www.resistenze.org - popoli resistenti - moldavia - 29-05-03

Grande vittoria comunista nelle elezioni amministrative in Moldavia


Il “Partito dei Comunisti della Repubblica di Moldova” conferma il voto delle elezioni politiche, sfiorando la maggioranza assoluta e conquistando la maggior parte delle amministrazioni locali. A Kishinev il sindaco uscente, candidato dello schieramento “borghese” e grande favorito dai sondaggi, è costretto al ballottaggio, incalzato dai comunisti.

a cura di Mauro Gemma - 27 maggio 2003

Il governo comunista moldavo e, in particolare, il presidente della repubblica Vladimir Voronin, a oltre due anni dalla vittoria ottenuta dal “Partito dei Comunisti della Repubblica di Moldova” (PCRM) nelle elezioni politiche (quando, sfiorando la maggioranza assoluta dei voti, conquistò il 70% dei seggi), escono rafforzati dalla consultazione, svoltasi domenica 25 maggio, per il rinnovo delle amministrazioni locali, fino ad ora, in gran parte, nelle mani dello schieramento di opposizione nazionalista e borghese.

Dopo una campagna elettorale, segnata dalla virulenza della propaganda degli anticomunisti che, in alcune occasioni, hanno cercato di trasformare la competizione in una rissa, e che contavano sull’appoggio della maggioranza dei “media”, i comunisti sembrano raccogliere i frutti della loro politica, che ha permesso, dal 2001 ad oggi, una lenta, ma significativa ripresa dal disastro economico del decennio di “riforme” liberiste, e che ha dato impulso a misure di sostegno agli strati più poveri della società, cercando di ripristinare almeno le forme essenziali dello “stato sociale”.

E’ stata premiata anche la linea di intransigente “neutralità”, adottata dalla presidenza Voronin, che ha saputo tener testa alle massicce pressioni venute da ambienti nazionali ed esteri, che si pronunciano per l’adesione della Moldavia alla NATO e che respingono la politica di apertura verso la Russia e le altre repubbliche dello spazio ex sovietico, che pure ha dato frutti significativi sul piano economico.

I dati di lunedì (per i risultati definitivi occorrerà attendere la fine della settimana) attribuiscono il 49% dei voti al PCRM. Segue fortemente distanziata la cosiddetta “Alleanza social-liberale Nostra Moldova”, che ottiene il 20%, mentre l’ultranazionalista “Partito cristiano-democratico popolare” di Jurie Roshka, sostenuto dalla Romania e dagli USA, non va oltre l’8,5% dei consensi. Un'altra forza dell’opposizione, il “Partito democratico”, raggiunge il 7%. C’è poi la miriade dei partitini che si sono presentati alla consultazione, spesso in pura funzione di “disturbo”, che ottengono tutti percentuali da prefisso telefonico: tra questi il “Partito socialista della Moldova”, con lo 0,3%.

Il PCRM si assicurerebbe in tal modo la maggioranza delle amministrazioni, con punte del 60-70% nel nord del paese.
Di particolare significato è il risultato delle elezioni nella capitale Kishinev, dove il sindaco uscente Serafin Urechenan, sostenuto dall’opposizione e da una massiccia campagna mediatica, era dato di gran lunga favorito dai sondaggi (con uno scarto del 20%) già al primo turno. Sorprendentemente Vasile Sgardan, il candidato indipendente presentato dal PCRM, è riuscito a costringere l’avversario al ballottaggio, ottenendo il 42,5% dei voti a fronte del 43,4% di Urechenan. Vlad Kubrjakov, del “Partito cristiano-democratico popolare”, tra gli organizzatori delle violente dimostrazioni nazionaliste e filoccidentali dello scorso anno, non supera l’8% dei voti.

FONTI
www.interlic.md
www.rian.ru