da rebelion.org - 2
gennaio 2005
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Il “Fenomeno moldavo”
di Aleksey Proskurin
Tradotto per “Rebelion.org” da Fernando Montiel T.
Come contributo al dibattito sulle esperienze di transizione, proponiamo un’interessante lettura dei quattro anni di governo comunista nella Repubblica di Moldova, pur rilevando in questo intervento una evidente sottovalutazione del contesto internazionale di dura pressione imperialista sul piccolo paese. A nostro avviso è piuttosto improbabile che l’originale e positivo “fenomeno moldavo” possa affermarsi in una “normale” dialettica di “alternanza” con uno schieramento borghese (dominato da nazionalisti e reazionari) che, appoggiato massicciamente dall’esterno, sta oggi attuando forme di lotta politica di stampo autenticamente “golpista”, allo scopo di rovesciare con la forza (magari utilizzando il modello ucraino della “rivoluzione arancione”) il governo comunista democraticamente eletto e di assicurare l’annessione della Moldova alla NATO.
La Moldova è un piccolo paese situato tra la Romania e l’Ucraina con una popolazione di circa 5 milioni di persone. Fino a non molto tempo fa le sue attività produttive fondamentali erano la produzione di vini e l’agricoltura. Di fatto, tra i paesi post-sovietici creati dopo la dissoluzione dell’URSS, la Moldova è considerata uno dei più poveri.
I problemi per questa
piccola nazione sono aggravati dal fatto che non poche persone della vicina
Romania considerano la Moldova come parte del loro paese e i moldavi come parte
del popolo romeno. Senza dubbio questi due popoli hanno relazioni molto
strette, ma sebbene le loro lingue siano molto simili, la loro storia
differisce fortemente. Questa situazione si è tradotta in una pressione molte
forte sulla Moldova. All’inizio degli anni novanta, i leader moldavi di allora
guidarono la “connessione” (annessione di fatto) alla Romania che portò a una
guerra civile di 3 anni, che terminò con la divisione del territorio. Come
risultato, la Moldova ha perso un’importante provincia, la Transdnistria, che
era senza dubbio la più avanzata in termini industriali e che era stata
occupata in anticipo da russi e ucraini. Al giorno d’oggi, la disputa
territoriale non è stata ancora risolta con successo.
Ma al di là di tale crisi e nonostante le sue modeste dimensioni, la Moldova ha
un’importanza che difficilmente potrebbe essere sottovalutata dal punto di
vista storico.
Il 24 febbraio 2001, sotto la guida di V. Voronin a Kishinev (la capitale moldava)
il Partito Comunista della Repubblica di Moldova (PCRM) giunse al potere.
Ottenne 71 dei 101 seggi nel parlamento nazionale (in Moldova il presidente è
eletto dal parlamento). Questo successo comunista sconfisse e gettò nello
sconcerto i reazionari di ogni colore. I comunisti erano tornati al potere dopo
una lunga permanenza all’opposizione.
La vittoria del PCRM ha infranto molti dei miti creati dalla borghesia. Il
primo di questi miti era di carattere ideologico-politico. Clamorosamente e
sotterrando la reputazione scientifica del 99% dei sociologi, politologi ed
economisti usciti dalle cloache accademiche in nome del capitale, è caduto il
mito pseudoscientifico per cui il socialismo non ha mai avuto – né può avere –
un futuro politico. Questo fatto ha avuto un impatto terribile su coloro che
avevano ostentato l’ipocrita e indifendibile scusa, del tipo “non c’è nulla da
fare, il socialismo si è dissolto da solo”.
(…) Dopo la vittoria del PCRM, la borghesia russa è rimasta in stato di shock
per qualche tempo (“come è stato possibile?”). Come hanno potuto vincere i
comunisti in un paese così piccolo e povero? Come hanno potuto vincere in un
paese con una tale storia etnica e politica? (come abbiamo appena scritto, la
Moldova fu annessa alla Russia nel XVII secolo, è stata parte della Romania tra
il 1918 e il 1940 e, dopo il famoso patto tra Hitler e Stalin, è stata annessa
all’URSS verso la metà del XX secolo). La vittoria del PCRM ha smentito
un’altra “canzone preferita” dei Lottatori Occidentali dell’Informazione,
quella che recita che “qualsiasi successo socialista nel globo potrebbe solo
avvenire come conseguenza degli sforzi imperiali russi”.
Da quel momento, la mega-macchina dell’informazione borghese ha preso la
decisione segreta di accelerare al massimo. Per questo oggi è quasi impossibile
trovare informazioni sul ritorno della sinistra moldava nella stampa russa. La
stessa cosa si può affermare anche del resto della stampa occidentale, per la
quale molto semplicemente non esiste alcun “fenomeno moldavo”.
A onor del vero è importante far notare che la “vendetta moldava” ha provocato
confusione concettuale anche nella sinistra, dal momento che l’anacronismo di
alcuni stereotipi si è ancora più evidenziato. La vittoria di Voronin ha
provocato non pochi inconvenienti psicologici in molti leader dei partiti
comunisti russo e ucraino, perché ha messo in evidenza le loro debolezze,
negligenze e incompetenze personali, se giudichiamo dall’inefficienza
dimostrata.
Il fenomeno moldavo esigeva ed esige ancora una risposta. Esiste un’efficienza
comunista in campo economico? Saranno capaci di risolvere i problemi sociali?
Seguiranno le regole democratiche? Queste sono le “minuzie” che caratterizzano
la situazione e che la Moldova è chiamata a risolvere alla prima occasione.
Quali sono i risultati ottenuti al momento dal PCRM? A nostro avviso, i
successi del PCRM sono indubbi, il Partito Comunista Moldavo è sufficientemente
competitivo nel mercato dei ratings
politici, e la sua esperienza potrebbe servire come buon materiale di
propaganda per l’opposizione russa di sinistra.
Ecco alcuni dati che ha riportato il Segretario Generale del Partito Comunista
della Repubblica di Moldova, il presidente della Moldova Voronin nel plenum del
V congresso del PCRM: “Comparazione: nel 2001 il paese aveva un bilancio
preventivo di 4,3 milioni di lei (1 dollaro = 12 lei). Dopo quattro anni il
paese ha un preventivo per il 2005 di circa 9,3 milioni di lei…
…Questo incremento generalizzato si avverte in praticamente tutti i segmenti
della nostra amministrazione. Dal 2001 il PIL del paese è raddoppiato.
L’industria della repubblica si è rianimata con dinamismo. Se nel 2000
contavamo 1.750 imprese industriali, oggi ne contiamo circa 2.500. Questa
crescita quantitativa ha reso possibile la creazione di 100.000 nuovi posti di
lavoro…
…Dal 2000 il numero dei poveri tra la popolazione è diminuito dal 55,3% al 35,3%…
…Il fattore indubbio del rafforzamento della stabilità sociale è stato l’incremento sostenuto dei salari. Devo ricordare che, nel 2000, il salario medio nell’economia moldava era di solamente 408 lei (33 dollari). Al momento ha raggiunto 1.300 lei (circa 100 dollari)…
Abbiamo avviato una riforma nel servizio sanitario pubblico. Siamo stati i
primi a introdurre in tutto lo spazio post-sovietico un modello efficace di
sviluppo dei servizi sanitari pubblici: assicurazioni mediche che coprono tutte
le fasce sociali vulnerabili della popolazione (tra cui pensionati, bambini,
invalidi e disoccupati). Allo stesso tempo sono stati riaperti gli ospedali
regionali e circa 50 centri medici specializzati.
…Abbiamo conseguito anche i primi risultati nella rianimazione di un settore
vitale della popolazione. Si registra un decremento sensibile delle infermità
in molte tra le più pericolose affezioni. Grazie a ciò, per la prima volta
negli ultimi 15 anni si è ridotta la crescita costante delle morti annuali. E
speriamo di ottenere un tasso positivo di crescita della popolazione nell’anno
2004. (E’ certo che praticamente in tutti i paesi della sfera ex sovietica il
tasso di mortalità ha superato quello della natalità, e ciò si è tradotto in un
vero problema per i nostri paesi).
…Abbiamo fatto in modo di ridurre il degrado nel sistema educativo, e abbiamo
avviato il suo recupero sulla base degli standard e delle esigenze moderni. Le
assegnazioni di bilancio annuali per l’educazione sono quasi raddoppiate
rispetto al 2000. I professori non abbandonano più i centri scolastici, dal
momento che il loro salario, negli ultimi quattro anni, è quasi raddoppiato. Il
numero degli investimenti di bilancio nelle scuole di primo grado è cresciuto
in modo consistente…
…Abbiamo rifiutato risolutamente il principio, adottato dalle autorità
precedenti, che considera residuale il finanziamento della scienza e che ha
distrutto il settore e privato i nostri scienziati di qualsiasi futuro.
Quest’anno sono stati investiti 71 milioni di lei in progetti scientifici a
fronte dei 27 milioni dell’anno 2000. Il prossimo anno è previsto un
investimento di 97 milioni. Non c’è dubbio che i finanziamenti, per quanto
importanti, non sono tutto. Attribuire alla scienza un ruolo primario in un
processo profondo e su vasta scala di modernizzazione del paese è altrettanto
fondamentale. Aspiriamo a porre la scienza sui binari della modernità e della
competitività.
…Il primo passo in tal senso è stato l’accettazione da parte del parlamento del
Codice della scienza e dell’innovazione. La definizione di queste posizioni ha
costituito una vera rivoluzione nell’amministrazione scientifica, e metterà al
servizio del paese un poderoso - sebbene scarsamente riconosciuto – patrimonio
intellettuale che, grazie a dio, quelli che ci hanno preceduto non sono
riusciti a distruggere” (dicembre 2004).
Come possiamo vedere, gli anni 2003-2004 hanno offerto risposte a molte domande. Confrontiamo per mera curiosità i parametri economici della ricca, immensa e molto capitalista Russia con quelli del piccolo ma socialista vicino, carente di ricchezze naturali e che vive in pericolo permanente di annessione.
Nel 2004 il PIL della Russia è cresciuto del 6,8%, in Moldova del 7,0%. La produzione industriale in Russia – che è paese ricco di petrolio – nel 2003 è aumentata del 7%, mentre in Moldova – che è un paese “ricco di nulla” – del 13%.
Negli ultimi 3 anni la Moldova ha guadagnato il primo posto in quanto a tassi
di crescita all’interno della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI). In
nessun altro paese autorità non comuniste avrebbero potuto ottenere un
risultato di questa natura in soli 4 anni.
I comunisti in Moldova, dopo il trionfo di Voronin, non hanno esercitato la benché minima violenza nei confronti dei diritti umani. Decine di partiti politici e movimenti operano nel paese, la critica al partito comunista al potere si esercita liberamente. Una parte significativa degli strumenti di comunicazione di massa in Moldova tiene una linea di ferma opposizione, operando senza ostacoli. Anche S. Urekian, un convinto anticomunista, è stato eletto sindaco di Kishinev nelle ultime elezioni municipali.
E ciò significa che un altro – probabilmente il più importante – mito della propaganda borghese è caduto. Quello che affermava che: “un ritorno comunista inevitabilmente significherebbe, in primo luogo, la rivincita, e, poi, l’assenza di democrazia”. Il PCRM, alla fine, ha disarticolato totalmente anche questo mito.
Si, il PCRM si è visto obbligato a mettere ordine tra i blocchi formati dopo 10
anni di governo “frontista” (il partito che governò la Moldova tra il 1991 e il
2001) e degli alleati pseudo-democratici di ogni colore. E’ vero. Si, è anche
vero che il PCRM ha mancato l’obiettivo di creare nella società un modello
amministrativo realmente socialista. E ancora. Esistono alcune scelte che, a
nostro avviso, cominciano a preoccupare poiché sembrano avviare ad un
approfondimento dell’economia di mercato. Si, anche questo è vero.
Ma l’essenziale non può essere messo in discussione. Il PCRM quale primo
partito comunista nello spazio post socialista ha sviluppato una transizione
evolutiva. E in base a ciò, ora è chiaro che il PCUS avrebbe potuto fare lo stesso tra il 1987 e il 1991. Il
successo di Voronin si fonda sul fatto che è riuscito a creare un partito che
ha conciliato le idee di giustizia sociale e di libertà politica come si
intendono in termini occidentali. Vediamo che tale variante del progresso
sociale è possibile ora che i partiti borghesi e comunisti possono avvicendarsi
in ambito parlamentare. In tal senso la Moldova supera politicamente la Cina,
dove il Partito Comunista Cinese detiene ancora un ruolo preponderante, mentre
sul piano economico entrambi i paesi hanno scelto strade praticamente identiche
di sviluppo utilizzando un certo grado di economia di mercato.
Senza dubbio sarebbe molto auspicabile che il PRCM conseguisse una vittoria convincente nelle elezioni che avranno luogo nel 2005 perché, in queste forme, continui la riforma della Moldova, sulla via dell’associazione delle idee di socialismo e libertà.
Traduzione dallo spagnolo a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare