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- popoli resistenti - portogallo - 04-10-10 - n. 334
da www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=19722
traduzione a cura di Clara Statello per www.lernesto.it
34° Festa di Avante! Comizio di chiusura di Jerónimo de Sousa
34° Festa di Avante! Comizio di chiusura di Jerónimo de Sousa, segretario generale del CC del PC portoghese
Vi presentiamo la traduzione del comizio di chiusura della Festa di Avante!, tenuto dal segretario del PCP. Per il suo carattere non congiunturale, per lo spessore analitico e per le proposte politiche avanzate, riteniamo sia utile non solo per il contesto portoghese, ma anche per il nostro paese.
A conclusione di questa 34° Festa di Avante! mi si permetta di salutare tutti quelli che l'hanno progettata, costruita, realizzata e che vi hanno preso parte, contribuendo così al suo esito e alla riconferma del fatto che siamo davanti al maggior evento politico e culturale che si realizza nel paese.
Da qui è passata l'allegria contagiosa della gioventù, la speranza e la fiducia di quelli che rifiutano l'inevitabilità e la rassegnazione, da qui è passata e passa la solidarietà umana, si è dato valore al lavoro, alla creatività, a quel che di più nobile c'è in politica. Si è progettato il sogno e l'ideale, che cammina senza dubbio avanti alla realtà, ma che trasformato in lotta condurrà la realtà al passo del sogno.
Una Festa che è uno spazio privilegiato per la cultura e la creazione artistica. Qui, con fatica ma con grande fratellanza, creiamo le condizioni affinchè gli artisti e i creatori di ogni forma espressiva trovino un luogo e uno spazio per presentare ai visitatori della Festa i risultati del loro lavoro e del loro modo di vedere il mondo.
Inoltre questo aspetto della Festa di Avante! ha un carattere distintivo, che si oppone alla dura realtà che i creatori e gli artisti affrontano quotidianamente. Mentre qui si promuove, si incentiva, si divulga, si appoggia il lavoro dei creatori e degli artisti, là fuori, nel Portogallo della politica della destra, i creatori e gli artisti, i lavoratori della cultura, vedono la propria attività e i loro progetti ostacolati e bloccati da una politica dove la cultura è l'ultima delle priorità, una politica elitaria e concetrata in mezza dozzina di attrezzature ed iniziative, a cui oltre al sottofinanziamento cronico si sono aggiunte quest'anno le misure drastiche adottate a seguito del PEC (Piano di Stabilità e Crescita, una misura imposta la scorsa primavera volta al contenimento del debito pubblico e all'allineamento dei conti con i parametri di Maastricht, dinnanzi al grave rischio di bail out cui il Portogallo è soggetto – ndt) dal PS/PSD.
Nel 2010, con il secondo bilancio più basso del decennio, il Ministero della Cultura ha reso ancor più grave la situazione con tagli scandalosi alle già magre sovvenzioni all'attività creativa , tagli che sono diventati totali nel secondo semestre dell'anno.
Noi salutiamo da qui gli artisti e i lavoratori per la significativa resistenza che hanno opposto a queste misure e gli chiediamo di portare avanti la loro battaglia. Per noi comunisti l'arte e la cultura sono compagni di strada indispensabili, che assieme a noi partecipano al processo di liberazione ed emancipazione umana e di trasformazione del mondo e della vita, che sono nostra ragione di esistenza.
Il lavoro e l'arte, i due principali elementi costruttori dell'umanità, sono indissolubilmente legati all'identità della nostra Festa di Avante!. Una Festa che, avendo profonde radici nel popolo lavoratore del nostro paese ed essendo espressione della sua cultura, si afferma dunque come una bella e viva espressione dell'internazionalismo del PCP, della nostra solidarietà per coloro che continuano, nelle più svariate condizioni, la lotta per il progresso sociale, per la pace, l'amicizia e la cooperazione tra i popoli, per la trasformazione rivoluzionaria della società e per l'alternativa che si costituisce nella lotta e attraverso questa, la lotta per il Socialismo.
Una Festa in cui sentiamo l'abbraccio caloroso di tutti coloro che qui rappresentano le decine di delegazioni dei Partiti Comunisti e Progressisti di tutto il Mondo. A tutti loro vogliamo porgere il nostro saluto e reiterare la nostra disponibilità a stringere i legami di amicizia e solidarità che ci uniscono ed approfondire la nostra cooperazione in difesa degli interessi dei lavoratori e dei popoli, per il rafforzamento della lotta anti-imperialista.
Una cooperazione che è tanto più importante quanto più oggi i lavoratori e i popoli soffrono violentemente le conseguenze della recrudescenza della crisi del capitalismo. Una crisi che, come il PCP aveva previsto, è lontana dall'essere superata, si inasprisce sempre più rivelando le profonde contraddizioni del sistema capitalistico, il suo carattere sfruttatore, disumano e distruttore, i suoi limiti e la necessità storica di un superamento rivoluzionario.
Una crisi che, nonostante le intense manovre di propaganda ed i tentativi di riabilitazione dell'ideologia dominante, ci mostra che il sistema capitalistico contiene in se stesso la crisi, portando alla ribalta della riflessione politica ed ideologica l'attualità e la validità delle tesi fondamentali del marxismo-leninismo sul funzionamento del capitalismo.
Alcuni diranno che ci poniamo fuori dal tempo e dalla storia con questa affermazione. E noi rispondiamo che sono loro ad essere fuori dal tempo e fuori dal mondo! Non solo fuori dal tempo e dalla storia, ma anche dalla realtà. La realtà, la "modernità" come loro la chiamano, è quella dell'aumento esponenziale della disoccupazione, della povertà che cresce giorno dopo giorno, dei milioni e milioni di esseri umani che vivono in condizioni di indigenza, che gridano per le ingiustizie e le disuguaglianze.
Questa è la realtà che quelli che ci attaccano con vecchi e logori cliché si rifiutano di riconoscere, la realtà è il più potente atto d'accusa contro la loro ideologia, le loro scelte di classe ed il sistema che sta portanto l'umanità in un vicolo cieco. Per questo, e di ciò ne avevamo dato l'allarme da qui esattamente un anno fa, le classi dominanti si lanciano in una pericolosa e criminale fuga in avanti di fronte all'inasprimento della crisi.
Sono già all'opera gli effetti delle misure che mirano a portare a termine un salto indietro nel tempo di secoli, attraverso l'attacco criminoso ai diritti dei lavoratori conquistati con la lotta del movimento operaio e dei lavoratori. Un tentativo che da solo dimostra quanto fossero falsi i discorsi già messi nel dimenticatoio circa le "responsabilità" e la "regolazione", con cui avevano abbellito la loro strategia: mutare il necessario - cioè niente - affinché tutto possa rimanese uguale.
Un esempio di questo attacco su tutta la linea ai diritti dei lavoratori e dei popoli e del simultaneo sostegno al grande capitale è la situazione in Europa. Armata del famigerato Trattato di Lisbona, imposto antidemocraticamente ai popoli, dell'ultra-neoliberale Strategia 2020, delle idee peregrine del governo economico europeo e dell'approvazione previa del bilancio di Stato, l'Unione Europea si conferma in questo scenario di crisi come un potente strumento di dominio dello sfruttamento capitalista.
E' oggi più che mai evidente che il tanto chiacchierato "scudo europeo" contro la crisi si è infine rivelato come un vero e proprio setaccio che getta il miglio ai lavoratori e alle economie più fragili e dipendenti, come quella portoghese, conservando il puro e prezioso grano per i grandi gruppi economici e finanziari e per le economie più potenti, come quella tedesca.
A quelli che insistono con la logora idea di più Europa per fronteggiare la crisi, rispondiamo che più Europa significherà più crisi, poiché i suoi fondamenti sono gli stessi del sistema che sta in crisi. Per tutti quelli che vogliono imporre la loro Europa - l'Europa neoliberale, militarista e federalista, l'Unione Europea dello sfruttamento e dell'oppressione - la nostra risposta non può che essere una sola: la lotta! La lotta per un'altra Europa - per l'Europa dei lavoratori e dei popoli, della pace e della cooperazione, del diritto allo sviluppo economico e sociale, alla produzione, alla sovranità come espressione dell'esercizio della democrazia.
È per un'altra Europa che lottiamo. E nella lotta per un'altra Europa non siamo soli. Da questo palco vogliamo salutare tutti coloro che, sia in Portogallo o in Grecia, sia nella vicina Spagna, Francia, Italia, nell'est europeo e in molti altri paesi, si sono resi protagonisti di importantissime giornate di lotta sociale e di massa.
Una lotta sociale che diventerà tanto più forte quanto più forti e legati alle masse saranno i Partiti Comunisti.
Una lotta di classe che per questo stesso motivo si deve collegare ad altri fronti come l'importante battaglia per la pace contro il militarismo, l'imperialismo e gli immensi pericoli che l'umanità affronta.
Molti di voi certamente si ricorderanno i discorsi che hanno segnato tutto il 2009. Si parlava molto di "cambiamento" e di "dialogo". E' stato il momento, che a quanto pare alcuni fingono ora di non aver vissuto, del Premio Nobel a Obama per la pace e delle false promesse di pace mondiale e di fine dell'unilateralismo. Il mondo cambierà, dicevano...
Quelli che tanto criticavano il PCP quando noi affermavamo la necessità di confermare con i fatti questi discorsi elaborati, che parlino adesso! Che parlino e ci dicano che ne pensano della proliferazione di focolai di tensione in tutto il mondo.
Che ci parlino e ci diano la loro opinione su quel che pensano delle nuove forme di colonizzazione come la cosiddetta ritirata dall'Iraq, che alla fine ha consolidato nel paese la permanenza a tempo indeterminato di 50mila militari statunitensi.
Che ci parlino e ci raccontino di ciò che pensano in merito alla catastrofe in corso in Afghanistan e all'allargamento della guerra in Pakistan. Che ci parlino e ci dicano quel che pensano della strategia della tensione e dell'ingerenza in tutto il Medio Oriente.
Che ci parlino e ci raccontino come valutano l'ipocrisia degli USA e della NATO relativamente alla questione nucleare, mentre riabilitano in varie parti del mondo la guerra stellare di Reagan, Bush e ora di Obama e appoggiano incondizionatamente Israele, l'unica potenza nucleare in tutto il Medio Oriente.
Che ci parlino e ci facciano capire quel che pensano dei crimini di Israele contro i popoli della regione, come i libanesi o i martiri del popolo palestinese, che da qui salutiamo e a cui trasmettiamo la nostra profonda solidarietà.
Che parlino e ci dicano cosa pensano delle manovre di destabilizzazione e militarizzazione in corso nel continente latinoamericano o ancora sulle continue ingerenze, cospirazioni e minacce presenti nel continente, specialmente contro il Venezuela Bolivariano e Cuba Socialista, che salutiamo molto calorosamente dichiarando, con questo comizio, che possono contare su di noi!
Di fatto, la situazione è tale che alcuni si sono zittiti, compromessi e, ci permettiamo di dire, pieni di vergogna. Ma altri no. Ci sono altri che insistono nella strategia criminale e bellica dell'imperialismo e del rafforzamento dei blocchi politico-militari come la NATO.
Costoro sicuramente plauderanno al vertice NATO che si realizzerà nel nostro paese a Novembre. Plauderanno agli aumenti delle spese militari e al nuovo Concetto Strategico che afferma che la NATO interverrà in qualsiasi parte del mondo, in qualsiasi momento e con qualsiasi pretesto. Diranno che affinché l'Europa abbia maggior peso politico ci sarà bisogno di spendere di più nell'industria della morte. Nella fotografia di questo vertice, così come nel vertice di guerra delle Lajes, ci sarà il Governo portoghese. Barroso sarà sostituito da Socrates. E questa immagine del Primo Ministro, segretario generale del PS, anfitrione del primo vertice Nato in Portogallo, sarà per la storia la più sublime prova di allineamento e partecipazione della politica estera del governo del PS nel progetto dell'imperialismo mondiale!
Ma quando i vari eserciti dell'ipocrisia si riuniranno a Lisbona preparando nuove minacce per la pace mondiale, si ritroveranno a Lisbona, nell'Avenida che della Libertà ha il nome, tutti coloro che non si adeguano, non si rassegnano, lottano veramente per la pace e la cooperazione tra i popoli e grideranno: "Pace Sì, Nato NO!"
E il PCP sarà lì, come sempre, al loro fianco! In questa e in tutte le lotte che contribuiranno a ostacolare il cammino dell'imperialismo, che in questi tempi appare come potente ma che, come la realtà dimostra, non ha le mani totalmente libere e si confronta con la resistenza e la lotta, sia in Medio Oriente che in Asia Centrale, qui in Europa e nell'America Latina, dove i popoli si rendono protagonisti di processi rivoluzionari di affermazione della propria sovranità ed indipendenza, costruendo le nuove strade della speranza e del futuro.
Sappiamo che i tempi sono difficili. Abbiamo la consapevolezza che, a volte, la situazione sembra schiacciante e ci si presenta come inevitabile. Ma la storia già ci ha insegnato e la realtà lo conferma, che è possibile resistere, aprire il cammino, accumulare le forze, costruire gradualmente, sempre con le masse, passo per passo, tappa per tappa, quella terra senza padroni di cui parla la nostra Internazionale.
L'offensiva a cui assistiamo sul piano internazionale, sotto il comando dei grandi direttori del capitalismo europero e mondiale, si concretizza in Portogallo per mano ed iniziativa congiunta delle forze politiche di destra, specificatamente per l'azione concertata del governo del PS e del PSD, che si sono accordati e hanno in corso un progetto comune per imporre ai lavoratori e al popolo portoghese un brutale salto all’indietro delle condizioni di vita. Sono gli stessi che, assieme al CDS, hanno portato il paese alla grave situazione di crisi economica e sociale in cui oggi si trova, che ci sta portando ad una nuova escalation nell'offensiva, nascosta da finte liti e divergenze inscenate.
Nel nostro paese, che già da tempo vive la crisi, la nuova escalation in corso prolunga il trend di regressione economica e sociale del governo di destra ed ha effetti sociali devastanti che colpiscono sempre di più larghi strati di popolazione portoghese ed i suoi già bassi standard di vita.
Un anno fa, con le elezioni alle porte, il PS, José Socrates ed il suo governo, di fronte all'evidenza delle dimensioni della crisi, della gravità dei problemi economici e sociali e con la percezione della perdita della maggioranza assoluta, annunciava al paese la necessità di riconsiderare le sue politiche. Era il tempo di promesse di maggiori investimenti per creare occupazione. Di annunci di maggiore sostegno sociale per combattere le conseguenze della crisi. Di rinuncia a parole del neoliberismo dominante. È stato il discorso farsa con cui prendeva le distanze dalla destra e rimarcava le attività predatorie del grande capitale speculativo.
Passate le elezioni, presi i voti, non ha perso tempo nel rimangiarsi le parole e, alleandosi con quella destra che aveva promesso di combattere e contro cui aveva presentato un progetto alternativo, ha ripreso ad attuare la politica di sempre, ora in forma più grave, con la giustificazione ridicola che il mondo è improvvisamente cambiato.
In quel periodo avevamo affermato, a partire da questa stessa tribuna della Festa, che il PS, come il PSD, avevano un progetto sottaciuto, che nascondeva ai portoghesi le reali intenzioni, che non coincidevano affatto con il programma annunciato. Non ci sbagliavamo. Questo progetto è oggi molto chiaro: imposizione di nuovi e più pesanti sacrifici per i lavoratori, le classi e i ceti popolari; drastica riduzione del valore dei redditi da lavoro; riduzione ed annullamento dei diritti e dei sussidi sociali, maggiori privatizzazioni, nuovi attacchi ai servizi pubblici e maggiori privilegi per i grandi capitali.
Questo è il vero programma, elevato a programma comune del PS e del PSD e iscritto nel PEC, questo famigerado Programma di Stabilità e Crescita, che entrambi avevano concordato di realizzare sino al 2013 e che non è altro che un programma di instabilità sociale e, allo stesso tempo, di recessione e declino nazionale.
Di instabilità sociale, perché le misure previste renderanno ancora più difficile e precaria la vita di milioni di portoghesi, aumentando le ingiustizie e le diseguaglianze nella ripartizione del reddito nazionale, con misure come il furto dei salari attraverso l'aumento della tassa dell'IRS (Imposta sui redditi della singola persona - ndt), dell'Iva con il conseguente rincaro di beni e servizi di prima necessità. Ma anche l'aumento della povertà e delle diseguaglianze sociali che si ampliano con la politica criminale dei tagli ai sussidi sociali appena entrati in vigore e che riguardano particolarmente gli strati di popolazione meno abbiente - i disoccupati, gli anziani e i pensionati che hanno redditi più deboli, quelli che stanno al limite dell'esclusione sociale.
I tagli riguardano la riduzione del rimborso per le cure sanitarie, i ticket sanitari, i servizi sociali scolastici, le restrizioni dei sussidi di disoccupazione, i redditi sociali di inserimento, le pensioni per disabili ed altre prestazioni sociali. Dall'altro ieri migliaia di persone disperate si rivolgono alla Sicurezza Sociale con una carta che li informa che rimarranno senza alcun sussidio.
Ma allo stesso tempo è un programma di regressione e declino nazionale, poiché comporta una strategia suicida di rinuncia a una politica di crescita, di sviluppo ed impiego, per dar luogo al ritorno decisivo della dittatura del deficit, nuovamente assunto erroneamente come il problema centrale del paese.
Un programma diretto contro la stessa economia nazionale che accentuerà l'attuale tendenza alla stagnazione con l'abbandono di investimenti pubblici, con le privatizzazioni annunciate di importanti imprese e settori strategici, ma anche con l'attacco al potere locale e all'eliminazione dei servizi pubblici.
Con questa politica non si combatte una crisi, né si risolvono i problemi nazionali che assumono una nuova e più preoccupante dimensione. Il risultato si palesa nell'elevatissima disoccupazione che rimane a livelli mai raggiunti prima e senza prospettiva di inversione di tendenza; nel prolungamento della stagnazione economica con la distruzione della capacità produttiva nazionale che prosegue in maniera preoccupante con continui fallimenti e continue chiusure di stabilimenti; nell'aumento soffocante del debito estero complessivo (pubblico e privato); nell'aggravarsi della bilancia estera e nella crescente dipendenza del paese, nell'impoverimento relativo del Portogallo e dei portoghesi, nella persistenza di questa larga macchia di povertà che colpisce due milioni di portoghesi. Ma ugualmente nell'amplificarsi della precarietà delle relazioni di lavoro che contribuisce, assieme alla disoccupazione, ad accelerare il salto all’indietro delle condizioni di vita della grande massa di lavoratori, in particolar modo dei giovani. Una piaga sociale che urge combattere, lottando affinché lo stato assuma come politica quella della battaglia contro il lavoro precario, assicurando per legge che a un posto di lavoro permanente corrisponda un contratto effettivo di lavoro. E' proprio questo che faremo con la ripresentazione a breve di un Programma Nazionale di lotta alla precarietà e al lavoro nero.
In questo primo anno di governo del PS di José Socrates, quel che emerge non è soltanto il fallimento di una politica e di un governo che non dà risposte ai problemi del paese, è il Portogallo delle ingiustizie e delle diseguaglianze che continua ad esistere. Con la farsa della difesa dello stato sociale che serve al PS per le sue guerre con il PSD di "Rosmarino e Maggiorana" (riferimento all'opera giocosa di Antonio Josè da Silva del 1737, "Guerra di Prezzemolo e Maggiorana" due maschere del carnevale di Lisbona. Sta per farsa - ndt) sul Servizio Nazionale di Salute e sull'Istruzione, che non ha riscontri nella pratica del governo, che invece ha soltanto un obiettivo: mantenere a galla la politica di destra!
Il PS e il suo governo si presentano come i paladini della difesa dello stato sociale ma non hanno fatto altro che renderlo più fragile, smantellarlo e mutilarlo, passo dopo passo, poco a poco, in maniera avulsa o sotto la copertura di riforme strutturali improrogabili per salvarlo. Lo abbiamo visto nelle modifiche del diritto del lavoro, nell'annunciata riforma della previdenza sociale, nell'attuale offensiva anti-sociale. Lo vediamo nell'attacco al diritto alla salute e all'istruzione, che sono oggi motivo di enorme preoccupazione per i portoghesi.
Per quanto riguarda l'istruzione il Governo altro non fa che ipotecare la scuola pubblica, nello stesso momento in cui la conduce al punto di perpetuare le asimmetrie e le ingiustizie, facendola diventare un meccanismo di riproduzione delle diseguaglianze e dei rapporti di forza dominanti.
Il Governo si prepara a inaugurare il 5 di Ottobre alcune decine di scuole, alcune già in funzionamento o solo migliorate nel loro aspetto. Ma ciò che è rilevante nella politica scolastica di questo, come del governo precedente, è la parola d'ordine "tagliare e chiudere" che già ha portato alla chiusura, in soli quattro anni, di 3500 scuole, alla riduzione del sostegno a decine di migliaia di bambini con esigenze educative speciali, all'aumento di precarietà del corpo docente e non docente, all'aumento delle spese scolastiche per le famiglie.
Nelle scuole secondarie vi è la conferma di quel che il PCP denunciava da molto tempo: l'integrazione del nostro sistema scolastico nel cosiddetto Processo di Bologna, le alterazioni introdotte nel suo regime giuridico, il sotto-finanziamento cronico, i tagli ai Servizi Sociali Scolastici e l'aumento delle tasse che, oltra a portare ad una svalorizzazione delle scuole secondarie portoghesi, mira chiaramente a mettere le instituzioni alla dipendenza dei grandi interessi economici, limitando in tal modo l'accesso alla conoscenza alla grande maggioranza dei giovani portoghesi.
Per questa ragione è giusta la nostra lotta e la nostra proposta di difesa come priorità strategica degli investimenti nella scuola pubblica, con la gratuità dell'intero l'insegnamento pubblico. Obiettivo da raggiungere in forma progressiva, nel giro di sei anni, con la distribuzione gratuita dei manuali scolastici nelle scuole dell'obbligo già nel corrente anno scolastico.
Anche nella sanità sono evidenti le contraddizioni tra la retorica del discorso del governo, di difesa intransigente del Servizio Nazionale di Salute e una strategia che sta eseguendo meticolosamente le privatizzazioni del SNS, ben consapevole del fatto che il 60% delle spese siano effettuate nel settore privato, che già detiene il 50% dei servizi sanitari.
La privatizzazione è stata garantita sia dal rafforzamento nell'acquisto di servizi da parte di soggetti privati, di cui lo scandalo dell'affare dell'ADSE ne è un esempio, sia dalla limitazione degli investimenti pubblici, sia dalla consegna della gestione a gruppi di privati, dalla creazione di società per azioni o attraverso partnership tra pubblico e privato.
La difesa dei servizi pubblici sanitari per tutti i portoghesi farà sempre parte della nostra lotta, in particolar modo da quando esiste il rischio immintente di disgregazione della rete di cure sanitarie primarie, che impone l'adozione immediata di un piano di emergenza che prevenga situazioni di interruzione delle prestazioni di servizi e che assicuri le condizioni di riapertura dei servizi chiusi senza un'alternativa efficace, come i SAP (Pronto soccorso – ndt) o simili.
La rotta che il paese segue è quella del degrado della democrazia politica, della democrazia economica, sociale e culturale che vi si riflette e colpisce tutti i campi della nostra vita collettiva, sovvertendo lo stesso ordine democratico. Degrado che tocca anche la Giustizia. Il nostro Partito ha sempre denunciato il processo di accerchiamento dell'indipendenza della magistratura e dei tribunali ed i tentativi e le iniziative di controllo sempre maggiore del potere giudiziario da parte del potere politico ed economico.
Abbiamo denunciato il cammino percorso dal PS e dal PSD, in particolare con il Patto di Giustizia, ma anche dal CDS sul terreno legislativo, politico ed istituzionale in conformità con le esigenze dei grandi interessi economici e finanziari.
Abbiamo criticato l'aggravarsi del contenuto di classe della giustizia, sempre meno accessibile ai lavoratori, più cara e più lenta, così come abbiamo fatto proposte per contrastare questa tendenza.
Abbiamo denunciato la giustizia della "maglia larga" per i potenti, le impunità di cui godono, i processi (Face Oculta, Portucale, Furacão e Submarinos, tra gli altri) in cui dominano le prescrizioni, le archiviazioni e le pene irrilevanti, come risultato delle campagne, delle misure legislative, dei compromessi del potere, dell'accerchiamento e delle pressioni a cui, come abbiamo visto, sono soggetti i tribunali ed i magistrati. Una situazione che sta causando danni alla Giustizia, alla sua immagine e credibilità. Ma anche è giusto riconoscere che nel caso Casa Pia è stata fatta giustizia alla fine di questi lunghi anni, il che è un bene per la giustizia e soprattutto per le vittime di questo processo che hanno visto i loro aggressori condannati come criminali.
Da qui vogliamo affermare: l'impegno del PCP è per una politica che assicuri, nel rispetto della Costituzione della Repubblica, una giustizia più egualitaria, l'accesso di tutti alla giustizia, l'autonomia del Pubblico Ministero e la vera indipendenza dei tribunali.
È dinnanzi a quest'evoluzione, inseparabile da una politica di assoluto favoreggiamento degli interessi dei gruppi economici e del capitale finanziario, che sosteniamo che il paese ha bisogno di intraprendere un altro cammino. È urgente bloccare la strada a questa politica, che compromette il futuro del paese e degrada e distrugge la vita dei portoghesi.
È necessario assicurare la rottura con la politica di disastro nazionale che PS, PSD e CDS stanno proseguendo anno dopo anno e affermare una politica patriottica e di sinistra che rilanci il paese sul sentiero del progresso e dello sviluppo. Una politica che scommetta con decisione sulla produzione nazionale, valorizzi i nostri mezzi, appoggi le piccole e medie imprese e le loro attività, sia per quanto concerne il mercato estero che quello interno, e abbia come obiettivo la piena occupazione ed il lavoro con i diritti. Una politica che collochi al centro delle sue priorità una più equa ripartizione della ricchezza, la valorizzazione del lavoro, la protezione sociale dei portoghesi nella malattia, nella disoccupazione, nella vecchiaia e promuova la giustizia sociale. Qui sì che c'era bisogno di avere coraggio e non il falso coraggio per attaccare i lavoratori. Una politica che affronti con coraggio i grandi gruppi economici, ponendo fine a un regime shockante di privilegi e benefici fiscali esistenti e allo stesso tempo combatta l'evasione fiscale per sostenere e dinamizzare lo sviluppo economico generale del paese e migliorare la vita dei portoghesi.
Non sono solo i milioni di euro di profitto ottenuto dall'estrazione di risorse nazionali - 32 milioni da quando il PS è al governo e relativi ai 17 principali gruppi economici, che sono un insulto per i redditi dei portoghesi. Sono milioni coloro che non pagano le tasse. Nel primo semestre di questo anno alle banche sono già andati 216 milioni di euro. Pagano poco più del 10% delle tasse, meno di qualsiasi piccola impresa o dei lavoratori. Si veda il caso della vendita della partecipazione della Portugal Telecom nella Vivo à Telefonica - in cui alla fine gli interessi nazionali sono stati gettati alle ortiche, e da cui gli azionisti della PT hanno ottenuto più di 6 milioni di euro di plusvalenze di borsa, facendoli passare per un paradiso fiscale in Olanda, senza pagare un euro di tasse allo Stato!
Ma innanzitutto bisogna affermare una politica che combatta il deficit più preoccupante e decisivo – quello della produzione e creazione di ricchezza, che sta alla base dei vari deficit che il paese fronteggia. Che capovolga la situazione creata nei decenni dalla politica di destra dei governi, durante i quali i settori essenzialmente produttivi - agricoltura, silvicultura, pesca e industria - hanno visto il loro peso ridotto di quasi la metà, in contrasto con la crescente finanziarizzazione dell'economia nazionale e dell'indebitamento del paese.
Il Portogallo, invece che produrre sempre meno ed indebitarsi sempre più, come sta avvenendo adesso, ha bisogno di produrre sempre più per indebitarsi sempre meno. E poiché questo è il vero cammino per combattere la crisi, garantire la sovranità del paese e il benessere dei portoghesi, il nostro Partito metterà nuovamente al centro dell'azione politica dei prossimi mesi la realizzazione di una campagna in difesa della produzione nazionale sotto il motto: Portogallo per la produzione.
Il paese non può accettare ciò che sta avvenendo. Abbiamo sotto i nostri occhi l'esempio dei cereali, in un momento in cui aumenta il prezzo del pane. Nell’anno corrente il Portogallo registrerà una delle peggiori raccolte di cereali degli ultimi decenni. Negli ultimi 20 anni le raccolte di cereali d'inverno erano cadute di più del 60%, come risultato dell'abbondono delle terre e della riforma della PAC.
Questa è una realtà che ci dà sempre più conferma della ragione e dell'attualità di ciò che affermiamo e proponiamo, quando diciamo che il Portogallo ha bisogno di una nuova politica agricola per il paese e di una nuova Riforma Agraria nei terreni del Sud. Una Riforma Agraria che ponga fine alla cultura del sussidio senza la corrispondente produzione, che alimenta l’assenteismo latifondiario, e che consegni la terra a chi la lavora, compresi i piccoli agricoltori. Una riforma che concretizzi la nostra proposta di creazione della Banca delle Terre, da realizzare subito nelle zone irrigate dall’Alqueva, e da estendere a poco a poco a tutta la grande proprietà latifondista.
Una Riforma Agraria per le campagne del sud e una nuova politica agricola e forestale divenuta urgente dopo i recenti incendi. Una nuova politica che rispetti e consideri strategica l’agricoltura familiare e i piccoli e medi agricoltori, che gli possa garantire un reddito giusto, salvaguardando la sovranità alimentare del paese.
Il Portogallo ha bisogno di adottare una politica di Stato in difesa e promozione della produzione nazionale, inclusa l’urgente definizione e realizzazione di un programma nazionale di sviluppo industriale, condizione per la modernizzazione del paese.
Esistono politiche alternative, c’è bisogno di un governo che le renda concrete! Per questo diciamo ai lavoratori, al nostro popolo, ai portoghesi, non rassegnatevi! Aumentate le file di quella lotta che ha dato una forte risposta all’offensiva che è in corso e allo stesso tempo lottate per l’affermazione di una vera alternativa, patriottica e di sinistra per il nostro paese!
Ad ogni misura, ogni attacco che mira a schiacciare gli interessi del popolo bisogna rispondere alzando la testa, prendendo in mano la lotta, rompendo l’assedio delle ingiustizie, per passare all’offensiva!
Da qui salutiamo tutti quelli che là fuori, nel paese, lottano nelle imprese, nei campi, nelle strade per gli interessi collettivi, per gli interessi dei lavoratori e del popolo ed esprimiamo la nostra solidarietà ed il nostro deciso impegno per l’esito delle lotte che sono in corso, in particolare per la grande giornata nazionale del prossimo 29 settembre, convocata da CGTP-IN. E da questa tribuna vogliamo salutare il suo quarantesimo anniversario che si celebrerà ad Ottobre. Certi che continuerà ad essere un grande Sindacato Centrale dei lavoratori portoghesi, basato sui suoi principi unitari, democratici, di indipendenza, di massa e di classe.
All’orizzonte della nostra attività e del nostro lavoro ci sarà la dinamizzazione e l’intensificazione della lotta e del rafforzamento del movimento di massa – organizzare, dinamizzare e unire nella stessa lotta, tutti coloro che, vittime di questa politica, aspirano al cambiamento. Questo è un compito centrale. Noi non ci arrenderemo, nè rinunceremo alla lotta che bisogna opporre. Proprio quando opponiamo la lotta di resistenza, stiamo pensando alla lotta che si costruisce.
Bisogna continuare ad esigere l’annullamento delle misure di austerità contro i lavoratori e il popolo. Bloccare l’offensiva del PEC e la sua realizzazione con il bilancio dello stato per il 2011. Un bilancio segnato dalla decisione suicida ed inaccettabile di anticipare sul calendario la riduzione del deficit. Un bilancio che si annuncia, quindi, con pesanti misure di austerità, nuovi tagli ai diritti sociali, contro i servizi pubblici e l’amministrazione pubblica, aumento del carico fiscale per i diversi strati della popolazione lavoratrice e il congelamento degli investimenti. Un bilancio del genere non può che ricevere la nostra più ferma opposizione, con denunce e con proposte.
Da qui annunciamo iniziative orientate all’aumento dei redditi da lavoro, elemento essenziale per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori e per potenziare lo sviluppo economico. Da qui la revoca immediata, già dal prossimo bilancio, della tassazione addizionale dell’IRS, che costituisce un vero e proprio furto dei salari. Stabilire chiaramente l’obiettivo dell’aumento del salario minimo almeno a 600 euro nel 2013. Fissare un aumento salariale per i lavoratori dell’amministrazione pubblica che permetta di compensare parte del potere di acquisto perso negli ultimi 10 anni. Così come ribadiremo la proposta di allargare l’accesso al sussidio di disoccupazione.
Presenteremo quelle iniziative urgenti che i tagli all’accesso delle prestazioni sociali impongono per eliminare le limitazioni ingiuste e arbitrarie nei criteri di accesso alle prestazioni, come l’integrazione per gli ammalati, il sussidio sociale alla disoccupazione, i bonus famiglia, tra gli altri.
Secondo il PS e il PSD, sempre indulgenti verso i privilegi e i trucchi del capitale, i poveri devono dimostrare di essere sempre più poveri. Noi non ci adeguiamo a questo percorso, a questa scelta di classe. È per mettere il Governo faccia a faccia con questa brutale ingiustizia che il PCP condurrà il dibattito su questo problema, già la prossima settimana, alla riunione della Commissione Permanente dell’Assemblea della Repubblica e lì proporrà l’immediata revoca di queste misure.
Come da qui manifestiamo il fermo proposito di riprendere, nel prossimo bilancio di Stato, le proposte che abbiamo presentato nel piano fiscale, per introdurre maggiore giustizia e raccogliere le misure necessarie per lo Stato, laddove possono essere raccolte, ossia da chi ha di più. Sono compresi: una nuova imposta sulle transazioni di borsa e sui trasferimenti finanziari nei paradisi fiscali; la garanzia che il tasso del 25% previsto dell’IRC si applichi effettivamente a tutti i gruppi economici con guadagni superiori a 50milioni di euro, per l’esattezza le banche, impedendo così l’utilizzo di benefici fiscali che portano l’applicazione di tassi della metà o meno di quanto la legge prevede; la fine delle esenzioni e dei benefici per le imprese finanziarie non offshore di Madeira; l’applicazione di una tassa addizionale sui beni di lusso, yatch, aerei, auto di lusso, immobili dal valore superiore a 1milione di euro. Come ancora proporremo misure che tendono al congelamento dei prezzi dell’elettricità e dei combustibili, che sistematicamente aumentano, ingrassando i profitti della GALP e dell’EDP sulle spalle di tutti i portoghesi e dell’economia nazionale.
Sul bilancio 2011 abbiamo assistito a una sorta di “giochi floreali estivi” (competizione tra Trovatori che si tiene in Brasile - ndt) tra PS e PSD, dove ognuno ha mostrato le proprie doti creative nell’arte drammatica, nella dissimulazione e nella pantomima. Hanno inscenato una crisi politica, per meglio camuffare le loro convenienze, i loro accordi e le loro responsabilità, mascherare l’identità delle loro politiche e mantenere aperta la strada della rotazione dell’alternanza senza alternativa!
Il PS ne ha approfittato per mostrare un paese dipinto di rosa che non esiste. Il PSD per mascherare il suo appoggio e il suo accordo con il PS sui tagli dei salari e dei sussidi sociali e l’aumento delle tasse.
Nessuno si illuda! Se con il PS niente è cambiato nella dura vita dei portoghesi, al contrario tutto è peggiorato, con il PSD con o senza il CDS, niente cambierà, tutto continuerà a peggiorare! Con gli uni e con gli altri vi è la politica al servizio dei grandi interessi che prosegue! È la politica delle ingiustizie sociali e della concentrazione della ricchezza che permane!
È risaputa l’intolleranza della politica di destra nei confronti della Costituzione della Repubblica. Durante più di trentanni, PS, PSD e CDS hanno legiferato in conflitto con la Costituzione, hanno violato disposizioni e valori costituzionali, hanno aggredito i diritti e le conquiste che essa consacra, hanno cospirato ai margini dell’Assemblea della Repubblica per imporre nuove mutilazioni in ogni processo di revisione. Tutti e ciascuno da solo, sconvolgendo i valori e i diritti che essa consacra tentano, con la loro azione di governo e le loro leggi, di fare lettera morta della Costituzione, mentre continua con sempre più attacchi l'opera revisionista.
Ci troviamo di fronte, per mano del PSD, ad un progetto di sovversione costituzionale. E il PS si finge shockato ed indignato dalle proposte del PSD, quando si sa che molte delle proposte di mutilazione dei diritti e di alterazioni negative della dimensione economica e sociale della Costituzione, sono realizzate dall'azione di governo del PS. E ci troviamo nuovamente di fronte al fatto che PS e PSD inscenano uno scambio di gagliardetti, che terminerà in un tavolo amichevole di negoziazione di offerta e vendita di diritti – metti una voce di bilancio qua, togli diritti e funzioni sociali di là – che porterà, se non interverremo, alla rimozione dalla Costituzione di quel che ostacola la loro politica di regressione sociale ed economica.
È nel quadro di questa offensiva e di questi progetti che le elezioni presidenziali assumono un'importanza innegabile per la situazione del paese. Quando il Portogallo si trova dinnanzi a una situazione segnata dalle ingiustizie, dalla regressione sociale e dal declino nazionale, quando pesano nuove minacce sul regime democratico, quando si addensano nuovi attacchi ai diritti e agli interessi dei lavoratori e del popolo, alla Costituzione della Repubblica, quando la sovranità e l'indipendenza nazionale sono compromesse, le elezioni presidenziali, per il loro processo, la dinamica e le decisioni sulle scelte e l'orientamento dell'organo sovrano della Presidenza della Repubblica, eserciteranno un'importante influenza sulle condizioni per difendere i valori dell’Aprile e aprire il cammino a una nuova fase di vita nazionale.
È per tutte queste ragioni che la candidatura del PCP, che è ben rappresentata dalla figura del compagno Francisco Lopes, emerge con una doppia attualità ed importanza. Una candidatura distinta e distintiva, che si presenta davanti ai lavoratori e al popolo con un progetto chiaro di cambiamento, volto ad affermare e mobilitare attorno a un grande progetto politico, patriottico e di sinistra, capace di affrontare la gravità della situazione in cui si è ridotto il paese e a lanciare il Portogallo sulla strada dello sviluppo, della giustizia e del progresso sociale. Una candidatura impegnata nella denuncia della pratica negativa dell'attuale Presidente della Repubblica e nel contributo per la sconfitta del candidato di destra. Una candidatura singolare e un candidato, unico nel suo percorso e nel suo progetto, che non è mai sceso a compromessi, non è mai stato complice della politica di destra, senza ambiguità o equivoci riguardo la rottura e i cambiamenti indispensabili al paese, libero dal sostegno di chi è invece responsabile delle ingiustizie, dello sfruttamento, della regressione sociale e del declino economico della vita nazionale.
Una candidatura che si intreccia con le aspirazioni dei lavoratori, presente e solidale nella sua lotta per una vita migliore e dignitosa, che si fa carico di un progetto di rottura e cambiamento, fiduciosa e determinata, diretta ai lavoratori, ai giovani, a tutti i democratici e i patrioti. Abbiamo deciso bene! Siamo sicuri che il compagno Francisco Lopes sarà all'altezza di questa responsabilità, affermando che potrà contare sul nostro impegno solidale e militante.
La realizzazione dell'unità degli obiettivi che proponiamo e dell'alternativa alla politica di destra per la quale lottiamo esige lo sviluppo della lotta delle masse, ma esige ugualmente un PCP più forte. Un Partito più forte nella sua organizzazione, nel suo intervento,nella sua influenza, nella militanza e nel suo profondo legame con gli interessi, le aspirazioni e le lotte dei lavoratori e del popolo. Un partito più forte che costruiamo tutti i giorni e che si materializza con l'azione "avanti per un PCP più forte", come dimostra il fatto che dall'inizio dell'anno sono entrati nelle nostre fila più di 1200 nuovi militanti, il 55% dei quali con meno di quarant'anni!
Il PCP svolge il suo ruolo, il PCP avanza fiducioso e determinato. Avanza con i lavoratori e il popolo, avanza con il suo potente collettivo militante che da qui salutiamo. Salutiamo i membri del partito che costruiscono e rafforzano l'organizzazione delle iniziative locali e nei luoghi di lavoro, così come le organizzazioni locali. Salutiamo i militanti per la realizzazione dei diversi compiti, dai più visibili a quelli meno, ma non per questo meno importanti e qui elogiamo il lavoro di chi quotidianamente si impegna nella raccolta delle sottoscrizioni e dei fondi del partito, di chi ogni settimana si fa carico della distribuzione dell'Avante!. Compiti tanto più essenziali da quando, con l'imposizione della Legge di Finanziamento dei Partiti, voluta da PS, PSD e CDS, si è creato un regime che collide con i principi costituzionali e che, mentre prevede l'aumento dei finanziamenti pubblici ai partiti politici, confeziona su misura delle limitazioni alle attività sia di libera iniziativa sia di organizzazione del PCP.
È il caso delle norme stabilite dalla legge per le iniziative di raccolta fondi, in particolare quella che concerne l'offerta di beni e servizi, come la Festa di Avante!. E' assurdo che si imponga un tetto di finanziamento a iniziative di questo tipo o simili, che non inficiano per nulla la trasparenza del finanziamento del partito che le promuove. È il caso della limitazione delle somme ricevute in contanti a 50 volte il salario minimo annuale, che costringe, ad esempio, i militanti di un partito, a versare sottoscrizioni o contributi quasi esclusivamente attraverso assegni o altri strumenti bancari. È il caso, ancora, della norma che penalizza chiunque raccolga fondi con i propri mezzi per le campagne elettorali, con la riduzione della sovvenzione dello stato nella somma ottenuta, distribuendo questo valore tra i restanti partiti. È un'assurdità.
Con la scusa della trasparenza, ciò che realmente vogliono è impedire la realizzazione della Festa dell'Avante! e limitare la partecipazione dei militanti nella raccolta fondi, trasformando i partiti in depandance pubbliche che vivono sulle spalle del bilancio dello stato. Una legge che mira a impedire o condizionare la realizzazione delle maggiori iniziative politiche e culturali del paese e mette in discussione la militanza nei partiti, non è una legge trasparente né è una legge democratica.
Il PCP continua a difendere e ad esigere la trasparenza in materia di finanziamento dei partiti, ma le regole di trasparenza non si possono confondere con l'ingerenza nella libertà organizzativa di ogni partito. Continueremo a proporre che tali violazioni della legge vengano corrette, ma non pensino che in questo modo possano porre fine alla festa di Avante! o all'indipendenza del PCP.
Ma se salutiamo e diamo valore a chi si impegna in questo importante compito di raccolta di fondi per il partito, salutiamo allo stesso modo chi lavora nelle organizzazioni di massa e nelle istituzioni. Salutiamo le donne comuniste e la loro crescente partecipazione nel partito. Salutiamo la Gioventù Comunista Portoghese, l'esito del suo IX° Congresso realizzato sotto il motto "Con la lotta della gioventù, costruire il futuro", la sua combattività, la sua creatività ed iniziativa.
Parlando del Partito, della sua organizzazione e del suo rafforzamento, del suo costante rinnovamento e ringiovanimento, salutiamo i nuovi militanti, la loro adesione e partecipazione e ci rivolgiamo a tutti quelli che vogliono una nuova rotta di sviluppo, giustizia e progresso sociale e che capiscono che è giunta l'ora di agire, dicendogli che il loro posto è nel PCP. Che il loro posto è nel partito la cui identità e impegno gli conferisce questa distinta forma d'essere, di stare e di agire, espressione della generosità e dedizione, che il loro posto è in questo grande collettivo, che non ha eguali nella società portoghese, sempre al servizio dei lavoratori, del popolo, del Portogallo, sempre orientato dalla solidarietà internazionalista e dall'amicizia tra i lavoratori e i popoli di tutto il mondo.
Le avversità e gli ostacoli non ci intimidiscono, come sempre abbiamo dimostrato nella nostra storia. Il PCP è un partito di fiducia, che sta in prima linea nelle grandi sfide che oggi si incontrano, che analizza e denuncia coraggiosamente la situazione ed i problemi, l'unico che mobilita, organizza e dà fiducia alla lotta dei lavoratori e del popolo.
Il Partito che ha proposte, soluzioni ed un progetto alternativo per il paese. Il Partito che adotta un intenso, coerente e qualificato intervento nelle istituzioni ed è determinato a assumersi tutte le responsabilità che il popolo portoghese gli vorrà assegnare.
Nei tempi difficili in cui viviamo, come in tutte le situazioni, la gioventù, i lavoratori, il popolo ed il paese, possono contare sul PCP, partito necessario, indispensabile ed insostituibile nella lotta contro il capitalismo, lo sfruttamento, la disoccupazione, le ingiustizie e le disuguaglianze sociali. Il partito che abbraccia l'ideale ed il progetto comunista con una ineguagliabile forza nelle convinzioni e nella giustezza della lotta che abbiamo davanti, come hanno dimostrato per tutta la vita i compagni Sofia Ferreira e Dias Lourenço, che ci hanno lasciati quest'anno.
Il Partito il cui progetto si identifica con la prospettiva di un paese più sviluppato e più giusto, che lotta per una democrazia avanzata e per il socialismo, per una società libera dallo sfruttamento e dall'oppressione che renda concrete le più profonde aspirazioni dei lavoratori, dei giovani, del popolo. Qui riaffermiamo questo patto con tante generazioni, che proiettiamo nel presente e nel futuro. Questo è, e faremo di tutto per esserne all'altezza come Partito Comunista Portoghese.
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