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da Rebelion - www.rebelion.org/noticia.php?id=69182&titular=perú:-otro-paso-en-la-militarización-
 
Un altro passo nella militarizzazione
 
di Raul Zibechi - La Jornada
 
21/06/08
 
Le forze armate del Perù hanno riconosciuto, per la prima volta, la prevista costruzione di una base militare ad Ayacucho, nella valle del fiume Apurimac.
 
Nel mese di maggio vi si erano trasferiti 150 soldati statunitensi agli ordini del Comando Sud nel quadro dell’operazione “Nuovi Orizzonti 2008”.
 
Il presidente Alan Garcia aveva appena negato l’esistenza del progetto, ma il capo dell’esercito generale Edwin Donare, ha dichiarato che sono in corso colloqui con Washington per costruire un “aeroporto militare” nella zona.
 
Erano alcuni mesi che si susseguivano ipotesi circa il luogo scelto dal Comando Sud per sostituire il ruolo della base di Manta (Ecuador), attiva dal 1999, il cui contratto scade il prossimo anno ma che non sarà rinnovato dal presidente Rafael Correa.
 
Giorni fa Hugo Chavez aveva citato la zona di Guajira, area di frontiera fra Colombia e Venezuela come luogo strategico per piazzarci la nuova base. Altre fonti ritenevano potesse essere Iquitos, sul Rio delle Amazzoni, dove già si trovano elementi delle forze armate statunitensi. Ma ora si è aggiunto questo indizio circa Ayacucho.
 
Secondo l’analista peruviano Ricardo Soberon, la scelta nordamericana di Ayacucho si spiegherebbe con la volontà statunitense di piazzarsi nel cuore della zona più problematica in termini di sicurezza e perché equidistante dal conflitto armato in Colombia e dal conflitto politico in Bolivia (Página 12, 17/6/08).
 
Si tratterebbe di una base situata a 600 chilometri a sud di Lima, capace di coprire un’ampia zona della regione andina, a cui il Comando sud conferisce la massima importanza.
 
Basta osservare la mappa per capire che la base rappresenta una chiara minaccia al controllo che il Brasile pretende di esercitare sull’Amazzonia, inoltre, con questa si aggiunge un anello alla catena di basi che stringono d’assedio l’unico paese della regione che può contrastare il dominio statunitense.
 
La zona scelta presenta altre particolarità: è stata importante base d’azione delle operazioni di Sendero Luminoso e vi si trovano ancora piccoli gruppi di quella organizzazione, è una regione con coltivazioni di coca ed uno dei territori contadini più poveri del paese.
 
L’azione del Comando Sud ricorda quanto accaduto in Paraguay negli ultimi anni.
 
Pochi mesi fa il parlamento peruviano ha approvato l’ingresso di un distaccamento di truppe statunitensi, avvicendate ogni cinque mesi, che hanno partecipato alle manovre congiunte con l’esercito peruviano chiamate Azione Civica Umanitaria Nuovi orizzonti 2008”.
 
Il lavoro svolto sul campo da questa missione militare nordamericana, così come è successo in Paraguay con la Cada (Campagna per la Smilitarizzazione delle Americhe), non consiste solo nell’ “aiuto umanitario”, ma nello studio del terreno, per abituare la popolazione alla presenza dei militari stranieri e stabilire un solido controllo sociale dei contadini. La cosiddetta “azione integrale” appartiene alla stessa strategia.
 
In Perù, come dimostrato nelle scorse settimane, questa presenza militare straniera si scontra con la presenza di una società organizzata. Il Fronte di Difesa del Popolo di Aycucho ha convocato una mobilitazione e uno sciopero regionale per l’8 luglio, chiedendo il ritiro delle truppe statunitensi.
 
Elizabeth León, congressista del parlamento, ha appoggiato lo sciopero e ha denunciato il fatto che la popolazione locale è l’ultima a sapere quanto la riguarda da così vicino. Il Perù sta ancora cercando di superare sofferenze causate dalla terribile esperienza della guerra sporca tra l’esercito e Sendero, che negli anni 90’ ha fatto almeno 70 mila vittime, per due terzi contadini chequa.
 
Ma la costruzione di una nuova base militare si colloca negli obiettivi a lunga scadenza del Comando Sud, diventati la pietra miliare della strategia statunitense in America del Sud.
 
Infatti, la relazione del 2007 del Southern Command stabilisce per i prossimi dieci anni “il piano strategico più ambizioso che abbia concepito negli ultimi tempi un’agenzia ufficiale statunitense sulla regione”, secondo quanto afferma Juan Gabriel Tokatlian (Le Monde Diplomatique, Edizione Cono Sud, giugno 2008).
 
Questa strategia riguarda tre cambiamenti di lunga durata:
 
-         dal contenimento si passa al mantenimento del primato, che non tollera competitori
 
-         dalla dissuasione si passa alla guerra preventiva
 
-         si costituisce una rete d’alleanze stabili per accordi che hanno l’obiettivo di raggiungere obiettivi stabiliti unilateralmente dal Pentagono  
 
Nei primi sei mesi di quest’anno sono accaduti vari fatti che confermano che la regione sta diventando lo scenario di un conflitto per l’egemonia e il controllo dei beni comuni.
 
L’attacco all’accampamento delle FARC in territorio ecuadoregno e la riattivazione della IV Flotta USA diretta nei Carabi, in America Centrale e del Sud, sono i dati più evidenti.
 
La scoperta di importanti giacimenti di petrolio sul litorale marittimo del Brasile che finiscono col far diventare questo paese una potenza del secolo XXI. Infine, la creazione dell’UNASUR (Unità delle Nazioni Sudamericane), e soprattutto la proposta di Lula di creare un Consiglio di Difesa Sudamericano, mettono nero su bianco ciò che si sta giocando nell’area.
 
Se ci ricordiamo che il Piano Colombia è riuscito a modificare l’equilibrio militare nella regione, portando l’esercito colombiano alla pari con quello brasiliano, i conti cominciano a tornare.
 
Alcuni hanno chiara la necessità di difendersi, da qui gli accordi firmati nel febbraio 2008 tra Brasile e Argentina per la cooperazione nucleare e la difesa. Ma la compagine imperialista è forte, conta su alleati importanti nella regione andina (Perù e Colombia) e, soprattutto, ci sono vari governi, come quello dell’Uruguay, che nell’area hanno più dubbi che possibilità di scelta.
 
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org di FR