IN ATTO
MANOVRE PER DESTABILIZZARE LA MOLDAVIA
La
stampa russa, nell’ultima decade di febbraio, ha dedicato ampio risalto a due
avvenimenti che, non casualmente, hanno coinciso temporalmente tra loro: la
visita a Mosca del premier romeno Adrian Nastase e gli incidenti provocati
nella capitale moldava, Kishinev, nel corso di una manifestazione organizzata,
di fronte alla sede del Parlamento, dalle forze nazionaliste, che chiedono
l’annessione della Moldavia alla Romania.
A un
anno di distanza dalla travolgente vittoria elettorale del Partito Comunista
della Repubblica di Moldova, che ha portato alla presidenza della repubblica il
leader del partito Vladimir Voronin, la
nuova dirigenza sta cercando faticosamente di affrontare la tremenda situazione
economica, lasciata in eredità da un decennio di dissennate riforme (promosse
proprio dalle forze borghesi filo-romene), all’insegna del liberismo più
sfrenato, che hanno ridotto la piccola repubblica ex sovietica allo stato di
paese più povero d’Europa, che ha il record del più elevato tasso di
emigrazione a livello continentale. E che deve fare i conti anche con uno
scenario di violente tensioni interetniche, in particolare tra moldavi e russi
(ma anche tra moldavi e gagauzi, minoranza turca di religione cristiana
ortodossa).
I
comunisti, pur tra enormi difficoltà, stanno cercando di trovare una via
d’uscita alla terribile crisi, in cui versa il paese, battendo l’unica strada
ragionevole: la ricerca dell’integrazione (o meglio, della reintegrazione) nel
mercato ex sovietico, riattivando quei meccanismi che avevano permesso, in
passato, di ottenere significativi successi, un relativo benessere degli
abitanti della repubblica e livelli di istruzione e garanzie sociali, in media
con i componenti europei dell’Unione Sovietica.
Tale
scelta ha garantito un forte riavvicinamento nei confronti di Mosca,
significative aperture sul piano del rispetto dei diritti della fortissima
minoranza russa, con la reintroduzione dell’insegnamento del russo nelle scuole
primarie, e con la ricerca di un’intesa - peraltro, tra molte difficoltà, per
gli ostacoli posti dalla dirigenza di Tiraspol - con le autorità della
Transnistria, regione a maggioranza russa, dichiaratasi indipendente nel 1991.
L’avvicinamento
a Mosca ha prodotto un significativo incremento della collaborazione economica
e la decisione di Mosca di concedere alla Moldavia significative forniture
energetiche, a partire dall’aprile 2002, integrando il paese in un sistema
energetico comune a Russia, Ucraina e Moldavia.
Parallelamente,
la Moldavia sta cercando di diversificare le proprie relazioni economiche, in
direzioni nuove: ne è prova l’interessamento manifestato dal presidente Voronin
all’attività del “gruppo di Shanghai” e la realizzazione di accordi commerciali
con la Repubblica Popolare Cinese, in seguito alla visita a Kishinev di Jiang
Zemin, avvenuta nell’estate 2000.
La
Moldavia, a cui nessuno può muovere in questo momento credibili accuse di
“violazione” di diritti umani e politici, cerca anche di mantenere buone
relazioni anche con i paesi dell’Unione Europea (per la verità, in un contesto
di sostanziale disinteresse da parte delle forze antagoniste presenti negli
organismi comunitari), pur mantenendo una posizione di principio riguardo alle
pressioni tese alla sua integrazione nei meccanismi militari delle alleanze
occidentali, a cominciare dalla NATO: a più riprese, il presidente Voronin ha
sottolineato che la neutralità della Moldavia è imposta dalla Costituzione
stessa del paese.
E’
naturale che l’orientamento assunto dalle nuove autorità moldave dovesse
provocare reazioni in ambito occidentale, dove si trovano gli interlocutori
principali dei precedenti governi postsovietici, e soprattutto da parte della
Romania (oggi interessata all’allargamento della NATO), partner privilegiato
dei nazionalisti al potere negli anni ’90.
Non è
senza significato che, proprio in occasione della visita a Mosca del premier
romeno, siano venute, per la prima volta esplicitamente, allo scoperto le
manovre dell’opposizione moldava che cerca oggi di risollevarsi dalla clamorosa
sconfitta elettorale del 2000. Come riportano “Nezavisimaja Gazeta” e il sito
russo ufficiale “strana.ru”, circa 10.000 persone, in massima parte studenti
(ma anche scolari costretti a disertare le lezioni dalle direzioni scolastiche)
hanno circondato il palazzo del Parlamento, chiedendo la discriminazione della
lingua russa, inneggiando alla “Grande Romania, unica salvezza” e all’
“annessione della Bessarabia”, invocando “l’aiuto della NATO e dell’Occidente”
e chiedendo elezioni anticipate per “rovesciare il regime comunista”. Alla
testa del corteo, che ha cercato più volte lo scontro con la polizia, c’era il
capo del “Partito popolare-democratico cristiano”, Jurij Roshka,
ultranazionalista, noto per le sue relazioni privilegiate con la NATO e il
Dipartimento di Stato USA. Tra gli organizzatori delle attività che sono sfociate
nella dimostrazione, c’è anche la locale filiale della “Fondazione Soros”, che
si è data particolarmente da fare per sollecitare l’attenzione dei “media”
stranieri sullo sviluppo della situazione nella regione: ad esempio, da alcune
settimane, con la collaborazione di esponenti locali della fondazione, il
programma televisivo domenicale della RAI, “Europa”, dedica servizi, di stampo
anticomunista, alla situazione politica moldava.
C’è da
notare che la reazione in Russia, alle ultime notizie provenienti da Kishinev,
non è apparsa solo preoccupata, ma anche irritata. Non solo i “media” locali
hanno, di fatto, condannato le strumentalizzazioni, da parte dei settori
filoccidentali moldavi, delle difficoltà che attraversa la piccola nazione,
rilevando, nel contempo le responsabilità dell’Occidente, ma anche gli organi
del potere non sembrano essere rimasti alla finestra. Proprio in corrispondenza
della visita di Nastase a Mosca, all’indomani della dimostrazione di Kishinev,
la Duma di Stato ha approvato, a larga maggioranza, una risoluzione che
denuncia significativamente, l’ “inammissibilità dell’ingerenza della Romania
negli affari interni della Moldavia”, e in cui, non solo si fa appello a un
intervento della comunità internazionale e, in particolare europea contro le
pressioni su Kishinev, ma si mettono anche in rilievo gli sforzi della
Moldavia, per comporre le tensioni interetniche, in perfetta corrispondenza con
gli obblighi prescritti per i paesi membri del Consiglio d’Europa.