www.resistenze.org - popoli resistenti - nepal - - n. 257

da: Oltre confine - Newsletter settimanale del Dipartimento Esteri del PdCI
 
Nepal: Una rivoluzione comunista...ignorata
 
di David Insaidi
 
E’ curioso come molte volte i nostri mass-media focalizzino l’attenzione su tanti eventi marginali, mentre tacciono completamente o quasi su episodi che tanto marginali non sono. E’ vero che il Nepal non costituisce uno stato di importanza cruciale e/o strategica: non ha petrolio, né abbondanza di materie prime utili. Ma si tratta pur sempre di uno stato che si trova tra la Cina e l’India, due nazioni che –specialmente la prima- stanno potentemente emergendo e possono essere considerate a tutti gli effetti delle potenze economiche. Ma parlare del Nepal oggi come oggi significa parlare di un paese che ha appena visto il trionfo di una guerriglia comunista, e il cui relativo partito è andato recentemente al governo vincendo le elezioni. E basta questo per spiegare come mai tali informazioni vengano sostanzialmente taciute da noi in Occidente (ma non altrove: l’emittente araba Al Jazeera, ad esempio, si è occupata non poco del Nepal).
 
Un po’ di storia recente. Il Nepal è stato fino a tempi recenti una monarchia assoluta. Nel paese esisteva ancora un feudalesimo assai sviluppato. I contadini spesso vivevano nella condizione di veri e propri servi della gleba. L’ignoranza e l’analfabetismo la facevano da padrona tra la popolazione, specialmente quella femminile. La popolazione (poco più di 30 milioni di abitanti) è tra le più povere di questo mondo. A questa monarchia si è da anni contrapposta un’opposizione “democratica” non comunista, in particolar modo il Partito del Congresso, ma senza grosso successo e soprattutto senza che questa riuscisse ad avere né un radicamento né un consistente consenso tra la popolazione. Viceversa, la guerriglia, cominciata nel 1996 da parte del Partito Comunista Nepalese (Maoista), dopo un decennio di scontri anche aspri (13.000 morti da entrambe le parti, guerriglieri e esercito nepalese) è riuscita ad ottenere un consenso vasto tra la popolazione e a cacciare definitivamente Gyanendra, l’ultimo re.
 
 In realtà, il re è caduto non soltanto per i colpi –decisivi- inferti dalla guerriglia maoista, ma anche grazie una vasta insurrezione popolare spontanea che c’è stata nel 2006. I guerriglieri, forti del loro successo e del loro radicamento fra la popolazione nepalese, hanno consegnato le armi e iniziato il loro percorso più politico, in ambito democratico. Nel maggio 2008 la monarchia è stata definitivamente abolita da parte dell’Assemblea Costituente ed è nata la Repubblica.
 
Il Partito Comunista (maoista) (PCN-M) ha partecipato a quelle che forse sono state le prime vere e proprie elezioni democratiche, ottenendo una grossa vittoria, ma non la maggioranza assoluta (38%). E’ andato al governo, insieme a una coalizione di altri partiti, tra i quali un altro partito comunista, il Partito Comunista Marxista-Leninista Unificato (PCN-MLU) e il Foro dei Diritti del Popolo Madhesi (FDPM). I Madhesi sono un’etnia che vive nelle grandi pianure, di lingua indù. A capo del governo abbiamo quello che è stato il grande leader della guerriglia maoista, ossia, Pushpa Khamal Dahal, più conosciuto con il suo nome di battaglia, Prachanda.
 
E ora comincia il difficile: per un paese che è tra i più poveri del mondo, senza grosse risorse economiche e che si trova in un territorio in gran parte montagnoso (il Monte Everest è al confine tra il Nepal e la Cina) non sarà semplice riuscire a imboccare la strada del progresso economico e sociale. Molto dipenderà dalle relazioni che riuscirà a stabilire soprattutto con i due grandi paesi suoi confinanti, la Cina e l’India.
 
 Ma, al di là degli sviluppi che ci saranno, rimane estremamente significativo il fatto in se che a distanza di quasi due decenni dal “Crollo del Muro di Berlino” non soltanto in America Latina si stanno costruendo paesi socialisti, ma anche in Asia il marxismo ha ancora molto da dire.