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Riunione dei partiti comunisti e operai di Atene, ottobre 2004
18 gennaio 2005
Versione in spagnolo curata dalla
Sezione Internazionale del PC di Cuba e dal Team dei servizi di traduzione
(ESTI) di Cuba
Partito dei Comunisti della Repubblica Di Moldova
http://www.prcm.md/
, mailto:info@pcrm.md
Intervento di Dragan v. Terentivich
Cari compagni,
Permettetemi di salutare i partecipanti all’incontro a nome dei comunisti della
Repubblica di Moldova e di esprimere la nostra grande soddisfazione per aver
avuto la possibilità di prendere parte ad un forum internazionale di così alto
livello.
L’attualità che riveste questo incontro è confermata dalla rappresentatività
dei suoi partecipanti: le azioni che intraprendiamo in maniera congiunta
contribuiranno a cambiare il sistema, in modo che garantisca la coesistenza e
faccia crescere la lotta contro l’imperialismo internazionale.
L’aggressività imperialista manifestata dopo la fine della guerra fredda si è
venuta dispiegandosi nelle sue nuove forme. I paesi sviluppati dell’Occidente,
impiegando il potenziale del FMI, della Banca Mondiale e di altre strutture
hanno condotto i paesi sottosviluppati, la maggioranza dei paesi dell’ex Unione
Sovietica a condizioni di vassallaggio. Con il pretesto di sviluppare processi
democratici, di rafforzare l’indipendenza e la sovranità, hanno condotto questi
paesi alla povertà, alla rovina, alla corruzione e alla criminalità. Li hanno
ridotti a una totale dipendenza politica ed economica.
Nell’ultimo decennio, la politica di saccheggio è culminata nella concessione
di crediti ad alto tasso di interesse, il cui impiego non era controllato da nessuno.
Alla scadenza dei termini di pagamento, si è cominciato immediatamente ad
avanzare proposte di crediti e a ristrutturare il debito estero, e ciò non
significa nient’altro che condurre premeditatamente i paesi debitori alla
bancarotta.
Si è espressa anche un’altra richiesta: quella di tagliare le spese statali per
le necessità sociali. Anche in Moldavia è andata così. Negli ultimi dieci anni,
il Parlamento non ha analizzato un solo progetto di legge che non sia prima
stato vagliato e abbia ricevuto un apprezzamento positivo da parte del FMI e
della Banca Mondiale. E’ un esempio della dipendenza a cui ho fatto riferimento
prima.
Esiste anche un’altra variante proposta: l’ingresso nella NATO. Annuncia
l’adesione, e riceverai aiuto finanziario, crediti e investimenti con
facilitazioni. Una serie di paesi post-socialisti hanno già “morso all’amo”. Ma
dobbiamo ricordare che la NATO non ha mai portato e non porterà mai felicità al
popolo.
Jossette Duree, quando era vicepresidente dell’Assemblea dell’Unione Europea,
dichiarò, in un forum internazionale per la lotta al terrorismo svoltosi a San
Pietroburgo nel 2002, che “l’ampliamento della NATO avrebbe costituito
un’aggressione”. Ma allo stesso tempo, riferendosi al pericolo terrorista,
disse: “Occorre lottare in altre forme. Al primo posto c’è la componente
bellica, ma allo stesso tempo occorre ampliarla offrendo nuove possibilità alla
NATO e agli Stati Uniti”.
Come si vede, qui si manifestano i veri obiettivi dell’alleanza, come pure i
metodi per ottenerli.
Allo stesso tempo, il segretario generale della NATO Scheffer giustificava il
rafforzamento e l’ampliamento del blocco nel modo seguente: “l’adattamento
della NATO ai requisiti richiesti dal momento significa la difesa dei principi
della democrazia e dei diritti umani, la lotta contro il terrorismo
internazionale e il pericolo della proliferazione delle armi di sterminio di
massa, la costruzione di ponti di sicurezza, lo sviluppo della collaborazione
con i paesi alleati”. E’ un copione che abbiamo già visto.
Gli Stati Uniti e la NATO hanno mostrato nella ex Jugoslavia cosa significa la
“difesa” dei principi della democrazia.
In Iraq cercavano armi di sterminio di massa e abbiamo visto che non le hanno
trovate. Poco tempo fa il presidente Bush ha dichiarato di aver commesso un
errore a condurre l’aggressione all’Iraq. Un errore che è costato decine di
migliaia di vite.
I ponti di sicurezza vengono costruiti con l’allargamento verso Est. La Moldova
comunista potrebbe trovarsi circondata dalla NATO dopo l’entrata nell’alleanza
dell’Ucraina, la cui dirigenza da diversi anni sta tramando per ottenere
l’adesione. L’obiettivo della NATO è quello di installarsi nei territori delle
ex repubbliche dell’URSS e di impedire la fioritura geopolitica e nazionale della
regione post sovietica.
Il capitalismo dimostra la sua totale incapacità di garantire pace e
tranquillità all’umanità. Le contraddizioni interne del nuovo “ordine” mondiale
si acutizzano costantemente e ciò si trasformerà precipitosamente in una nuova guerra
mondiale. La globalizzazione, che ha trasformato il mondo contemporaneo in un
mondo meno sicuro e meno giusto, si è tradotta di fatto in una guerra di nuovo
tipo.
Gli avvenimenti dell’11 settembre 2001 e in seguito quelli del 4 settembre 2004
hanno portato sulla scena della politica mondiale una nuova forza globale che
viene impiegata nella lotta per la ripartizione del mondo, il terrorismo.
E’ ormai da tempo che Russia, Iraq, Libia, Palestina e Jugoslavia rappresentano
un obiettivo del terrorismo armato internazionale e che gli Stati Uniti si sono
trasformati nel suo principale ispiratore e organizzatore.
Si, il terrorismo è un fenomeno che rappresenta un pericolo su scala globale e,
di fatto, si è trasformato in una minaccia per le istituzioni politiche,
economiche e sociali degli Stati, per i diritti umani e le libertà fondamentali
dell’uomo. E’ un fenomeno che ha un carattere transnazionale.
Penso che la maniera più efficace di lottare contro il terrorismo sia quella di
impiegare gli strumenti giuridici statali e internazionali creati per evitare
le azioni terroristiche, per privare le organizzazioni terroriste delle fonti
di finanziamento e di sottoporre a processo le persone coinvolte in tale genere
di azioni. Non possiamo permettere che gli Stati Uniti e la NATO estendano la
loro presenza militare con il pretesto dell’apparente lotta contro il
terrorismo.
Qual è la posizione della Moldova in Europa e nel mondo? Qual è il posto e la
posizione del Partito dei Comunisti della Repubblica di Moldova nella
formazione e concretizzazione della politica estera del paese?
Nel febbraio del 2001 i comunisti hanno preso il potere per via democratica,
ottenendo la maggioranza costituzionale nel Parlamento (71 mandati su 101).
Siamo arrivati al potere nel paese più povero d’Europa. Ciò ha esercitato una
grande influenza sulla formazione della nostra politica estera. E come ha
dichiarato nell’aprile 2001 Vladimir Voronin, presidente del paese e presidente
del Partito dei Comunisti, il vettore della politica estera della repubblica
sarà il “vettore moldavo”
I punti di riferimento della politica estera si sono precisati e derivano dagli
interessi nazionali della Moldova.
Auspichiamo il rafforzamento delle relazioni con tutti i paesi della CSI. La
Russia è stata dichiarata alleato strategico della Moldova e l’integrazione
europea rappresenta la priorità assoluta della politica estera e interna della
repubblica. Però qui noi dobbiamo affrontare un doppio problema. Per entrare
nell’Unione Europea è necessario un deciso aumento del PIL, ma senza
investimenti stranieri risulta estremamente difficile ottenere una crescita
economica. I signori dell’Unione Europea dichiarano di essere pronti ad
accettare la Moldova nell’UE, ma solo a costo dei suoi sforzi e non hanno fretta
di realizzare investimenti nell’economia nazionale.
Un altro problema è rappresentato dal fatto che la Moldova, nello stato di
divisione in cui si trova attualmente, non potrà entrare nell’Unione Europea.
La dirigenza della repubblica sta assumendo misure concrete per creare una zona
di stabilità, trasparenza e sicurezza, a cui sono interessati anche Romania,
Ucraina e Unione Europea, oltre a Russia e Stati Uniti.
Noi vediamo la chiave di ciò proprio negli sforzi della dirigenza del paese per
ottenere la firma di un accordo di fondo e di un trattato in merito alla
frontiera con la Romania, così come per sostenere un dialogo fruttuoso con
l’Ucraina sul problema dei controlli di dogana nella zona di frontiera della
Transdnistria.
Il Partito dei Comunisti e la dirigenza della Moldova sviluppano la politica
estera in modo pragmatico, a partire dai processi reali che hanno luogo nel
mondo.
Riteniamo che partecipare alle strutture europee sia la condizione principale
per consolidare e approfondire la collaborazione tra gli Stati al fine di
garantire la pace e la stabilità nel continente e nel resto del mondo.
Dal luglio del 1995 la Moldova fa parte del Consiglio d’Europa.
Nel secondo semestre dell’anno scorso il paese ha presieduto il Consiglio dei
Ministri del Consiglio d’Europa. Per la Moldova, l’elemento essenziale del
processo di integrazione è l’attribuzione dello status di osservatore nel
processo di collaborazione con i paesi del Sud-Est d’Europa e la firma di
accordi di libero scambio con tutti i membri del Patto di stabilità per il
Sud-Est d’Europa.
Nel 1994 la Moldova firmò il documento cornice del programma della NATO. Ma,
allo stesso tempo, la Repubblica di Moldova è uno Stato che ha scelto come
linea strategica la neutralità e non si prevede che tale status venga cambiato.
Il conflitto della Transdnistria è per noi un problema non risolto e che per
ora si sta approfondendo. Un conflitto i cui autori non sono stati i
separatisti, ma forze estremiste. E’ un problema non solo della Moldova, ma anche
della comunità internazionale, che deve risolverlo con sforzi congiunti.
Con questo obiettivo, il presidente Vladimir Voronin ha proposto l’iniziativa
della firma del Patto di stabilità e sicurezza per la Moldova. Il documento è
stato presentato a Unione Europea, Stati Uniti, Russia, Ucraina e Romania ed è
in grado di consolidare la Repubblica di Moldova e di migliorare la situazione
nel paese, assicurando un sistema di garanzie aggiuntive per tutto il nostro
Stato. E in questo senso, si attribuisce speciale importanza al formato
pentapartito dei negoziati per la soluzione del problema della Transdnistria.
Perché considero necessario esporre la situazione esistente nel mio paese e il
posto che esso occupa in Europa e nel mondo? Nel 2001, quando i comunisti, i
primi nello spazio post sovietico e post socialista, sono arrivati al potere,
ci fu pronosticato un blocco economico e politico che non ha avuto luogo grazie
anche all’appoggio delle forze progressiste dell’estero e perché abbiamo
avviato pragmaticamente la costruzione di un nuovo Stato. Ci hanno riconosciuto
come un potere eletto democraticamente. Devo segnalare che in tre anni e mezzo,
il PIL in Moldova è cresciuto del 2,5-3% senza alcun tipo di aiuto esterno.
Possiamo così affermare che non c’è stato il blocco, ma che la presa del potere
da parte del PCRM non è stata certo accolta da applausi.
Per questo, noi, i comunisti della Repubblica di Moldova, quale segmento della
lotta contro l’imperialismo internazionale, vi rivolgiamo un appello, cari compagni,
perché sosteniate la nostra repubblica, un’isola comunista nel Sud-Est d’Europa
e di ciò vi saremo riconoscenti.
Facciamo appello ai comunisti della Romania affinché, nella misura delle loro
possibilità, esercitino influenza sulla dirigenza del loro paese perché firmi
rapidamente l’accordo di fondo e il trattato sulla frontiera. Un appello ad
affrontare le forze distruttive che lottano contro l’identità moldava del
nostro Stato sovrano e che attizzano la discordia interetnica nel nostro paese.
Facciamo appello ai comunisti di Ucraina a lottare contro l’entrata del loro
paese nella NATO. Ci rivolgiamo a voi perché ci appoggiate nella risoluzione
del conflitto della Transdnistria e dei problemi di frontiera in questa zona.
Esprimiamo la speranza che anche i comunisti di Russia, paese garante nel
processo negoziale, ci sostengano nella risoluzione definitiva dei problemi di
frontiera della zona della Transdnistria.
Il Partito Comunista della Federazione Russa ha sempre appoggiato il Partito
dei Comunisti della Repubblica di Moldova, e speriamo di ricevere il suo
sostegno nelle prossime elezioni parlamentari in Moldova.
Confidiamo nell’appoggio di tutte le forze di sinistra d’Europa e di tutto il
mondo al Partito dei Comunisti della Repubblica di Moldova. Speriamo nel vostro
contributo alla concretizzazione del Patto di stabilità e sicurezza per la
Moldova.
Facciamo appello alla cooperazione economica più fattiva da parte dei compagni
di Cina, Cuba, Vietnam e Corea del Nord. Se riusciremo a conservare l’isola del
comunismo in Europa, tutti insieme riusciremo ad opporci all’imperialismo
internazionale.
In dicembre si svolgerà il quinto congresso ordinario del nostro partito, che
approverà una nuova redazione del suo Programma. Il progetto è già stato elaborato
e si sta discutendo in tutte le strutture del partito. Esso inserisce in modo
argomentato la strategia di azione dei comunisti moldavi nelle realtà del
nostro tempo e nelle tendenze generali di sviluppo del movimento comunista
internazionale.
Tenendo conto dell’aumento delle contraddizioni tra gli imperialisti e della
crescente minaccia di una nuova guerra a livello mondiale, diventa sempre più
evidente che è necessario superare lo stato di debolezza, frazionamento e
confusione che caratterizza attualmente il movimento comunista internazionale.
Il movimento comunista e operaio non può avanzare in ciascuno dei paesi
separatamente e svilupparsi se non è legato al movimento internazionale. Il
nostro partito segue con attenzione gli avvenimenti che avvengono nel mondo e,
in particolare, nel movimento di sinistra. Appoggiamo e continueremo ad
appoggiare, con le misure possibili nell’ambito dell’Unione dei partiti
comunisti-PCUS e partecipando alle strutture internazionali, tutti coloro che
lottano per la pace e la giustizia.
Permettetemi di terminare il mio intervento con le parole pronunciate dal
compagno Fidel Castro: “La nobile e straordinaria idea della solidarietà e
dell’internazionalismo non esiste nel mondo sviluppato e ricco. Tali idee
possono sorgere solo nel cuore di una società che lotta per la fratellanza tra
gli uomini e i popoli, che lotta per la giustizia nel mondo”.
Costruiamo tutti uniti questa società!
Grazie per l’attenzione.
Traduzione dallo spagnolo a cura del
Centro di Cultura e Documentazione Popolare