www.resistenze.org - popoli resistenti - perù - 07-04-06

Titolo proposto:

Alla vigilia delle elezioni peruviane il leader popolare Ollanta Humala è il favorito

Sarà un nuovo Lucio Gutierrez o un nuovo Chavez?

 

da resumen latinoamericano

http://nodo50.org/resumen

4 Aprile 2006


Ollanta Humala, in testa a tutti i sondaggi


A meno di una settimana dalle elezioni in Perù, il nazionalista di sinistra Ollanta Humala, è in testa a tutti i sondaggi. Seguito dal conservatore Lourdes Flores e dal socialdemocratico Alan García, è alla caccia di una seconda tornata elettorale che sembra inevitabile.

Humala, secondo le ultime diffusioni dei sondaggi raccoglie fino al 32,6 % delle preferenze, il che non è certo sufficiente per vincere al primo turno. La legge esige più del 50 % dei voti validi per evitare un ballottaggio.


Humala, ex comandante dell’esercito, simpatizzante del presidente del Venezuela Hugo Chávez e del boliviano Evo Morales, ha raccolto il voto antisistema ed il voto di protesta dei peruviani delusi dal cosiddetto modello neoliberale, quello segnato da libero commercio, privatizzazioni e controllo della spesa pubblica. Si presenta come il candidato del cambiamento e della trasformazione; ha 43 anni, promette di lottare contro la corruzione ed imporre autorità in un paese che ha vissuto cinque anni di crisi di leadership sotto il governo di Alejandro Toledo.


Con più del 50 % di poveri e ben 7 milioni di peruviani in estrema povertà, ma con una macroeconomia solida, il Perù è un complesso laboratorio sociale dove i settori popolari incolpano il governo di non aver migliorato le loro condizioni nonostante il ritorno della democrazia.


“Non sono di sinistra né di destra, sono del basso”, assicura Humala

Il candidato nazionalista Ollanta Humala, che guida i sondaggi per le elezioni presidenziali peruviane del 9 aprile, giacchè ritiene che i concetti di sinistra e di destra sono illusori da quando impera la globalizzazione, si è definito politicamente come «del basso»,


«Non sono di destra né di sinistra, sono del basso», ha risposto precisando la sua posizione ideologica. “Dalla caduta del muro di Berlino e la vittoria dell’impero capitalista, il mondo si divide tra paesi che globalizzano ed altri globalizzati», ha dichiarato di fronte all’Associazione di Stampa Straniera.

Ora “il nuovo confronto avviene tra la tendenza a violare la sovranità da parte dei paesi globalizzanti contro la tendenza a difendere gli interessi nazionali da parte dei paesi che sono sul punto di essere globalizzati.»

 

 

da rebelion.org

Raúl Zibechi

3 aprile 2006

Alai-amlatina


I rischi del caudillismo

Ollanta Humala può essere il prossimo presidente del Perù


Il 29 ottobre 2000, il tenente colonnello si è ribellato nella città meridionale di Tacna insieme a suo fratello, il maggiore in pensione Antauro e mezzo centinaio di soldati, contro la politicizzazione e la corruzione diffuse nell’esercito comandato da Vladimiro Montesinos, l’uomo forte del regime. Ollanta chiese la rinuncia di Fujimori, che pochi giorni dopo abbandonò la presidenza scappando in Giappone.


Semplificando, i tre principali candidati incarnano tre vecchie aspirazioni di diversi settori della popolazione peruviana: Lourdes Flores rappresenta gli interessi dell’oligarchia; Alan García la vivacità creola ed Ollanta Humala, definito “il leader più volte atteso nella nostra storia” dal sociologo Gonzalo Portocarrero. Per l’analista, intervistato dal quotidiano “La Repubblica” lo scorso 30 marzo, i politici peruviani sono ormai visti da tutta la popolazione come sfrontatamente corrotti e autori di un clima dove regnano la delusione ed il cinismo.

Per Portocarrero, la forza di Humala consiste nel fatto che “..la gente comune, i poveri del Perù, lo identificano come uno di loro; la Sua forza sta in una sorta di complicità con le masse. Nel dir loro: - Io sono come te e ti capisco, tu hai un posto nella mia politica -. A differenza di quello che succede con la politica tradizionale, si tratta di un’identificazione poco razionale, emotiva e perfino fisica”. Egli si avvale spesso di un linguaggio non verbale attraverso certi gesti ed atteggiamenti che lo mostrano inequivocabilmente come un individuo che ha vissuto con quelli del basso”.

Vittime del modello neoliberale, buona parte dei sostenitori di Humala - in linea con una parte della tradizione andina - continuano a cercare un capo che metta ordine in un mondo caotico non offre loro un posto o, al massimo, li accetta come subordinati. La debolezza delle istituzioni peruviane ha portato, secondo Portocarrero a far oscillare il paese tra due estremi: l’oligarchia contro il caudillismo. L’uno e l’altro si scontrano, a volte anche in modo violento, ma appartengono ad un stesso universo.

“gringo e la classe politica hanno riso quando è comparso in campagna elettorale. Non lo hanno considerato, perché era un signor nessuno, lo hanno insultato, trattato come spazzatura”, assicura l’antropologo Rodrigo Montoya a La Paz, durante la celebrazione delle II Giornate Andino-mesoamericane del Movimento Indigeno, Resistenza e Progetto Alternativo.


A pochi giorni dalle elezioni del 9 aprile, Humala è in testa, e contrariamente a tutte le previsioni indicano che passerà al secondo turno con buone possibilità di sconfiggere Lourdes Flores, la “candidata dei ricchi”, come la chiamano in Perù.

Secondo Montoya, il successo della sua candidatura nata fuori dal sistema di partiti, si deve al fatto che esiste in Perù un clima di corruzione sfrenata ormai da moltissimo tempo. Quella genera insofferenza, la stessa che aveva portato alla presidenza un outsider come Alberto Fujimori nel 1990, e più tardi l’attuale presidente Alejandro Toledo, nelle elezioni del 2001. Humala ha i suoi sostenitori più convinti tra la popolazione andina del sud (Cusco) Castigo, Ayacucho, Huancavelica, Apurímac, e tra i settori popolari più colpiti dal modello neoliberale.

Figlio dell’esercito, si tratta di un personaggio contraddittorio, se lo si misura coi parametri della politica razionale tradizionale. Ma Ollanta è innanzitutto un militare, “roba dell'esercito", secondo Montoya. Quando fece l’azione di forza a Tacna non aveva la minima possibilità di abbattere Fujimori, ma non è stata un’azione militare fallita, piuttosto un’azione propagandistica. Fu un successo, poiché nonostante sia stato espulso dalle forze armate ha ottenuto un ampio appoggio popolare. Quando il parlamento decise la reincorporazione di Humala, l’esercito lo designa come addetto militare a Parigi, nel 2003, occasione che sfrutta per studiare Diritto Internazionale a La Sorbona. Nel 2004 è inviato a Seul per occupare un incarico inesistente: addetto aggiunto alla rappresentanza militare del Perù. Quando suo fratello Antauro si ribella ad Andahuaylas, il 1° gennaio del 2005, procurando quattro políziotti e due ribelli morti, Ollanta sottoscrive un comunicato mostrando il suo appoggio, e nell’esercito viene definitivamente messo da parte.

Pochi giorni fa, Ollanta ha assicurato in una lettera pubblica che si è lanciato alla corsa presidenziale perché gli hanno rifiutato la possibilità di rientrare nelle forze armate. Nel febbraio del 2005, dopo la sua definitiva separazione dall’esercito, ha scritto una lettera in cui argomentava:

“È un'opportunità che io do all’Esercito di riflettere sulla sua brutta decisione. Altrimenti, entrerò nella politica in una maniera diversa rispetto a quello che si è visto fino ad ora.”


Parte delle sue possibilità di vittoria stanno nei 200 mila militari che per la prima volta votano in Perù, e si stima che la stragrande maggioranza lo farà per Ollanta. La sua ispirazione ideologica si rifà alla Guerra del Pacifico (1879-1883), Perù e Bolivia contro il Cile, guerra in cui i primi persero le province di Arica, Tarapacá ed Antofagasta. “In quella guerra, il maresciallo Cáceres formò un esercito sciatto e di contadini senza armi, eppure vinsero tutte le battaglie contro i cileni nelle Ande.” Caceres è considerato il personaggio storico di riferimento da Ollanta, e tutti dicono che ha “le ..uova a posto", assicura Montoya.

A questo punto si deve considerare la figura paterna. Isaac Humala è un avvocato imprenditoriale della catena montuosa meridionale, parla il quechua, “comunista in testa ed indigenista nel cuore”, dice Montoya. Fu militante comunista negli anni 50’ e dopo fece parte del Movimento di Sinistra Rivoluzionaria, è stato il creatore del denominato “etnonazionalismo”, ideologia che difende con veemenza suo figlio Antauro. Al contrario, Ollanta si definisce solo come nazionalista, in un lotta politico - familiare. Mentre Antauro è a favore di una via rivoluzionaria per la conquista del potere, Ollanta è più moderato e difende le vie legali, per questo ha creato il Partito Nazionalista Peruviano (PNP).

Negli ultimi mesi sono sorti da ambienti militari denunce circa la partecipazione di Ollanta nella “guerra sporca” contro Sendero Luminoso. Ma il candidato presidenziale non ne è uscito indebolito Secondo Montoya, Ollanta è stato sicuramente coinvolto nella guerra sporca. Molti dati lo confermano, e perfino lui ha confessato di essere stato in zona di guerra nella selva. L’esercito lo voleva screditare con informazioni prese dal suo dossier segreto, ma l’operazione gli è tornato a favore, perché Humala ha sfidato il ministro della Difesa a portare tutti i dati. L’esercito, che non ha mai riconosciuto di aver ammazzato nessuno, non può dare dati precisi su Humala perché significherebbe riconoscere il genocidio.”

La sinistra, Evo e Chávez

La comparsa di Ollanta Humala avviene in una congiuntura in cui i paesi andini stanno registrando un profondo cambiamento sotto la spinta di leader carismatici: Lucio Gutiérrez in Ecuador, sebbene dopo aver preso la presidenza si sia rivolto immediatamente a beneficio degli Stati Uniti; Hugo Chávez in Venezuela, principale problema per la strategia di George W. Bush; ed ora Evo Morales in Bolivia. Ci sono analisti che sostengono che la Casa Bianca non sarebbe disposta a tollerare un trionfo di un uomo come Ollanta, che potrebbe consentire un asse andino anti-statunitense e trasformarsi in un freno al Piano Colombia, la principale iniziativa dell’impero nella regione.

In ogni caso, la comparsa di Ollanta è legata - tra altre ragioni - alla debolezza della sinistra peruviana che non si è ancora ripresa dall’effetto “tenaglia” (Sendero Luminoso e Fujimori). Senza dimenticare che una parte di essa si riciclò nel progetto di Fujimori, tra cui Patria Rossa, il partito di matrice maoista che oggi costituisce la principale forza organizzata della sinistra. Inoltre, problemi di settarismo gli impediscono di unirsi ed arriva alle elezioni molto divisa, evidenziando un’insuperabile frammentazione. In realtà, Ollanta assume buona parte del discorso della sinistra. Montoya: “Credo che in ciò vi sia l’influenza diretta di Chávez e di Evo, poiché dice che capisce il nazionalismo come forma di controllo delle risorse naturali per i propri popoli e questo apre un orizzonte importante.” Nel Perù attuale suona normale che le imprese canadesi e nordamericane si occupino di sfruttare le ricchezze minerarie, ed Ollanta viene ad occupare il posto vacante di opposizione all’imperialismo.
Tuttavia, Montoya crede che il progetto di Ollanta sia poco solido e che “i meccanismi per cooptare Humala sono più forti della sua potenzialità per cambiare il sistema.”


Rimane la domanda se Ollanta, in caso di vittoria, sarà più simile a Lucio Gutiérrez o a Hugo Chávez. Montoya: ”Credo che Ollanta abbia qualcosa di entrambi”, assicura, “In qualche modo, prospetta un nuovo periodo d’incertezze per un paese, come il Perù, già abituato agli sconvolgimenti”.

 

 

Traduzione dallo spagnolo del Ccdp