INTERVISTA
AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DI MOLDOVA VLADIMIR VORONIN
a cura di Anton Bilzho
apparso nel sito www.strana.ru
5 ottobre 2001
D. Negli ultimi tempi, quando il
discorso cade sui paesi della CSI, sorge la domanda: in che direzione si muove
la politica delle diverse repubbliche: verso Ovest o verso Est? Esiste anche
per la Moldova un simile dilemma: stare con la Russia o con l’Occidente?
R. No, non esiste questo dilemma. Noi abbiamo già scelto da tempo. La strategia della Repubblica di Moldova è determinata dalla necessità di collocarci dove i nostri interessi vengono meglio salvaguardati. Si può capire che gli interessi della Moldova, in particolare quelli derivanti da fattori economici, gravitano principalmente in direzione dell’Est. E, prima di tutto, verso la Russia, verso il nostro vicino, l’Ucraina, e più in generale verso i paesi della CSI, dal momento che anche noi facciamo parte della Comunità. Ma abbiamo anche interessi in Occidente. Non possiamo certo ignorare il mercato occidentale, il processo di integrazione della comunità europea, che rappresenta una delle direttrici prioritarie dell’attività di politica estera della Moldova. Per questo deve esserci una ragionevole combinazione dei diversi interessi del nostro paese. L’opposizione ci accusa di diversificare le nostre relazioni. Si dovrebbe, dicono, operare una scelta: Oriente oppure Occidente. Ma non deve assolutamente essere così. Viviamo nel mondo contemporaneo, nel mondo delle tecnologie informatiche, in un mondo, in cui tutte le distanze vengono superate velocemente e con l’utilizzo di strumenti elettronici, e di mezzi di trasporto. Ad esempio, noi troviamo di grande interesse sviluppare rapporti economici e commerciali con la Cina. Perché non dovremmo? Mi sembra francamente che una domanda perentoria, riguardante l’indirizzo su cui dovrebbe orientarsi la politica estera del nostro stato, sia un po’ limitata.
D. Quali sono le prospettive di risoluzione
del problema del Pridniestr? Non lo ha forse definito recentemente, a
settembre, come un problema, che impedisce alla Moldova di camminare sulla
strada dell’Europa?
R. C’è questa possibilità e noi la dobbiamo affrontare. Fin dai primi giorni della nuova direzione politica della repubblica, abbiamo attribuito un grande significato al problema del Pridniestr. Personalmente, in qualità di presidente del paese, ho definito questo problema uno dei tre principali problemi della Moldova. Gli altri due sono la lotta contro la corruzione e la mafia, e la lotta contro la povertà. E questi problemi sono legati uno all’altro. Non è possibile risolvere il problema del Pridniestr, senza risolvere quello della corruzione e della mafia, che si sono sviluppate in modo impressionante negli ultimi 10 anni. Non solo io, ma anche gli specialisti occidentali ritengono che la regione del Pridniestr sia il “buco nero” del contrabbando in Europa e nella CSI. Non sarà possibile eliminare la povertà, se non eliminiamo la corruzione e tutto questo contrabbando. La domanda principale è: con chi risolviamo questi problemi nel Pridniestr? Tutti i personaggi che, per 10 anni, si sono trovati alla guida della regione non hanno mai manifestato alcun interesse alla risoluzione di questi problemi. Semplicemente ad essi non conviene, che la regione del Pridniestr entri nell’ambito della Moldova, non conviene che si creino organi centrali, in grado di controllare la situazione e chiedere conto a qualcuno. A questi personaggi non conviene che questi organi centrali vadano a spiegare al popolo, che vive nella regione, tutta la verità, perché nel Pridniestr si vive così male, e che i problemi della povertà e della corruzione sono connessi strettamente tra loro. Perciò dobbiamo constatare che gli attuali dirigenti del Pridniestr non danno prova di una volontà politica. Questa volontà non esiste, in virtù dello sviluppo del contrabbando e della corruzione, che letteralmente sommergono la regione del Pridniestr.
D. Durante la campagna elettorale Lei
ha esplicitamente parlato della necessità di un avvicinamento alla Russia. Cosa
intende fare concretamente?
R. Abbiamo già fatto qualcosa. In questo caso, non parliamo solo di prospettive. Qualcosa si è realizzato. Vedete, nei primi 6 mesi dell’anno in corso, vale a dire da quando abbiamo cominciato a lavorare, abbiamo ricevuto una quota di investimenti dalla Russia, in media con quelli della CSI. In confronto con la Bielorussia, questa cifra è superiore di tre volte. Inoltre occorre dire, che l’interscambio commerciale con la Russia è per noi molto positivo: circa il 60% delle esportazioni di merci moldave va sul mercato russo. E, naturalmente, non bisogna dimenticare che la Russia, per la nostra repubblica, rappresenta il principale mercato energetico, dal momento che riceviamo dalla Russia il 99% del gas e delle risorse energetiche. In questo caso, occorre affermare che questi rapporti, in primo luogo economici, hanno un grande significato non solo oggi, ma anche in prospettiva. Comunque, vorrei sottolineare che la nostra collaborazione potrebbe avere un ulteriore sviluppo e che potremmo ricevere ancora maggiori investimenti. Con il governo russo, abbiamo avuto modo di constatare come aziende russe , che potrebbero investire in Moldova, abbiano rifiutato le offerte degli agenti commerciali della nostra repubblica.
Oggi la situazione sta cambiando, perché stiamo creando i presupposti politici, economici e legislativi favorevoli alla presenza della Russia in Moldova.
La Moldova e la Russia cominciano a realizzare un programma di legami regionali, vale a dire che le nostre regioni lavoreranno direttamente con regioni della Federazione Russa (vale la pena sottolineare che, in molte delle regioni russe, esistono amministrazioni comuniste, nota del traduttore). Le possibilità di accrescimento dell’interscambio tra i nostri stati sono illimitate. Dobbiamo solamente accingerci a questo lavoro con serietà…
D. Entrerà la Moldova nella Comunità
economica “EVRAS ES” (accordo
economico, conseguenza delle intese di Shanghai, realizzate da Russia, Cina e
alcuni paesi dell’Asia centrale ex sovietica), sarà possibile la creazione di zone di libero
scambio tra i paesi della CSI, tra Russia, Moldova, Ucraina, ecc.?
R. Entreremmo immediatamente nell’ ”EVRAS ES”, se ci fossero frontiere comuni. Per entrare in questa organizzazione, prima di noi, o contemporaneamente a noi, dovrebbe esserci una decisione dell’Ucraina. Ho personalmente affrontato la questione con il presidente Leonid Kuchma, e ho avuto la gradevole impressione che Leonid Kuchma non abbia dato una risposta categoricamente negativa alla mia domanda. Al contrario, egli ha proposto di studiare tutti gli aspetti, sia positivi che negativi, che un passo simile comporterebbe per l’Ucraina e per la Moldova. Occorre dire che, sia per la Moldova che per l’Ucraina, l’ingresso nell’ “EVRAS ES” sarebbe conveniente, perché, in tal modo, si potrebbe creare un unico spazio (doganale e di comunicazione) per i paesi della CSI, dalla frontiera occidentale alla frontiera cinese. In tal modo, nelle condizioni di oggi, potremmo far rinascere la bimillenaria “via della seta” e sviluppare i rapporti economici e commerciali con i paesi dell’Asia, tra le repubbliche asiatiche della CSI e noi, parte europea. Sarebbe estremamente salutare. Io sarei pronto a sottoscrivere oggi l’accordo, perché vedo che, in questo momento, va attribuito un grande significato alle arterie di trasporto e all’efficacia del loro funzionamento.
D. Lei parla molto dell’importanza di
una linea europea della politica estera della Moldova. Non Le sono d’intralcio,
a tal riguardo, i suoi orientamenti ideologici, comunisti?
R. No, assolutamente. In linea di principio, il programma e le concezioni ideologiche del partito dei comunisti, che io dirigo, non contraddicono assolutamente le trasformazioni economiche e sociali in corso nel nostro paese. Teniamo in considerazione tutte le forme di proprietà e sosteniamo una linea di trasformazione sulla base delle riforme di mercato. Non lottiamo contro la ricchezza, lottiamo contro la povertà e vogliamo che tutte le persone vivano bene. E allora, i miei orientamenti non contraddicono la nostra condotta nell’arena internazionale e, prima di tutto, sul piano dell’integrazione nelle strutture europee, nella comunità europea. Già quando noi comunisti eravamo all’opposizione, partecipavamo molto attivamente all’assemblea parlamentare a Strasburgo. I nostri deputati erano attivi membri di tutte le delegazioni parlamentari e delle commissioni, che si recavano nei diversi paesi dell’Europa. Tutto il lavoro dello stato, in particolare la sua politica estera, deve basarsi sul dettato costituzionale della repubblica, sulle sue leggi. A tal proposito, un punto fondamentale per la Moldova è rappresentato dalla sua neutralità. Per noi è esclusa la partecipazione a strutture militari, e noi siamo intenzionati a rispettare in pieno la costituzione. Solo sotto questo punto di vista, esistono determinati ostacoli a collocare la Moldova in alcune strutture europee. Ma questi ostacoli non derivano certo dalle mie convinzioni. Dovremo essere capaci anche di innalzare la nostra preparazione professionale, per poter partecipare al lavoro delle strutture europee, vista l’utilità politica ed economica di tale lavoro. Ci è assolutamente necessaria la considerazione internazionale del nostro paese, il pieno riconoscimento della nostra repubblica, non solo da parte dei politici, ma anche da parte degli operatori economici. Inoltre, è fondamentale poter ricevere il più grande sostegno da parte delle strutture e delle organizzazioni internazionali ed europee.
Traduzione
dal russo
di Mauro
Gemma