“La Moldavia e’ rimasta con il Partito Comunista e con la Russia”
I comunisti russi commentano il risultato delle elezioni in Moldova
a cura della redazione di “Nuove resistenti”
Il sito del Partito Comunista della Federazione Russa (http://www.kprf.ru,
8 marzo 2005) ha chiesto al Segretario del Comitato Centrale del PCFR Oleg
Kulikov di esprimere un primo giudizio sull’esito delle elezioni legislative
del 6 marzo, che hanno confermato la maggioranza assoluta, con cui i comunisti
sono al governo della Repubblica di Moldova dal 2001.
Nell’affermare che la straordinaria vittoria del Partito
dei Comunisti della Repubblica di Moldova non rappresenta solo un successo per
quel piccolo paese, ma per tutte le repubbliche dello spazio “post-sovietico”,
Kulikov rileva come “la Moldova intenda rimanere uno stato sociale”, e richiama
l’attenzione sulla bruciante sconfitta delle “forze liberali-clericali”, di
dimensioni senza precedenti nel continente europeo. Gli stessi “democratici”
del Blocco “Moldova democratica”, secondo Kulikov, possono essere considerati
un forza di orientamento socialdemocratico, mentre le formazioni neo liberiste
non riescono ad ottenere più di 10 seggi in parlamento.
Kulikov dimostra ottimismo in merito al futuro delle
relazioni tra i due paesi, dichiarandosi convinto che “i rapporti tra la
Moldavia e la Russia, i rapporti con il popolo russo, rimarranno stretti e
positivi” e che i comunisti al potere “saranno sempre filo-russi”.
Dopo aver denunciato l’inopportunità delle recenti
ingerenze russe negli affari interni della Moldova, che hanno provocato un
raffreddamento nei rapporti interstatali, Kulikov sottolinea il ruolo
particolarmente negativo svolto in questa vicenda dall’attuale ambasciatore
russo a Kishinev, Rjabov, noto per i suoi legami con Eltsin fin dai tempi del
bombardamento del parlamento russo, e per avere organizzato i brogli colossali
con cui il presidente russo di allora fece passare la Costituzione uscita dal
colpo di Stato del 1993.
Kulikov conclude la sua dichiarazione, esprimendo la convinzione che i comunisti moldavi riusciranno a trovare in parlamento i 4 voti necessari per raggiungere la maggioranza dei 2/3 necessaria alla riconferma del presidente Voronin.