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Il movimento Etno Cacerista, gli eventi di Andahuaylas
e l'alternativa popolare
Lima 4 gennaio 2005
Di fronte alla presa del commissariato di Andahuaylas, il 1º gennaio del mese
in corso, da parte di un gruppo armato appartenente al movimento etno cacerista
comandato dal Maggiore Antauro Humala Tasso e la sua resa finale, il PCP
comunica quanto segue:
1. Il movimento etno cacerista nato nel
2000 alla fine della dittatura di Fujimori, è un'organizzazione politico
militare la cui base sociale è costituita dai riservisti delle forze militari.
I suoi postulati ideologici e politici si basano sul “conflitto inter-etnico”
che definiscono il superamento della concezione marxista della lotta di classe.
Il suo discorso politico, carico di fondamentalismo ed intolleranza, esprime un
esacerbato nazionalismo ed una visione autoritaria e verticale della società.
La sua pratica politica lo avvicina ai settori ultranazionali, all’isolamento e
ad occasionali confronti con le organizzazioni corporative e politiche di
sinistra, come è successo nell’ultimo Sciopero Nazionale indetto dalla CGTP, il
14 Luglio scorso, quando insieme alla destra nazionale ha contribuito a
demonizzare tale misura di lotta popolare.
2. La presa del commissariato di
Andahuaylas è in sintonia con la proposta golpista per uscire dalla crisi e di
impedire una via d’uscita democratica e popolare; costituisce perciò un'azione
avanguardista, isolata e molto distante dalle lotte del popolo peruviano per
cambiare radicalmente il corso neoliberale dell’economia e dell’anacronistico e
corrotto sistema politico imperante.
Evidentemente, l’etno cacerismo, ha scelto la strada sbagliata, perché la
pratica storica ha già dimostrato che la trasformazione del paese è solo
possibile attraverso il movimento organizzato delle masse.
3.
Nell’attuale congiuntura, i fatti di Andahuaylas, costituiscono un’azione ad
effetto destinata a riposizionare politicamente il movimento etno cacerista
(però venuta a meno), per incarnare lo scontento sociale e l’opposizione
radicale al governo. Quell’azione, tuttavia, ha significato solo la perdita di
5 vite umane e di numerosi feriti e detenuti. Inoltre, ha finito col favorire
gli interessi dei settori più reazionari del paese, propiziando una maggiore
repressione.
4. Il PCP, prende le distanze dal
governo e dalla destra politica, che si sono limitati a condannare il fatto
senza la minima autocritica, qualificando semplicemente la cosa come un atto
“delinquenziale di natura fascista, legato al narcotraffico, al terrorismo e
prodotto dall’agitazione comunista”, e con altre definizioni estratte
dall’arsenale dell’imperialismo e dalla esperienza fujimontesinista. Non c’è
stato un minimo riconoscimento della crisi del paese o dell’applicazione di una
politica economica neoliberale che viene dalla dittatura e che fa bene solo ai
gruppi di potere, mentre si accresce la fame e la miseria dell’immensa
maggioranza del paese.
Pur essendo censurabile, l’azione dell’etno cacerismo, è una dimostrazione di
ciò che produce la chiusura degli spazi democratici attraverso una legge che
ostacola la partecipazione delle organizzazioni politiche, ed esclude le masse
dalle decisioni politiche, privilegio di una minoranza politica screditata
dalla corruzione e dalla sua politica
genuflessa nei confronti degli interessi transnazionali.
5. Il Partito Comunista
Peruviano, come il Fronte Popolare e l’insieme della sinistra peruviana,
segnala che quanto è accaduto in
Andahuaylas è un severa monito per il governo e le classi dominanti, che si
ostinano a mantenere vigente una Costituzione spuria sulla quale si edifica
l’attuale sistema politico ed istituzionale in avanzata decomposizione, e alle
pretese di soggiogare il nostro sistema produttivo agli interessi
transnazionali mediante la sottoscrizione di un TLC con gli Stati Uniti che
mette a rischio la sovranità e l'indipendenza del nostro paese ed il futuro
della nostra patria.
6.
Di fronte a questi eventi il PCP ratifica la sua decisione di continuare a
cercare un’uscita democratica, patriottica e popolare all’attuale crisi, e
invita i suoi militanti a perseverare tenacemente nella costruzione di
un’alternativa politica e sociale popolare basata sull’unità programmatica
dell’insieme delle forze di sinistra e progressiste che lottano per il
cambiamento. In questo senso il 2005
deve significare il consolidamento del Fronte Popolare come strumentodi unità e
lotta, e la sua iscrizione nel JNE e contemporaneamente la concrezione
dell’unità della sinistra in un ampio fronte con la capacità di sconfiggere la
destra politica e fornire al paese una via d’uscita democratica in funzione
degli interessi nazionali.
7.
Ratifichiamo la nostra lotta per il socialismo ed i grandi ideali di giustizia
sociale che danno ragione alla nostra esistenza e aderiamo all’appello fatto
dal Fronte Popolare che indica la necessità inevitabile di cercare una
soluzione democratica alla crisi spingendo all’unità più ampia possibile sulla
base delle seguenti iniziative:
a. Convocazione
immediata di una Assemblea Costituente come base per un nuovo patto sociale, ed
una profonda riforma dello Stato che stenda le basi di una nuova
istituzionalità davvero democratica.
b. Cambiare
in modo radicale l’attuale politica economico neoliberale, basata sullo
sfruttamento del lavoro e la protezione privilegiata del capitale straniero.
c. Fermare
l’offensiva contro i lavoratori dell’attuale governo che pretende di ritagliare
diritti fondamentali dei lavoratori e le minoranze nazionali, a beneficio
esclusivo dei gruppi di potere.
d. Sospendere,
fino alla validità della nuova Costituzione, i TLC in corso, e le
privatizzazioni e/o le concessioni che trattano con il governo alle spalle del
popolo.
e. Chiedere
un giudizio giusto per Antauro Humala ed i suoi seguaci.
RENAN RAFFO MUÑOZ
Segretario Generale
traduzione dallo spagnolo di FR