La “Modernizzazione tradizionalista” di Putin
di
Igor Bunin
Direttore generale del “Centro di tecnologie politiche”
www.politcom.ru -
28 dicembre 2002
Nel trarre un bilancio di questi anni di presidenza di Putin, in cui, a parere
dell’illustre politologo russo, sono state varate le più radicali riforme
strutturali del paese in senso capitalistico, Igor Bunin delinea i tratti dello
stile, improntato alla cosiddetta “modernizzazione tradizionalista” che
contraddistingue il leader russo e che spiegherebbe il suo successo tra
l’elettorato.
E’ questa la parte che abbiamo ritenuto di tradurre, di un corposo saggio
apparso in uno dei più prestigiosi siti russi di analisi politica.
M.G.
…La “modernizzazione tradizionalista” di Putin non ha solo radici storiche, ma
è legata direttamente alla situazione attuale. Effettivamente, i dati forniti
da tutti gli istituti di sociologia testimoniano che la maggioranza dei russi
vuole “andare avanti, guardando al passato”. Di qui deriva il rifiuto da parte
della maggioranza della popolazione del paese delle forme più esasperate di
anticomunismo, che si associa però al fatto che tale maggioranza non vota per
il PCFR. I sentimenti di nostalgia per gli anni della “stagnazione” (così venne definita l’epoca di Breznev, nota
del traduttore) non
contraddicono affatto il rifiuto di tornare ai tempi della dura pressione
amministrativa in tutte le sfere della vita, in particolare in quella privata…
…Putin con la sua modernizzazione politico-economica ed il suo tradizionalismo
dal punto di vista della concezione del mondo, riflette l’opinione della
maggioranza della popolazione del paese, talvolta chiamata “maggioranza
putiniana”, che gli ripone la sua fiducia. Ciò si è manifestato con chiarezza anche
nelle risposte che egli ha dato ai telespettatori nella trasmissione di
dicembre. Prendiamo solo un esempio: il tema di Stalingrado-Volgogrado, di
estrema attualità per l’avvicinarsi del 60° anniversario della vittoria in
quella battaglia. Nella sua risposta alla domanda di un cittadino, Putin, pur
esprimendo seri dubbi sulla giustezza della decisione di Nikita Khrusciov di
cambiare nome alla città (“sorge la domanda: perché, allora, in Francia esiste
una piazza intitolata a Stalingrado, mentre da noi si è ritenuto di cambiare
nome?), ha comunque aggiunto che la restituzione del nome di Stalin alla città
“potrebbe generare il sospetto che noi abbiamo l’intenzione di tornare ai tempi
dello stalinismo”. E, in conclusione, ha affermato che la questione deve essere
decisa dagli organi legislativi, vale a dire dal popolo attraverso i suoi
eletti. Del tutto simile appare anche l’approccio del presidente alla soluzione
di questioni ancora più importanti per i destini del paese: è sufficiente
ricordare il fatto di essersi impegnato per dare vita ad un esercito
professionale che mantenga il simbolo della stella rossa.
Tale posizione non si limita ad operare una sintesi tra i punti di vista della
destra e della sinistra (sebbene non riesca a soddisfare i gruppi più radicali
di entrambe le sponde), ma corrisponde al punto di vista della maggioranza
della popolazione che, per l’appunto, tende ad evitare gli estremi. E, a ben
vedere, la specificità russa consiste proprio nel considerare un estremo da
evitare uno dei punti di vista dominanti in Occidente (“Stalin è un aguzzino
sanguinario e nulla di più”). Questo è sicuramente un problema oggettivo della
mentalità che caratterizza l’attuale società russa, che, a differenza
dell’economia, non è possibile “ristrutturare” in 10-15 anni. Già il processo
in corso di correzione di tale mentalità (il radicamento nella coscienza
dell’opinione pubblica del principio di proprietà privata e della necessità
delle libertà politiche) può considerarsi rivoluzionario.
Per questa ragione Putin capisce quali sono i limiti, oltre i quali non è
consentito sterzare troppo radicalmente a destra o a sinistra. Oltre alla
storia di Stalingrado-Volgogrado, è sintomatico anche il rallentamento subito
dal progetto di ricollocazione del monumento a Dzerzhinskij. Non è, infatti,
ancora venuto il “placet” presidenziale a questo passo significativo sia per i
comunisti che per i liberali (ovviamente da punti di vista opposti)…
…Proprio la corrispondenza dell’immagine di Putin al senso comune e alle
aspettative rappresenta uno dei fenomeni che spiegano il suo successo. E’
indubbio che un altro elemento fondamentale è rappresentato dalla stabilità
economica: in generale, i salari, per non parlare delle pensioni, vengono pagati puntualmente e interamente. Sembrerebbe
così che il primo mandato di Putin possa non essere messo in discussione da
serie oscillazioni nei livelli di gradimento e che il successo di immagine non
debba venire pregiudicato (a meno che proprio Putin non compia errori fatali),
mentre le previsioni economiche per il 2003-2004, sebbene non diano motivo per
l’euforia, appaiono comunque abbastanza soddisfacenti.
Problemi seri per il paese e per il suo presidente potrebbero forse presentarsi
nel periodo del secondo mandato, quando riforme non popolari rischierebbero di
coniugarsi con la prevista caduta dei prezzi del petrolio. Allora Putin sarebbe
costretto a mobilitare tutte le risorse a sua disposizione per superare un
periodo di serie difficoltà.
Traduzione dal russo
di Mauro Gemma