da metroNews
http://www.metronews.it/det.php?id=120435&fid=adnk_id
Alan
Garcia ha vinto le elezioni
Lima, 5 giu. (Adnkronos/Dpa)
Il candidato socialdemocratico Alan Garcia ha vinto le elezioni presidenziali
in Peru', ottenendo il 55 % dei voti secondo lo spoglio del 77% dei voti. Il
suo rivale, il nazionalista Hollanta Humala, si e' fermato al 44,5% e ha
concesso la vittoria. "Riconosciamo i risultati, salutiamo le forze che sono
state in competizione con noi, quelle di Garcia", ha affermato in una
conferenza stampa.
da Aprileonline
http://www.aprileonline.info/articolo.asp?rub=Osservatorio%20America%20Latina&nw=si&ID=10669&numero='176'
Perù, elezioni presidenziali
LA VIGILIA
Alla vigilia del ballottaggio di domenica 4 per le presidenziali in Perù,
l’ultimo sondaggio pubblicabile prima del silenzio elettorale ha assegnato un
vantaggio di 8 punti percentuali a favore dell’ex presidente Alan Garcia
(1985-1990) su Ollanta Humala. L’indagine, svolta sulle intenzioni di voto di
2mila persone in 175 distretti peruviani dall’istituto Apoyo tra mercoledì e
venerdì scorsi, assegnava all’ex presidente socialdemocratico il 44% dei voti e
il 36% al candidato nazionalista. Ma il 20% dei peruviani sarebbe stato ancora
indeciso. Secondo il direttore dell’istituto di indagini, Alfredo Torres,
inoltre, i risultati mostravano che avrebbe potuto esserci una percentuale di
persone che, pur essendo decise a votare per Humala, non lo hanno rivelato.
Torres ha poi sottolineato che sarebbe stato decisivo nel risultato finale il
voto di chi ancora allora aveva dichiarato di voler votare scheda bianca, circa
il 13% degli intervistati. Stando ai dati di un altro sondaggio, reso noto
sabato scorso dal centro ricerche dell’Università cattolica di Lima, infine, il
candidato aprista Garcia aveva ottenuto il 54% dei voti contro il 46% delle preferenze
ottenute dal leader nazionalista Humala. Gli indecisi erano il 23% circa.
La campagna elettorale è stata, soprattutto nell’approssimarsi del voto, molto
aspra. Humala ha infatti definito l’avversario come “uno svergognato, un
demagogo e un populista che ha stretto un patto di impunità con l’ex presidente
Alberto Fujimori”, appena uscito dal carcere in Cile. Dello stesso tenore il
rivale Garcia, che ha apostrofato Humala come un “paranoico ed aggressivo,
nonché disperato perché, pur se a suo dire sembra aver ricevuto finanziamenti
dal venezuelano Hugo Chavez, secondo i sondaggi non avrebbe molte chances di
vincere”. Toledo, presidente ancora in carica, non ha scartato “azioni
violente” nel corso o subito dopo le votazioni di domenica. Pur se non ha fatto
nomi, tutti hanno interpretato che potrebbero essere messe in atto dai
simpatizzanti di Humala. Proprio per questo alcuni media hanno parlato di
“infiltrati cubani e venezuelani pagati da Chavez” già pronti alla frontiera
con la Bolivia per scatenare la violenza se perdesse il leader dell’Upp, cosa
che lo stesso ministro della difesa, l’ex generale Marciano Rengifo non ha
scartato a sua volta, sostenendo che “i servizi segreti stanno verificando”.
I RISULTATI
Quando sono state scrutinate l’84% delle schede, il candidato
socialdemocratico Alan Garcia ha ottenuto il 54,70 % dei voti contro il 45,30%
del rivale, il nazionalista Ollanta Humala.
Garcia è quindi il nuovo presidente del Perù.
Nonostante la vittoria, Garcia ha ottenuto un trionfo (in media il 62% dei
voti) soltanto in 9 dei 24 dipartimenti del paese, i più popolosi (compreso
quello di Lima) dove vota un terzo dell’elettorato totale (circa 5,6 milioni di
persone). Nelle altre circoscrizioni del Paese - soprattutto nelle Ande, nel
sud, nel centro e nella foresta amazzonica, dove si concentrano le popolazioni
più povere - è stato comunque Humala il più votato. Per questa ragione, il neo
presidente ha dichiarato che il nuovo governo sarà un esecutivo “di
concertazione, dialogo e apertura”. D’altra parte, seppur sconfitto, Humala
guida il partito che rappresenta la principale forza in parlamento: alle
elezioni legislative del 9 aprile scorso il partito Upp (Union por el Perù) ha
infatti ottenuto 45 dei 120 seggi della Camera contro i 36 conquistati dal Pap
(Partito aprista peruviano) del neo presidente. Dialogo, apertura, uniti
all’assicurazione che il suo governo non si dimenticherà dei ceti poveri (che
hanno votato Humala) e che si adopererà “per una redistribuzione del reddito” e
per far fronte “a problemi come l’acqua potabile, la disoccupazione e la fame”.