www.resistenze.org - popoli resistenti - perù - 15-11-07 - n. 203

da Partito Comunista Peruviano (PCP)
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8 novembre, grande giornata di lotta
 
Teofilo Bellido
 
11/11/2007
 
Riceviamo dai compagni del Partito Comunista Peruviano (PCP) e volentieri pubblichiamo:
 
Giovedì 8 novembre ha rappresentato una grande giornata di lotta, un giorno di fermento sociale con scioperi sindacali, regionali e settoriali, prese di posizione e diverse iniziative di massa in tutto il paese, un giorno in cui si sono mobilitati ampi settori della popolazione. Una risposta al Presidente Alan Garcia, alla testa di un regime che, superbo e intollerante, ha preso velocemente la china della repressione e dell’autoritarismo. E’ stata una risposta sociale e insieme politica del popolo peruviano.
 
Avanza la lotta per il cambiamento
 
Nello stesso giorno nel Palazzo del Governo cariche ufficiali sottomesse festeggiavano l’approvazione di quel Trattato di Libero Commercio (TLC) con gli Stati Uniti, che lo stesso Alan Garcia con l’Apra in campagna elettorale aveva promesso a diversi settori di produttori agricoli e di piccoli e medi imprenditori di “rivedere paragrafo per paragrafo e riga per riga”. Ora, ci si mette al servizio di un gruppo ridotto di esportatori, si conservano le richieste di annessione dell’economia peruviana agli Stati Uniti e la stampa rettile elogia questa “impresa”. Così si salda un altro anello alla catena della sottomissione ai mandati del Nord America e alla politica di connivenza con le multinazionali.
 
La linea divisoria è tracciata nero su bianco. Da un lato, i lavoratori e il popolo determinati nella difesa della sovranità nazionale, dell’economia familiare, del lavoro degno e con diritti, della produzione e dell’industria nazionale; nell’esigere cambiamenti della politica economica, aumenti di stipendi, salari e pensioni, una lotta tenace contro la corruzione, una nuova Costituzione Politica, una vera decentralizzazione. Dall’altro lato, il governo, infestato dalla corruzione e dall’incapacità, alleato con i grandi imprenditori, con la destra recalcitrante e con il fujimorismo, persiste con il modello neoliberale. Una contraddizione che la giornata dell’8 novembre ha fatto venire a galla.
 
L’unità politica e sociale
 
La CGTP (Confederazione Generale dei Lavoratori Peruviani) emerge come l’organizzazione più importante della lotta sociale nella nostra patria. La sua capacità di mobilitazione va ben oltre lo spazio sindacale per rivolgersi ad altri del movimento popolare e affermarsi come referente della lotta che, con il concorso di altre organizzazioni di categoria e territoriali, va definendo una direzione unica che si impegna a incanalare le lotte del popolo peruviano, in cui non sono assenti, e neppure potrebbero esserlo, le organizzazioni politiche della sinistra, nazionaliste e i movimenti che si battono per il cambiamento e la trasformazione rivoluzionaria della società peruviana. L’unità politica e sociale è un dovere che va prendendo forza.
 
La convergenza del movimento sociale con il movimento politico è un processo utile per far crescere la lotta economica, settoriale o regionalista verso obiettivi superiori; è una tesi completamente opposta a quella di coloro che pensano che i partiti non abbiano niente a che vedere con le lotte rivendicative e con le organizzazioni che le sostengono. L’8 novembre ha dimostrato, ancora una volta, che è possibile e necessario.
 
Fino ad oggi, queste forze si riuniscono in un solo asse, che è stato chiamato “Coordinadora Politica y Social”, che, superata ogni titubanza, ha esordito l’11 luglio scorso e di cui, fin dalla sua gestazione, fa parte il Partito Comunista Peruviano. Tale Coordinadora è concepita come uno spazio che promuove e coordina l’unità d’azione del movimento popolare, dibatte, analizza e si pronuncia sui problemi nazionali e congiunturali, contribuisce a sviluppare una piattaforma e un programma unico.
 
Ciò rappresenta un progresso di grande significato nel perfezionamento e rafforzamento della prospettiva della definizione di un grande progetto politico e sociale che superi la dispersione e promuova l’unità, l’organizzazione e la strutturazione di tutte le forze esistenti e rappresentative del campo popolare con dirigenti e leader espressione di un grande fronte capace di risolvere la contraddizione del momento a favore del cambiamento.
 
La lotta conseguente insieme all’unità è il percorso per la transizione verso la costruzione di uno strumento politico che recuperi la fiducia dei lavoratori e del popolo, che costituisca una reale alternativa di governo e di potere per un Perù non sottomesso e che, da una posizione sovrana, innalzi le bandiere dello sviluppo e del progresso delle grandi maggioranze emarginate e riduca il solco che separa coloro che sempre più accumulano e coloro che poco o niente possiedono.
 
In tal modo, vale la pena continuare e profondere tutti gli sforzi personali e collettivi a partire dai nostri organismi di base, dai nostri territori regionali, nelle università e nel movimento studentesco, nelle campagne, nel campo della cultura e tra gli intellettuali. Il Partito Comunista Peruviano si impegna con tutte le sue forze a far avanzare questo processo unitario.
 
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare