Più di 100 deputati presentano la sfiducia al governo russo
di Mauro Gemma
In questi giorni è stata consegnata al Consiglio della Duma
di Stato (che ha tra i suoi compiti di
stabilire l’ordine del giorno delle sedute del parlamento) la richiesta di sfiducia,
firmata da 103 deputati, nei confronti del governo russo presieduto da Michail
Kasjanov. Il dibattito e il voto sulla richiesta dovrebbero svolgersi il
prossimo 18 giugno.
Appare quasi scontato che la mozione venga respinta, vista la maggioranza centrista
che sostiene il gabinetto in carica, a cui potrebbero aggiungersi i voti degli
ultraliberisti e degli ultranazionalisti di Zhirinovskij. Ma resta l’importante
significato politico che l’iniziativa assume a solo sei mesi dallo svolgimento
delle elezioni politiche, per la rilevanza e il prestigio delle forze che la
hanno promossa.
Per la prima volta, infatti, almeno negli ultimi anni, si è realizzata, su una
mozione che assume un valore emblematico, una convergenza tra il Partito
Comunista della Federazione Russa e i suoi alleati con settori significativi di
diversa ispirazione politica e ideologica, in particolare con il gruppo
parlamentare di “Mela” (Jabloko), guidato da Grigorij Javlinskij, che pretende
di rappresentare quei settori della “società civile” che auspicano uno sviluppo
del cammino delle riforme, che vada nel senso di rompere l’intreccio perverso
tra politica, economia e criminalità organizzata che ha caratterizzato l’ascesa
del capitalismo russo. Temperando, nel contempo, le esasperazioni del modello
liberista che hanno prodotto danni enormi nel tessuto della società, e
orientando “in senso sociale” le scelte strategiche dell’economia nazionale.
Non è certo privo di significato che la richiesta ai comunisti di convergere
sulla mozione di sfiducia sia partita proprio dai social-liberali di “Mela”. Ed
è altresì degno di nota che i comunisti non abbiano mancato di cogliere
l’occasione per richiamare l’attenzione dei loro inusuali interlocutori su
questioni di importanza strategica, che il governo non è stato in grado di
fronteggiare, la cui risoluzione potrebbe determinare le condizioni di un
mutamento radicale delle scelte economiche, in direzione della salvaguardia
reale degli “interessi nazionali” della Russia e del miglioramento della situazione
materiale degli strati sociali meno privilegiati.
C’è da aggiungere che il testo della mozione non ha raccolto solo le firme dei
principali dirigenti dei due partiti, a cominciare da Ghennadij Zjuganov e
Grigorij Javlinskij, ma anche quelle di deputati indipendenti, come il
brillante politologo Nikolay Rizhkov, e di esponenti di altri gruppi politici,
come Oleg Shein, vicino al movimento sindacale “Difesa del Lavoro” (Zaschita
Truda) e unico deputato della “nuova sinistra” presente alla Duma, noto per i
suoi legami con alcune correnti internazionali di ispirazione trotskista. Tra i
firmatari c’è anche l’autorevole economista Serghey Glaziov, leader del
“Congresso delle comunità russe” (diretto in passato dallo scomparso generale
Lebed), eletto nelle liste comuniste, considerato l’ “astro nascente” di un
largo fronte della sinistra russa alleata del PCFR e probabile “testa di
lista”di questo partito, insieme a Zjuganov, alle prossime elezioni di
dicembre. Elementi significativi delle concezioni economiche di Glaziov
sembrano trovare spazio nel testo della mozione.
La mozione, ripresa integralmente dal sito www.kprf.ru il 9 giugno, presenta alcuni passaggi di
rilevante significato politico.
Al governo viene rimproverato di “non essere stato in grado di garantire una
chiara prospettiva strategica di sviluppo del paese e di tradurre in pratica
gli interessi nazionali”. I motivi di tale incapacità vanno ricercati, in primo
luogo, nella mancata realizzazione di una “crescita qualitativa dei tempi di
sviluppo dell’economia, essenziale a garantire l’indipendenza del paese e il
benessere dei suoi cittadini”. Si è fatto esclusivamente affidamento
sull’andamento congiunturale positivo dei prezzi delle risorse energetiche, che,
però, “non è stato utilizzato per la realizzazione di obiettivi strategici”. “I
tempi della crescita economica si sono ridotti nel 2003 in rapporto all’anno
2000”, con prospettive oscure, derivanti dalla possibile “discesa dei prezzi
del petrolio”.
Si definisce poi “antisociale” la politica del governo, diretta a far pagare
alla popolazione i costi dei problemi irrisolti. In particolare, viene
attaccata duramente la riforma della normativa sugli affitti, che ha provocato
“un aumento delle tariffe”, provocando situazioni di pesantissimo disagio
sociale in numerose regioni del paese. Viene denunciata anche la drammatica
precarietà in cui versano categorie come “gli insegnanti, i medici, gli
operatori della cultura e del settore sociale”, che vedono messa a rischio la
stessa “garanzia dello stipendio”.
Il governo viene così accusato di garantire solo “la difesa delle strutture
oligarchiche”, mentre le riforme varate negli ultimi tempi assumono “un
carattere avventuristico, vengono compiute nell’interesse dei grandi monopoli,
creando le condizioni per la privatizzazione oligarchica dei più rilevanti
oggetti della proprietà pubblica”.
La mozione si sofferma anche sulle condizioni delle strutture della difesa
nazionale. “Il complesso militare del paese si trova nell’impossibilità di
assolvere al compito di assicurare la sicurezza del paese nelle nuove
condizioni storiche (…) Molti istituti di ricerca scientifica del complesso
militare-industriale hanno di fatto cessato la loro attività (…) E’ peggiorata
in modo significativo la situazione materiale dei dipendenti della difesa”.
Per quanto riguarda la diffusione della criminalità, che ha fatto conquistare
alla Russia un triste primato mondiale, si denuncia “la mancata risoluzione del
problema decisivo degli organi di sicurezza russi: la loro corruttibilità e la
frequente collusione diretta con la criminalità organizzata”.
Si tocca, infine, un tema particolarmente caro al partito “Mela”: quello della
mancata riforma dell’amministrazione pubblica. Anche in questo settore
“continua a crescere la corruzione a tutti i livelli di direzione”. La mancanza
di risultati concreti nella lotta contro la corruzione e le malversazioni
“testimonia dell’appartenenza alla criminalità di alcuni membri del governo (…)
Una personale responsabilità nella promozione alle più alte strutture del
potere di funzionari corrotti va attribuita al Presidente del Governo”.
Questa pesantissima accusa, mossa direttamente a Michail Kasjanov, si aggiunge
alle altre che giustificherebbero, secondo i firmatari della mozione, la
richiesta di immediate dimissioni del governo.
11 giugno 2003