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Il PCFR non ha rinunciato alla costruzione del comunismo


Intervista concessa dal vicepresidente del PCFR Ivan Melnikov a “Finmarket-Business”, ripresa dal sito internet del PCFR

http://www.kprf.ru/melnikov/articles/15396.shtml
19 luglio 2003

Dal momento della sua formazione il PCFR è comunemente considerato l’erede del PCUS. Da alcuni ciò viene considerato un fatto positivo, da altri il profilo del PCFR viene associato all’odiato passato sovietico. Alla vigilia delle elezioni parlamentari sempre più frequentemente si sente pronunciare dai suoi leader la parola “modernizzazione”. Quale significato attribuiscano i dirigenti comunisti a tale termine cerca di spiegarlo il vicepresidente del partito Ivan Melnikov.

D. Si può parlare di modernizzazione del PCFR? Se è vero, essa comporta solo parziali cambiamenti nell’attività del partito, o è possibile parlare di un vero e proprio processo di trasformazione?

R. Il nostro partito è un organismo vitale. Inoltre, ci troviamo nelle condizioni di dover esercitare una dura opposizione. L’esperienza ci insegna che dobbiamo percorrere vie inedite di sperimentazione. E’ fondamentale che ricerca e sperimentazione vengano continuamente esercitate. Perciò ritengo che della modernizzazione sia opportuno parlare come di un processo che si svolge permanentemente nel nostro partito.

D. In cosa si manifesta il processo di modernizzazione del PCFR?

R. In primo luogo nel mutamento della composizione del partito. Ogni anno accogliamo nel PCFR 18-20.000 nuovi membri. Solo nella prima metà del 2003 i nuovi iscritti sono stati 11.000. Soprattutto giovani. Entrando nelle nostre file, i giovani portano con sé nuove idee, nuove energie e ciò non può non avere la sua influenza sul profilo del partito.
C’è poi da rilevare – elemento questo che sottolinea che il processo di modernizzazione richiama l’attenzione dell’elettorato – il cambiamento della composizione di coloro che votano per il nostro partito. Non hanno trovato conferma le previsioni relative ad una riduzione dell’elettorato del PCFR, dovuta alla scomparsa della vecchia generazione. Al contrario, osserviamo che, di elezione in elezione, per il PCFR votano sempre più elettori. Nel 1993 abbiamo iniziato con 6 milioni di voti, nel 1999 abbiamo ricevuto il voto di circa 16 milioni di elettori. Il progresso è evidente.
Cambiano anche le caratteristiche dei nostri elettori. Per noi oggi votano in modo convinto gli abitanti delle grandi città, le persone con un elevato livello d’istruzione e quelle delle generazioni intermedie. Anche la gioventù ha cominciato a votare in maniera rilevante per il PCFR. Ritengo che tutto ciò dimostri come i luoghi comuni diffusi a proposito del PCFR vengano accolti in modo critico dalla popolazione.
I nostri oppositori cercano di presentare il PCFR come una forza rivolta verso il passato. Ma commettono un errore. O peggio, un tentativo consapevole di travisare la verità. Affermazioni di questo tipo risuonano più frequentemente alla vigilia di elezioni e vengono utilizzate per confondere una parte dell’elettorato.
Noi pensiamo che ad ogni periodo corrispondano sia tratti positivi che negativi. Vi sono aspetti che occorre preservare, avendone riguardo, e sviluppare. Al contrario è indispensabile riformare o addirittura eliminare ciò che impedisce di avanzare. Con un simile approccio noi ci rapportiamo anche con il passato sovietico. Pensiamo che, nel periodo sovietico, il nostro paese abbia ottenuto grandi successi: l’economia si sviluppava in modo dinamico, si godeva di un alto grado di difesa sociale della popolazione, i sistemi di istruzione e di sostegno statale alla scienza erano i migliori nel mondo. Il paese prestava una grande attenzione alle persone anziane e si prendeva cura della gioventù. Naturalmente, ciò era positivo. E ci distingueva in meglio praticamente da tutti gli altri paesi.
Allo stesso tempo c’erano alcuni fattori che ci impedivano di avanzare. In primo luogo, il regime di monopolio nell’economia e nella politica. Esisteva un’unica forza politica, mancava la competizione tra partiti politici. Nella sfera dell’ideologia la giustezza di un’idea non veniva dimostrata, ma propagandata. Anche il regime di monopolio nei “media” ha giocato un ruolo negativo.
Noi comunisti, meglio di altri, abbiamo saputo trarre gli opportuni insegnamenti dal recente passato. Ad esempio, oggi siamo convinti sostenitori della libertà di parola e del multipartitismo. Non si può però mettere in dubbio che oggi ciò che di positivo caratterizzava il periodo sovietico sia stato ridotto in polvere e che i germogli della democratizzazione siano stati calpestati dal potere attuale. Ritengo che si stia percorrendo la via dell’autoritarismo e del rigido controllo sui “media”. Il potere è invischiato negli affari di partito, costruisce “partiti del potere” e favorisce il loro dominio nell’arena politica. Per quanto riguarda il mondo degli affari, si fa un gran parlare di concorrenza, ma, in realtà, essa tende a restringersi.

D. Ci dica quali sono, a suo avviso, le difficoltà che incontra il partito sulla via della modernizzazione?

R. In primo luogo, è ancora insufficiente il processo di ringiovanimento. Vorrei che procedesse più velocemente. Secondo: ci siamo posti l’obiettivo di reclutare ogni anno il 10% del totale degli iscritti del PCFR. E, malgrado i risultati siano confortanti, non siamo ancora del tutto soddisfatti.
Ma le difficoltà maggiori le incontriamo nel far conoscere le nostre posizioni, valutazioni e programmi alla maggioranza della popolazione. Sostenitori potenziali del partito sono circa l’80% dei cittadini. Ma di questi per noi vota solo un terzo. Oggi, mentre al PCFR viene impedito l’accesso agli strumenti radiotelevisivi, abbiamo assolutamente la necessità di allestire un efficace sistema di comunicazione con i nostri concittadini e di instaurare con essi un dialogo fruttuoso. Solo per questa via è possibile individuare soluzioni corrette ed essere compresi dall’opinione pubblica.

D. A tal proposito, desidereremmo sentire un suo commento in merito alla recente affermazione di Gleb Pavlovskij, secondo cui il PCFR vivrebbe un momento difficile sul piano elettorale. In particolare, egli ha detto che il PCFR si troverebbe in un’insormontabile contraddizione, la cui sostanza consisterebbe nell’incompatibilità del suo elettorato tradizionale con quello più recente, costituito da esponenti della piccola e media imprenditoria.

R. Non vedo in questo alcuna contraddizione. Prendiamo ad esempio la Cina, in cui, da un lato, esiste un alto grado di difesa sociale e, dall’altro, vengono garantite le condizioni per lo sviluppo dell’imprenditoria. La dichiarazione di Gleb Pavlovskij è il tentativo di creare artificiosamente una contraddizione. E’ il tentativo di cacciarci in un angusto corridoio, dicendo: “Ecco, percorrendo questo corridoio non riuscirete a svoltare né a destra né a sinistra. Per voi sta scritto che potete contare su un elettorato del 20%. Allora statevene tranquilli, limitandovi ad operare su questo elettorato”. Non possiamo certo essere d’accordo.

D. Come si confronta allora il PCFR con l’eterogeneità del suo elettorato?

R. Abbiamo un programma molto chiaro che si rapporta con ogni categoria di cittadini, dai pensionati agli imprenditori. La realizzazione di tale programma non va contro gli interessi di nessun lavoratore onesto. Ad esempio, l’efficace sviluppo della piccola e media imprenditoria potrebbe favorire la soluzione di molti problemi del paese, in particolare quelli della povertà.

D. Così il partito cerca di attirare verso di sé gli imprenditori. Non si pone forse il problema della modernizzazione della piattaforma ideologica del PCFR, ad esempio, nel senso di una netta socialdemocratizzazione?

R. La socialdemocrazia ha subito dei mutamenti radicali nel corso della sua storia. Ciò viene percepito in modo negativo dalla gente, dal momento che i socialdemocratici in Germania e in molti altri paesi dell’Europa Occidentale, giunti al governo, in generale non hanno risolto i problemi fondamentali della maggioranza della popolazione. E se qualche volta hanno cercato di risolverli, ciò è avvenuto solo in virtù di una forte pressione dal basso. Sotto questo punto di vista essi hanno abbandonato le stesse fonti originarie della socialdemocrazia. Per noi percorrere questa strada significa tradire gli interessi di quei cittadini, a favore dei quali abbiamo creato il partito e condotto la nostra lotta.

D. Allora in che modo si può dare una definizione della piattaforma ideologica del PCFR?

R. Il nostro partito è comunista. Ci siamo posti l’obiettivo di costruire una società socialista. Non abbiamo mai abbandonato l’analisi di classe dei processi che si svolgono nella società. Ma ritengo che, nel rapportarci con i cittadini sia meglio, piuttosto che utilizzare il frasario politico, cercare di far capire le caratteristiche della società a cui tendiamo. Sarà il discorso più convincente. La gente comprenderà che noi aspiriamo alla giustizia sociale nel suo più vasto significato.

D. Se il partito rimane comunista, ciò significa che esso aspira alla costruzione della società comunista. Ma non è un’utopia?

R. Non sono d’accordo. La prospettiva della costruzione della società comunista è certamente molto lontana. Ma essa rimane il nostro obiettivo strategico. E’ naturale, comunque, che per il momento occorra presentare programmi che cercano di risolvere i problemi concreti immediati.

D. Ma proprio l’aspetto ideologico della piattaforma del PCFR è, a mio parere, fondamentale per la creazione di stereotipi negativi nei confronti del suo partito. Quale lavoro viene sviluppato dal PCFR per evitare che tali stereotipi si manifestino, soprattutto in ambiente giovanile?

R. Se si conoscesse davvero “l’aspetto ideologico” della nostra piattaforma, non esisterebbero da tempo gli stereotipi. Ripeto ancora: noi stessi sviluppiamo un’analisi critica sia del passato che del presente. Proprio per questo abbiamo sempre più sostenitori tra i giovani, dal momento che la gioventù si confronta criticamente con tutto. E io ne sono molto lieto. Sono convinto che se tale atteggiamento dovesse conservarsi negli ambienti giovanili, il paese avrebbe un futuro. Oggi la gioventù non presta molta fede alla propaganda ufficiale e vuole capire per conto suo cosa è l’attuale PCFR.

D. Il suo partito è intenzionato ad instaurare un dialogo con gli altri partiti di sinistra? Pensate che esso possa essere solo di forma o reale?

R. Le idee della sinistra sono sempre più popolari e moltissimi oggi amano definirsi di sinistra. Io non mi sono mai espresso contro la discussione sulle più svariate questioni in diverse assemblee che raccolgono gli intellettuali. Ma in questo caso non si tratta di un dialogo tra partiti. Se parliamo dei partiti di sinistra realmente esistenti nell’arena politica della Russia, forse è possibile citare il solo Partito Comunista Operaio Russo-Partito Rivoluzionario dei Comunisti (PCOR-PRC). Tutti gli altri o non sono di sinistra o non sono partiti. Con il PCOR-PRC i rapporti non sono affatto semplici, ma un dialogo è stato avviato. Ci sono serie possibilità che ci presentiamo insieme alle prossime elezioni.

D. Ma in una sua recente dichiarazione, il PCOR-PRC non ha forse rimproverato alla dirigenza del PCFR di non avere l’intenzione di presentarsi in un blocco elettorale comune alle prossime elezioni?

R. La verità è che stiamo facendo di tutto per raccogliere in un unico blocco elettorale il più ampio ventaglio di forze di sinistra e patriottiche. Per quanto riguarda la definizione giuridica di tale coalizione, devo dire che si tratta di una questione complessa. In considerazione della legislazione vigente è per noi più sicuro procedere per la strada giuridicamente sperimentata, vale a dire con il blocco elettorale con la denominazione “PCFR”. Nell’attuale legislazione esistono molti ostacoli, probabilmente insormontabili, se decidessimo di imboccare strade non ancora percorse.
La seconda considerazione da fare è che il PCFR può contare sempre sul sostegno, come minimo, del 20-25% degli elettori. Per questa ragione rinunciare alla sigla “PCFR” appare semplicemente privo di senso.

D. Ultimamente si è parlato di una crisi di leadership nel PCFR. Lei pensa che tale problema esista?

R. Si è avuta l’impressione che sia soprattutto il potere a preoccuparsene. Dal momento che un colpo inferto al leader è allo stesso tempo un colpo assestato all’insieme del partito. Si sa che se hai intenzione di indebolire un esercito nemico, devi fiaccarne il comando. Naturalmente, un problema di leadership esiste in qualsiasi partito. Ma non bisogna dimenticare che ogni partito investe nel proprio leader un enorme capitale e che nei confronti della questione del leader occorre rapportarsi con prudenza. Ancor più nel caso di una personalità come Ghennadij Zjuganov, i cui successi non può negare nessuno. Proprio sotto la sua direzione, per il partito già all’inizio hanno votato 6 milioni di persone e oggi gli elettori sono aumentati di oltre 10 milioni. Zjuganov nelle elezioni presidenziali ha raccolto una volta e mezzo più voti di quanti ne abbia conseguiti il partito nelle elezioni parlamentari. Certamente, prima o poi, ci sarà un cambiamento generazionale e, di riflesso, un cambiamento di leadership. E già da oggi occorre prepararsi a tale avvicendamento. Perciò stiamo cercando di coinvolgere i giovani nelle strutture dirigenti del partito. Siamo interessati a far loro acquisire esperienza nel lavoro pratico, in modo che, in qualsiasi momento, siano in grado di ricoprire gli incarichi più importanti.

Traduzione dal russo
di Mauro Gemma