomparse forzate. La proposta deve esser chiara: creare ed espandere il potere operaio e popolare in ogni angolo del paese.

Senza dubbio i referenti storici della classe operaia si rifanno alla Comune di Parigi, ai soviet e alla Rivoluzione d'Ottobre, ai Consigli operai di Torino in Italia tra le altre esperienze. Tuttavia, anche nel nostro contesto contiamo su esperienze di potere popolare recenti come le Giunte del Buon Governo dell'EZLN, l'Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca (APPO), il Coordinamento Regionale delle Autorità Comunitarie - Polizia Comunitaria (CRAC-PC), per menzionarne alcune.

Dobbiamo aver chiaro che la lotta di classe non è omogenea, né meccanica. Nel Guerrero e a Oaxaca, il movimento popolare comincia ad identificare il nemico e riflesso di questo sono le azioni offensive ben pianificate contro le istituzioni borghesi. Questo ha a che fare, tra gli altri fattori storici, con la composizione di classe degli studenti della Normale, figli di contadini poveri, alleati naturali del proletariato, che come questo, non hanno nulla da perdere. Da qui la loro radicalità e coerenza nella lotta.

Mentre, nelle città, gli strati medi, studenti, impiegati dei servizi, comunità accademica, piccoli commercianti, tra gli altri, oscillano timorosi tra la politica piccolo-borghese pacifista, l'opportunismo moribondo della socialdemocrazia del PRD [Partito della Rivoluzione Democratica] e di Morena [Movimento di Rigenerazione Nazionale], e in minor misura ma in modo deciso con la politica proletaria d'offensiva contro il sistema capitalista nel suo insieme.

Per questo, anche se il proletariato è al momento "assente" come classe per sé, non significa che il suo ruolo già non sia determinante; al contrario, oggi più che mai i lavoratori dell'industria, che fino ad ora in modo spontaneo hanno realizzato una serie di proteste isolate ma costanti, devono identificare che lo stato capitalista assassino di studenti e contadini è lo stesso che li violenta ed opprime attraverso i licenziamenti, la repressione, i bassi salari e le misere condizioni lavorative.

La classe operaia non solo ha l'opportunità reale di cacciare Peña Nieto dal potere, ma anche la possibilità di rovesciare la riforma del lavoro e il pacchetto di riforme strutturali che lacerano e continueranno a lacerare le famiglie proletarie del nostro paese fino a quando la parte più cosciente del proletariato orienterà la lotta in modo congiunto al movimento popolare iniziato a Guerrero.

Parlare di sciopero nazionale e generale, continuerà ad essere un semplice desiderio finché non ci sarà un lavoro reale dentro i luoghi di lavoro strategici che risvegli un movimento operaio e sindacale che rompa le catene della CTM [Confederazione dei Lavoratori del Messico], pilastro fondamentale dello stato capitalista. Parlare di Assemblea costituente per decreto senza un potere operaio e popolare che la supporta nei fatti, è fare castelli in aria. Il dirigente rivoluzionario del primo stato operaio e contadino del mondo, V.I. Lenin, segnalava che non dobbiamo "introdurre nessuna riforma che non sia assolutamente matura nella realtà economica e nella coscienza della schiacciante maggioranza del popolo" [Lenin in "I compiti del proletariato nella nostra rivoluzione", Opere Complete, vol. 24, pag.62]

Lenin in forma chiara ed esplicita ha segnalato che: "per diventare il potere, gli operai coscienti devono conquistare la maggioranza: fino a quando non ci sarà violenza contro le masse, non c'è altro modo di giungere al potere. Noi non siamo dei blanquisti, non vogliamo la conquista del potere da parte di una minoranza. Siamo dei marxisti e sosteniamo la lotta di classe proletaria contro l'intossicazione piccolo-borghese, contro lo sciovinismo e il difensismo, contro le frasi vuote, contro la soggezione alla borghesia". [Lenin in "Sul dualismo del potere", Opere Complete, vol.24, pag.31]

I Consigli popolari nei fatti cominciano a generare un potere politico, economico e di sicurezza della comunità attraverso propri organi di giustizia. Questo perché nella loro propria esperienza, i contadini poveri e indigeni si sono resi conto che i corpi repressivi come la polizia e l'esercito borghese sono parte del problema di violenza e criminalità che provoca lo stato capitalista. Inoltre, si sono resi conto che, come segnalava Lenin, "per impedire la ricostituzione della polizia c'è un solo mezzo: creare una milizia di tutto il popolo e fonderla con l'esercito (sostituire l'esercito permanente con l'armamento generale del popolo)" [Lenin in "I compiti del proletariato nella nostra rivoluzione", Opere Complete, vol.24, pag.63].

L'alternativa reale si trova nei Consigli popolari, Consigli operai, Consigli degli studenti, le esperienze delle assemblee popolari, organizzazioni di colonie e quartieri. Unendosi a questo, la classe operaia dovrà esercitare nei fatti il suo potere dai luoghi di lavoro, a prescindere dal nome di questi strumenti organizzativi: comitati sindacali, consigli operai, comitati di fabbrica dentro sindacati reazionari o di quelli cosiddetti indipendenti ecc. L'esperienza storica dimostra che a poco a poco davanti alla crisi del potere borghese, andranno a sorgere gli strumenti organizzativi della classe operaia per l'autodifesa di fronte al pericolo che si avvicina, e in questa maniera si potrà preparare una offensiva più decisa contro il regime capitalista assassino e sfruttatore.

Pertanto, dobbiamo dirlo apertamente, non ci sono scorciatoie per la rivoluzione socialista. Non ci sono soluzioni alla barbarie dentro il quadro e la gestione dello stato capitalista in crisi. Chi erroneamente crede che le elezioni del prossimo anno potranno cambiare qualcosa, è un ingenuo o un opportunista mascherato. Non si può legittimare un regime assassino e i suoi partiti elettorali che hanno fatto delle votazioni e della democrazia rappresentativa borghese, una impresa in più del crimine organizzato.

Può aprirsi un periodo pre-rivoluzionario e questo dipende dalla capacità orientatrice e organizzativa delle forze rivoluzionarie. Noi comunisti dobbiamo seguire il nostro cammino senza distrazioni, in modo lento ma sicuro insieme alla classe operaia, l'unica classe che per il suo posto nella produzione ha la capacità di far collassare il sistema e generare dai luoghi di lavoro, le basi della nuova società con vera pace e benessere per la maggioranza lavoratrice.

* membro dell'Ufficio Politico del PCM


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