“Russia unita” guarda all’elettorato di protesta dei comunisti
di Natalja Serova
www.politcom.ru 18 ottobre 2002
Il 17 ottobre, a pochi giorni di distanza dallo svolgimento dell’
“azione di protesta” (10 ottobre) organizzata dal PCFR, dall’Unione popolare
patriottica di Russia e appoggiata da una serie di “sindacati di base” e da
tutti i gruppi di estrema sinistra, il sindacato ufficiale, “Federazione dei
sindacati indipendenti di Russia”, a cui tuttora aderiscono milioni di
lavoratori, ha organizzato una sua iniziativa di massa, per richiamare
l’attenzione dell’amministrazione presidenziale sulla drammatica situazione
sociale del paese.
Già alle manifestazioni indette dai
comunisti avevano partecipato, secondo le fonti vicine al partito, più di 2
milioni e mezzo di lavoratori. In particolare, a Mosca, si è svolta la
manifestazione più grande degli ultimi anni, dopo quelle che tradizionalmente
si svolgono il 1 maggio e il 7 novembre, con decine di migliaia (50.000 secondo
il partito) di lavoratori confluiti nel centro della città. A Voronezh, che si
sta trasformando nella “città simbolo” delle lotte operaie, in cui da alcuni
mesi si susseguono grandi e combattive manifestazioni contro la politica
antisociale del governo, più di 20.000 persone hanno partecipato ad una
manifestazione, in cui si sono vissuti momenti di tensione con i reparti del
Ministero dell’interno.
A molti, la convocazione della giornata del 17 ottobre è sembrata una sorta di
risposta dei sindacati, diretti dai centristi, alla partecipata iniziativa
comunista. C’è da dire che i comunisti hanno tenuto un atteggiamento unitario,
invitando i loro militanti a partecipare alle manifestazioni (ad esempio a
Mosca, dove l’intenzione della locale organizzazione del PCFR di garantire una
sua presenza “unitaria” alla dimostrazione - a cui hanno preso parte 10.000
persone, secondo le fonti filogovernative - è stata definita “una provocazione”
dalla locale dirigenza sindacale).
All’iniziativa della Federazione dei sindacati ha dato la sua fattiva adesione
anche il “partito di massa” del presidente, “Russia Unita”, intendendo così
manifestare la sua “vocazione popolare” e la sua intenzione di competere con i
comunisti nella costruzione di un’iniziativa di massa tra i lavoratori e i
settori più deboli della società russa, in vista delle prossime scadenze
elettorali politiche e presidenziali.
La posizione di “Russia unita” è indicativa dell’insidia che all’egemonia
comunista tra i settori meno privilegiati viene dalla linea populista che
caratterizza l’azione di Putin che, ad un programma di pesanti riforme liberali
affianca una prosa demagogica e una retorica “patriottica”, prese a prestito
dall’epoca sovietica. Ma testimonia anche delle contraddizioni acute che si possono
aprire nello schieramento interclassista che appoggia il presidente, nel
momento in cui il deterioramento delle condizioni sociali dovesse confermare
l’analisi dei comunisti, che sta alla base della loro attuale durissima e
“irriducibile” opposizione.
Sullo scenario attuale del confronto sociale in Russia si sofferma
l’interessante articolo, pubblicato nel sito filogovernativo di analisi
politica “politcom.ru”, di cui proponiamo la traduzione.
M.G.
Commentando il carattere moderato degli slogan dei sindacati e la
differenza sostanziale delle loro richieste dalle posizioni dei comunisti,
alcuni esperti hanno individuato la fattiva dissociazione dei sindacati dal
PCFR in quanto ha detto il leader della “Federazione dei sindacati indipendenti
di Russia” Michail Shmakov, affermando di aspirare ad “attirare l’attenzione
dei politici e delle loro organizzazioni alla vigilia delle elezioni
parlamentari e presidenziali”.
Questa spiegazione, da un lato, porta direttamente alla necessità di esaminare
tutto ciò che sta accadendo oggi sulla scena politica nel contesto delle
imminenti elezioni. E’ un’osservazione pienamente giusta. D’altro lato essa
appare un’allusione alla disponibilità dei sindacati ad iniziare trattative in
vista delle elezioni.
Del resto, sono ormai più di sei mesi che i sindacati collaborano attivamente
con “Russia unita”, prendendo marcatamente le distanze dai comunisti. Al
momento attuale essi hanno già fatto la loro scelta. Tale scelta è stata resa
visibile nel corso della celebrazione del 1 maggio, quando le iniziative
congiunte dei sindacati e di “Russia unita”, che avevano un marcato carattere
festaiolo, apparivano contrapposte alle azioni di protesta dei comunisti. Nel
maggio dell’anno in corso molti “media” hanno sottolineato che i “sindacati” e
“Russia unita” hanno restituito al primo maggio “lo status di festa popolare
della primavera e del lavoro e non hanno permesso ai comunisti di trasformarlo
in un’azione politica di protesta su scala nazionale”.
Le due ultime iniziative delle sinistre e dei sindacati hanno dato
l’impressione di rafforzare tale contrapposizione. Questa volta al centro
dell’attenzione c’era la critica al governo, e le posizioni delle parti possono
essere racchiuse nella formula: “i rossi hanno intimato al governo le dimissioni,
mentre gli azzurri gli hanno richiesto di lavorare”.
Partecipando anche al 17 ottobre dietro le bandiere azzurre dei sindacati,
“Russia unita” questa volta (a differenza del 1 maggio) non ha preteso un ruolo
nell’organizzazione, limitandosi alle dichiarazioni di appoggio alle richieste
sindacali e alla partecipazione ai meeting e ai picchetti a Mosca e in altre
regioni.
Alla vigilia dell’iniziativa dei sindacati, la direzione di “Russia unita” ha
siglato un “Accordo di collaborazione e di unità d’azione” con i principali
organizzatori dell’azione – la “Federazione dei Sindacati Indipendenti di
Russia” e il Movimento “Unione del Lavoro”, assicurando formalmente il proprio
sostegno ai “diritti legali e agli interessi dei lavoratori”.
Questa posizione dei centristi non rappresenta certo una novità o qualcosa di
inconsueto. Già oltre sei mesi fa, al congresso del partito venne affermato che
“Russia unita” era intenzionata a difendere gli interessi dei lavoratori e, in
particolare, ad assicurare il pagamento tempestivo dei salari e il controllo
dell’attività del governo. Allora tali affermazioni suonarono spiacevoli alle
orecchie di alcuni ministri, mentre qualcuno protestò, dicendo che i centristi
si immischiavano in questioni che non li riguardavano.
C’è da dire, comunque, che “Russia unita” non ha ottenuto particolari successi
nella difesa dei diritti dei lavoratori: non ci sembra siano apparse
informazioni a tal riguardo sui “media”. Inoltre, con il suo appoggio al
bilancio “antipopolare” e alla riforma “di rapina” del settore energetico nel
corso delle votazioni alla Duma di Stato, il partito si è compromesso agli
occhi di una parte della popolazione.
Nel contesto di una campagna elettorale praticamente iniziata e sullo sfondo
della propaganda aggressiva delle sinistre, che si sono posizionate non solo
come “l’unica forza che difende gli interessi dei lavoratori”, ma anche come il
“baluardo della democrazia”, “Russia unita” appare semplicemente costretta ad
iniziare un lavoro intenso per rafforzare la propria immagine e per ampliare la
base elettorale. Tanto più che il suo principale avversario nelle elezioni
parlamentari è il PCFR, che sta utilizzando con successo a suo favore ogni
passo dei centristi.
Il discorso corre al divieto di svolgimento dei referendum e all’iniziativa di
“Russia unita” diretta all’innalzamento del limite di sbarramento per i partiti
nelle elezioni parlamentari. Entrambi gli argomenti sono stati utilizzati dal
PCFR per gettare discredito su “Russia unita” in quanto “forza antidemocratica”,
che attenta ai diritti elementari della popolazione.
Per quanto riguarda i voti degli elettori, l’attacco sferrato all’inizio di
ottobre contro le destre pare avere avuto un certo successo e avere acquisito
ai centristi molti nuovi consensi, dal momento che l’elettorato dell’ “Unione
delle forze di destra” (SPS) non è grande, ma è compatto. L’affermazione di uno
dei leader di “Russia unita” Bespalov, secondo la quale “l’ SPS parla molto
della difesa del mondo degli affari, ma in realtà non fa niente di deciso, in
grado di mutare la situazione”, ha letteralmente provocato un uragano di
critiche da parte dei dirigenti della destra all’indirizzo del “partito del
potere”.
Sicuramente maggiori prospettive offre la lotta per acquisire una parte dell’elettorato
di protesta del PCFR, attraverso l’utilizzo della popolarità del presidente e
la critica all’azione del governo. Precise affermazioni in tal senso sono state
fatte dieci giorni fa all’assemblea dei rappresentanti di “Russia unita”
svoltasi nel pensionato “Vatutinki”, nei pressi di Mosca e sono state ribadite
durante la preparazione dell’azione sindacale del 17 ottobre.
Nella dichiarazione di “Russia unita”, fatta alla vigilia dell’iniziativa dei
sindacati, il partito si posiziona come forza “filopresidenziale”, che
interviene per mantenere la stabilità nella società e che si contrappone ai
comunisti che hanno assunto una posizione distruttiva.
La direzione di “Russia unita” chiede alle organizzazioni regionali del partito
“di contrapporsi attivamente ai tentativi dei comunisti e delle altre forze
antipresidenziali di utilizzare le azioni legali, che si svolgono dietro slogan
economico-sociali, allo scopo di destabilizzare la situazione politica, di
attizzare la discordia sociale” e “l’indebolimento della fiducia nei confronti
del presidente e della sua politica per la rinascita della Russia”.
Contemporaneamente, appoggiando gli slogan economico-sociali diretti
all’indirizzo del governo da parte dei sindacati, “Russia unita” intende
intervenire in qualità di difensore degli interessi della popolazione, con la
chiara intenzione di “attirare nei ranghi dei propri sostenitori larghe masse
di lavoratori”.
I primi commenti degli esperti e dei “media” sulla partecipazione di “Russia
unita” all’azione dei sindacati, sembrano improntati ad un tono abbastanza
critico nei confronti dei centristi e mettono l’accento su una “situazione di
follia”, nel momento in cui il “partito del potere” prende parte
all’organizzazione di una azione nazionale di protesta”.
Obiettivamente però questi commenti potrebbero giocare a favore della
distruzione dell’immagine di “Russia unita” quale “partito del potere”,
aiutandola nello stesso tempo a liberarsi da quell’etichetta compromettente,
che potrebbe portare a paragoni con “Nostra casa Russia” dei tempi di Eltsin e
con il PCUS dei tempi dell’URSS. La liberazione dall’immagine di “partito del
potere” potrebbe attirare a “Russia unita” l’attenzione almeno di una parte
dell’elettorato di protesta, che sempre più sembra allontanarsi dalla demagogia
delle sinistre, stufa dell’insensatezza di slogan come “Abbasso…” e “Basta…”.
In tal senso è possibile dire che il destino di “Russia unita” quale “difensore
dei diritti della popolazione” si trova oggi nelle mani del potere esecutivo,
dalle cui azioni realmente dipende il soddisfacimento delle richieste,
risuonate nel corso dell’azione di protesta appoggiata dai centristi. Le più
elementari ed importanti: l’innalzamento del livello dei salari, le tariffe sui
servizi e l’assicurazione del riscaldamento nelle case.
E’ evidente che, se il potere esecutivo sarà capace di svolgere il suo lavoro,
“Russia unita” potrà aumentare la propria autorità sia nei confronti del
potere, sia nelle azioni di protesta della popolazione.
Traduzione dal russo
di Mauro
Gemma