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Comunicato del III Plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista del Messico

PCM | comunistas-mexicanos.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

18/12/2014

Nella seconda settimana di dicembre si è riunito il III Plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista del Messico per valutare gli avvenimenti che nel paese si sono scatenati come conseguenza del genocidio di Iguala contro gli studenti di Ayotzinapa, dove ancora 42 compagni sono desaparecidos. Il Plenum era allargato alla partecipazione del Consiglio Centrale della Federazione dei Giovani Comunisti e dei Comitati Regionali del PCM di Valle de Mexico, Morelos, Veracruz, Puebla e Tlaxcala.

Nel contesto della crisi di sovrapproduzione e sovraccumulazione del capitalismo si svalorizza il lavoro e si impoverisce massicciamente la classe operaia, accentuando lo sfruttamento e la massimizzazione dell'estrazione del plusvalore, accrescendo i superprofitti dei monopoli.

Tali politiche del capitale possono applicarsi solo con l'unità piena della classe dominante, nonostante alcune dispute intermonopoliste in materia di telecomunicazioni, e questo ha dato origine al Patto per il Messico. In tempo record Peña Nieto e il Patto per il Messico hanno approvato misure antioperaie e antipopolari che non sono riusciti a realizzare Zedillo, Fox e Calderón in 18 anni: la riforma del lavoro, dell'istruzione, fiscale ed energetica. Ma ha sbagliato il capitale nel pensare che l'assenza di iniziali risposte avrebbe impedito scossoni sociali ed evitato l'intensificazione del conflitto di classe, adeguati agli effetti della crisi economica e in convergenza con le misure adottate per garantire la stabilità del sistema che si stanno manifestando nella vita quotidiana del popolo e nei centri di lavoro.

E con queste premesse che enunciamo nel nostro V Congresso che la tendenza all'insubordinazione è crescente e che la protesta sociale aumenterà a tal punto che potrà destabilizzare l'ordine esistente generando una crisi politica.

Inoltre abbiamo denunciato tutte le misure repressive, sia quelle selettive come quelle di massa e l'ordinamento giuridico che le coprirà, e avvertito dell'utilizzo da parte dello Stato di maccanismi illegali come il paramilitarismo. Possiamo affermare che quello che è successo ad Iguala è su scala di massa quello che è successo selettivamente a Coyuca di Bénitez nel 2013, dove furono assassinati cinque compagni del Partito; gli stessi attori, lo stesso modello operativo.

E' questo il quadro succinto che precede il genocidio di Iguala.

Questo massacro ha il valore qualitativo di esser la goccia che fa traboccare il vaso, accumulo di crisi economica e di violenza sociale. Per questo si evidenzia la responsabilità dello Stato, anche se è impreciso il contenuto dello slogan, poiché lo Stato si caratterizza in funzione della classe sociale che rappresenta, ossia, non è lo stesso parlare dello Stato capitalista, che dello Stato in generale, o dello Stato proletario che noi vogliamo.

Ayotzinapa è uno spartiacque si apre quindi un periodo, non una semplice congiuntura, o un movimento di moda; perché esso scuote le strutture della classe dominante, colpisce la capacità di riproduzione dell'egemonia borghese e spoglia il sistema politico, dimostrando che tutte le opzioni realizzate esprimono gli interessi statali del potere dei monopoli, ossia sono funzionali alla dittatura di classe della borghesia, sia del PRI [Partito Rivoluzionario Istituzionale], del PAN [Partito Azione Nazionale], del PRD [Partito della Rivoluzione Democratica], del PT [Partito del Lavoro], del PVEM [Partito Verde Ecologista del Messico], e anche di MORENA [Movimento di Rigenerazione Nazionale].

Le mobilitazioni massicce e sparse in tutto il territorio nazionale mostrano una insoddisfazione verso la politica del capitale, ma senza un obiettivo programmatico chiaro. La loro composizione di classe vede il coinvolgimento di settori popolari, di strati medi ma con l'assenza significativa della classe operaia. Tali mobilitazioni sono caratterizzate dall'irruzione di forze nuove, che precedentemente si mostravano aliene e insensibili alla protesta sociale, e questo è un segnale di cui dobbiamo tener in conto. Queste forze nuove non incontrano espressione in nessuna delle organizzazioni esistenti, né nelle diverse istanze di coordinamento che intorno a questo movimento si cerca di realizzare.

Il nucleo di questo movimento popolare è il popolo di Guerrero, gli studenti della Normale di Ayotzinapa, la CETEG [Coordinamento Statale dei Lavoratori dell'Istruzione Guerrero], e i famigliari dei desaparecidos, la FECSM [Federazione Studenti Contadini Socialisti del Messico] e la CNTE [Coordinamento Nazionale dei Lavoratori dell'Istruzione]. Su questa base si è creata l'Assemblea Nazionale Popolare che lancia le iniziative di azione e fissa i piani di lotta a cui partecipiamo dai suoi inizi. Molte iniziative sono fallite per i vizi del movimento, come la simulazione, il settarismo e parole d'ordine non corrispondenti alla realtà.

Il movimento popolare ha finora come obiettivo la presentazione in vita degli studenti di Ayotzinapa, tuttavia è potenzialmente un movimento antimonopolista e anticapitalista che delinea la necessità di rovesciare Peña Nieto e dal quale germogliano embrioni di potere popolare nei consigli popolari che si formano in vari municipi di Guerrero.

Il movimento ha diverse tendenze piccolo-borghesi pronunciate che cercano di egemonizzarlo e che nel passato hanno deragliato altri sforzi; soprattutto quella del pacifismo e quella che cerca di limitarla ad una questione di diritti umani. Il movimentismo e il culto della spontaneità sono anch'essi presenti con i loro effetti corrosivi e dissolventi.

In due mesi questo movimento ha convertito l'autunno in una crisi politica statale che può sbocciare nella caduta di Peña Nieto dalla Presidenza aprendo una situazione favorevole per il campo rivoluzionario e per la politica del PCM.

Lo Stato nel suo insieme vede vacillare la sua politica di dominazione con un deterioramento accelerato delle sue istituzioni che si sommano nel discredito, poiché è forte l'evidenza dell'intreccio del crimine organizzato e del potere nel nostro paese. L'Esercito, i mezzi di comunicazione, il sistema elettorale e i suoi partiti, il potere giudiziario, il potere legislativo, i governi statali e municipali, tutti sono collusi ed espressione politica dell'oligarchia.

Questo inoltre genera un quadro per il quale le contraddizioni interborghesi e intermonopoliste arrivano all'apice, dopo l'unità che ha espresso il Patto per il Messico. Queste contraddizioni interborghesi raggiungono già il governo: è discordante la voce dell'Esercito e la Marina con il suo Comandante Supremo e quella della stessa SEGOB [Segreteria di Governo] con quella del titolare dell'Esecutivo. Attraverso noti portavoce della Sezione II l'Esercito esprime la necessità di misure di forza. Dall'altra parte i monopoli sostenitori della gestione keynesiana dell'economia intervengono, dopo che il Patto per il Messico li ha sfavoriti nella riforma delle telecomunicazioni a favore di Televisa-TV Azteca. Oggi trovano l'opportunità per approvare la legge che ha colpito América Movil e mobilitano le loro forze, i sindacati, i mezzi di comunicazione per influenzare il movimento di Ayotnizapa a loro favore, arrivando a chiedere le dimissioni di Peña per l'1 Dicembre, con il proposito di convocare elezioni straordinarie.

In ogni caso queste contraddizioni interborghesi aspirano a trovare la via che gli permetta la stabilità per i loro profitti, cosa che include la necessità di togliere Peña Nieto dalla Presidenza, che ormai si trova isolato a livello internazionale, anche se ha il supporto del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.

La crisi di dominazione si intreccia con la crisi del nuovo che vuole e non può nascere. La discordanza tra il potenziale del movimento per Ayotzinapa e l'assenza di una volontà del potere, per ora, porta alla contraddizione che la caduta di Peña Nieto può avere una soluzione nel vertice, in un quadro strettamente interborghese. E da questo escono gli sviluppi strategici che proponiamo. D'altra parte questo movimento non cesserà nel breve periodo nonostante i diversi sforzi statali per soffocarlo, e lo ritroveremo l'anno nuovo e per questo dobbiamo lavorare per dargli una prospettiva, un programma, una dinamica oltre la visione a breve termine e lo spontaneismo ed una direzione politica unica.

A partire da adesso il nostro intervento nel movimento, deve avere i seguenti obiettivi:

- Lavorare affinché abbia un Programma, al di là della richiesta della presentazione in vita dei desaparicidos e dello slogan "Fue el Estado", un programma di lotta chiaro per il potere, per rovesciare Peña Nieto e il potere dei monopoli.
- Lavorare per formare la direzione unica del movimento, con base nell'Assemblea Nazionale Popolare, ma oltre essa, assumendo una forma nuova. Per questo dobbiamo realizzare lavori bilaterali, multilaterali e combattere i vizi del movimento.
- Riorientare l'azione concreta nelle giornate di lotta con brigate nei centri di lavoro e settori popolari, sollevando una alternativa organizzata.
- Continuare a promuovere la parola d'ordine "Abbasso Peña Nieto, per il potere operaio e popolare!"

Il III Plenum ampliato del Comitato Centrale ha inoltre posto la questione ideologica:

- Contro il culto dello spontaneismo e il movimentismo.
- Contro il pacifismo e la negativa idea di chiudere la questione nel recinto dei diritti umani e la semplice giustizia.
- Contro l'idea che bisogna conservare la rabbia per il momento elettorale, vale a dire contro il legalismo.

Questo ci porta ad andare contro le opinioni che pensano che non bisogna fare critiche perché è meglio questo che niente. No! Quello che vogliamo è un movimento di classe con orientamenti programmatici ben definiti.

Noi, comunisti, dobbiamo elevare il movimento, dotarlo di coscienza di classe e non contaminarci delle idee delle "rivoluzioni colorate" della "rivoluzione 2.0".

Altra questione ideologica importante che non può permearci è la questione di voler caratterizzare la repressione come fascista. Su questa questione discutiamo dal 2009, e le conclusioni di allora sono vigenti: gli elementi costituenti del fascismo non sono presenti e per questo non è corretto parlare di esso, né tantomeno introdurre surrettiziamente il fronte antifascista, ampio o di forze democratiche. A conferma di quanto stabilito nel V Congresso come una lotta anticapitalista, antimonopolista e antimperialista, di antagonismo classista tra la borghesia e il proletariato e gli strati intermedi.

Il III Plenum del Comitato Centrale ha valutato l'attività del Partito in queste giornate, ed è stato profondamente autocritico, indipendentemente dall'attività intensa che l'insieme del PCM va assumendo. Autocritica per il funzionamento degli organismi dirigenti, l'agilità della stampa, le mancanze di disciplina. Il III Plenum del Comitato Centrale, dopo un intenso dibattito ha deciso l'espulsione di una militante proprio per mancanza di disciplina, violazione palese dello Statuto, alterazione del principio di direzione e malversazione di fondi. Con questa misura disciplinaria si vuol porre l'accento della morale rivoluzionaria e la fermezza dei principi. Sotto questo precedente anche un altro militante è stato espulso a Veracruz.

Nuove ed ultime informazioni molto serie, che iniziano a divulgarsi, mettono in discussione la versione ufficiale della repressione come una questione di penetrazione del crimine nei livelli del governo municipale e statale di Guerrero, e smascherano la partecipazione della Polizia Federale e dell'Esercito, in quello che supera una azione casuale, e si mostra come un'operazione orchestrata di carattere controinsurgente, vale a dire: terrorismo di Stato. Crescerà l'indignazione e in questa marea noi comunisti dobbiamo intervenire con obiettivi precisi, con fermezza ideologica, issando il Programma che abbiamo adottato nel V Congresso.

Intervenire in modo organizzato, con pianificazione dei compiti, valutando ogni passo, elevando a livello ideologico e programmatico il movimento e facendo crescere il Partito. E in questo periodo i nostri militanti devono temprarsi, fare della morale rivoluzionaria e della militanza coerente una scuola per questo movimento popolare. Miltanti onesti, combattivi, preparati, disciplinati, questi sono i militanti comunisti, e per questo non ci sarà minimo posto per l'indisciplina.

Andiamo a rafforzare la linea di classe e il PCM.

Denunciamo che mentre si svolge il III Plenum del Comitato Centrale del PCM, latente è rimasta una operazione congiunta del CISEN [Centro di Investigazione e Sicurezza Nazionale], intelligence della Marina e la Sezione II dell'Esercito. Denunciamo che lo Stato aumenta le sue provocazioni contro il movimento.

Proletari di tutti i paesi, unitevi!
Il III Plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista del Messico


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