Il Cremlino e un nuovo progetto di sinistra
di
Gheorghij Cizhkov
vicedirettore generale dell’Istituto per i problemi regionali
www.politcom.ru - 6
aprile 2003
L’articolo, di cui abbiamo ritenuto di tradurre ampi stralci, rende pienamente
l’idea degli sforzi che gli “staff” propagandistici al servizio del Cremlino,
stanno profondendo per arginare un possibile grande successo elettorale
comunista nelle prossime elezioni parlamentari del 14 dicembre. Nel lavoro di Cizhkov,
ospitato da uno dei più autorevoli siti di analisi politica, vengono forniti al
“partito del potere” alcuni consigli, ritenuti utili per “catturare” vasti
settori elettorato russo, facendo leva sulla “retorica nazionalista e sociale”
che caratterizza l’era di Putin, e suggerendo addirittura la creazione di un
“partito di protesta del potere”.
M.G.
In Russia, il serbatoio del voto di protesta è sempre pieno,
ma non tutti riescono ad attingervi. Il Partito Comunista negli ultimi anni, di
fatto, ha monopolizzato il campo elettorale di sinistra ed è riuscito a
respingere con successo tutte le pressioni che sono state esercitate sui suoi
elettori sia da parte dei movimenti radicali di sinistra, che da parte delle
liste di disturbo inventate dal Cremlino. Ma cambiato il Presidente (della Federazione Russa, nota del
traduttore), per il Cremlino, la lotta contro i comunisti non ha più
assunto le caratteristiche di scontro di valori e concezioni del mondo. La
contrapposizione ideologica è andata via via trasformandosi in competizione
pragmatica.
La retorica nazionalista e sociale dell’attuale gruppo dirigente russo ha
portato ad un rimescolamento dei campi d’azione del potere e dell’opposizione
di sinistra e ha avuto, come conseguenza, il passaggio di numerosi elettori da
uno schieramento all’altro, cosa che non si era mai verificata ai tempi di
Eltsin…
… Il Cremino ha, però, oggi, nuovamente la necessità di escogitare nuovi
sistemi per limitare l’influenza dei comunisti.
Fare affidamento su scissioni nelle file del PCFR ha sempre attratto molto. Ma,
in realtà, come dimostra l’esperienza, anche dopo un’altra “scissione”
largamente propagandata (quella di
Selezniov, nota del traduttore), a fianco di Zjuganov è rimasto oltre il
99% dei membri del partito. E i consensi attorno al PCFR, dopo una flessione
durata brevissimo tempo, sono nuovamente cresciuti.
Persino l’inaspettata partecipazione alle ultime elezioni presidenziali del
carismatico leader di sinistra Aman Tulejev (protagonista di un’altra scissione “socialdemocratica” del PCFR, nota
del traduttore), gli ha fruttato solo il 3% dei voti. E il potere, al
momento non dispone di un altro “scissionista” di questa levatura.
Persino l’azione dei movimenti radicali di sinistra non è in grado, neppure in
misura irrisoria, di scalfire le posizioni del PCFR. Dopo le elezioni del 1995,
quando Tiulkin e Anpilov (i principali
leader di piccoli partiti comunisti, fortemente critici nei confronti della
svolta del XX congresso del PCUS, nota
del traduttore)si fermarono al 4,5% dei voti, i seguaci di Zjuganov
hanno dato corso ad un lavoro metodico per far confluire i “radicali” nel loro
bacino elettorale. E i risultati delle ultime elezioni hanno messo in rilievo
l’efficacia di tale lavoro.
Così, oggi, progetti comunisti e simili, alternativi a quelli del PCFR, non
sembrano avere alcuna prospettiva di sviluppo.
E’ allora da raccomandare agli specialisti di tecniche di propaganda elettorale
del Cremlino, quale compito fondamentale e allo stesso tempo realistico, non di
puntare sul restringimento dell’elettorato comunista, ma piuttosto di cercare
di impedire la sua espansione a danno del “partito del potere”.
Infatti, nelle scorse elezioni parlamentari, la somma dei voti di “Unità” e “Patria-Tutta la Russia” (confluite oggi
in “Russia unita”) si aggirava attorno al 36%. Le previsioni più ottimistiche
per “Russia unita” non le attribuiscono più del 24-28% dei voti reali dei
partecipanti alle prossime elezioni. Sorge allora una ragionevole domanda:
quali sono le caratteristiche dell’elettorato che viene a mancare e a chi andrà
la sua fiducia, se non ci saranno radicali mutamenti dello scenario politico?
E’ fuori di dubbio che si tratti di un elettorato di protesta e abbastanza non
conformista, dal momento che non appare disposto ad appoggiare “ad occhi
chiusi” il “partito del potere”, a cui, oggi, praticamente tutti i “media”
predicono una indiscutibile vittoria. E’ probabile che tale fetta di elettori,
per tre quarti farà confluire il suo voto sul PCFR, poiché altri partiti d’opposizione
degni di questo nome, finora, non si sono profilati all’orizzonte.
Allo stesso tempo, però, questo elettorato non rifiuta il potere in quanto
tale, dal momento che votò per “Unità” e “Patria-Tutta la Russia” nel 1999,
quando questi partiti erano associati al potere, sia federale che regionale. E
in questo non vi è nulla di paradossale: basti ricordare che entrambi i blocchi
elettorali, allora in competizione tra loro, avevano contemporaneamente le
caratteristiche di partito di potere e di protesta. “Patria-Tutta la Russia” si
presentò con accesi slogan contro il Cremlino, mentre “Unità” (i cui indirizzi
erano dettati dall’amministrazione presidenziale) cercava di apparire come la
negazione del regime di Eltsin…
E allora a quale forza politica potrebbero andare le preferenze di questo
elettorato “mancante all’appello”? Dovremmo sforzarci di definire le
caratteristiche di questa ipotetica forza, perché proprio la sua apparizione e
il suo rafforzamento potrebbero rappresentare lo strumento adeguato a limitare
l’influenza dei comunisti e ad assicurare al Cremlino il voto di tutti i
potenziali elettori dei centristi.
Proviamo a formulare le condizioni necessarie e sufficienti per il successo di
quello che potremmo chiamare il “partito di protesta del potere”.
Questo partito dovrà essere certamente collocato a sinistra, più a sinistra di
“Russia unita” che occupa il centro dello schieramento politico. Perché le
posizioni di protesta, nella nostra società, assumono una chiara collocazione
di sinistra
(…)
Il partito dovrà godere di appoggi a livello di elite regionali… Il controllo
della situazione verrà preso da tale “partito di protesta del potere”, se esso
sarà in grado di concordare con i leader regionali, orientati a sinistra,
candidature nei collegi uninominali.
(…)
Senza far mancare la propria lealtà al Cremlino e, personalmente, al
Presidente, il “partito di protesta del potere” deve rivendicare la possibilità
e il diritto morale di criticare il governo e le altre strutture
dell’amministrazione. Il “partito del potere” più importante, “Russia unita”,
non può certo rivendicare tale prerogativa, dal momento che, tra i suoi massimi
dirigenti, annovera alcuni membri del governo stesso.
E allora, quali partiti soddisfano o, a determinate condizioni, potrebbero
soddisfare i requisiti indicati? In un elenco di potenziali partecipanti alle
elezioni, occorre prenderne in esame attentamente alcuni.
“Rinascita della Russia” e Ghennadij Selezniov potrebbero corrispondere ai
requisiti, se gli strateghi, che hanno creato questo partito, fin dalla sua
nascita, non lo avessero portato su una strada diversa. “Rinascita della
Russia” è stata creata proprio per rappresentare una “semi-opposizione” (con l’intenzione di concorrere meglio con i
comunisti, nota del traduttore) che, a differenza di un “partito di
protesta del potere”, non colloca il proprio futuro elettorale “all’ombra del
Cremlino”. Anche se dovesse essere sostenuto massicciamente sul piano
finanziario e rifornito di mezzi, il partito di Selezniov, con ogni probabilità,
farà la fine del “Blocco di Ivan Ribkin” formato nel 1995.
I socialdemocratici di Gorbaciov e Titov sostengono valori difficilmente
comprensibili all’elettore protestatorio, che non disdegna di collaborare con
il potere. Il loro potenziale elettorato oggi sembra riconoscersi pienamente in
“Russia unita”.
Il “Partito popolare” di Ghennadij Rajkov si avvicina molto alle condizioni
illustrate. L’ossatura del partito è costituita proprio dai deputati eletti nei
collegi uninominali, la maggior parte dei quali coopera proficuamente con i
governatori delle proprie regioni. Non si esclude, quindi, che il “Partito
popolare” rimanga il partito dei collegi uninominali, non avendo le
potenzialità e la volontà politica di garantire l’affermazione di una propria
lista proporzionale.
Anche il “Partito della vita”, diretto da Serghey Mironov (presidente del Consiglio della Federazione,
la Camera Alta, nota del traduttore), potrebbe aspirare a ricucirsi
l’etichetta di “partito di protesta del potere”. Il suo successo potrebbe
essere parzialmente favorito dalla fragilità e dall’indeterminatezza delle sue
posizioni ideologiche, che permettono di modificare la piattaforma politica “in
corso d’opera”. Ma, pur non contraddicendo i requisiti richiesti, il “Partito
della vita”, allo stesso tempo, non li soddisfa in pieno. Non è abbastanza di
sinistra, non è sufficientemente legato a leader regionali, non è
sufficientemente autonomo dal governo…
…La realizzazione da parte del Cremlino di un “nuovo progetto di sinistra” si presenta
dunque come pienamente concretizzabile, solo nel caso che uno dei partiti
riesca ad assumere il ruolo di “partito di protesta del potere” e ad elaborare
un’ideologia e una strategia elettorali ben definite.
Traduzione dal russo
di Mauro Gemma