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Nessun abbraccio tra Georgia e Russia

di Viktor Sokolov

www.strana.ru - 17 dicembre 2002

L’articolo che traduciamo è apparso recentemente nel sito di ispirazione presidenziale “strana.ru” ed esprime gli umori della “Mosca ufficiale” nei confronti della politica attuata dalla confinante Georgia, sempre più intenzionata a rafforzare i suoi legami con USA e NATO e a confermare la sua attuale condizione di “piazzaforte” per le operazioni di destabilizzazione della Federazione Russa, a cominciare da quella in atto in Cecenia.
M.G.


Il presidente della Georgia Eduard Shevarnadze afferma che “nelle relazioni georgiano-russe si osserva un processo di “disgelo” e che “i rapporti tra i due paesi stanno rientrando gradualmente nel loro corso normale”. Ma purtroppo i fatti stanno a testimoniare che siamo ancora molto lontani dal “disgelo” nelle relazioni reciproche tra Mosca e Tbilisi.
Alcuni giorni fa, nella capitale georgiana, al presidente della repubblica sono state presentate le credenziali del nuovo ambasciatore della Russia Vladimir Chikbishbili. Tale avvenimento è stato utilizzato da Eduard Shevarnadze per rimarcare il trend positivo dei rapporti tra i due paesi. Ma fatti concreti, che confermino tale valutazione, non sono stati menzionati per la semplice ragione che non ce ne sono. Non è assolutamente il caso di parlare di avvicinamento tra i due paesi. Al contrario tutto sta a testimoniare di un continuo allontanamento della Georgia dalla Russia, sebbene il capo dello stato georgiano ritenga preferibile addolcire l’amaro calice.
Negli ultimi giorni la controparte georgiana ha reagito nervosamente a proposito della possibile scadenza, entro la quale i reparti russi dovrebbero uscire dal territorio della Georgia nella regione di Batumi e Akhalkalaki, argomento su cui recentemente si sono svolti scivolosi colloqui tra i rappresentanti dei due ministeri della difesa, senza che le parti siano riuscite ad accordarsi. Mosca definisce reale, per la conclusione di questo processo, un periodo di almeno 11 anni; solo il presidente della commissione per la difesa della Duma di Stato (a suo rischio e pericolo) “abbassa” tale periodo a 6-7 anni. Ma di due-tre anni, come esigono le autorità georgiane, in Russia nessuno ha mai parlato. E la ragione sta nel fatto che Mosca non ha nessuna intenzione di affrettare i tempi, senza prima avere creato le necessarie fondamenta. Che sono, prima di tutto, il tempo che occorrerà per ricollocare i militari e la creazione delle condizioni che permettano loro di vivere e di lavorare in luoghi diversi. Condizioni che oggi, semplicemente, non esistono. Ci sono anche altri problemi: la ridislocazione di una parte dei soldati russi dalla Georgia nella base militare in Armenia arrecherebbe preoccupazione, ad esempio, all’Azerbaigian. Gli azeri, in considerazione del fatto che il conflitto nel Nagorno-Karabach non è stato ancora regolato, ritengono che “la Russia trasformerà l’Armenia in un arsenale pericolosissimo che, in qualsiasi momento, potrebbe essere diretto contro stati vicini”.
Inoltre, già ora la Georgia intenderebbe presentare il conto per l’utilizzo di basi militari sul suo territorio, per un ammontare di 700 milioni di dollari USA, nel caso che, entro giugno 2003, non venga definitivamente concordata la scadenza dell’uscita delle truppe russe. Occorre aggiungere che ciò potrebbe rappresentare un ulteriore spiacevole stimolo per la Russia, affinché sgomberi il più velocemente possibile il territorio georgiano. A tal proposito, la Georgia fa conto sull’avvio di un’azione di monitoraggio internazionale, per la verifica dell’esecuzione da parte della Russia degli obblighi relativi alla liquidazione delle proprie basi militari in Georgia. Anche questo testimonia del clima di sfiducia esistente e non favorisce certo quel “disgelo”, della cui esistenza parla Shevarnadze.
Shevarnadze cerca di addolcire l’asprezza della situazione che è venuta a crearsi, affermando che, sulla questione della definizione dei tempi dell’uscita delle truppe, Tbilisi “potrebbe mostrarsi più flessibile”. Ma poi non chiarisce da che cosa dipenderà il cambiamento dell’attuale posizione. Egli poi desidererebbe che al processo di uscita delle truppe russe venissero associati anche gli Stati Uniti. E’ in tal modo possibile avere un’idea di come il desiderio di Tbilisi sia quello di utilizzare l’autorità di Washington per esercitare un’ulteriore pressione su Mosca.
Anche la crescente aspirazione di Shevarnadze di vedere la Georgia nella NATO e il sempre più veloce avvicinamento agli USA, lasciano a Tbilisi meno tempo da dedicare al rafforzamento delle relazioni con la Russia. Ma, anche in questo caso, il presidente della Georgia non scorge alcun problema, affermando che l’appartenenza alla NATO non impedirà alla Georgia di rimanere nella CSI. L’opposizione georgiana, però, non condivide questa opinione, sottolineando che, nell’attuale certo non rosea situazione, e con rapporti del genere con la Russia, nessuno accoglierà la Georgia nella NATO. A tal proposito c’è da rilevare che, nel paese, sono apparsi dei partiti che, nei loro programmi, proclamano come obiettivo principale la necessità di un riesame radicale delle relazioni tra Tbilisi e Mosca, nella direzione di un loro miglioramento. La decisione di fondare il partito chiamato “Orso”, è stata presa nei giorni scorsi dall’ex ministro degli interni Temur Khacishvili, che venne accusato, a suo tempo, di aver organizzato un attentato terroristico contro Shevarnadze.
C’è da aggiungere che, mentre scriviamo queste note, a Tbilisi è in corso di svolgimento la cerimonia solenne per la formazione del primo battaglione di “commando”, addestrato da istruttori americani. Avvenimento che, sullo sfondo delle discussioni in merito all’uscita delle truppe russe dal territorio georgiano, offre sufficiente materia di riflessione per capire se Shevarnadze sia più vicino a Washington oppure a Mosca…

Traduzione dal russo
di Mauro Gemma