Le sinistre si dividono tra centristi ed estremisti
I partiti si preparano a future alleanze
di Anna Zakatnova
“Nezavisimaja Gazeta” 22 ottobre 2002
Il quotidiano “liberal” “Nezavisimaja Gazeta” cerca di analizzare la politica
delle alleanze dello schieramento di sinistra, in vista della campagna
elettorale del 2003, e dopo la rottura con il partito comunista consumata dallo
speaker della Duma Ghennadij Selezniov e dal suo gruppo “Rossija”, da cui è
nato un altro piccolo partito di ispirazione socialdemocratica, il “Partito
della rinascita della Russia”, che si affianca alle decine (ininfluenti) già
esistenti.
M.G.
Più si avvicina la scadenza elettorale, e maggiore interesse viene
prestato dai partiti politici a possibili alleati in futuri blocchi elettorali.
La situazione più confusa si è creata attorno all’ “Unione popolare
patriottica di Russia” (UPPR), tradizionalmente legata al PCFR.
Infatti, da un lato, nei prossimi due mesi potrebbero annunciare la
loro adesione all’UPPR, composta oggi da 15 organizzazioni, altri 8 nuovi
movimenti. Dall’altro, il 24 ottobre, durante la riunione del presidium del suo
consiglio politico, il movimento “Rossija” (1), diretto
da Ghennadij Selezniov, dovrà decidere se abbandonare i ranghi della coalizione.
In tal modo, il distacco dello speaker diventerà irreversibile, e l’UPPR si
vedrà privata di uno dei suoi membri più significativi.
La ragione, per cui Selezniov fino ad ora non ha ancora rotto
definitivamente i suoi rapporti con l’UPPR, rimangono, per molti versi, ancora
da chiarire. E’ certamente vero che, come hanno riferito al nostro giornale
fonti vicine a “Rossija”, un’uscita frettolosa dall’UPPR potrebbe complicare le
relazioni dei seguaci di Selezniov con i propri alleati, a cominciare dal
“Partito dell’autogestione dei lavoratori” di Svjatoslav Fiodorov. Inoltre, già
al momento della sua costituzione, il movimento non fu in grado di attirare se
non un numero limitato di militanti delle organizzazioni regionali del partito
comunista: non è, quindi, azzardato pensare che, in vista delle elezioni,
“Rossija” nutra il timore di perdere una parte delle sue forze (2).
All’interno dell’UPPRi
“selezniovzi” hanno persino cercato di fare una sorta di “colpo di mano”,
cercando di rimuovere, dal posto di responsabile dell’organizzazione regionale
moscovita dell’unione, il capo dei comunisti della capitale Aleksandr Kuvajev (3).
Ma il PCFR ha voluto puntualizzare che l’influenza degli esponenti di “Rossija”
è talmente limitata, che non sono riusciti nemmeno a porre la questione ai
voti. In tale situazione appare sorprendente la calma quasi olimpica, con cui
la direzione del PCFR guarda ai tentativi di Selezniov di portare sulle sue
posizioni gli alleati e gli elettori dei comunisti. Così, il segretario del CC
del PCFR Serghej Potapov può affermare: “Selezniov ha posto la questione della
sua uscita dall’unione, nel caso in cui l’UPPR avvii contatti con Berezovskij,
ma dopo le dichiarazioni di smentita da parte degli organismi dirigenti del
PCFR e dell’Unione popolare-patriottica di Russia, non si è neanche degnato di
commentare, come se nulla fosse successo” (4).
Le esitazioni dello speaker intorno al problema delle alleanze con
gli ex compagni sono pienamente comprensibili, dal momento che le posizioni del
“Partito della rinascita della Russia”, da lui capeggiato, sono molto più
vicine a quelle del “Partito popolare” di Ghennadij Rajkov. Infatti, ambedue i
partiti, che si dichiarano “di sinistra”, coincidono su una posizione in
particolare: la disponibilità a collaborare con il presidente, a differenza
degli oppositori irriducibili del PCFR. Come ha dichiarato il vicepresidente
del “Partito popolare” Ghennadij Gudkov: “siamo convinti che difendendo il
nostro punto di vista, mentre discutiamo con il presidente e il governo, avremo
più risultati che non spostandoci all’opposizione”, e che “ i rapporti tra il
nostro partito e i comunisti si trovano in una fase di stallo”. C’è ancora un altro
elemento che unisce queste due organizzazioni politiche: il basso rating
registrato nei sondaggi d’opinione. Ragion per cui, nonostante le numerose
coincidenze di vedute, secondo quanto afferma lo stesso Gudkov, i due partiti
si limitano per ora “ad esaminare le possibili forme di collaborazione” pur
riconoscendo che Selezniov ha, con il suo partito, rapporti meno tormentati che
con il PCFR.
Nello stesso tempo Ghennadij Zjuganov ha presieduto il consiglio di
coordinamento dell’UPPR, durante il quale la direzione dell’opposizione
patriottica ha preferito occuparsi di altri possibili alleati completamente
diversi. Il fatto è che, nel corso dell’ultima azione nazionale di protesta del
10 ottobre, il PCFR ha cominciato a rivolgere la sua attenzione ai gruppi
comunisti più radicali (5), e, secondo Serghej
Potapov “il PCFR non rivendica diritti di primogenitura nei confronti di
nessuno”. Sembrerebbe, in tal caso, che, mentre gli esponenti del
centro-sinistra stanno studiandosi l’un l’altro, il PCFR stia profondendo il
massimo degli sforzi perché alle elezioni parlamentari si sia finalmente in
grado di creare un fronte unitario delle sinistre.
Traduzione dal russo
di Mauro Gemma
NOTE DEL TRADUTTORE
(1)Il
movimento politico “Rossija” è composto prevalentemente da amministratori
locali, capeggiati dallo speaker della Duma Ghennadij Selezniov, che sono
usciti dal Partito Comunista della Federazione Russa, nelle cui file, ormai da
anni, operavano come componente organizzata di orientamento socialdemocratico.
“Rossija”, pur tra polemiche roventi, era stata accettata comunque tra le
organizzazioni aderenti alla coalizione di alleati dei comunisti, l’ “Unione
popolare-patriottica di Russia”.
(2) I sondaggi elettorali più recenti attribuiscono
percentuali tra lo 0,5 e l’1% agli scissionisti di Selezniov, come, del resto,
di “virgole” percentuali sono accreditati tutti i partitini “socialisti”
(compreso quello, insignificante, di Gorbaciov), mentre i comunisti restano
saldamente il primo partito (31-33%), seguiti dal “partito di massa” di Putin,
“Russia unita” (26-28%).
(3)Kuvajev
è esponente di punta dell’ala sinistra del
PCFR.
(4) I comunisti hanno respinto sdegnosamente le voci
accreditate dallo stesso Berezovskij, di una loro “alleanza tattica” con il
potente magnate, in competizione aperta con le oligarchie oggi preferitegli
dall’amministrazione presidenziale.
(5)Si
tratta di movimenti comunisti “marxisti-leninisti” (in particolare, quelli di
Anpilov e Prigarin), che elettoralmente potrebbero contare fino al 5% dei voti,
e che, soprattutto dopo il recente innalzamento dello sbarramento elettorale al
7%, hanno ben poche probabilità di entrare alla Duma. Il PCFR non sembra
prestare alcuna attenzione ai gruppetti trotzkisti e “alternativi”, che saranno
presenti al Forum sociale di Firenze, anche per la loro totale inconsistenza
organizzativa: i militanti di questi gruppi, in alcuni casi, si contano sulle
dita di una mano.