Il PCFR E’ il partito del socialismo e del patriottismo
di
Ghennadij Zjuganov
“Pravda” - n. 1
14-15 gennaio 2003
giornale del Partito Comunista della Federazione Russa
Con un lungo articolo, il presidente del PCFR illustra le direttrici
fondamentali della linea che il partito intende assumere in vista delle ormai
imminenti elezioni parlamentari (dicembre 2003), e fa il punto sulle ragioni
profonde del tumultuoso dibattito che ha agitato la sua organizzazione, nel
corso dell’ultimo anno, e che è sfociato nell’esclusione dai ranghi comunisti
degli esponenti più significativi dell’ “ala destra” ( a cominciare dallo
speaker della Duma Ghennadij Selezniov) e nel manifestarsi di un’opposizione
interna, favorevole al dialogo con Putin, che (almeno nei gruppi dirigenti e
negli apparati istituzionali) pare avere una dimensione rilevante.
Riteniamo di fare cosa utile (nella pressoché totale assenza di informazioni e
nella generale mancanza di interesse di quasi tutte le sinistre occidentali per
l’attività della più importante organizzazione politica russa, tuttora uno dei
più forti partiti comunisti presenti nel mondo, erede di un’esperienza che ha
segnato la storia dello scorso secolo), proponendo la traduzione di larghi
stralci dell’articolo.
M.G.
La Russia ha fatto il suo ingresso in un nuovo anno, molto complicato. Di ciò
parlano tutte le previsioni, sia a livello mondiale che nazionale. L’economia
capitalistica appare in crisi. Sempre più apertamente gli USA proclamano le
loro pretese globalistiche. Si manifestano la recessione, la caduta del corso
del dollaro, il calo della produzione. Si cerca una via d’uscita nell’avventura
militare. Tutto ciò crea nel mondo una situazione foriera dei più seri
sconvolgimenti. La Russia, con le mani legate e condizionata dall’economia
occidentale, rischia di trovarsi al centro di questi sconvolgimenti. Essa si
sta trasformando nell’anello debole del modello borghese di sviluppo del nuovo
ordine mondiale globale.
Ci attendono tempi difficili, che richiedono grandi responsabilità. Tanto più
che l’anno iniziato è anche l’anno delle elezioni. Le forze
popolari-patriottiche hanno la possibilità di difendere il paese, di cambiare
in meglio la vita dei cittadini, di proteggere il destino delle generazioni
attuali e future. E’ necessario che i cittadini, che si recheranno alle urne in
dicembre, votino per il cambiamento della politica statale, per nuovi e più
giusti assetti di potere, che operino nell’interesse di tutti i russi. Tutti i
cittadini onesti del paese desiderano la Russia, per la quale ci battiamo noi
comunisti. Tale scopo richiede molto da noi. Prima di tutto la volontà e
l’unità. La fiducia in noi stessi e nel popolo, azioni politiche e sociali
energiche e adeguate. Possiamo realizzare questi obiettivi. Ma sono evidenti anche
le difficoltà.
L’anno che è passato, come mai in precedenza, ha dimostrato che la classe
dominante è capace delle azioni più impensabili, solo allo scopo di fermarci.
Il regime ricorre ad ogni mezzo: alla corruzione, al ricatto, ai brogli
elettorali. Fa di tutto per mettere in ginocchio il partito comunista e i suoi
alleati, per provocare scissioni, insoddisfazione e sfiducia nei suoi ranghi.
Il potere lo ha sempre fatto. Non è certo la prima volta che esso ha usato
contro il PCFR il metodo dell’introduzione tra le sue file di “falsi alleati”.
Certamente, all’inizio essi sembrano “collaborare”, ma poi, regolarmente, a un
segnale del Cremino, iniziano ad attaccare il Partito comunista. Al momento
tali sforzi sembrano essersi concentrati sull’Unione Popolare-Patriottica di
Russia (UPPR) (l’alleanza creata
attorno al PCFR, nota del traduttore), e più precisamente sul suo Comitato Esecutivo, la cui
iniziativa è sembrata, recentemente, sempre più frequentemente in dissonanza
con il lavoro dell’opposizione. Soprattutto in un momento decisivo, come quello
rappresentato dalla fase preparatoria delle elezioni del 2003.
Tale tendenza è stata illustrata, in particolare, nell’articolo dei direttori
dei giornali “Sovetskaja Rossija” e “Zavtra” V. Cikin e A. Prokhanov, dal
titolo “Operazione “Talpa”. Su molti lettori l’articolo ha prodotto l’effetto
di una bomba ad alto potenziale, sebbene una prima messa in guardia sulla
pericolosità della creazione di centri paralleli e della “privatizzazione” del
partito fosse venuta già l’estate scorsa da Ju. P. Bjelov (noto intellettuale, dirigente del partito a
San Pietroburgo, nota del traduttore). Di conseguenza, sorge la domanda: conviene far conoscere
tutto ciò alla più vasta opinione pubblica? Non ne verrebbe minata l’autorità
del partito e di tutta l’opposizione popolare-patriottica?
Voglio allora ricordare il punto di vista leninista: nulla indebolisce
l’autorità del partito, quanto tacere sulle contraddizioni maturate, celarle
dietro un’unità di facciata. Quando la lotta politico-ideale viene nascosta,
essa si trasforma in puro politicantismo. I politici responsabili devono dire
la verità alle masse. Si, da noi, troppo a lungo, abbiamo cercato di riportare
il problema nell’ambito del dialogo tra compagni, della ricerca di chiarimento.
Non è servito a nulla. La situazione è ormai entrata in uno stadio pericoloso,
in cui non è più possibile tacere. Occorrono piena chiarezza e determinazione.
Ma dove sta l’essenza del conflitto?
Un punto di vista limitato tende a ricondurre tutto a divergenze interne agli
apparati, al fatto che il Consiglio di coordinamento dell’UPPR abbia litigato
con il Comitato Esecutivo. In realtà ciò che interviene, sotto il coperchio del
conflitto “d’apparato”, è un conflitto ben più profondo: sociale, di classe,
ideale. E per comprenderne a fondo le ragioni, è necessario andare oltre i
pettegolezzi, affrontando la questione esclusivamente da posizioni di
principio.
Il rapporto del Partito Comunista della Federazione Russa con i suoi alleati
non è certo determinato dalle decisioni personali di questo o quell’altro
leader, né da simpatie o antipatie soggettive. Esso è determinato dalla natura
sociale-economica della società russa, dalle interrelazioni oggettive tra le
classi, dai loro interessi, dalla dislocazione delle forze politiche. Sulla
base di un’approfondita analisi di tali realtà, il partito assume alcune
posizioni di principio, che sono vincolanti per tutti i suoi membri,
soprattutto per i suoi dirigenti. L’esperienza ha dimostrato che essi spesso lo
dimenticano. Per questa ragione oggi dobbiamo ricordare a tutti i membri del
partito, quali sono le più importanti di queste decisioni.
Ancor prima dell’approvazione del Programma ufficiale del PCFR, la Seconda
conferenza del partito (aprile 1994) approvò un documento di carattere
programmatico: “Il PCFR sulla strada della concordia in nome della Russia”. Ciò
accadeva alla vigilia dell’ “Accordo per la concordia sociale”, oggi del tutto
dimenticato, ma allora molto reclamizzato, firmato da Eltsin e Ribkin (transfuga del PCFR, allora, come oggi
Selezniov, speaker della Duma, nota del traduttore). Il PCFR non aveva
voluto partecipare alla sua stesura e non lo aveva sottoscritto, presentando
invece una sua concezione alternativa dei problemi reali, dalla cui risoluzione,
in pratica, sarebbero dipesi il raggiungimento della pace civile e la difesa
degli interessi nazional-statali della Russia.
“I compiti normali dell’opposizione – si afferma nel documento, - consistono
nell’utilizzo di tutte le potenzialità, nel rafforzamento della sua base
sociale, materiale ed organizzativa, nel suo allargamento, fino alla
realizzazione di una coalizione popolare e democratica di pace civile e
concordia in nome della Russia.
Le prospettive di tale coalizione dipendono dal successo della sua azione che
consiste nel:
realizzare la collaborazione con i movimenti politici di orientamento centrista
e liberale, come pure con i sindacati e le associazioni degli industriali e
degli imprenditori;
definire gli ambiti di collaborazione del movimento alla pace civile e alla
difesa degli interessi vitali nazional-statali del paese, non nascondendo le
divergenze su tutte le questioni rimanenti;
coordinare le azioni dei diversi settori dell’opposizione, assegnando gli
obiettivi e i compiti particolari di ciascuno di essi;
unire, al fine di realizzare gli obiettivi concordati, l’esperienza politica
dei partiti, il potenziale organizzativo dei sindacati, le possibilità
materiali degli industriali e degli imprenditori”…
… Desideriamo mettere in evidenza che le decisioni della conferenza definivano
con chiarezza il raggio della possibile cooperazione dei comunisti con alleati
del campo non comunista: il mantenimento della pace civile, vale a dire la
ripulsa della guerra civile, e la difesa degli interessi vitali
nazional-statali del paese. Per quanto riguarda, invece, le questioni che
escono da tale contesto, le divergenze sono inevitabili, e la risoluzione del
partito proibiva esplicitamente di mascherarle.
In seguito, la posizione del partito rispetto ad un’ampia coalizione
popolare-patriottica ebbe un ulteriore sviluppo nel Programma del PCFR,
approvato all’inizio del 1995 e sostenuto nel 1997.
Cito testualmente:
“Il PCFR pone il compito di attivare la lotta di liberazione nazionale del
popolo russo. In tale lotta il partito può contare su alleati reali e
potenziali. Sono i partiti politici dell’arco socialista, centrista e più
conseguentemente democratico, i movimenti patriottici progressisti. Questi sono
i sindacati, le organizzazioni operaie, contadine, delle donne, dei pensionati,
dei giovani, degli intellettuali, degli imprenditori, e le istituzioni
religiose di tutte le confessioni.
Rispettiamo le loro opinioni, e non abbiamo alcuna intenzione di imporre le
nostre. Ma nel dialogo e nella collaborazione, non riteniamo necessario
nascondere la nostra convinzione che la difesa degli interessi nazional-statali
della Russia è legata oggi alla lotta per il socialismo e per le forme
sovietiche di potere popolare. Siamo convinti che l’esperienza confermerà che
siamo sulla strada giusta”.
Facciamo notare che il Programma del PCFR definisce con chiarezza le frontiere
ideali della linea che il partito deve assumere. Esse sono rappresentate dalla
difesa della nostra identità di forza che si batte per il socialismo, quale
prospettiva non solo dello sviluppo della Russia, ma anche di quello mondiale.
E’ proprio questa la questione che la risoluzione della Seconda conferenza del
partito proibiva di “occultare”.
In conclusione, l’attuale strategia e tattica del partito in previsione della
campagna elettorale è definita dalla risoluzione del Plenum del CC del PCFR
(giugno 2002), che recita: “In coerenza con la legislazione elettorale della
Federazione Russa, si ritiene necessaria la formazione, a partire dal Partito
Comunista della Federazione Russa, di un largo blocco elettorale con gli
alleati dell’UPPR e di altre organizzazioni politiche”.
E’ tale il complesso delle risoluzioni di partito, nel cui ambito siamo
obbligati ad operare.
Perciò, diventa difficile raccapezzarsi tra le attuali dispute ideali e
divergenze di natura organizzativa, se non si comprende che il movimento
popolare-patriottico contemporaneo ha le caratteristiche di un compromesso fra
le classi. E che, più concretamente, rappresenta un compromesso tra lavoro e
capitale per il conseguimento di specifici obiettivi, sulla base di specifici
obblighi reciproci. Ed è assolutamente normale che esso non possa essere
“assoluto” e “generale” e che debba riguardare solo un numero limitato di
questioni, che possono mutare con il passare del tempo. E’ comprensibile che la
ricerca degli ambiti e delle condizioni per simili compromessi di classe sia
affare delicato e complesso.
Nella definizione della possibilità di tale compromesso nella forma di un ampio
movimento popolare-patriottico, il PCFR ha tenuto conto di alcune
considerazioni di principio. In primo luogo, del fatto che nella Russia attuale
esiste un insieme di compiti irrisolti di carattere nazionale e democratico: il
ristabilimento di un duraturo potere popolare, dell’indipendenza statale, della
dignità nazionale e dell’identità culturale della Russia. E, in secondo luogo,
nell’analizzare questo problema, il partito è giunto alla conclusione che,
nella struttura sociale di classe russa, esiste un capitale orientato in senso
nazionale, i cui interessi oggettivi richiedono un ricco sviluppo delle forze
produttive del paese, capace di garantire la difesa dei suoi interessi
nazionali e il rafforzamento del ruolo dello stato…Ma, allo stesso tempo, noi
non dobbiamo dimenticare neppure per un istante la natura sfruttatrice di
qualsiasi capitale, sia nazionale che “compradore”. Perciò la collaborazione
del partito comunista, che rappresenta gli interessi vitali dei lavoratori e
della maggioranza sfruttata del popolo, con il capitale orientato in senso
nazionale e suoi singoli rappresentanti, non può uscire da uno specifico
ambito, oltre il quale finiscono i rapporti su un piano di parità e comincia la
collaborazione di classe senza principi, la subordinazione della politica e
dell’ideologia del partito comunista all’influenza borghese. Non bisogna
assolutamente oltrepassare questa linea di principio!
L’alleanza e i rapporti di alleanza significano la ricerca di punti di
contatto, di posizioni comuni nei programmi di forze politiche diverse. Per
dieci anni il PCFR si è impegnato nella ricerca di tali punti di cooperazione.
Nessuno potrà negare che abbiamo compiuto decine di passi per venire incontro a
potenziali alleati, non sottoponendoli ad esami, concentrando l’attenzione su
ciò che unisce e non su ciò che divide.
E cosa è successo? Abbiamo trovato personalità che hanno considerato la nostra
posizione come un segnale del venir meno dell’idea socialista, della “malattia
spirituale” del PCFR. Abbiamo anche visto alcuni altri, fuori dal partito
comunista idealmente e organizzativamente, farci lezioni di “ragionevolezza”. E
in seguito, non avendo raggiunto il loro scopo, li abbiamo visti abbandonare i
ranghi popolari-patriottici, per ricongiungersi ai vecchi amici. Quanti sono
stati! E non è possibile citarli tutti, perché sono una legione!
L’ultimo della serie è G. Ju. Semighin (presidente
del Comitato Esecutivo dell’UPPR, noto imprenditore, tra i finanziatori della
coalizione, nota del traduttore).
Nel suo caso le questioni finanziarie sono state utilizzate come strumento di
pressione per risolvere problemi politici. Così, alla vigilia del Plenum dello
scorso luglio, venne distribuita una lettera di Semighin, in cui si comunicava
che “fino al momento della definizione da parte del Consiglio di coordinamento
dell’UPPR e del Plenum del CC del PCFR della concezione dello sviluppo
dell’Unione Popolare-Patriottica di Russia (blocco PCFR-UPPR), la distribuzione
di fondi alle sezioni locali dell’UPPR e l’ attività economica congiunta del
Comitato Esecutivo dell’UPPR e delle organizzazioni regionali dell’UPPR
verranno interrotti”. Un vero e proprio ricatto!..
…E’ arrivato il momento di fare chiarezza. Di quale blocco unitario abbiamo
bisogno? Quello, in cui il PCFR sarebbe obbligato a nascondere o addirittura a
cambiare il suo nome e la sua posizione? Oppure un blocco, in cui il PCFR non
attenua la sua identità, ma cerca di raccogliere gli alleati attorno alla sua
bandiera politica ed ideale?
Purtroppo, nella coscienza di massa non esiste una risposta precisa a tali
domande. La posizione di principio del partito non sempre assume forme adeguate
alle necessità della nostra propaganda e agitazione. Oggi continuiamo a
difendere gli interessi statali e i valori patriottici, esattamente negli
stessi termini usati cinque e dieci anni fa. Non dobbiamo dimenticare che,
negli ultimi anni, sono cambiate radicalmente molte cose, compresa l’atmosfera
ideale e politica nel paese. Non avendo le forze per contrastare le posizioni
dello schieramento popolare-patriottico in campo ideologico, il regime
dominante ha adottato la tattica di appropriarsi delle nostre parole d’ordine.
La svolta definitiva del regime verso la retorica patriottica si è verificata
con Putin. Certo, ciò ha rappresentato una vittoria ideale dell’opposizione, in
quanto siamo stati in grado di sradicare le illusioni liberali cosmopolite
dalla coscienza di massa. Ma, nello stesso tempo, non avremmo dovuto arrestarci
di fronte a questo risultato, bensì procedere oltre, riempiendo i generici
slogan patriottici di contenuti socialisti. E, contemporaneamente, dissociarci
con nettezza dall’ideologia pseudopatriottica statale, che caratterizza la
fraseologia del regime dominante.
Il Partito comunista, in Russia, può attrarre dalla sua parte la maggioranza
del popolo, se non nasconde, ma, al contrario, rende palesi le sue richieste
programmatiche fondamentali: SOCIALISMO, POTERE SOVIETICO, UNIONE SOVIETICA*.
Il Socialismo quale società della giustizia duratura. Quale unica costruzione
sociale nella storia, che considera diritti inalienabili dell’uomo non solo
quelli proclamati dalla grande Rivoluzione Francese, ma anche le più ampie
garanzie dei diritti economico-sociali dell’uomo al lavoro e al riposo,
all’istruzione e all’assistenza medica gratuite, alla difesa sociale, a
un’abitazione a prezzi accessibili, ecc. Una società, in cui la terra, il suo
sottosuolo e le sue risorse naturali, i grandi monopoli, i settori strategici
dell’industria e i principali mezzi di comunicazione siano di proprietà
pubblica.
Il Potere sovietico quale unica garanzia di giustizia sociale e sicurezza
personale. Poiché esso assicura un duraturo potere popolare ed elezioni
democratiche. La legalità, l’ordine, la vittoria sulla corruzione e la
criminalità organizzata…
L’Unione delle Libere Repubbliche Sovietiche (la cui sigla è SSSR, come ai tempi del socialismo, nota del
traduttore). Essa rappresenta
la salvezza dei nostri popoli dalla degradazione materiale e morale. Un enorme
mercato interno per l’industria e l’agricoltura russe. E’ uno spazio economico
autosufficiente, in grado di difendere tutti i produttori, indipendentemente
dalla forma di proprietà. Capace di concorrere con le “zone” del dollaro,
dell’euro e dello yen in tutte le sfere dell’economia moderna, comprese quelle
ad alto sviluppo tecnologico. E’ una società che non conosce la discordia tra
le nazionalità, in grado di assicurare il libero sviluppo delle nazioni e delle
culture nazionali.
Questi sono i tre capisaldi programmatici del partito, sui quali esso deve, a
mio avviso, costruire e spiegare le sue posizioni concrete su tutte le
questioni fondamentali, comprese quelle elettorali…
…Oggi, il nostro compito fondamentale è quello di spiegare alla società che
solo le classi lavoratrici possono, prendendo nelle proprie mani il potere
statale, difendere gli interessi nazionali e statali della Russia…
…Riprendendo ancora la questione del futuro dell’Unione Popolare-Patriottica di
Russia, è necessario, a mio parere, definire nel seguente modo i nostri
approcci e posizioni.
Primo. L’UPPR è stata e continua ad essere la struttura essenziale alla
realizzazione del dialogo politico e della collaborazione dei comunisti con un
ampio arco di forze patriottiche e di orientamento statale.
Secondo. Occorre ancora una volta definire nettamente i termini della questione
su chi e a quali condizioni possa essere alleato del PCFR. Ora, per ciascuno
dei nostri alleati – sia quelli appartenenti all’UPPR, che quelli esterni
all’Unione – è venuto il momento di formulare la propria concezione
dell’alleanza, le proprie fondamentali posizioni sociali ed economiche.
Terzo. Nelle condizioni delle competizioni elettorali del 2003-2004 bisogna,
senza indugio, regolare l’attività di tutte le strutture dell’UPPR e
interrompere il processo di burocratizzazione del suo Comitato Esecutivo.
Eliminare i doppioni delle funzioni dirigenti nel sistema di direzione delle
organizzazioni…
Quarto. Potenziare la partecipazione del PCFR all’attività delle organizzazioni
patriottiche. Ogni comunista deve ricordare che egli si fa interprete della
linea del partito nei movimenti.
Il partito dispone della volontà e delle forze per risolvere al meglio tutti
questi compiti. Noi abbiamo definito la strategia e la tattica della lotta
elettorale, abbiamo preparato i piani di lavoro, abbiamo indicato i criteri di
formazione delle liste, abbiamo definito le linee fondamentali della nostra
azione. Tutte le organizzazioni del partito devono essere immediatamente
coinvolte nel lavoro.
Nei prossimi mesi avremo il compito di formare un fronte di sostegno al PCFR,
di indicare candidati comunisti e patrioti, nei collegi uninominali, e una
lista di partito. Disponiamo di una ricca esperienza di collaborazione con i
più diversi alleati e compagni di strada – organizzazioni e singole
personalità. Tale esperienza ci preserva sia dall’entusiasmo ingenuo che
dall’eccessiva diffidenza. Oggi sono minori le possibilità di sbagliare.
Rispetto agli anni scorsi, siamo in grado di comprendere meglio la differenza
tra le belle affermazioni e le azioni concrete. L’esperienza collettiva del
partito ha raggiunto un più alto livello.
E, ciò che è essenziale: i lavoratori, i veri patrioti, come mai nel passato,
hanno un’alta considerazione del nostro partito. Della sua unità e della sua
disciplina. Essi comprendono che il PCFR è rimasto l’ultima speranza per il
popolo lavoratore e per la Russia. Tutte queste qualità del nostro partito e
dei suoi autentici alleati verranno da noi valorizzate e migliorate in
previsione della lotta che ci attende.
*Il passaggio è stato evidenziato dal traduttore
Traduzione dal russo
di Mauro Gemma