La Commissione d'inchiesta delle Nazioni unite: il 30% delle vittime di Israele a Gaza sono minori. Dalla «tregua» almeno uno al giorno
Israele prende deliberatamente di mira i bambini palestinesi. Per distruggerne la vita, l'infanzia, la famiglia, l'istruzione, la salute mentale. Il genocidio prosegue: lo ha messo nero su bianco la Commissione internazionale indipendente d'inchiesta delle Nazioni unite sul Territorio palestinese occupato, compresa Gerusalemme est, e Israele.
E non si tratta di «vittime collaterali», come il governo israeliano ha continuato a sostenere, tentando inutilmente di rendere tollerabile il massacro di oltre 20mila bambini e bambine palestinesi. Le bombe sganciate sui piccoli di Gaza non sono nemmeno «errori di calcolo», ma attacchi intenzionali del cui esito Israele è perfettamente consapevole.
La Commissione ha raccolto e verificato migliaia di materiali, condotto interviste da remoto e in presenza con vittime, testimoni, operatori sanitari, avvocati, giornalisti e accademici. Patologi indipendenti sono stati chiamati ad analizzare referti medici, radiografie, fotografie, video, audio. Mentre il ministero della salute di Gaza e l'Autorità nazionale palestinese hanno risposto alle domande degli esperti Onu, Israele ha completamente ignorato tredici richieste di informazione o accesso agli atti, liquidando poi il report come «diffamatorio».
I dati raccontano che l'esercito ha spazzato via il 2% dell'intera popolazione infantile della Striscia, che rappresenta il 30% di tutte le vittime di Gaza. L'alto numero di bambini uccisi e feriti è attribuito all'uso di armi esplosive ad ampio raggio in aree densamente popolate. Lo studio documenta anche un modello sistematico di azioni che prendono intenzionalmente di mira i bambini. Accade quando i militari colpiscono le aree in cui i più piccoli giocano o raccolgono la legna, quando bombardano le tende degli affollati campi profughi, le scuole-rifugio, i siti di distribuzione di acqua e cibo, le abitazioni di famiglia.
La Commissione ha documentato una serie di omicidi a sangue freddo, elencando le unità militari responsabili. Come l'assassinio della piccola Hind Rajab e della sua famiglia, colpiti da un carro armato che si trovava a pochi metri dalla loro automobile. O quello di un ragazzino di 15 anni ammazzato da un cecchino mentre evacuava sventolando un panno bianco. O ancora, gli spari del quadricottero che hanno causato lesioni cerebrali a un neonato di 10 giorni, colpito mentre veniva allattato dalla madre in una tenda di Nuseirat. Sia i quadricotteri che i fucili da cecchino sono dotati di telecamere ad alta risoluzione, sensori a infrarossi, visione notturna i quali, secondo il rapporto, garantiscono la definizione degli obiettivi che si decide di colpire. I militari avrebbero visto che si trattava di bambini.
A ciò si unisce la violenza riproduttiva, la distruzione di scuole, ospedali, l'assedio che non permette cure pediatriche né di intervenire come si dovrebbe sui circa 21mila bambini resi disabili. Anche in Cisgiordania gli sfollamenti e la chiusura delle scuole prendono deliberatamente di mira i bambini, rapiti, arrestati, interrogati senza la presenza di un adulto e torturati nelle carceri israeliane. Azioni incitate da una violenta retorica pubblica che normalizza l'uccisione di minori palestinesi e incoraggia i soldati a colpirli anche senza ordini espliciti.
La Commissione ribadisce le conclusioni del settembre 2025 e afferma che a Gaza le autorità e l'esercito israeliano hanno commesso e continuano a commettere il crimine di genocidio, che crimini di guerra si susseguono in Cisgiordania e a Gerusalemme est.
Nel rapporto, il targeting dei bambini diventa uno degli elementi centrali per dimostrare l'intento genocidario: l'infanzia rappresenta la continuità biologica, sociale e politica del gruppo palestinese. Uccidere i bambini, mutilarli, privarli della salute, della scuola, della famiglia e della possibilità stessa di crescere significa, secondo la Commissione, aggredire il futuro dei palestinesi, spezzarne la sopravvivenza collettiva e compromettere l'esistenza stessa del gruppo.
E il «cessate il fuoco» non è servito a spegnere l'intento genocidario. Secondo l'Unicef, l'agenzia Onu per l'infanzia, in otto mesi Israele ha ammazzato in media un bambino palestinese al giorno. L'organizzazione descrive la tregua come «un'illusione crudele e mortale» che da ottobre ha causato la morte di almeno 265 bambini.
Anche lunedì un «doppio colpo» israeliano ha ucciso una giovane studentessa che tornava a casa dopo aver sostenuto un esame scolastico. Ieri, invece, un quadricottero ha sparato sulle tende del campo di al-Mawasi, uccidendo una persona e causando diversi feriti. La Commissione Onu ha concluso chiedendo di imporre sanzioni immediate a Israele, di fermare il commercio militare, di arrestare funzionari israeliani destinatari di mandati della Corte penale internazionale.
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