www.resistenze.org - popoli resistenti - russia - 06-11-02

La sindrome Cecena

Di Ghennadij Ziuganov


Pur se pubblicato nel pieno della campagna elettorale presidenziale, il saggio che proponiamo ai nostri lettori rappresenta  un esauriente contributo alla comprensione della posizione espressa dai comunisti russi a proposito della drammatica crisi cecena, anche dopo la conferma di Putin alla guida della Russia.

M. G.

Secondo i bollettini ufficiali e le assicurazioni dei massimi gradi militari, l’operazione bellica in Cecenia sarebbe prossima ad un esito vittorioso. Vorrei tanto credere che sia veramente così: che gli attuali successi delle Forze Armate Russe, costati la vita  e la salute di migliaia di soldati e ufficiali si rivelino un’autentica vittoria e non una sua imitazione propagandistica, come è avvenuto la volta scorsa; che non debba ripetersi il vergognoso 1996.
Proprio perché non abbia a verificarsi la medesima eventualità, è necessario fare un dettagliato confronto tra la prima e la seconda guerra cecena. Da un punto di vista strettamente militare esse si assomigliano poco. I generali russi hanno appreso l’amara lezione della spacconata di Graciov, che occupò Groznij con le forze di un solo battaglione per due ore. Le nuove strategia e tattica delle azioni militari hanno permesso di abbassare le perdite tra i combattenti. D’altra parte ciò ha provocato un numero significativamente maggiore di vittime tra i pacifici cittadini, un esodo massiccio di profughi, enormi distruzioni, soprattutto a Groznij, trasformata in un cumulo di macerie.
Ma la somiglianza tra le due campagne risiede in un altro contesto, quello politico, in cui vennero condotte e sono condotte al momento attuale. Cinque anni fa la guerra, volente o nolente, fu trasformata dai politici nell’elemento fondamentale della lotta elettorale. I “falchi” mostravano i muscoli, mentre le “colombe” interpretavano la parte umanitaria e pacifista. Ciascuno aveva un copione da recitare. Ma come venne ad esaurimento tale funzione della guerra cecena, il potere perse ogni interesse nei suoi confronti. Esso con freddezza tradì e gli interessi russi nel Caucaso, e l’esercito, e tutta la popolazione della Cecenia, consegnandola a dei banditi. Fino alle successive elezioni…
Queste nuove elezioni sono dietro l’angolo. Ed è difficile non riscontrare oscure analogie. Nelle circostanze di inizio e di svolgimento della seconda guerra ci sono troppe coincidenze che paiono avere un carattere non casuale. L’irruzione dei Wahhabiti nel Daghestan. La nomina di Putin. L’esplosione delle case e la precipitosa, seppur finora non ancora confermata, sua attribuzione all’attività dei terroristi ceceni… E come è possibile che anche la seconda guerra cecena  sia coincisa con l’avvicinarsi di scadenze elettorali? E non potrebbe concludersi come la precedente?
Ma tutti vogliamo partire dal presupposto che in Cecenia è in vista non una finta, ma una vera, piena, definitiva e indiscutibile vittoria sui banditi.
E allora?
La risposta puramente teorica a questa domanda è chiarissima. Per assicurare alla Cecenia il ritorno a una vita normale occorre la ricostruzione dell’economia, della sfera sociale, della legalità. Assicurare lavoro. Ricostruire scuole ed ospedali, i servizi sociali essenziali. E’ indispensabile la riabilitazione lavorativa, sociale e psicologica di tutta la popolazione della Cecenia e, in primo luogo, della generazione sotto i trent’anni, rovinata da una guerra decennale, vissuta in mezzo al banditismo e all’illegalità. La rieducazione di uomini che non hanno lavoro, che non conoscono altro mezzo con cui procurarsi la sopravvivenza , tranne il saccheggio, i sequestri di persona, la partecipazione al brigantaggio. Persino per tornare ad una situazione sociale normale occorreranno decenni.
Ma, dato per scontato che il compito prioritario è riportare la popolazione ad una vita normale, dove sta allora questa “normalità”, dove è possibile trovare tali condizioni “normali”? E’ possibile nella Russia attuale?
L’esistenza nella composizione dello stato eltsiniano di una escrescenza, quale è la repubblica banditesca di “Ickeria”, ha fortemente distorto la comprensione da parte delle masse della differenza tra una situazione di normalità o meno. Viene inculcata l’idea che le difficoltà della gente nel resto della Federazione Russa non sono nulla a confronto delle disgrazie della popolazione in Cecenia. Per cui c’è già da rallegrarsi del fatto che non vi taglino la testa. Effettivamente nel resto della Russia, a confronto, la vita può apparire “tollerabile”. Ma solo a confronto con la Cecenia…
Sono possibili due approcci alla questione cecena. Secondo uno di questi, la Cecenia attuale è un ascesso, che infetta l’organismo sano dello stato e della società russi. Il secondo punto di vista considera la Cecenia solo come la manifestazione più grave della malattia di tutto l’organismo statale e sociale.
La prima posizione viene sostenuta essenzialmente dal governo. L’opposizione popolare-patriottica fa proprio il secondo punto di vista: la Cecenia non è la fonte originaria del contagio, ma il suo sintomo più evidente. Semplicemente in Cecenia si è concentrato il peggio di ciò che si manifesta in qualsiasi regione russa, da Mosca alla periferia. La differenza sta solo nel livello della manifestazione, ma non nella qualità e nell’essenza. Se in tutta la Russia viene ritardato il pagamento di salari e pensioni, molto semplicemente in Cecenia non viene neppure erogato. Se in Russia la popolazione è stata depredata attraverso ogni genere di manipolazioni canagliesche, dai “buoni” alle piramidi finanziarie, in Cecenia essa è stata violentata con strumenti militari. Mentre in Russia la proprietà del popolo è stata spartita tra i clan oligarchici, in Cecenia è stata divisa tra i gruppi di banditi. I problemi riguardanti la proprietà vengono sempre più frequentemente risolti in Russia alla maniera cecena: con attacchi armati alle aziende.
Il regime terrorista ceceno è parte integrante del regime criminale-oligarchico imperante in Russia, il suo prodotto più funesto. Non è possibile liquidare il primo, senza toccare l’altro. Il regime eltsiniano agisce in maniera più “morbida”, ma in realtà le devastazioni che produce sono maggiori. I risultati delle “riforme” sono stati nefasti: si muore prematuramente, le nascite sono calate paurosamente, si emigra all’estero,  si impazzisce più frequentemente, il numero dei suicidi è negli ultimi tempi tre volte superiore al numero delle vittime cadute per mano dei banditi di Basaev e Chattab. La popolazione russa è diminuita di otto milioni di unità negli anni della direzione di Eltsin.
La spiegazione del perché in Cecenia i guasti del sistema si siano manifestati in maniera più acuta, sanguinosa e crudele sta nella cause storiche, che affondano le loro radici in un lontano passato. Se vogliamo parlare delle radici del separatismo e del terrorismo in Cecenia negli ultimi anni, allora dobbiamo affermare che questi mostruosi eventi  sono stati prodotti dalle azioni sconsiderate e criminali di Eltsin nella lotta per il potere. Per attrarre dalla sua parte le regioni egli affermò: “prendete tutta la sovranità che potete acquisire”. Naturalmente, ciò venne immediatamente utilizzato nell’interesse egoistico sia delle forze interne che di quelle straniere per favorire lo smembramento dello stato unitario russo, in cui la Cecenia si presentava come il punto più pericoloso. Inoltre nella stessa Cecenia, Eltsin e la sua cerchia avevano semplicemente incoraggiato il separatismo. Eltsin e i suoi assunsero una serie di misure, dirette alla rimozione del potere legale e all’ascesa del generale Dudajev. Ai seguaci di Dudajev vennero lasciati tutti i beni e gli armamenti della regione militare del Nord Caucaso che si trovavano nel territorio ceceno  e fu concesso ogni genere di aiuto finanziario e materiale. Intuendo che tutto era loro permesso, i separatisti avanzarono la richiesta della piena indipendenza nazionale, scatenando il brigantaggio. La repubblica venne trasformata in un centro di raccolta di elementi criminali di ogni risma e nazionalità.
Bisogna in particolare sottolineare quanto segue. Secondo il parere degli esponenti del popolo ceceno sostenitori di posizioni nazionali e patriottiche, la guerra non ha assunto il carattere di lotta nazional-popolare contro la Russia. I ceceni vi sono stati spinti e hanno utilizzato efficacemente armi fornite loro in abbondanza.
Ricordiamo le disinvolte promesse di Graciov di risolvere la crisi cecena in poche ore. All’inizio delle operazioni militari nel 1994 il popolo sembrava seguire con distacco gli eventi della guerra. Le perdite tra i militari russi, nel corso dell’attacco contro Groznij, si spiegano fondamentalmente col fatto che i seguaci di Dudajev erano informati a fondo dei piani dell'esercito russo. Gli scontri militari erano concentrati  soprattutto nei luoghi abitati, tra le case di parenti e vicini dei combattenti del posto. Solo quando, nella primavera del 1995, cominciarono i primi combattimenti corpo a corpo, soprattutto sotto Bamut, e la guerra passò ad una fase più esasperata, Dudajev si è trovato nelle condizioni favorevoli per affrontare il compito, a cui sin dal primo momento aveva preparato la repubblica: scatenare una guerra su larga scala.
La guerra non è stata per nulla di liberazione nazionale. Come in altre regioni, alla fine degli anni ’80, in Cecenia  esplose un complesso di problemi irrisolti che riguardavano le relazioni tra le diverse nazionalità. Ma per risolvere questo intricato nodo, l’ultimo strumento da utilizzare era proprio quello militare, dal momento che una serie di importanti questioni sembravano essere affrontate in modo costruttivo dal potere sovietico. Ne sono esempi il progetto di legge sulla riabilitazione dei popoli ingiustificatamente repressi nel passato, l’aumento delle ore di trasmissione radiotelevisiva nella lingua delle nazionalità titolari (1), il ritorno all’uso della toponomastica nazionale. La repubblica acquisì il diritto alla stipula di un nuovo trattato di Unione, alle stesse condizioni di tutte le altre repubbliche. Nella Repubblica Autonoma Socialista Sovietica di Cecenia-Inguscezia, all’inizio degli anni ’90 non esisteva assolutamente un nazionalismo esasperato, né partiti e movimenti nazionalisti con basi di massa. Fino al 1991 il “programma” dei nazionalisti si riduceva all’appello di un gruppo giovanile rivolto al  potere, perché il monumento eretto a Jermolov (2) venisse trasferito dal centro di Groznij in un museo, oppure nella richiesta di apporre targhe commemorative sui muri delle case, in cui erano vissuti esponenti significativi della nazionalità titolare.              
La guerra non ha certo avuto il carattere di Gijad. Lo ha affermato anche uno dei più rispettati esponenti religiosi del Caucaso, il muftì Mahomed Bashir Chadzi, proprio alla vigilia del conflitto.

Ma cosa è stata in fin dei conti questa guerra?
Essa è stata certamente una sedizione, a cui è stato artificiosamente attribuito il carattere di lotta religiosa e di liberazione nazionale.
E perché ha avuto luogo proprio in Cecenia? La  possibilità di scatenare guerre, che rappresentassero una copertura alle più sporche e distruttive operazioni è stata ricercata anche in Abchasia, nel Karabach e nel Pridniestr. Ma solo in Cecenia si è creato un “buco nero”, grazie alla totale disoccupazione e a una certa tradizione “guerriera” del popolo. La base sociale della sedizione si è così trovata negli elementi disoccupati, declassati e criminali. La Cecenia occupava il primo posto nell’URSS per livello di disoccupati. Più di metà della sua popolazione abile al lavoro praticava occupazioni precarie e “attività commerciali” in tutte le regioni del paese. La rovina economica, la dissoluzione proditoria dell’URSS e l’impedimento a praticare commerci in altre parti del paese per decine di migliaia di disoccupati hanno reso inevitabile l’esplosione della rivolta nella repubblica. Che ha trovato terreno fertile nel temperamento di un popolo, temprato nel passato da lunghe ed estenuanti guerre. Gli istigatori, che hanno lasciato nel territorio della repubblica un enorme arsenale bellico, sapevano perfettamente che esso sarebbe stato saccheggiato e che un esercito di senza lavoro avrebbe impugnato le armi.
La guerra di Cecenia venne pianificata dal regime subito dopo la presa del potere. Essa fu utilizzata a più riprese nel corso di crisi politiche e situazioni drammatiche, per favorire soluzioni antipopolari. Ecco perché a partire dal 1994 l’incendio della guerra non fu mai domato. Il conflitto venne coltivato, per essere sfruttato alla prima occasione.
Per questa ragione la soluzione al problema ceceno deve essere ricercata in primo luogo a Mosca. Con il cambiamento del corso politico, con lo smantellamento del regime eltsiniano. Tutti gli avvenimenti legati alla tragedia in Cecenia, dall’agosto del 1991 fino al momento attuale, e le loro cause devono essere accuratamente analizzati e devono essere valutati sul piano politico.
Io, quale candidato alla presidenza della Russia, ho una mia opinione a proposito della possibilità di risolvere la “questione cecena”.
In primo piano c’è certamente la necessità di realizzare una politica nazionale, che abbia come base il riconoscimento dell’uguaglianza di diritti delle nazionalità. C’è poi la responsabilità storica di ogni popolo nell’assicurare l’integrità statale della Russia. A tal fine è indispensabile lo sradicamento dei conflitti tra nazionalità, di tutte le forme di separatismo, di nazionalismo e di sciovinismo. Non è da oggi che i comunisti proclamano la necessità di tale politica. E’ una delle proposizioni fondamentali del Programma del PCFR. E noi, patrioti di Russia, faremo tutto l’indispensabile e il possibile per realizzarla.
È essenziale – occorre subito sottolinearlo – che il regolamento della questione cecena non esca mai dagli ambiti costituzionali. Ciò significa che:
- il mantenimento incondizionato dell’integrità territoriale della Russia rappresenta la condizione preliminare del regolamento del conflitto, che non può assolutamente essere messa in discussione;
- i problemi della sicurezza nazionale della Russia in generale, quali il mantenimento della sua unità statale e dei suoi diritti di sovranità su tutto il territorio del paese, hanno un’indiscutibile priorità rispetto ai problemi regionali, per quanto acuti e dolorosi possano essere;
- il problema della Cecenia non può essere regolato, senza aver prima tenuto nella dovuta considerazione l’opinione di tutti gli altri cittadini della Russia.

Per quanto riguarda i contenuti della nostra politica per la ricostruzione della repubblica, è manifesto il nostro impegno per la soluzione delle seguenti questioni.

Primo. Noi creeremo posti di lavoro. Oggi più del 90 % dei ceceni è disoccupato. Perciò la questione dell’occupazione per i ceceni idonei al lavoro assume un significato decisivo sia sul piano economico che su quello politico. Se ci sarà lavoro ci saranno i mezzi per l’esistenza. Nello stesso tempo i cittadini saranno coinvolti in attività costruttive e pacifiche e assisteremo a una drastica riduzione degli “affari” illegali. Cominceremo con l’approntare le condizioni per una rapida erogazione di finanziamenti a settori come l’energetico, quello delle costruzioni e l’industria di materiali per l’edilizia. Nel processo di ricostruzione delle infrastrutture occorrerà tenere conto della precedente caratterizzazione economica della Cecenia, e della collocazione della popolazione nelle differenti località. E precisamente: le produzioni industriali ed energetiche, che richiedono grandi investimenti e la presenza di quadri qualificati devono essere ricostruite nel nord della repubblica. L’agricoltura nei territori pianeggianti. L’allevamento nelle zone montagnose meridionali e orientali della repubblica. La ricostruzione di una specifica base economica permetterà di ottenere immediatamente tangibili mezzi finanziari, indispensabili per la ripresa della repubblica, per la ricostruzione del suo patrimonio stradale ed edilizio. Ciò dovrà rappresentare la parte prevalente dell’intera somma degli stanziamenti statali e locali.
Mi rendo pienamente conto del fatto che il compito posto non è certamente facile. L’economia del nostro paese si trova in una fase di grave declino. La campagna cecena ha reso ancora più complicata tale situazione. Ma in ogni caso dovremo cercare una via d’uscita, aiutando il popolo a liberarsi, quanto prima, da questa tragedia.

Secondo. La sfera sociale. Proprio in questo settore sono urgenti “iniezioni” di sovvenzioni federali per il pagamento delle pensioni e per l’adempimento delle più svariate esigenze sociali, per la sanità pubblica, la cultura, l’istruzione, per la costruzione di scuole di ogni ordine e grado. Naturalmente, avvenendo tutto ciò in condizioni di estrema difficoltà, tutte le regioni della Russia dovranno essere coinvolte nel programma di ricostruzione della Cecenia. Con uno sforzo comune riusciremo a creare normali condizioni di vita per i bambini, per le donne e per gli anziani, ma soprattutto un clima di fiducia reciproca. Rivolgeremo particolare attenzione alla fascia degli adolescenti. Oggi essi non frequentano la scuola e sono abbandonati a sé stessi. Non si può più permettere che i ragazzi vivano in condizioni in cui maturi una potenziale ostilità nei confronti sia della società cecena che, più in generale, di quella russa.

Terzo. Con la conclusione della fase principale dell’operazione bellica, siamo comunque ancora ben lontani dall’aver esaurito i compiti della lotta contro la criminalità. È evidente che per ottenere il ristabilimento definitivo dell’ordine c’è bisogno di lungo tempo e molte forze. Gli elementi criminali, tra l ‘altro, covano piani di rivincita. Perciò la popolazione della repubblica deve sapere bene che d’ora in avanti il peso principale della lotta contro la delinquenza, del mantenimento della sicurezza dei cittadini e dell’ordine pubblico graverà sulle strutture di sicurezza locali. Il diritto a portare armi da fuoco sarà consentito solo a coloro che ne verranno autorizzati in base alle norme della legislazione della Federazione Russa. Se in Cecenia e nelle repubbliche vicine non venisse attuato un adeguato programma di lotta decisa contro la delinquenza e non venisse regolamentato l’utilizzo delle armi, nell’immediato futuro l’ordine non potrebbe essere garantito nella repubblica e in tutto il Caucaso settentrionale.

Quarto. La condizione fondamentale per la normalizzazione della vita nella repubblica è rappresentata dalla più rapida risoluzione del problema dei profughi. A tal fine è indispensabile assicurare uno stretto coordinamento degli organismi federali preposti ( Ministeri della sanità, del lavoro, ecc. ). Inoltre sarebbe opportuno dar la possibilità di dimorare in altre regioni a coloro che non hanno intenzione di tornare in Cecenia e, nello stesso tempo, permettere ai profughi russi di rientrare nelle zone settentrionali della Cecenia da cui sono stati cacciati, assicurando loro tutti i mezzi necessari per il reinserimento.

Quinto. Noi comunisti attribuiamo un significato essenziale al fattore psicologico-morale. Dimostreremo concretamente che il potere federale si ergerà a difesa dall’illegalità e dalla violenza di ogni cittadino onesto della repubblica e che garantirà le condizioni di una vita dignitosa per lui e per la sua famiglia. Inoltre ci impegniamo ad assicurare ai ceceni che essi non dovranno sentirsi in pericolo e temere minacce da parte dello stato russo.

Sesto. Occorrerà profondere enormi sforzi per ottenere l’integrazione dei popoli della Cecenia. Senza tale integrazione non può essere risolto il compito inerente al raggiungimento della concordia multinazionale. Risolvere questi problemi è possibile solo attraverso la consapevolezza e gli sforzi collettivi. Tenendo nel debito conto l’esperienza di un non lontano passato (1957), è necessario porsi l’obiettivo della formazione di una “Commissione repubblicana di riconciliazione”. Con lo sforzo comune della società civile russa e cecena, si eviterebbe di rimandare alle calende greche l’attuazione delle più urgenti misure umanitarie, finalizzate alla pacifica convivenza. Non c’è dubbio che avrebbe una grande risonanza un appello rivolto dai capi delle confessioni religiose principali alla popolazione cecena e, soprattutto agli esponenti del clero. A conclusione di questo percorso si potrebbe giungere alla convocazione di un “Congresso multinazionale del popolo ceceno”.
Naturalmente non potrà esservi sorta di compromesso e, a maggior ragione, accordo con coloro che si sono macchiati dei peggiori delitti e che non hanno ancora preso coscienza del carattere funesto dell’estremismo. Ma si sa anche che molti combattenti hanno cominciato a condannare le azioni in cui sono stati coinvolti inconsapevolmente per le più svariate cause. Noi ci rivolgiamo con comprensione verso quelli che sono pronti a deporre le armi e a passare dalla parte dei poteri federali. Si presume che tali misure contribuiranno considerevolmente a neutralizzare i piani dei capibanda tesi ad organizzare azioni militari nelle zone montagnose.

Settimo. Accanto alle misure indirizzate alla realizzazione dell’unità e della concordia, a cominciare dalla società civile cecena, è necessario assumere provvedimenti in certo qual modo eccezionali per il ristabilimento di un potere legale e legittimo. Inoltre occorre prendere atto che, per la stabilizzazione della situazione politica e sociale nella Repubblica Cecena, non appare opportuno allestire qualsiasi caricatura di consultazione elettorale per la formazione di organi del potere statale. È necessario invece un periodo di transizione, nel corso del quale il governo verrà esercitato direttamente dal centro federale. E solo nei limiti della stabilizzazione e della normalizzazione della situazione nella repubblica potrà essere realizzato un graduale passaggio dei pieni poteri dalle strutture militari agli organi di autogoverno locale. La ricostruzione di tutto il sistema degli istituti del potere statale in Cecenia sarà resa possibile solo dalla definitiva disfatta delle formazioni di banditi e dal passaggio a una fase di effettiva pacificazione.
Per risolvere questo compito occorre tener conto delle caratteristiche della società cecena, utilizzando adeguati “contrappesi”. A tal fine sarebbe utile creare un sistema di quote etniche nella formazione degli organismi del potere e delle strutture di sicurezza della repubblica, rispettoso anche della popolazione russa che vive in Cecenia ( 3 ).
Conseguentemente cercheremo di fare in modo che il popolo ceceno sia diretto da persone rispettabili e riconosciute come autorevoli. “Leader” della Cecenia dovrà essere un uomo di cristallina onestà e lungimiranza, nonché autentico amico della Russia. È essenziale che non condivida aspirazioni separatiste, comprenda i compiti da affrontare nel processo di ricostruzione della repubblica e sia intenzionato a risolverli, mobilitando i cittadini di tutte le età.
Ma la scelta della forma di governo deve essere lasciata ai cittadini della Repubblica Cecena, perché una volta per tutte siano da escludersi nel futuro motivi di accuse, come quella per cui le diverse istanze del potere sarebbero “manovrate” da Mosca attraverso proprie “marionette”. La formazione degli organi del potere, attraverso libere elezioni, sarà determinata dal popolo, come espressione di piena fiducia nei suoi confronti. A tal riguardo può essere di riferimento l’esperienza della ricostruzione degli organi di potere della Repubblica Autonoma della Cecenia-Inguscezia nel 1957-58. Allora venne creato un comitato organizzativo per la ricostituzione della repubblica che, accanto alle questioni relative al piano esecutivo, risolse una serie di problemi legati alla preparazione e all’attuazione di elezioni nei diversi organi di potere. Oggi si potrebbe incaricare un comitato analogo per la preparazione di un progetto di costituzione della Repubblica Cecena (R.C.)  e di un progetto di legge elettorale per gli organi del potere statale della R.C. e per la ratifica di una legge riguardante la creazione di un’assemblea costituzionale; per la determinazione dei tempi di svolgimento delle elezioni e per la formazione di una commissione elettorale repubblicana.
Per coordinare tutte le attività del potere statale in Cecenia sarebbe opportuno istituire una commissione permanente diretta dal presidente o dal capo del governo, che includa nel suo “staff” i rappresentanti dei diversi ministeri ed enti federali, i deputati dell’Assemblea federale, dei rappresentanti della società civile. Ai fini del mantenimento della sicurezza si ritiene utile la creazione in ogni centro abitato di una certa importanza di commissioni di osservatori, composte dai rappresentanti della società civile, degli organi dell’autogoverno locale, delle strutture della magistratura e militari.

In conclusione vorrei ancora una volta sottolineare che le nostre proposte a riguardo della Cecenia sono parte di un programma generale per il rafforzamento dell’unità nazionale dei popoli della Federazione Russa.
Esse si basano sul fatto che la componente principale della Federazione è rappresentata dai russi (etnicamente, nota del traduttore), che costituiscono l’85% della popolazione. Il popolo russo è così il nucleo basilare del paese . Nello stesso tempo si è creata una situazione, in virtù della quale i russi, per le più svariate ragioni che hanno determinato le loro migrazioni, non di rado superano quantitativamente la nazionalità nativa. Così è venuto a determinarsi storicamente. Perciò fissare oggi i confini della residenza di ogni nazionalità e componente etnica, isolandola dalle altre, significa non solo puntare alla distruzione del plurisecolare stato russo, ma anche ripetere la triste storia dell’esodo di popoli, che ha tragicamente caratterizzato tempi a noi molto vicini. È essenziale che ciò venga compreso da ogni cittadino della Federazione Russa, anche perché nel processo storico della sua formazione, soprattutto nel XX secolo, il meccanismo economico della Russia si è sviluppato quale organismo integrato. E la perdita di qualsiasi sua componente porterebbe immediatamente ad un indebolimento di tutto il sistema statuale russo.
Il compito consiste nel rafforzare l’unità tra i popoli e le etnie del paese; nella ricerca della strada di una loro più forte compattezza e buona convivenza; nell’instaurazione di un clima di rispetto e riconoscimento reciproci tra membri dotati di pari diritti in uno stato unitario, che si prenda cura, valorizzi e difenda ogni suo cittadino, indipendentemente dal peso della sua componente etnica, qualora tale cittadino sia disposto a rispettare e difendere l'integrità e l’indipendenza della Federazione Russa.
La soluzione di questi problemi dipende da noi stessi e, in primo luogo, dal potere, che deve saper condurre una politica nazionale intelligente ed equilibrata, che non dia alcun pretesto a manifestazioni di sciovinismo e di separatismo.
In ogni caso il conflitto ceceno testimonia la presenza di un problema in primo luogo politico, che richiama alla responsabilità dello stato. Risolverlo è possibile solo operando in base ad una concezione della politica nazionale formulata con chiarezza e lungimiranza. Le forze popolari e patriottiche ne sono fornite. Una sua realizzazione incisiva e conseguente salverà la Russia e tutti i suoi popoli dalla “sindrome cecena”.

NOTE del traduttore


( 1 ) Si intende il diritto ad una o più delle autonomie nazionali e territoriali esistenti nella Federazione Russa.

( 2 ) Jermolov fu uno dei generali che diressero la guerra contro Napoleone I.

( 3 ) Quando fu avviato il processo di secessione della Cecenia, la componente etnica russa rappresentava un quarto del totale della popolazione.


Saggio pubblicato su “Sovetskaja Rossija” del 29 febbraio 2000

Traduzione dal russo
di Mauro Gemma