www.resistenze.org - popoli resistenti - pakistan - 10-06-09 - n. 277

da www.politicalaffairs.net/article/articleview/8535/
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Pakistan al bivio
 
di Teresa Albano*
 
Il Pakistan si trova a un bivio, dove il passato incontra il presente e l'identità nazionale attraversa le influenze regionali. Non sembra invece in bilico, come alcuni hanno detto, tra uno stato democratico con armi nucleari e uno "stato fallito" con armi nucleari.
 
L'emergere dei talebani come forza armata in Pakistan, ha portato l'amministrazione Obama a dare priorità a questo paese insieme al vicino Afghanistan come una delle principali sfide di politica estera. Il presidente Obama ha nominato un inviato speciale per i due paesi, Richard Holbrooke, e di recente si è incontrato con il presidente afgano Hamid Karzai e il pakistano Asif Ali Zardari.
 
L'amministrazione Obama sta inviando un maggior numero di truppe in Afghanistan nel tentativo di arrestare la crescita dei talebani, e ha fatto uso di droni per attaccare i talebani che operano all'interno del Pakistan. Come risultato delle operazioni militari, il numero dei civili morti in entrambi i paesi è aumentato, alimentando così la rabbia nei confronti degli Stati Uniti e spingendo le persone dalla parte dei talebani.
 
Obama sconta un'opposizione alle sue iniziative militari in corso nella regione. I democratici contro la guerra insistono sulla necessità di una "strategia di uscita" e di incremento degli aiuti allo sviluppo - controllati dagli stessi afgani e pakistani – piuttosto che sull'apparato militare.
 
Obama deve anche affrontare l'opposizione di destra che prima ha giocato la propria partita con un dittatore del calibro di Pervez Musharaff e ora sta contribuendo a lanciare l'idea del Pakistan come "stato fallito".
 
Smentire l’idea di “stato fallito”
 
I media di proprietà delle grandi corporazioni hanno propagandato quasi istericamente l'idea che le armi nucleari del Pakistan siano sul punto di cadere nelle mani dei talebani.
 
Mentre la situazione della sicurezza è grave - in particolare per i pakistani chiusi nella morsa della violenza – le voci più ragionevoli insistono nel dire che il Pakistan non è uno stato fallito.
 
Ci sono molte istituzioni governative che funzionano in Pakistan. A esempio, il sistema giudiziario pakistano funziona, dopo una recente e grande lotta per la sua "indipendenza" e integrità.
 
Sostenendo che l'allarmismo dello stato fallito è spinto da alcune forze all'interno del Pakistan, il professore e analista Juan Cole definisce "francamente ridicolo" che "alcuni membri delle tribù contadine pashtun passati con i talebani stiano per riversarsi ad Islamabad e rovesciare il governo del Pakistan", con un esercito ben armato e pronto al fuoco.
 
Cole ritiene che Pervez Musharraf, il deposto presidente ed ex alleato degli Stati Uniti, potrebbe essere dietro l'allarmismo, insieme ai "politici di Islamabad, che vogliono ricavare più denaro dagli Stati Uniti per la lotta contro i talebani, che gli americani stanno anche segretamente corrompendo per attaccare l'Afghanistan".
 
Respingere l'estremismo
 
Il popolo pakistano nell'ultimo anno ha respinto sia la dittatura che l'estremismo dei talebani. Nel 2007, dopo che Musharraf esautorò il presidente della Corte del Pakistan, ne scaturì un'ondata di protesta che condusse alla elezione di un governo civile guidato dal Pakistan Peoples Party (il partito della dirigente uccisa Benazir Bhutto) e alle dimissioni di Musharraf nel mese di agosto del 2008.
 
Nelle elezioni del febbraio 2008, i partiti clericali dell'estrema destra hanno ottenuto ancora meno voti della già esigua percentuale conseguita dal partito di Musharraf.
 
Questo non significa che non esistano conversioni e spartizioni politiche tra i centri di potere pakistani, i quali comprendono il governo civile guidato dal vedovo della Bhutto, Zardari, l'esercito e il servizio informazioni del Pakistan (ISI), l'élite e le famiglie latifondiste e le forze esterne che seminano divisione, arretratezza e confusione.
 
Ma l'evidenza attualmente suggerisce che il Pakistan non è sull'orlo di essere travolto dall'estremismo in versione religiosa e che i pakistani rifiutano questo tipo di identità nazionale e di governo.
 
Una breve contestualizzazione
 
Il Pakistan è un paese multi-etnico e multi-linguistico di 165 milioni di persone. Fondato nel 1947 nel corso dalla lotta per l'indipendenza indiana dalla Gran Bretagna, il paese divide i confini (alcuni contestati) con India, Iran, Afghanistan e Cina.
 
Con il nome di Repubblica islamica del Pakistan, il padre fondatore della nazione, Muhammad Ali Jinnah, prospettava uno Stato laico in cui tutti i pakistani fossero uguali indipendentemente dalla religione professata, inclusi musulmani, sikh, cristiani, parsi, indù.
 
Ma la nascita del Pakistan è stata tumultuosa e sono entrate in gioco molte forze. Tra queste, il ruolo e lo status dei musulmani in una società a maggioranza indù (India), le tattiche britanniche del divide et impera che hanno portato alla "partizione" dell'India tra il Pakistan occidentale, l'India e il Pakistan orientale (ora Bangladesh), e l'emergere della Guerra Fredda in cui si delinearono alleanze globali tra Stati Uniti e alleate contrapposte a Unione Sovietica e alleati. Tali forze storiche sono ancora oggi all’opera.
 
Disuguaglianze e corruzione
 
La recente crescita di influenza dei talebani in Pakistan ha poggiato principalmente sulla loro capacità di sfruttare le enormi debolezze del paese, tra cui le disuguaglianze etniche, le divisioni di classe e la diffusa corruzione. I militari del Pakistan o le famiglie della élite al potere (i Bhutto sono tra queste), controllano la stragrande maggioranza del territorio e delle attività economiche.
 
Questo tipo di dittatura e di oligarchia a lungo termine ha lasciato un’impronta sulle donne, i bambini, i lavoratori e i contadini di entrambi i sessi e di tutte le etnie. Il popolo ha sfiducia nell'esercito. I diritti sindacali sono spesso sospesi, le leggi sul lavoro minorile infrante, il tasso di alfabetizzazione delle donne è di gran lunga inferiore a quello degli uomini, gli attivisti politici di sinistra sono perseguitati e talvolta uccisi – il tutto contribuisce alla situazione attuale.
 
Stato secolare contro Stato religioso
 
Le dittature militari del Pakistan, l'estremismo religioso ed il sostegno che gli Stati Uniti forniscono ad entrambi i fenomeni sono inestricabilmente intrecciati alla lotta contro l'Unione Sovietica e la cosiddetta "minaccia comunista". Questa comprende anche le relazioni indo-pakistane.
 
Il Pakistan ha ricevuto miliardi di dollari in aiuti militari dagli Stati Uniti nel corso degli anni per sostenere dittatori, addestrare "mujahideen" e lanciare operazioni contro l'ex Unione Sovietica ed il governo afgano di sinistra negli anni '70 e '80 del secolo scorso.
 
Gli Stati Uniti hanno supportato Ziaul Haq, il generale che nel 1977 ha orchestrato il golpe e rovesciato il governo guidato dal padre di Benzir Bhutto, il primo ministro Zulfikar Ali Bhutto, e che è restato al potere fino alla sua morte nel 1988. Secondo gli analisti pakistani, Haq svolse un ruolo importante nel mobilitare i giovani della Provincia di Frontiera Nord Ovest [NWFP] per la lotta contro l'Unione Sovietica negli anni '80. Quello che era iniziato sotto la presidenza di Jimmy Carter, con il segreto di Zbigniew Brzezinski, la sporca guerra in Afghanistan per indebolire l'Unione Sovietica – le cui repubbliche dell'Asia centrale confinavano con l'Afghanistan – venne sviluppato completamente sotto Ronald Reagan.
 
La Provincia della Frontiera del Nord Ovest comprende le aree sotto controllo dei talebani di Swat, Buner e Lower Dir. Centinaia di migliaia di pakistani sono attualmente in fuga da queste zone, dando vita a una crisi di "sfollati interni" [internally displaced people – IDPs]
 
Il mostro di Frankenstein
 
Gli analisti regionali si riferiscono ai talebani pakistani come al "mostro di Frankenstein" utilizzato dalle politiche statunitensi nel corso della Guerra fredda nei confronti di Afghanistan, Pakistan e Unione Sovietica.
 
La CIA e l'ISI istituirono campi di addestramento militari e madrasse [scuole coraniche], finanziate in parte dai sauditi, per indottrinare i giovani con l'ideologia estremista per la lotta contro i "comunisti infedeli".
 
Secondo una fonte pakistana, anche oggi i talebani, e i loro gemelli ideologici di al-Qaeda, fanno girare video propagandistici di un'incredibile brutalità - decapitazioni – in cui chiamano le loro vittime "comunisti".
 
Dopo la caduta dell'Unione Sovietica, gli Stati Uniti hanno continuato a sostenere i dittatori militari in Pakistan e a corrompere i "signori della guerra" in Afghanistan, il tutto a danno della stragrande maggioranza dei pakistani, degli afgani e dei popoli del mondo.
 
Una dichiarazione importante sul modo in cui questa vicenda ha influito sulla situazione di oggi è arrivata recentemente dal segretario di Stato Hillary Clinton. In una audizione al Congresso alla fine del mese scorso, Clinton ha ammonito che gli Stati Uniti stanno raccogliendo ciò che hanno contribuito a seminare.
 
"Ricordiamoci che le persone che oggi stiamo combattendo, le abbiamo finanziate 20 anni fa e lo abbiamo fatto perché eravamo ingaggiati in battaglia con l'Unione Sovietica" per il controllo dell'Asia centrale, ha dichiarato, aggiungendo che i sauditi ed altri arrivarono "importando il loro Islam di marca wahabita cosicché noi potessimo battere l'Unione Sovietica".
 
"Quindi questo è un argomento molto forte, non perché abbia rappresentato un cattivo investimento per la fine dell'Unione Sovietica, ma in quanto dobbiamo fare attenzione a ciò che si semina poiché lo raccoglieremo".
 
O in altre parole, Frankenstein ha portato in vita il suo "mostro" contribuendo a schiacciare importanti, laici, democratici movimenti indigeni di sinistra in Afghanistan e in Pakistan.
 
Influenze regionali
 
Ci sono molti paesi coinvolti attivamente nella regione: Iran, Arabia Saudita, Cina, Israele e Russia.
 
Ma forse il paese che getta la più grande ombra su ciò che succede in Pakistan è il suo più grande "partner di nascita", l'India.
 
La zona contesa, attualmente condivisa da India e Pakistan, chiamata Kashmir, è un problema talmente esplosivo che l'inviato speciale Holbrooke si rifiuta di menzionarla nel corso dei suoi rapporti con il Pakistan. Il Kashmir (chiamato anche Jammu e Kashmir) è uno dei 28 Stati dell'India. Con una maggioranza di popolazione musulmana, è storicamente governato da indù ed ha una cultura condivisa da entrambi i kashmiri, musulmani e indù. Il Kashmir è stato uno degli oltre 500 "stati principeschi" dell'India britannica.
 
Sin dalla fondazione di Pakistan e India, il Kashmir è stato un elemento di discordia rivendicato da entrambi i paesi. E’ presente anche un movimento per l'indipendenza del Kashmir.
 
L’India afferma che il Kashmir le appartiene di diritto, e ha molti documenti storici a sostegno di tale affermazione. Qualsiasi controversia di confine con il Pakistan deve essere risolta in modo bilaterale, politicamente.
 
In pratica, sin dal suo inizio, i governanti pakistani (più spesso i dittatori militari che i civili eletti), hanno fatto dell'India il loro nemico numero uno. L'India e il Pakistan hanno combattuto tre guerre e gli scontri hanno avuto luogo anche lungo la frontiera militarizzata del Kashmir. Quando il partito sciovinista indù BJP guidò l'India, e le tensioni crebbero fortemente, il mondo pensò che le due nazioni con armi nucleari erano sull'orlo di una quarta guerra.
 
L'India ha subito una serie di attacchi terroristici di cui sono sospettati o si sono dimostrati i legami con gruppi in Pakistan o con i servizi di intelligence.
 
Molti di questi "estremisti" sono stati addestrati anche dall'ISI per le operazioni e gli attacchi nel Kashmir.
 
Le politiche della Guerra fredda hanno notevolmente plasmato le relazioni indo-pakistane. Quando l'India si è dichiarata parte del Movimento dei Non Allineati, ricercando buone relazioni sia con gli Stati Uniti che con l'Unione Sovietica, tale dichiarazione non venne ritenuta abbastanza buona dai falchi statunitensi i quali nutrivano sfiducia per qualsiasi paese che mantenesse rapporti di amicizia con l'Unione Sovietica. Di conseguenza, gli Stati Uniti scelsero il Pakistan come loro stretto alleato e incoraggiarono le politiche anti-indiane per tutto il periodo della Guerra fredda.
 
India e Afghanistan
 
La crescita dei legami tra Kabul e Nuova Delhi hanno preoccupato i precedenti governi del Pakistan. L'India ha investito 1 miliardo di dollari in Afghanistan. L'anno scorso, un mortale attentato suicida fuori dall’ambasciata indiana di Kabul ha ucciso 58 persone e ferite 141. Il New York Times ha riferito che un anonimo funzionario americano ha dichiarato che l’ISI pakistana aveva aiutato a pianificare le esplosioni.
 
Ciò ha contribuito a far si che i militaristi anti-indiani sostengano che il Pakistan è "circondato".
 
Molte sono le manovre attorno a quest’area per l'accesso e il controllo della vasta regione ricca di petrolio e gas naturali. Sono pianificati oleodotti che dai campi dell’Asia centrale e Iran passano attraverso l'Afghanistan e il Pakistan. Inutile dire che le compagnie petrolifere statunitensi - come Unocal - sono attive in questo progetto. Unocal aveva rapporti con il governo dei talebani in Afghanistan prima dell’11 settembre 2001. Ma anche altri paesi, come l'India e la Cina, hanno un bisogno crescente di energia e desiderano accedere alle risorse dell’area.
 
Politica estera degli Stati Uniti
 
Molti grandi passi sono stati compiuti dall’amministrazione Obama che nell’insieme aiuteranno a stemperare l’atmosfera globale. Soprattutto, l’annuncio di un calendario per il ritiro dall'Iraq, le iniziative sul disarmo nucleare, i colloqui con l'Iran, la chiusura di Guantanamo, il divieto della tortura e la spinta per una soluzione a due Stati nel conflitto israelo-palestinese.
 
Altri sviluppi positivi sono rappresentati dall’impegno di Obama a sostenere il governo civile e le istituzioni democratiche perseguendo l’idea che gli Stati Uniti non possono sbarazzarsi dei talebani attraverso il solo strumento militare - che un impegno per lo sviluppo economico è un fattore cruciale. Tali sviluppi devono tener conto anche di un miglioramento della condizione delle donne, dei lavoratori e delle minoranze etniche. I lavoratori pakistani hanno chiesto al loro governo di far rispettare le leggi sul lavoro esistenti come il salario minimo, la salute e la sicurezza, l’orario di lavoro, la sicurezza sociale, le pensioni, in conformità alle convenzioni dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro.
 
Tutti questi sono passi che i movimenti pacifisti e democratici negli Stati Uniti possono accompagnare per poter costruire solidarietà e stabilità nella regione.
 
Il dispiegamento di ulteriori truppe in Afghanistan e l'impiego dei droni in Pakistan per attaccare sospetti combattenti talebani o di al-Qaeda, significa lavorare contro tali iniziative.
 
C’è la prova schiacciante che l'ulteriore militarizzazione della regione porterà a più morti civili, a maggiori distruzioni di proprietà, a odiosi rastrellamenti, ad illecite carcerazioni, ed a più rifugiati e profughi.
 
La militarizzazione causerà anche l’incremento dei traffici di droga e di armi per pagare la struttura militare sia dei talebani che delle forze NATO/USA (dopo tutto come si può scordare lo scandalo Iran-Contras, lo scambio di armi con l'Iran per pagare i Contras, i paramilitari anti-comunisti che operavano in America Centrale e che includeva il traffico di droga della CIA).
 
I popoli della regione nutrono già una profonda diffidenza verso le politiche americane dal momento che molti in Afghanistan e in Pakistan si sono lamentati di essere stati "dimenticati". Usati nel corso della Guerra fredda e poi messi da parte, dicono. Non manca molto a che pakistani e afgani possano entrambi affermare di essere stati "utilizzati" nella lotta contro i talebani e poi "gettati via" e "dimenticati".
 
Più militarizzazione – sia proveniente dagli Stati Uniti che dalle casse del Pakistan - significa insufficiente denaro per il "capitale umano", come per l'assistenza sanitaria e l'istruzione.
 
Chiudere finalmente la Guerra fredda
 
Gli Stati Uniti devono essere disposti a lavorare con queste forze indigene e, una volta per tutte, chiudere la Guerra Fredda contro il comunismo, che ha causato tanti di questi problemi. Nella Seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti rifiutarono di collaborare con i partigiani italiani perché tra loro moltissimi erano comunisti e di sinistra. Scelsero invece di lavorare con oscure bande criminali in Sicilia e a Napoli, che poi - con il sostegno degli Stati Uniti – diventarono la famosa "Mafia".
 
Dopo il crollo dell'Unione Sovietica e le dichiarazioni trionfali dei dirigenti statunitensi sulla vittoria nella Guerra fredda, gli americani si aspettavano un mondo più pacifico. Invece, è scaturito un mondo con più pericolosi conflitti regionali.
 
Il Pakistan è ad un bivio, affollato da molte pressioni e voci. Eppure, gli ottimisti tra noi ritengono che, al momento delle scelte storiche, i pakistani (e gli altri) lotteranno e faranno le cose giuste per la democrazia, la pace e la sicurezza.
 
*Teresa Albano, è redattrice del People's Weekly World.