Grande vittoria comunista nelle elezioni amministrative in Moldavia
Il “Partito dei Comunisti della Repubblica di Moldova” conferma il voto delle
elezioni politiche, sfiorando la maggioranza assoluta e conquistando la maggior
parte delle amministrazioni locali. A Kishinev il sindaco uscente, candidato
dello schieramento “borghese” e grande favorito dai sondaggi, è costretto al
ballottaggio, incalzato dai comunisti.
a cura di Mauro Gemma - 27 maggio 2003
Il governo comunista moldavo e, in particolare, il presidente della
repubblica Vladimir Voronin, a oltre due anni dalla vittoria ottenuta dal
“Partito dei Comunisti della Repubblica di Moldova” (PCRM) nelle elezioni
politiche (quando, sfiorando la maggioranza assoluta dei voti, conquistò il 70%
dei seggi), escono rafforzati dalla consultazione, svoltasi domenica 25 maggio,
per il rinnovo delle amministrazioni locali, fino ad ora, in gran parte, nelle
mani dello schieramento di opposizione nazionalista e borghese.
Dopo una campagna elettorale, segnata dalla virulenza della propaganda degli
anticomunisti che, in alcune occasioni, hanno cercato di trasformare la
competizione in una rissa, e che contavano sull’appoggio della maggioranza dei
“media”, i comunisti sembrano raccogliere i frutti della loro politica, che ha
permesso, dal 2001 ad oggi, una lenta, ma significativa ripresa dal disastro
economico del decennio di “riforme” liberiste, e che ha dato impulso a misure
di sostegno agli strati più poveri della società, cercando di ripristinare
almeno le forme essenziali dello “stato sociale”.
E’ stata premiata anche la linea di intransigente “neutralità”, adottata dalla
presidenza Voronin, che ha saputo tener testa alle massicce pressioni venute da
ambienti nazionali ed esteri, che si pronunciano per l’adesione della Moldavia
alla NATO e che respingono la politica di apertura verso la Russia e le altre
repubbliche dello spazio ex sovietico, che pure ha dato frutti significativi
sul piano economico.
I dati di lunedì (per i risultati definitivi occorrerà attendere la fine della
settimana) attribuiscono il 49% dei voti al PCRM. Segue fortemente distanziata
la cosiddetta “Alleanza social-liberale Nostra Moldova”, che ottiene il 20%,
mentre l’ultranazionalista “Partito cristiano-democratico popolare” di Jurie
Roshka, sostenuto dalla Romania e dagli USA, non va oltre l’8,5% dei consensi.
Un'altra forza dell’opposizione, il “Partito democratico”, raggiunge il 7%. C’è
poi la miriade dei partitini che si sono presentati alla consultazione, spesso
in pura funzione di “disturbo”, che ottengono tutti percentuali da prefisso
telefonico: tra questi il “Partito socialista della Moldova”, con lo 0,3%.
Il PCRM si assicurerebbe in tal modo la maggioranza delle amministrazioni, con
punte del 60-70% nel nord del paese.
Di particolare significato è il risultato delle elezioni nella capitale
Kishinev, dove il sindaco uscente Serafin Urechenan, sostenuto dall’opposizione
e da una massiccia campagna mediatica, era dato di gran lunga favorito dai
sondaggi (con uno scarto del 20%) già al primo turno. Sorprendentemente Vasile
Sgardan, il candidato indipendente presentato dal PCRM, è riuscito a
costringere l’avversario al ballottaggio, ottenendo il 42,5% dei voti a fronte
del 43,4% di Urechenan. Vlad Kubrjakov, del “Partito cristiano-democratico
popolare”, tra gli organizzatori delle violente dimostrazioni nazionaliste e
filoccidentali dello scorso anno, non supera l’8% dei voti.
FONTI
www.interlic.md
www.rian.ru