www.resistenze.org - popoli resistenti - nicaragua - 09-11-06
Da rebelion.org
http://www.rebelion.org/noticia.php?id=40886
La sconfitta della paura
Augusto Zamora R.*
09/11/2006
Gli USA le hanno provate tutte (salvo la minaccia militare), per impedire la vittoria del Fronte Sandinista di Liberazione nazionale (FSLN) e del suo candidato Daniel Ortega. E’ dal 2005 che l’ambasciatore statunitense Paul Trivelli, assunto il ruolo di dirigente supremo dell’antisandinismo, ha intrigato, minacciato, boicottato e punito tutti quelli che - a suo dire - ostacolavano la formazione di un nuovo partito antisandinista, come quelli che avevano vinto le elezioni del 1990, 1996 e 2001, sempre sotto l’egida tutelare di Washington.
L’obiettivo fondamentale degli Stati Uniti era il presidente Arnoldo Alemán, che nonostante fosse stato processato e condannato per malversazione di fondi pubblici, continuava a controllare con pugno di ferro il Partito Liberale Costituzionalista (PLC). Trivelli ha brigato quanto ha potuto perché Aleman lasciasse il partito e lo affidasse al loro candidato, Eduardo Montealegre, il ministro delle Finanze e protetto dal presidente Enrique Bolaños. Non essendo riusciti a mettere da parte Alemán, a suo carico sono scattati dei processi per corruzione, a Panama e negli USA, e poi, è seguito un sistema di premi e castighi, mediante il ritiro del visto statunitense ai dirigenti del PLC che non assecondavano la loro politica.
Ma Trivelli non ce l’ha fatta. Alemán ha imposto il suo candidato (José Rizo) e la lista di deputati all’Assemblea Generale. Montealegre è stato espulso dal PLC ed è stato costretto a formare un suo partito, l’Alleanza Liberale Nicaraguense (ALN). Nel frattempo, anche il sandinismo vedeva approfondire le sue divisioni interne, perché nell’arena elettorale era comparso il Movimento Rinnovatore Sandinista (MRS), cui si erano unite note figure della rivoluzione, come padre Ernesto Cardenal, l’ex presidente e scrittore Sergio Ramírez e tre ex membri del direttorio rivoluzionario, oltre ad una lunga lista di personalità.
Gli USA guardavano con soddisfazione a questa divisione, che indeboliva il nemico e riduceva le sue possibilità elettorali. La reazione del FSLN è stata sagace. Riprendendo la formula integratrice applicata nel 1978/79 per unire vari partiti e gruppi in una causa comune, la dirigenza sandinista ha serrato le fila; si è riconciliata con la chiesa cattolica ed il suo nemico viscerale, il cardinale Obando, ed il partito si è aperto a gruppi di centro - antisandinisti - come i socialdemocratici conservatori. Infine, ha designato candidato vicepresidente un ex dirigente della Contra, che ha aperto questo movimento al sandinismo.
Gli slogan della campagna elettorale riassumevano lo spirito di quella singolare alleanza: “Unità, pace, riconciliazione”, “Unita, Nicaragua vince”. Il rosario era la sua bandiera di combattimento. Dopo il fiasco subito nel tentativo di unire i liberali, l’ambasciatore Trivelli contro il FSLN ha usato la guerra sporca. Contava sull’appoggio del governo di Bolaños e del Consiglio Superiore dell’Impresa (COSEP), organizzazione che riunisce tutti i grandi gruppi economici del Nicaragua. Usando come punta di lancia i media in mano al COSEP, ha preso a diffondere notizie false sul rischio di guerra, confische di terra, ripristino delle tessere di razionamento e del servizio militare. Cercava di produrre timore nella popolazione, una tattica che aveva dimostrato la sua forza d’intimidazione nelle tre elezioni precedenti.
A fronte di proiezioni che indicavano un vantaggio notevole del FSLN ed Ortega, c’è poi stata la comparsata - proprio nelle settimane precedenti le elezioni - di congressisti repubblicani, alti funzionari del Dipartimento di Stato ed ex membri del governo di Reagan legati alla guerra degli anni 80’. Tutto lasciava intendere che ad un eventuale vittoria del FSLN sarebbe scattata una rappresaglia del governo Bush. La pressione ha raggiunto il suo apice quando tre congressisti repubblicani hanno minacciato il blocco delle rimesse degli emigrati nicaraguensi negli USA, chiedendo a Bush l’applicazione della legge antiterrorista verso il Nicaragua, in caso di vittoria di Ortega.
La sera del 5 novembre, quando i primi risultati davano Ortega con più del 40% dei voti, gli USA hanno tentato l’ultima disperata manovra: la delegazione inviata dal presidente Bush ha emesso un comunicato in cui affermava l’esistenza di gravi irregolarità nelle elezioni, fatto che poteva mettere in dubbio l’imparzialità e la trasparenza del processo elettorale. Dalla sede diplomatica e da Washington si faceva pressione sull’OEA, il Centro Carter, l’Unione Europea ed altri organismi perché assumessero la stessa linea. Nuovo fiasco. Insulza, dall’Uruguay, confermava la decisione dell’organismo regionale di avallare la trasparenza delle elezioni e la validità dei risultati. Per dissipare la cortina emessa dall’ambasciata statunitense, alle sette del mattino del 6, l’organizzazione “Etica e Trasparenza” convalida il processo elettorale ed afferma che secondo le proiezioni la vittoria elettorale è del FSLN, con il 40% dei voti.
A dire il vero, non erano proprio elezioni libere. E’ dal 90’ che i nicaraguensi vanno alle lezioni con una pistola puntata ala testa. Nel 90’, c’era in gioco la continuazione della guerra, l’embargo e le penurie. Dal 95’ la minaccia di sanzioni, embarghi e rappresaglie, in mezzo ad un’atroce propaganda interna che agitava il fantasma della guerra. La coalizione arrivò all’estremo quando il presidente Arnoldo Alemán, nei giorni precedenti le elezioni del 2001, ordinò lo spiegamento dell’esercito terrorizzando molti cittadini, che si videro un anticipo del conflitto.
Nelle elezioni del 2006 la strategia della paura ha fallito. Gli USA non sono stati in grado di mantenere in vita la coalizione antisandinista, e nemmeno di far paura ad un numero sufficiente di votanti. Da qui la vittoria sandinista; un grave fallimento del governo Bush, perché la presa del potere - stavolta attraverso le urne elettorali - permetterà al sandinismo di governare senza guerre, embarghi, distruzioni e morte. Ora ha la possibilità di fare quello che la guerra di aggressione impedì negli anni 80’. Se questi cinque anni futuri saranno ben spesi, il popolo finirà di avere paura e potrà dimostrare nei fatti i successi di un governo nazionalista e di sinistra. Se il FSLN farà bene, potrà raggiungere il governo sandinista poco a poco.
*Professore di Diritto Internazionale e Relazioni Internazionali all’Università Autonoma di Madrid.
Traduzione dallo spagnolo di FR per www.resistenze.org