Serghey Glaziov: La speranza delle forze di sinistra
di
Aleksey Makarkin
www.politcom.ru -
27 maggio 2003
In un articolo, ospitato da “il Manifesto” (21 giugno 2003),
K. S. Karol ha richiamato l’attenzione sulla figura dell’economista Serghey
Glaziov, deputato della sinistra non comunista, facente comunque parte del
gruppo parlamentare del PCFR, considerato da molti l’ “astro nascente” della
politica russa.
Glaziov, in effetti, in questo momento, sembra essere la personalità in grado
di unire le varie anime della sinistra russa in un ampio fronte elettorale,
permettendo al PCFR di interloquire anche con settori di sinistra moderata, che
altrimenti verrebbero attirati nell’orbita dello schieramento centrista che si raccoglie
attorno al presidente Putin. Alcuni addirittura non escludono che, in caso di
successo della sinistra alle prossime elezioni politiche di dicembre, il
quarantaduenne Glaziov possa essere proposto alla testa di un governo che
sostituisca l’attuale compagine di centro-destra.
Le sue doti di brillante studioso e di politico dalle luminose prospettive sono
state spesso messe in rilievo dai “media” russi di ogni orientamento.
Sul suo percorso politico, ci è sembrato interessante proporre la traduzione di
un lungo articolo, apparso qualche tempo fa in “politcom.ru”, uno dei più
autorevoli siti di analisi politica, che raccoglie numerosi studiosi di
tendenza liberale e centrista.
M.G.
La figura di Serghey Glaziov attira sempre più frequentemente
l’attenzione degli osservatori e dei “media”. Il relativamente giovane (42
anni) e dinamico economista richiama più il modello del politico moderno, che
quello dei leader tradizionali del PCFR con un passato nella nomenclatura del
partito. A lui viene pronosticato un posto tra i primi tre della lista
elettorale del Partito Comunista, oppure la direzione di una sua coalizione di
centro-sinistra.
Tutto ciò sembra essere possibile, dopo che, nelle elezioni dello scorso anno a
governatore del territorio di Krasnojarsk, Glaziov, a sorpresa, ha ottenuto,
nel primo turno, il terzo posto con il 21% dei voti, sorpassato solo per un
soffio da colui che alla fine è risultato vincitore, Aleksandr Khloponin. E ciò
è avvenuto nella regione, dove si coalizzavano gli interessi dei potentissimi
gruppi finanziari e industriali “Rusal” e “Interros”, e dove di Glaziov, alla
vigilia della campagna elettorale, la stragrande maggioranza degli elettori non
aveva mai sentito parlare.
“L’uomo nuovo della sinistra”
Il paradosso sta nel fatto che, nonostante una carriera politica di un
decennio, Glaziov appare come una figura politica “nuova”. Ciò è legato al
fatto che per un lungo periodo di tempo egli si è posizionato come
economista-tecnocrate, sia sotto il comando di una forte personalità che nelle
file di un potente partito. Nello svolgere questa fondamentale funzione, però,
ha finito di rimanere un po’ nell’ombra di noti leader, preferendo fare
dichiarazioni su temi economici, piuttosto che politici.
Dopo avere iniziato la sua attività nella “squadra di Gaydar” nel 1991, Glaziov
ha preso molto velocemente le distanze dai riformatori, ai quali era stato
molto legato precedentemente (dopo gli studi all’Università di Mosca e il
lavoro in istituzioni economiche di prestigio). Da posizioni dirigiste ha così
cominciato a criticare il corso economico liberale di Gaydar e Chubajs.
Occupando il ruolo di ministro dei rapporti economici con l’estero dal dicembre
del 1992, ha collaborato con Aleksandr Rutskoy, il vicepresidente “caduto in
disgrazia”. Dopo l’uscita del decreto di Boris Eltsin che scioglieva il Soviet
Supremo, Glaziov si dimise clamorosamente e passò all’opposizione.
All’inizio l’ex ministro preferì una variante più “morbida” di opposizione,
aderendo al Partito Democratico di Russia (PDR) di Nikolay Travkin, nella cui
lista occupò il quinto posto nelle elezioni del 1993. Tuttavia Glaziov non
emergeva ancora come l’economista “di spicco” del PDR, dal momento che tale
ruolo allora veniva ricoperto dal più noto accademico Oleg Bogomolov. Dopo
l’elezione alla Duma, Glaziov, in quota al PDR, assunse la guida del Comitato
per la politica economica, diventando, in tal modo, uno dei principali
oppositori del governo di Viktor Cernomyrdin. Il tentativo di Nikolay Travkin
di rimuovere Glaziov dal posto di presidente del Comitato si concluse in modo
inaspettato: il giovane economista, insieme al suo vecchio alleato Stanislav
Govorukhin, organizzo un “colpo di mano interno al partito”, il cui risultato
fu che Glaziov divenne il nuovo leader del PDR. Tale intrigo fu la prima
macchinazione di partito, in cui egli giocò un ruolo attivo. Ma, nel ruolo di
leader di un PDR indebolito dalle lotte intestine, Glaziov non rimase a lungo:
il partito non aveva alcuna possibilità di accedere autonomamente alla Duma nel
1995. Per questa ragione egli fece il suo ingresso nel “Congresso delle
Comunità Russe” (CCR), che allora era in fase di crescita, nel momento in cui
il suo leader Jurij Skokov sembrava un possibile candidato a premier. Nella
lista elettorale del CCR del 1995 a Glaziov fu attribuito il terzo posto,
questa volta nel ruolo di economista “di spicco”. Dal momento che la
personalità più rilevante del blocco elettorale non era lui, e nemmeno il
“numero due” generale Aleksandr Lebed, ma l’incolore capo del CCR Skokov, la
lista non riuscì a superare lo sbarramento del 5%, e Glaziov, piazzatosi al
quarto posto, mancò la Duma.
Glaziov trascorse questo periodo coprendo diversi incarichi, in cui cercò di
mettere a frutto le sue capacità di esperto. Collaborò con Lebed nelle elezioni
presidenziali del 1996 (gli scrisse il programma economico), e in seguito
lavorò con lui al Consiglio di Sicurezza. Dopo le dimissioni di Lebed, Glaziov
“passò” nella squadra di un altro potenziale premier, allora speaker del
Consiglio della Federazione, Egor Stroyev, che aveva raccolto attorno a sé
esperti in diversi campi. Però tutti questi incarichi rivestivano un ruolo
secondario, e non erano in grado di esercitare un’influenza effettiva sulla
politica del paese. Comunque, il periodo di “pausa” venne utilizzato da Glaziov
per rafforzare il proprio prestigio nei circoli accademici; il risultato fu che
nel 2000 egli era uno dei più giovani membri-corrispondenti dell’Accademia
delle Scienze di Russia.
Alla vigilia della campagna elettorale del 1999, Glaziov si decide a fare il
passo decisivo. Offre la sua collaborazione, in qualità di “economista di
spicco”, alla principale forza di opposizione: il PCFR. I seguaci di Zjuganov
tradizionalmente non dispongono di specialisti in campo economico, in grado di
polemizzare, ad un livello adeguato di competenza, con gli esponenti del
governo. Mentre il programma elaborato dalla principale autorità in tale ramo,
il presidente della corporazione “Rosagrompromstroj” Viktor Vidmanov, era
riuscito a spaventare una parte significativa di elettori potenziali del
partito comunista. Basti dire che in esso veniva di fatto proposta la confisca
ai cittadini dei loro risparmi in dollari. A Glaziov venne così data
l’opportunità di elaborare una piattaforma economica che, pur non negando la
necessità per la Russia di uno sviluppo lungo la strada del mercato, nello
stesso tempo, contemplava misure che prevedono un attivo coinvolgimento dello
stato nell’economia. Tale equilibrio risultò gradito alla maggioranza della direzione
del PCFR e certamente veniva incontro alle aspettative dell’opinione pubblica
più dei progetti arcaici dell’ala più retriva del Partito Comunista.
La scommessa di Glaziov sul Partito Comunista non è avvenuta casualmente e può
essere spiegata da alcuni fattori. In primo luogo, egli aveva tratto una
lezione dai risultati delle elezioni del 1995, e aveva così deciso di offrire
la propria collaborazione al solo partito che aveva garantita una presenza alla
Duma, e non a una “chimera”, come nel caso del “Congresso delle Comunità
Russe”. Inoltre, lo stesso PCFR, a quel tempo, aveva assunto i tratti di una
forza politica rispettabile, con cui si confrontavano anche il presidente e il
governo (soprattutto dopo la crisi dell’agosto 1998, quando per la prima volta
membri del partito erano entrati in una compagine governativa). In terzo luogo,
lo stesso Glaziov aveva subito un’evoluzione ideologica e aveva operato una
svolta decisiva, entrando in duro conflitto con il regime di Boris Eltsin. Da
moderato liberale (che esprimeva disagio unicamente nei confronti del
“liberismo selvaggio”) a politico, contiguo idealmente alla sinistra, che non
rifiuta “l’abbraccio” con i comunisti.
Basti affermare che, se i libri di Glaziov, dedicati al lavoro parlamentare e
usciti nel 1994-1995, avevano avuto titoli marcatamente neutrali (“L’economia e
la politica: episodi di una lotta” e “Un anno e mezzo alla Duma”), dopo un paio
d’anni consegna alle stampe un lavoro di netta critica della politica economica
del governo dal titolo sferzante: “Genocidio”. In effetti la prima esperienza
di collaborazione pubblica di Glaziov con Zjuganov risale al marzo 1994, quando
nell’ambito di una variopinta compagnia (dal liberale Valerij Zorkin al
direttore di “Zavtra” Aleksandr Prokhanov) aveva firmato un appello per la
creazione del movimento “Concordia in nome della Russia” (questa iniziativa in
seguito si spense).
Allo stesso tempo Glaziov si è rivelato un prezioso acquisto anche per i
comunisti. E non solo perché ha approntato per il partito un documento
economico “civilizzato”. Per i seguaci di Zjuganov era diventata una questione
vitale dimostrare che essi non rappresentano il “partito del passato” e il
“partito della nomenklatura”, ma che sono in grado accogliere nelle proprie
file alleati che riescano a rivolgersi a gruppi sociali non tradizionali per il
PCFR: in primo luogo agli intellettuali, che in precedenza non erano legati al
movimento di sinistra. A ciò è da riferirsi l’inserimento nella lista di
partito di figure come Zhores Alfiorov (prestigioso
scienziato, Premio Nobel per la fisica, nota
del traduttore), prima facente parte del gruppo parlamentare
di “Nostra Casa Russia” (partito di
governo nell’era Eltsin, nota del traduttore).
In tal modo, si manifestava oggettivamente l’esigenza di contare su politici
della “nuova sinistra”, più corrispondenti alle caratteristiche della realtà
contemporanea. I comunisti dimostravano di averne pienamente coscienza. Ma
Glaziov, nuovamente, non ha ritenuto di presentarsi con un ruolo primario nella
campagna elettorale: un “avvicinamento” troppo repentino del nuovo alleato
rischiava di essere accolto negativamente non solo da una parte significativa
degli attivisti del PCFR, ma anche da molti elettori dalle vedute tradizionali.
Diventato deputato nella lista del Partito Comunista, Glaziov, in quota al
gruppo parlamentare del PCFR, ha nuovamente assunto la guida del Comitato per
la politica economica. Ma nella primavera del 2002 egli ha lasciato questa
carica, dopo il rimpasto dei portafogli della Duma promosso dai centristi. A
quel tempo le sue ambizioni andavano già oltre il ruolo di responsabile di una
commissione parlamentare, il cui lavoro veniva considerato “carta straccia”,
essendo rigettato dalla maggioranza parlamentare di centro-destra. Proprio
allora egli compie un altra mossa significativa, avanzando per la prima volta
la propria candidatura alle elezioni al di fuori di una lista di partito, cioè
presentandosi non come “economista di spicco”, ma in qualità di politico
autonomo e autosufficiente.
La campagna elettorale di Krasnojarsk ha “messo in luce” il nuovo Glaziov. Fino
ad allora i suoi problemi di immagine erano legati al ricordo delle sue
“inclinazioni gaydariane”, delle discussioni professorali, delle complicate
formule macroeconomiche, dei discorsi prolissi, “che erano in grado di
addormentare gli attivisti di partito”. Ora si presentava nell’arena un
politico-populista che, comunque, manteneva la sua reputazione di eminente
economista: una combinazione un po’ inusuale per gli elettori russi che
diffidano dei populisti irresponsabili, ma che, allo stesso tempo, sono pronti
ad appoggiare coloro che alla retorica populista sanno unire cognizioni
economiche. Forse solo Boris Fiodorov, a metà degli anni ’90, ha cercato di
creare una simile immagine, ma sfortunatamente il suo nome era troppo legato a
riforme non popolari, da cui Glaziov è riuscito a prendere le distanze.
RENDITA, ANTIAMERICANISMO, ORTODOSSIA
La carta vincente di Glaziov, nel corso sia della campagna elettorale a
Krasnojarsk che in quella che seguirà a breve, è rappresentata dall’insistenza
sul tema della redistribuzione dei “superprofitti” derivanti dalle rendite
petrolifere, a vantaggio della crescita dei settori depressi dell’economia e
della realizzazione di programmi sociali su vasta scala. Glaziov suggerisce
che, a spese della rendita derivante dallo sfruttamento delle risorse naturali,
sia possibile non solo raddoppiare le entrate del bilancio, ma anche ottenere
una riduzione delle imposte sulla produzione e sul lavoro e facilitare gli
investimenti ricorrendo ad un’imposta sugli utili. Tale politica fiscale
combinata con il protezionismo doganale, con l’instaurazione di un rigido
controllo sulle tariffe dei monopoli essenziali, con il sostegno ai produttori
agricoli e con una serie di altre misure, secondo i calcoli di Glaziov, già per
il 2004 assicurerebbe tempi di crescita del PIL attorno all’8%, e dal 2005 al
2008 non inferiori al 10% all’anno.
Ricordiamo che proprio di simili tempi di crescita ha parlato anche il presidente
nel suo recente messaggio all’Assemblea Federale. E’ indicativo che le
“proposte programmatiche” del “Congresso delle Comunità Russe”, formulate in
base alle concezioni economiche di Glaziov, siano finalizzate “alla giustizia
sociale e alla crescita economica”. Come Vladimir Putin, anche Glaziov
concentra l’attenzione sul significato sociale della crescita: solo che – ed è
comprensibile, dal momento che è un politico dell’opposizione – quest’ultimo
indica cifre più “audaci”. Ad esempio, in caso di realizzazione del suo
progetto relativo alla rendita, viene prospettata una crescita annuale del
salario reale del 15-20%, tra il 2005 e il 2008.
Una crescita economica stabile, indipendente dalla congiuntura dei prezzi del
petrolio, rappresenta in questo momento una delle richieste più pressanti
rivolte dall’opinione pubblica al potere ed ai politici. Egualmente sono
diventati popolari anche gli slogan antioligarchici. Il programma di Glaziov,
che colpirebbe i cosiddetti “superprofitti” corrisponde ad entrambe le tendenze
in atto nell’opinione pubblica. Le sue proposte sono semplici e accessibili
alla comprensione degli elettori, possono essere trasformate in slogan
elementari e comprensibili. Inoltre, non contraddicono gli interessi anche di
una parte significativa del settore di mercato dell’economia, in particolare
della piccola e media imprenditoria.
Puntare sulla combinazione di populismo e competenza specialistica, spiegare in
termini semplici i meccanismi economici delle misure proposte è ciò che cerca
di fare Glaziov. Così, una delle sue idee principali è la proposta di recupero
dei risparmi dei cittadini, svalutati negli anni delle riforme. Tema trito e
ritrito, spesso sfruttato da diverse forze politiche di opposizione, che
Glaziov ha riproposto in maniera geniale: i risparmi non verranno restituiti
direttamente nelle mani dei cittadini (ormai pochissimi credono a promesse
siffatte), ma potranno essere utilizzati per l’acquisto di prodotti di largo
consumo (e si sottolinea solamente di produttori nazionali), per investimenti
nell’edilizia abitativa e per il pagamento di servizi. Si intende, tenendo
conto delle limitazioni dovute all’inflazione. E’ evidente che tale modo di
presentare le cose appare certo più convincente del solito populismo.
Nella sfera della politica estera Glaziov interviene nel ruolo di critico
coerente degli USA, agendo in armonia con la logica del movimento “no global”
contemporaneo. Ma anche rispetto a questo problema sembra preferire un
approccio di tipo economico-politico. Al tempo della guerra in Iraq, il suo
“Congresso delle Comunità Russe” non ha solo condannato le azioni degli
americani e dei loro alleati, ma ha anche invitato al boicottaggio del dollaro
che, secondo lui, dovrebbe provocare la bancarotta degli USA. E’ indicativo
come Glaziov rappresenti uno dei più attivi oppositori dell’ingresso della
Russia nel WTO, ritenendo che l’appartenenza a tale organizzazione del mondo
globalizzato infliggerebbe un duro colpo all’economia nazionale.
Già da molto tempo Glaziov si posiziona come politico “cristiano ortodosso”:
egli fa parte della direzione dell’ “Unione dei cittadini ortodossi”, che lo ha
appoggiato ufficialmente nelle elezioni a governatore di Krasnojarsk, e fa
parte del gruppo di lavoro che si occupa della redazione dell’ “Enciclopedia
ortodossa”. C’è da dire che Glaziov non si limita alle dichiarazioni, ma
sostiene attivamente alla Duma gli interessi della Chiesa Ortodossa Russa. Così
ha proposto un progetto di legge, che contempla il diritto della Chiesa alle
proprietà che si trovavano in suo possesso fino al 1917.
(…)
Al momento, tra gli amici politici di Glaziov ci sono personalità come il
conduttore del programma televisivo “La casa russa” Aleksandr Krutov e il suo
collaboratore nella trasmissione, generale Nikolay Leonov, in passato tra i
responsabili dei servizi di sicurezza sovietici e capo del dipartimento di
analisi del KGB ( tra l’altro, buon conoscente, fin dagli anni ’50, del leader
cubano Fidel Castro, famoso per le sue opinioni antiglobaliste). Un “libro bianco”,
che smaschera le riforme russe degli anni ’90, è stato preparato da Glaziov in
collaborazione con Serghey Kara-Murza, attivo ideologo del movimento di
sinistra, adepto dello stalinismo e cantore della “civiltà sovietica” (dal
titolo di uno dei suoi libri). Da queste frequentazioni deriva la maggiore
durezza dello stile politico di Glaziov, che del resto è ampiamente in sintonia
con un senso comune, prodotto dalla “reazione” ai risultati della “rivoluzione
dall’alto” degli anni ’90.
In ogni caso, nonostante queste frequentazioni, Glaziov rimane un politico
dalla reputazione rispettabile, soprattutto se si tiene conto che, negli ultimi
tempi, il concetto di rispettabilità ha subito alcune correzioni. Se negli anni
’90 il semplice riferimento alla questione nazionale appariva riprovevole, oggi
con idee simili interviene persino Maksim Sokolov, editorialista di “Izvestia”,
il giornale più vicino alle posizioni del Cremlino. Mentre non si può negare
che, nell’attività pubblica di Glaziov, continuino a prevalere i temi
politico-economici, e che le esternazioni che sottolineano la sua identità
“patriottica” vengano riservate ad una cerchia assai ristretta.
LEADER DELLE FORZE DI SINISTRA
Attualmente l’obiettivo di Glaziov è quello di raggiungere posizioni da leader
nella sinistra dello schieramento politico. Ottenere ciò è possibile in due
modi: diventare il “primo del villaggio” (in altre parole creare un proprio
blocco elettorale e presentarsi così alle elezioni), oppure accontentarsi del
“secondo posto a Roma” (vale a dire nel PCFR). Ma in ogni caso, Glaziov ha
dovuto creare una propria base finanziaria e organizzativa. C’è da dire che la
direzione zjuganovista del Partito Comunista non desidera certo il
rafforzamento delle posizioni dell’alleato e ciò è dimostrato dal fatto che
ancora all’inizio di quest’anno gli aveva proposto una posizione di secondo
piano tra i candidati siberiani della lista e nulla più. Tra i tre della testa
di lista, oltre a quello di Zjuganov, si facevano i nomi del nazional-patriota Nikolay
Kondratjenko e del Premio Nobel Zhores Alfiorov che, a differenza di Glaziov,
non sono certo considerati potenziali concorrenti del leader del PCFR.
Base organizzativa di Glaziov viene ritenuto il “Congresso delle Comunità
Russe”, di cui egli ha assunto ufficialmente la guida nel mese di marzo.
Inizialmente si pensava che tale ruolo potesse essere svolto dall’Unione
Popolare Patriottica di Russia (UPPR): Glaziov è uno dei suoi copresidenti e
aveva addirittura sostenuto il capo del Comitato Esecutivo dell’Unione
Ghennadij Semighin nella sua lotta con Zjuganov all’inizio dell’anno. Ma
Semighin è uscito perdente dalla contesa e, di fatto, è stato messo da parte;
la direzione comunista lo ha accusato di tentativi di connivenza con
l’amministrazione presidenziale. Tale alleanza sarebbe diventata
controproducente per Glaziov.
Un altro discorso va fatto per il CCR, struttura che, per ragioni diverse, è
stata abbandonata da leader famosi: come il suo fondatore Dmitrij Rogozin e il
capolista nelle elezioni del 1995 Jurij Skokov. Senza fatica Glaziov è riuscito
a prendere la guida dell’organizzazione, di cui, in sostanza, era rimasta solo
la sigla. Dopo la sua nomina, ha cominciato ad imprimere al CCR un profilo
“personale”, inserendo negli organismi dirigenti i suoi più stretti
collaboratori.
Gli sforzi di Glaziov sono indirizzati in due direzioni. In primo luogo egli ha
coinvolto nel lavoro del CCR figure conosciute nell’ambito delle forze
nazional-patriottiche. Oltre al più alto esponente dell’ “Unione dei cittadini
ortodossi” (UCO) Krutov, il presidente di questa organizzazione Vjaceslav
Lebedjev, l’arciprete Vladislav Sbjeshnikov. Vicini all’UCO sono anche
l’archimandrita del Monastero Sretenskij di Mosca Tikhon (Shevnukov), che è
stato definito dai “media” l’assistente spirituale di Putin, e il generale in
congedo Nikolay Leonov. Nel consiglio nazionale del CCR sono entrati anche lo
stalinista Kara-Murza, l’economista Dmitrij Lvov, il generale in congedo, oggi
leader dell’ “Unione della potenza militare” Leonid Ivashov, il leader del
partito “Volontà popolare”, l’ex vice speaker della Duma Serghey Baburin ed
altri ancora.
La seconda direttrice dell’iniziativa di Glaziov non è meno importante:
stabilire legami con alcuni “sponsor”. E’ indicativo che nel nuovo consiglio
esecutivo del CCR siano entrati due uomini, la cui carriera nel mondo degli
affari è dovuta ai legami con le strutture del gruppo “Interros”. Serghey
Batcikov, conosciuto quale vecchio collaboratore di Glaziov fin dai tempi
dell’università, è stato autore con Glaziov di alcuni lavori (ad esempio “Libro
bianco”): in “Interros” ha ricoperto l’incarico di direttore generale della
banca ONEKSIM. Attualmente Batcikov dirige l’ “Unione finanziaria e commerciale
russa”, e, nel mese di marzo, è diventato vicepresidente del CCR. Il membro del
comitato esecutivo del CCR Aleksey Klishin, negli anni ’90, è entrato nel
consiglio di amministrazione della banca ONEKSIM e attualmente dirige il
collegio legale da lui creato, “Klishin e partner”. In precedenza non era mai
entrato in politica.
L’ingresso nel CCR di Batcikov e Klishin ha amplificato le voci sui legami di
Glaziov con “Interros”. Tanto più che, nel periodo intercorso tra i due turni
delle elezioni di Krasnojarsk, egli aveva dato l’impressione di preferire la
candidatura dell’ex manager di “Interros” Aleksandr Khloponin. In un modo o
nell’altro, la presenza nella cerchia di Glaziov di uomini legati al grande
business testimonia che egli può fare affidamento su un sostegno finanziario,
non necessariamente solo da parte di “Interros”.
E’ comunque evidente che una partecipazione autonoma del “Congresso delle
Comunità Russe” alle elezioni realizzerebbe un risultato ancora peggiore di
quello ottenuto nel 1995, quando non riuscì ad ottenere più del 3,5%. Così, tra
aprile e maggio, si sono svolte alcune riunioni con rappresentanti
dell’opposizione. Ma esse hanno fatto emergere quanto sia improbabile non solo
la partecipazione alle elezioni di un blocco “nazionalista di sinistra”
alternativo al PCFR, ma la stessa possibilità che tale blocco possa formarsi.
Le difficoltà non risiedono solo nell’eterogeneità delle figure coinvolte
(dagli stalinisti Tiulkin e Kara-Murza ai prelati ortodossi), ma anche nella
sostanziale debolezza e marginalità dei piccoli partiti “nazional-patriottici” (“Volontà popolare”,“Rinascita Russa”,“Potenza nazionale”, nota del traduttore).
(…)
Allo stesso tempo, alcune altre organizzazioni contattate (“Forze
nazional-democratiche di Russia” ed altri) hanno ritenuto più proficuo
ricercare canali di dialogo con l’attuale potere. Del resto, sono corse voci in
merito a sondaggi effettuati da Glaziov stesso presso l’amministrazione
presidenziale. Ma c’è anche da aggiungere che per i rappresentanti delle forze
di sinistra, fino ad ora, l’abbraccio con il potere è risultato fatale. Basti
ricordare il destino subito da personaggi come Ivan Ribkin e Aleksey
Podberiozkin, transfughi della sinistra, che non sono riusciti ad ottenere un
ruolo di rilievo nelle strutture del potere. E anche le prospettive di Ghennadij
Selezniov, dopo le prossime elezioni per la Duma, appaiono alquanto incerte.
E’ possibile che, in considerazione di tali precedenti, Glaziov abbia deciso di
utilizzare le consultazioni con i movimenti di sinistra e nazionalisti e il
proprio ruolo di coordinatore di un processo unitario, per rafforzare le
posizioni personali nella trattativa in corso con il PCFR. I più recenti
avvenimenti hanno messo in rilievo come Zjuganov sia pronto ad un compromesso
che permetta di rafforzare non solo la base elettorale, ma anche di dotare il
suo partito di un sostegno finanziario. Il leader del Partito Comunista ha
affermato che Glaziov “sarà nella testa di lista del raggruppamento elettorale
dei comunisti, degli agrari e dei patrioti”. E’ probabile che in tale raggruppamento
entrino il PCFR, gli agrari di Nikolay Kharitonov, il “Congresso delle Comunità
Russe” di Glaziov e, forse, l’ “Unione militare di potenza” di Leonid Ivashov
(sempre che il generale non decida di competere con una propria mini-lista). E’
chiaro che la sigla del blocco elettorale, come già nelle passate elezioni,
sarà quella di “PCFR”.
In tal modo, è quasi certo che Glaziov diventi ufficialmente uno dei leader del
movimento di sinistra. Oggi la variante più probabile della testa di lista del
PCFR sembra essere la seguente: Zjuganov-Glaziov-Alfiorov (un comunista e due
“senza partito”). Nell’ex liberale sono riposte le speranze di un qualche
rinnovamento della base elettorale del Partito Comunista. Risulta meno chiaro
se Glaziov sarà in grado di modernizzare il profilo tradizionale del PCFR di
Zjuganov.
Traduzione dal russo
di Mauro Gemma