di
Evghenij Kopjshev,
Primo
vice-presidente del Consiglio del Unione dei partiti comunisti-PCUS
“Pravda” 28
febbraio 2002
Moldavia.
Nostra gioia e dolore, speranza e
trepidazione. Sono convinto che questi sentimenti, dopo il 25 febbraio 2001,
sono condivisi da ogni comunista e patriota della nostra Patria sovietica
socialista unita. Allora, a febbraio, per la prima volta dopo la criminale
distruzione dell’Unione Sovietica, è giunta al potere in Moldavia, in modo
democratico, l’avanguardia dei lavoratori: i comunisti. Che cosa rappresenta
questo avvenimento? Un caso nella storia della lotta di classe oppure una
realtà corrispondente alle leggi del nostro tempo, che conferma che il
marxismo-leninismo non è un dogma, ma un insegnamento vitale e in crescita,
capace di dirigere l’azione?
La reazione alla situazione moldava dei distruttori interni ed esterni della nostra Patria unita era prevista e comprensibile. Sorge un altro allarme: nei partiti comunisti e nei sostenitori del socialismo non ci sono valutazioni comuni su quanto è accaduto. Su incarico del Segretariato del Consiglio dell’UPC-PCUS e d’accordo con la direzione del Partito dei comunisti della Repubblica di Moldova (PCRM) ho avuto l’occasione di visitare la Repubblica di Moldova.
Che cosa dovevo verificare? Il 25 febbraio 2001, come risultato delle elezioni parlamentari, la maggioranza dei deputati (il 70%) è stata ottenuta dalle liste del PCRM. Per i comunisti ha votato il 50,07 per cento del 68 per cento dei partecipanti alla consultazione. Non è stato un caso. La maggioranza degli elettori è stata convinta a votare per i comunisti non solo dal loro programma elettorale, ma dalla vita stessa, dalle condizioni materiali che, come è noto, determinano la consapevolezza sociale. Sono eloquenti i cambiamenti in peggio che i moldavi hanno dovuto subire tra il 1991 e il 2001.
Per
livello di sviluppo, gli amici spergiuri del popolo moldavo hanno rimosso il
paese dai primi posti e lo hanno precipitato al 98° tra 162 paesi. Con le loro
“sagge” ricette hanno trasformato la Moldavia nel più povero paese d’Europa. Si
è realizzata una separazione della popolazione tra un 10 per cento di ricchi e
un 90 per cento che vive ai limiti dell’indigenza, l’età pensionabile è stata
elevata per le donne a 60 anni e per gli uomini a 65. Sono state messe in
ginocchio le tradizioni e le radici nazionali storiche del popolo moldavo. Di
tutti i mali sono stati accusati la Russia e il popolo russo, ci si è rivolti
imploranti alla Romania.
In un anno di permanenza al potere i comunisti, tenendo fede agli impegni elettorali, senza aver ottenuto neppure un dollaro di credito, hanno stabilizzato la situazione, hanno fermato la caduta della produzione, il saccheggio indiscriminato del paese. Sulle rovine, ricevendo in eredità uno stato senza proprietà, fin dall’inizio i comunisti hanno concentrato i loro sforzi nella lotta contro il saccheggio, la corruzione e hanno rafforzato il controllo sulla riscossione delle imposte. I mezzi ricevuti sono stati investiti nella produzione industriale e nell’agricoltura. Già nel 2001 la fabbrica costruttrice di trattori ha prodotto 461 trattori, e ha ricevuto 560 ordini. Per la prima volta negli ultimi 10 anni la crescita del PIL è stata attorno al 6 per cento. Le entrate sono state indirizzate prima di tutto alla sfera sociale. Per la prima volta, negli ultimi cinque anni, nelle case di Kishinev, è tornata l’acqua calda. Sono stati liquidati i pagamenti arretrati delle pensioni, che non venivano corrisposti da 6 mesi nelle città e da un anno e mezzo nei villaggi. Si sta abbassando l’età pensionabile, inizialmente di 2 anni e mezzo, e in un secondo tempo ai livelli dell’epoca sovietica.
La politica estera della repubblica si sta riorientando in direzione della Russia e le altre repubbliche, verso la famiglia nella quale era fiorita la Moldavia socialista sovietica.
Si sta ricercando una soluzione politica del conflitto con la Transnistria, che tenga conto anche del parere di Tiraspol. Kishinev offre alla Transnistria qualunque autonomia nell’ambito di uno stato unitario.
Nella sua attività l’attuale direzione della Moldavia incontra l’aperto sabotaggio al vertice, ma soprattutto negli organismi locali del potere, dove i comunisti hanno solo il 30 per cento della rappresentanza. E se al vertice è in corso la sostituzione delle più odiose figure (soprattutto nelle strutture di sicurezza) con patrioti e servitori dello stato, più in basso il potere è ancora sovente nelle mani di chi, in questi anni, ha mostrato indifferenza nei confronti delle preoccupazioni e delle necessità dei semplici lavoratori. Nelle situazioni locali sono ancora molti i sostenitori dello sfascio del paese, e prosperano il nepotismo, la corruzione, la concussione e il burocratismo. In confronto al periodo sovietico, con l’avvento dei “democratici”, l’apparato burocratico è cresciuto da 14.000 a 28.000 unità. Ecco perché i comunisti quest’anno si sono impegnati nell’adempiere alla promessa elettorale di tornare alla ripartizione amministrativa dei tempi sovietici, sostituendo quella attuale basata sul modello romeno. Purtroppo, la Corte costituzionale ha definito illegale la decisione del parlamento di convocazione di elezioni locali anticipate.
Prosegue il processo di riattivazione delle grandi aziende, di restituzione allo stato e ai collettivi di lavoro della proprietà ad essi sottratta. L’impresa “Vibropribor” ed altre 10 importanti aziende, su iniziativa dei collettivi di lavoro e nel rispetto delle leggi esistenti, sono state restituite alla proprietà statale (lo stato controlla ora dal 60% al 90% delle azioni).
In risposta al rafforzamento del potere delle forze comuniste e patriottiche e alla crescita della popolarità del partito comunista, si è andata sviluppando una forte resistenza dei settori borghesi e del grande capitale alle trasformazioni in corso. A tal scopo viene utilizzato il nazionalismo più aggressivo. E nella lotta politica vengono coinvolti persino gli studenti dai 13 ai 16 anni. Dietro lo slogan “dell’estirpazione della russificazione”, del rifiuto dello studio della storia della Moldavia, si nascondono le pretese di convocare elezioni parlamentari anticipate, di allontanare con la forza dal potere i comunisti, mentre nelle manifestazioni risuonano gli appelli ad armarsi. E’ comunque una realtà che l’assoluta maggioranza della popolazione ormai da tempo non è disposta a lasciarsi coinvolgere nel delirio nazionalista, come ho potuto constatare personalmente, incontrandomi con la gente comune nei mercati, nei negozi, nelle strade.
L’obiettivo delle azioni e degli intrighi politici dell’opposizione degli pseudodemocratici è quello di distrarre l’attenzione dalla risoluzione dei problemi dell’economia e, nello stesso tempo, poter avere carta bianca per proseguire nel saccheggio del paese, minando l’autorità del PCRM.
Fortissime sono le ingerenze esterne negli affari interni della repubblica. Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca mondiale, con diversi pretesti, rifiutano gli investimenti. Si calcola che circa 500 agenti dei servizi segreti romeni operino in Moldavia. Si cerca di rendere estremamente difficile la vita ai comunisti moldavi.
Essi provano sulla propria pelle una regola storica: Prendere il potere è più facile che mantenerlo. Certo, in un anno si sono creati 8.000 posti di lavoro, ma la disoccupazione rimane elevata, e molti sono costretti a cercare lavoro all’estero.
Certo, migliora la situazione nella sfera sociale, crescono i salari, le pensioni, gli stipendi, ma la maggioranza dei redditi è inferiore al minimo vitale e molti indigenti circolano per le strade del centro di Kishinev.
Ma, nonostante tutto, nel popolo è cresciuta la speranza in una condizione di vita migliore, più giusta. E la frazione parlamentare comunista lavora compatta per raggiungere questi obiettivi. Con ministri competenti e votati al popolo.
C’è, infine, il presidente V.N.Voronin. Egli è stato e rimane il leader del PCRM. Conosco quest’uomo dal 1996, quando feci il mio primo viaggio in Moldavia. Era stato l’ultimo ministro degli interni nella Moldavia sovietica, dopo avere lavorato negli organi del partito e del potere nella repubblica…Oggi per V.N.Voronin è tutto molto più difficile che prima della vittoria elettorale, ma egli appare ottimista, sicuro di sé e dei propri compagni, votato fino in fondo alla causa del proprio popolo e del proprio partito.
Molti chiedono: perché i comunisti procedono così lentamente lungo la strada delle trasformazioni? Perché, cari compagni, un anno fa il partito ha ottenuto l’appoggio di poco più della metà degli elettori, mentre l’altra metà ha votato contro di essi oppure non ha partecipato al voto. In tali condizioni, e a maggior ragione con gli indecisi, è necessario agire con duttilità e prudenza. Ad esempio, nei primi sei mesi lo stato ha perso tutti i processi giudiziari relativi alla proprietà. Voronin in persona ha riunito le corti competenti, spiegando gli scopi e le finalità della sua politica, e oggi la legge in generale viene applicata correttamente.
Voronin stesso vive nella stesso piccolo appartamento che abitava prima delle elezioni, ha rinunciato agli appannaggi e ai privilegi dei precedenti presidenti, che hanno distrutto il paese. La sua condotta personale è considerata un esempio dai cittadini. Ha incaricato ministri e direttori di grandi aziende di occuparsi personalmente della costruzione di ospedali per bambini e case di riposo per vecchi e invalidi.
Che cosa sta accadendo nella Repubblica di Moldova? Sono profondamente convinto che là è in corso una rivoluzione, socialista per i contenuti, pacifica nella forma e democratica nel modo di conduzione della lotta politica. Al potere tornano i lavoratori, allontanando dalle leve del potere il capitale e i suoi servitori.
Abbiamo il dovere di sostenere in ogni modo i nostri compagni in Moldavia.
Sostenerli moralmente, non permettendo a nessuno di diffondere menzogne e calunnie sulle azioni delle forze comuniste.
Sostenerli economicamente, aiutandoli a ristabilire i legami economici proditoriamente troncati tra la Moldavia e la Russia e le altre repubbliche sorelle.
Sostenerli politicamente, impedendo le interferenze negli affari interni della Moldavia , prima di tutto della Romania, degli altri distruttori esterni dell’Unione Sovietica e dei promotori stranieri della politica dei “due pesi e due misure” di fronte ai problemi della Moldavia.
Giù le mani dalla Moldavia!
Sostenerli diplomaticamente. E ciò significa, in tutti i consessi internazionali appoggiare con decisione la posizione della Repubblica di Moldova nella lotta per il suo sviluppo indipendente.
“PUTIN
RINGRAZIA VORONIN PER VOLER RISOLVERE I PROBLEMI DELLA LINGUA RUSSA”
www.ng.ru 1 marzo
2002
Il presidente della Russia ha notato con soddisfazione che il governo della Moldavia “ha reagito con estrema duttilità” alla situazione creatasi nel paese. Perciò il capo dello stato russo ha espresso la convinzione che “verranno prese le misure necessarie al rispetto dei diritti dell’uomo”, fissate nei documenti dell’ONU, dell’OCSE, del Consiglio d’Europa ed anche a livello bilaterale. Tali decisioni, secondo Putin, daranno la possibilità a tutti coloro che risiedono in Moldavia di vedere rispettati i loro interessi nazionali, e permetteranno a tutti i cittadini di lingua russa “di utilizzare la propria lingua natale”.
Da parte sua, il presidente della Moldavia ha fatto rilevare che egli “si è sempre pronunciato per un reale bilinguismo”. A suo parere, circa il 40% della Moldavia è rappresentato da russofoni, mentre quasi il 100% dei cittadini del paese parla la lingua russa. Vladimir Voronin ha sottolineato che vorrebbe che tutti coloro che vivono in Moldavia, sia russi che ucraini, parlassero il moldavo, mentre i moldavi si esprimessero in russo.
“IN
MOLDAVIA E’ POSSIBILILE LA FORMAZIONE DI UN GOVERNO DI COALIZIONE”
www.strana.ru 2 marzo
2002
Il primo ministro della Moldavia Vasile Tarlev non esclude la possibilità della formazione di un governo di coalizione per comporre la crisi nel paese. Lo ha affermato in data odierna, commentando la proposta dell’ex capo del gabinetto Dumitri Braghish, che guida nel parlamento il blocco centrista di opposizione “Alleanza Braghish”.
“L’attuale governo ha compiuto molti errori, alcuni dei quali potrebbero risultare fatali per il paese. Deve, perciò, rassegnare le dimissioni, e noi lavoreremo per ottenerlo”, - ha affermato Braghish. Tra gli errori fondamentali del gabinetto egli ha citato l’incapacità di condurre trattative con le organizzazioni finanziarie internazionali, che ha impedito di ripristinare il finanziamento internazionale della repubblica.
Come informa ITAR-TASS, l’ex premier ha suggerito anche che Vladimir Voronin abbandoni la carica di presidente del Partito dei comunisti, per diventare “il leader di tutto il paese, e non solo dei comunisti”. A suo avviso, la condizione necessaria per la composizione della crisi politica deve essere un compromesso e l’apertura del dialogo politico.
Un parere a proposito dei cambiamenti nel governo è stato espresso anche dal leader del gruppo parlamentare del Partito dei comunisti Viktor Stepaniuk, intervenuto alla televisione di stato.
Formato
lo scorso anno dal Partito dei comunisti il governo ha già subito ampi
rimaneggiamenti. Solo negli ultimi sei mesi sono stai sostituiti il
vice-premier, i ministri degli Esteri, delle Finanze, degli Interni,
dell’Economia, dell’Istruzione, il direttore del Servizio di informazione e
sicurezza della Moldova.
di Mauro Gemma