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fonte: http://www.solidnet.org
traduzione dall'inglese di Mauro Gemma

L’Unione Europea e l’Internazionalismo Comunista


di H. Charfo, Capo del Dipartimento Relazioni Internazionali del Partito Comunista di Boemia-Moravia

Questo articolo è apparso nel quotidiano comunista ceco il 5 febbraio 2004 ed è stato tradotto in inglese da Ken Biggs

Da: Postmark Prague, 9 febbraio 2004
mailto: postmarkprague@cmail.cz

L’Unione Europea richiede, offrendo incentivi finanziari, la fondazione di partiti politici su scala europea. Non occorre dire che l’ultima cosa che l’Unione Europea è intenzionata a rispettare è l’internazionalismo comunista.

Attualmente rappresentanti di 126 differenti partiti siedono nel Parlamento Europeo. Il Parlamento Europeo si trova in una posizione molto più debole in termini di poteri legislativi rispetto ai parlamenti nazionali europei. In tal modo l’Unione Europea non ha mai avvertito il Parlamento Europeo come un ostacolo. Ma notevoli pressioni sono state esercitate per cambiare la struttura politica del Parlamento Europeo, dal momento che il restringimento del numero dei partiti politici a livello europeo renderebbe la vita più facile per i poteri politici europei. La creazione di partiti a livello europeo verrebbe incontro alla richiesta di cambiare la cittadinanza ceca, polacca, greca, ecc. con una cosmopolita “cittadinanza europea”. Tale aspirazione richiederebbe la creazione di strutture politiche corrispondenti. Tra le motivazioni: il finanziamento.

Alcuni dei partiti di sinistra dell’UE, come il Synaspismos – una scissione del Partito Comunista di Grecia – e come il Partito del Socialismo Democratico, che hanno gravi problemi finanziari e che rischiano entrambi di non ottenere seggi al Parlamento Europeo, pensano che la fondazione di un Partito della Sinistra Europea li aiuterebbe a risolvere questi problemi, permettendo loro di entrare nel Parlamento Europeo.

Comunque, il finanziamento, da parte del bilancio dell’UE, di un partito su scala europea nel Parlamento Europeo è condizionato dal fatto che i partiti abbiano rappresentanze in almeno un quarto degli stati dell’UE allargata: i partiti devono avere Membri del Parlamento Europeo eletti in almeno un quarto dei paesi dell’UE allargata. Oppure, essi devono ottenere almeno il 3% dei voti nelle elezioni per il Parlamento Europeo in almeno un quarto degli stati della nuova UE.

In aggiunta a quanto detto, la prima somministrazione dei finanziamenti deve essere accompagnata da documenti che dimostrino che il Partito Europeo in questione ha adempiuto a tutti gli altri requisiti: lo status legale nello stato membro dove ha la propria sede e programmi politici che siano in linea con i principi dell’Unione Europea. Se il Parlamento Europeo stabilisce che non è stata rispettata una di queste condizioni, il partito europeo in questione verrà escluso dal finanziamento. Un gruppo di parlamentari europei ha avviato un’azione legale nella Corte Europea di Giustizia per fare in modo che tali vincoli legali siano aboliti.

Mantenere una sede di partito richiede un apparato ed altre spese. Ma il bilancio destinato ai partiti politici europei non è grande e i partiti nazionali che li hanno creati non possono utilizzarli. Ne consegue che la lotta per il denaro sarà legata alla lotta per una sede del Partito della Sinistra Europea, dal momento che il denaro verrà speso in quel modo.

Io non sono contrario ad aiutare i partiti fratelli ad affrontare le loro difficoltà finanziarie. Ma la strada sopra indicata, che divide la Sinistra Europea, non è l’unica percorribile. Se il cambio del nome può aiutare alcuni partiti a fronteggiare le elezioni, per quanto riguarda il Partito Comunista di Boemia-Moravia (PCBM) c’è da dire che ha già una buona denominazione, e che cambiarla potrebbe allontanare l’obiettivo e rivelarsi controproducente.

Aspirazioni politiche in linea con i principi dell’UE e la registrazione in un campo che non include il Partito Comunista Portoghese, il Partito dei Comunisti Italiani, AKEL (Cipro), il Partito Comunista di Grecia, tutti i partiti fratelli dell’Europa orientale ed altri non hanno nulla a che fare con l’internazionalismo che i comunisti professano.

La risoluzione approvata dal Comitato Centrale del PCBM del 14 ottobre 2003 afferma: “Il nostro partito ha sempre lavorato per il coordinamento e un approccio coordinato da parte della Sinistra Europea perché ciò corrisponde alle necessità obiettive del nostro tempo…La Sinistra, comunque, non è unita politicamente o ideologicamente, è ciò è vero anche all’interno di alcuni partiti e nell’ambito di singoli paesi…”

“La cooperazione tra i partiti della Sinistra nell’ambito del GUE/NGL è una forma organizzativa che corrisponde alle condizioni oggettive nell’Unione Europea e nella struttura partitica del Parlamento Europeo”

“A parte questa forma di cooperazione, è anche necessario lavorare nella direzione di azioni unitarie  dei partiti della Sinistra Europea. Azioni unitarie, che siano basate sul principio del rispetto delle condizioni oggettive e soggettive e che assicurino l’unità della Sinistra sulle fondamentali questioni europee, e ciò sulla base di attività bilaterali e multilaterali, che rendano più vicini i punti di vista e gli atteggiamenti di questi partiti…”

“L’istituzionalizzazione della collaborazione e della cooperazione tra i partiti della Sinistra può essere realizzata quale naturale risultato del passaggio attraverso azioni unitarie coronate dal successo. Oltrepassare tale passaggio, come pure la passività nella realizzazione di tale approccio, non può contribuire nella fase attuale alla reale unità della Sinistra Europea”