LA MOLDOVA IN RIPRESA
di
Viktor Stepaniuk
segretario esecutivo del Partito dei comunisti della Repubblica di Moldova
“Pravda Rossij” - n. 14 del 9-15 aprile 2003
Il settimanale del Partito Comunista della Federazione Russa ha pubblicato il
seguente interessante articolo di uno dei massimi dirigenti del Partito
comunista moldavo, che fa il punto dell’esperienza di governo monocolore, a due
anni dalla straordinaria affermazione elettorale.
… Nel 2001, quando siamo arrivati al potere, abbiamo scoperto
che circa i due terzi della ricchezza nazionale, quello che si chiama PIL,
erano stati sottratti da 11 anni di cosiddette riforme democratiche. E quando,
giunti al potere nel più povero paese d’Europa, abbiamo cercato di rimettere
ordine nella vita economica e sociale, per noi le cose non si sono certo
presentate in modo semplice. Ma che cosa è accaduto in realtà?
Nel 2001, per la prima volta negli ultimi nove anni, abbiamo registrato una
crescita del PIL del 6,1%. Lo scorso 2002, l’aumento del PIL è stato del 7,2%.
Questi dati sono stati confermati dai rappresentanti del FMI e della Banca
Mondiale. Tra i paesi della CSI, per quanto concerne tale indicatore, siamo
balzati al secondo posto dopo la Bielorussia. La crescita nella produzione
industriale nel 2001 è stata del 14%, mentre l’economia in generale è cresciuta
dell’11,2%.
Nel 2002 abbiamo cominciato a rimettere in funzione le grandi aziende, che
prima lavoravano nell’ambito del complesso militare dell’Unione Sovietica. Sono
state create imprese miste con la Bielorussia e con la Russia. Sono state
riassestate circa una decina di imprese nell’elettronica e nel settore delle
macchine utensili. Sono stati creati 65.000 nuovi posti di lavoro. Per la
Moldova è una cifra significativa. La popolazione della repubblica (compresa la
Transdnestria) è di 4 milioni di abitanti, ma quasi un milione di persone si
trova ancora all’estero. Riteniamo che anche questo debba essere considerato un
indice di disoccupazione in Moldova. In tal modo 65.000 posti di lavoro (in
tutto il 7%) sono abbastanza pochi, ma è la prima volta che si registrano negli
ultimi undici anni. Prima, con i “democratici”, i posti di lavoro venivano solo
soppressi. Oggi vengono creati, e anche con salari adeguati.
Anche in agricoltura si osserva una crescita. Per la prima volta in 12 anni lo
stato ha acquistato 605 trattori, e ha ristrutturato 12 parchi macchine
agricole. L’agricoltura, con i “democratici”, era stata completamente fatta a
pezzi. Praticamente tutte le aziende agricole appartengono al settore privato,
1,5 milioni di ettari sono stati distribuiti fra i contadini. In tali
condizioni è semplicemente assurdo ottenere una forte produzione. Ora stiamo
ricominciando a creare cooperative agricole. Già 82 sono funzionanti. In ogni
regione, in cui ci sono 30-40 centri abitati, sono state create 3-4
cooperative. Di cosa dispongono tali aziende? Di circa 30-40 trattori, di un
impianto per la produzione del latte o per la produzione di conserve, di una
struttura per l’ammasso. I contadini, che ancora non sono entrati nelle
cooperative, ricevono comunque servizi da tali strutture. La vita migliora
lentamente. Ma noi non siamo ancora contenti per la situazione nelle campagne e
per la crescita del volume della produzione. Nel 2001 abbiamo ottenuto una
crescita del 6%, mentre nel 2002 essa è stata solo del 4,5%. Ciò è
assolutamente insufficiente. Ma, d’altra parte, occorre considerare che la
Moldova è un paese agricolo. Ha bisogno di mercati di sbocco, e qui sorgono
molti problemi. Oggi, in questo ambito, si sono instaurate buone relazioni con
la Bielorussia e con alcune regioni della Russia. Ci sono problemi con
l’Ucraina, con gli altri paesi della CSI e con quelli del Baltico, soprattutto
di carattere doganale.
Riponiamo grandi speranze nella creazione di un unico spazio doganale, sia di
cinque paesi che di tutta la CSI.
Determinati successi in economia hanno dato la possibilità di risolvere
problemi sociali. In due anni abbiamo aumentato le pensioni del 60%. Quest’anno
le abbiamo aumentate di un ulteriore 18%. Ma il livello delle pensioni è ancora
ridotto. Se prima un pensionato riceveva in media 9 dollari, oggi ne riceve 15.
Per la Moldova, naturalmente, è poco, ma la gente può constatare che, in
rapporto ai governi precedenti, quando le pensioni non hanno registrato aumenti
per 8 anni consecutivi, una crescita c’è stata. I salari nella sfera di
bilancio sono stati elevati all’incirca del 60%. Grande attenzione è stata
prestata agli insegnanti e agli operatori della cultura e della medicina.
L’istruzione ha ricevuto un aumento del finanziamento del 24%, la medicina del
18%. Sappiamo che ciò è ancora insufficiente, ma senza una radicale svolta
nell’economia, non si potranno realizzare grandi miglioramenti nella sfera
sociale. Come si rapporta la popolazione a questa situazione? Come mostrano le
inchieste sociologiche, il nostro partito sembra ricevere un sostegno maggiore.
Secondo i sondaggi dei nostri oppositori, il consenso attorno al partito, nel
dicembre del 2002, era del 61%. Gli stessi sondaggi mettevano in rilievo che i
consensi del presidente Voronin raggiungevano il 73%.
Il salario medio, nel 2000, era di 35 dollari, mentre nel 2002, ammontava a 50
dollari.
I democratici, nel 1998, avevano elevato l’età pensionabile a 60 anni per le
donne e a 65 per gli uomini. Noi l’abbiamo abbassata a 57 anni per le donne e a
62 per gli uomini.
E’ stata approvata una legge che prevede l’indicizzazione dei risparmi
accumulati dalla popolazione nel periodo sovietico. Su questa legge abbiamo
lavorato due anni, poiché essa era contrastata, in particolare, dal Fondo
Monetario Internazionale, che sosteneva che un paese povero come il nostro,
fortemente indebitato, non poteva permettersi una simile misura.
Siamo stati in grado di migliorare la condizione dei veterani e dei combattenti
della Grande Guerra Patriottica. Dopo il 1991 essi non erano, letteralmente,
più stati considerati. Alcuni sussidi dell’era sovietica erano stati loro
restituiti nel 1995, ma nel 1998 si sono visti di nuovo sottrarre queste
entrate. Oggi i veterani hanno ripreso a percepire le pensioni, ed è stata
approvata in prima lettura una legge che ristabilisce, per i veterani, i
sussidi vigenti negli altri paesi della Comunità degli Stati Indipendenti
(CSI). Inoltre, verranno restituiti i sussidi alle persone insignite di alte
onorificenze sovietiche.
Nel settore dell’amministrazione locale, stiamo ripristinando le regioni
sovietiche, che erano state liquidate nel 1997, per imitare il modello romeno.
E’ una delle indicazioni che abbiamo ricevuto dagli elettori. Ci saranno 33
regioni, mentre in precedenza, con la Transdnestria, erano 38.
La questione della Transdnestria è molto scottante. Riteniamo che, grazie agli
sforzi delle attuali autorità della Repubblica di Moldova, non esistano più le
ragioni per ostacolare l’unificazione del paese. Purtroppo il regime della
Transdnestria lavora in sintonia con l’opposizione moldava, dal momento che
entrambi sono contro l’unificazione dello stato. In passato c’era la questione
aperta dell’uso della lingua russa in Moldova. Oggi possiamo affermare di aver
risolto questo problema.
Purtroppo, nelle strutture del potere della Moldova, negli apparati statali ci
sono ancora alcuni che sabotano le decisioni del potere centrale e che talvolta
le travisano. Ma non è affatto vero che, nell’amministrazione presidenziale,
nel governo e nel parlamento, si sia intrigato contro la Transdnestria. Al
contrario, noi abbiamo approvato ottime leggi per salvaguardare le minoranze
nazionali. Da noi, ad esempio, funziona bene l’autonomia della Gagauzia (regione abitata da 200.000 turchi
cristianizzati, nota del traduttore). Lo dimostra anche il fatto che, poco tempo fa, i gagauzi
hanno eletto un comunista alla testa dell’amministrazione. Normalmente, su basi
di rispetto reciproco, vengono risolte tutte le questioni legate all’esistenza
di minoranze nazionali.
In politica estera la Moldova ha firmato accordi basilari con la Russia e con
la Cina. Consideriamo tali paesi nostri partner strategici e, naturalmente
cerchiamo di ottenere il loro sostegno.
Oggi affermiamo che il compito fondamentale per il nostro partito consiste nel
cercare di riattivare l’economia. Se saremo in grado di rimettere in sesto
l’economia, cominceremo a risolvere i problemi sociali, e allora il popolo,
senza la necessità per noi di sviluppare un soverchio lavoro di propaganda, si
avvicinerà ai comunisti e alle idee del socialismo. La ripresa dell’economia
contribuirà a riportare nel paese quel milione di cittadini che oggi sono
costretti a lavorare all’estero. Provate a chiedere a queste persone: “Quanto
intendete rimanere ancora lì?”. Molte rispondono: “Dopo avere risparmiato per
5-7 anni, torneremo. A voi comunisti (e sono persone che, in maggioranza non ci
votano), che vi amiamo o meno, tocca migliorare le condizioni di vita del
paese”. Certo è che cominciano ad aprire gli occhi, osservando che i genitori
ricevono pensioni migliori o che il fratello ha ottenuto un buon impiego. In
tal modo, queste persone, spesso umiliate in Occidente, cominciano a
comprendere che l’idea del socialismo non è morta, che ci può essere forse
anche un modo socialista di attuare la globalizzazione.
In questo momento ci stiamo preparando alle elezioni locali. Il passaggio alla
suddivisione amministrativa regionale e la preparazione alle elezioni sono
dunque il compito attuale del partito. L’opposizione, avvertendo la possibilità
di una sconfitta, cerca, con il sostegno di organizzazioni internazionali
(Banca Mondiale, FMI, Consiglio d’Europa), di attribuirci la colpa di una non
corretta riforma del sistema giudiziario. Sostenendo che non rispettiamo
l’indipendenza dei giudici. Non è vero. E’ vero, invece, che il precedente
sistema era iperburocratizzato e i cittadini perdevano nei tribunali tempo e
soldi! Noi abbiamo cercato di semplificarlo nelle procedure, avvicinando la
giustizia ai bisogni dei cittadini, in particolare quelli più umili. Ecco
allora che si sono opposte le strutture del Consiglio d’Europa, che, ne siamo
convinti, hanno deciso di operare a sostegno dell’opposizione. Per la verità,
quando ci siamo presentati a rendere conto del nostro operato di fronte al
Consiglio d’Europa, abbiamo dimostrato di rispettare i principi dell’economia
di mercato, di non aver violato le norme costituzionali del 1994, di non essere
antidemocratici. Ma a loro, con ogni evidenza, non piace la nostra intenzione
di realizzare i programmi sociali che abbiamo varato. Capiscono bene che, se
siamo in grado di proseguire su questa strada, riusciremo a mantenere il
potere.
Nel 91% dei centri abitati, disponiamo di strutture di partito. E’ in continua
crescita il numero dei suoi aderenti. Nei ranghi del partito sono iscritte
15.793 persone. L’età media dei comunisti è di 54 anni. Un decennio fa era di
oltre 65 anni. In alcune grandi organizzazioni, come quella della capitale
Kishinev e di altri importanti centri urbani, nel 2002, oltre il 40% dei nuovi
iscritti era costituito da giovani con meno di 25 anni.
Lavoriamo con la gioventù. Abbiamo alcune organizzazioni di sinistra, oltre al
Komsomol (gioventù comunista
leninista). Siamo certi di ottenere la vittoria nelle elezioni
amministrative, da cui dipende molto del nostro futuro. Ci poniamo l’obiettivo
di ottenere la maggioranza negli organismi locali. Giorni fa abbiamo
organizzato attivi di partito in vista delle elezioni. Quella degli incontri e
degli attivi degli iscritti è una pratica molto diffusa. Ogni settimana il
presidente interviene in un programma televisivo. Ma la maggior parte dei
giornali e dei giornalisti non sta dalla nostra parte e si pronuncia in modo
ostile nei nostri confronti. Abbiamo al nostro fianco solo sei giornali. Anche
il principale canale televisivo statale nutre pregiudizi ideologici verso di
noi.
E’ questa la situazione nella nostra repubblica. E’ necessario che la conoscano
i lavoratori della Russia (e del resto
d’Europa, aggiungiamo noi,nota del traduttore). Il vostro sostegno è per noi essenziale.
Traduzione dal russo
di Mauro Gemma