Segnali di divisione nella sinistra russa
Il
processo di unità della sinistra russa sembra interrompersi a pochi mesi dalle
elezioni parlamentari. Serghey Glaziov annuncia la propria intenzione di
presentarsi con un proprio raggruppamento di “sinistra moderata”, in
competizione con il PCFR
www.strana.ru - 18 agosto 2003
Il
processo di unità delle forze di sinistra russe, avviato nei mesi scorsi e
rimarcato da molti commentatori politici, che sembrava in grado di raccogliere
un vasto fronte comprendente il Partito Comunista della Federazione Russa, i
partiti “alla sua sinistra” e organizzazioni e movimenti più moderati, in vista
di una possibile grande affermazione alle elezioni parlamentari di dicembre (1), ha subito una seria battuta
d’arresto, che rischia di introdurre pericolosi elementi di divisione e di
dispersione dei voti, a tutto vantaggio del regime al potere (il PCFR ha
immediatamente denunciato una nuova “manovra del Cremlino”).
A
commento della decisione, assunta dal brillante ed ambizioso leader della
sinistra moderata nazionalista Serghey Glaziov, di creare un proprio autonomo
blocco elettorale, e sulle reazioni che essa ha suscitato nello schieramento
“popolare-patriottico”, proponiamo la traduzione dell’articolo di Olga
Bobrovskaja apparso nel sito “filopresidenziale” russo “Strana.ru”.
M.G.
Al
congresso del CCR (Congresso delle comunità russe), che si è svolto sabato
scorso a Podolsk, il leader Serghey Glaziov ha deciso di formare un blocco
elettorale delle forze di orientamento popolare-patriottico, attorno al suo
partito.
Il
congresso ha raccomandato alla futura coalizione di inserire nella lista
federale i candidati proposti dal CCR, tra cui lo stesso Glaziov, il capo del
comitato alla Duma per gli affari internazionali Dmitrij Rogozin, il generale
dell’aviazione Gheorghij Shpak, l’ex presidente della Banca Centrale Viktor
Gherashenko, l’ex viceministro della difesa Valentin Varennikov e altre
personalità, tra cui alcuni membri del gruppo parlamentare del PCFR. Di
particolare interesse appare l’inserimento nella lista federale dell’ex membro
del GKCP (il direttorio che proclamò,
in modo sorprendentemente dilettantesco, lo stato d’emergenza nell’agosto 1991,
fornendo così il pretesto per l’offensiva controrivoluzionaria di Eltsin, nota
del traduttore) e convinto
comunista Valentin Varennikov, che è avvenuta proprio alla vigilia
dell’anniversario del putsch di agosto. Se persino figure del movimento di
sinistra, come Varennikov, si allontanano da Zjuganov, significa che siamo di
fronte ad un evento degno di rilievo.
Alla
vigilia del congresso, intervenendo di fronte ai giornalisti, Glaziov ha
parlato dell’accordo di cooperazione, che è stato indirizzato a praticamente
tutte le principali organizzazioni patriottiche di sinistra. Ora è già noto che
il consenso a partecipare alla coalizione è arrivato dai rappresentanti del
movimento “Unione”, di cui fanno parte non pochi membri del PCFR, dal partito
“Eurasia”, ma anche dall’Unione dei cittadini ortodossi, dal Partito delle
forze nazional-patriottiche, dal Partito del Lavoro, dal Partito della
giustizia sociale e da alcune altre piccole organizzazioni di sinistra. Gli
altri dovrebbero dare una risposta nel giro di una settimana.
“Noi
siamo alleati del PCFR e, poiché non intendiamo andare allo scontro, riteniamo
necessario ritrovarci attorno ad un programma comune”, - ha detto Glaziov al
congresso. Non avendo alcuna pretesa “al primato nel campo delle forze di
sinistra”, Serghey Glaziov ritiene comunque che occorra andare alle elezioni
non dietro la bandiera comunista, ma in “più vasti ranghi patriottici di
sinistra”. Meglio, a suo avviso, sarebbe dare vita a una coalizione-blocco
elettorale “PCFR-Unione Popolare Patriottica di Russia”.
Se i
comunisti non dovessero unirsi al blocco che si sta formando, ed esso fosse
costretto ad operare autonomamente, “al PCFR sarà proposto di sottoscrivere un
impegno a lavorare insieme nella Duma di Stato”. Non essendo convinto di
ricevere una risposta positiva al suo “ultimatum”, Glaziov non intende comunque
allontanarsi troppo dal potente alleato.
Ma il
leader del PCFR Ghennadij Zjuganov è subito intervenuto contro simile
iniziativa, affermando che un tale
blocco già esiste, dal momento che “il Partito Comunista è pronto ad offrire
posti nella sua lista federale ai patrioti e agli agrari”. Il leader del PCFR
ha definito l’iniziativa di Glaziov “un tentativo di sottrarre voti
dell’elettorato di sinistra da parte di blocchi pseudopatriottici, creati su
indicazione del Cremlino”.
Commentando
l’affermazione di Zjuganov, il suo ex collaboratore, oggi leader del Partito
della Rinascita della Russia, Ghennadij Selezniov ha di fatto incolpato il
massimo esponente comunista di “avere privatizzato il partito e il tema del
patriottismo”. Il partito guidato da Selezniov è intenzionato a presentarsi da
solo alle elezioni per la Duma, sperando di ottenere dal 7% al 15% dei voti (in realtà l’ultimo sondaggio attribuisce a
Selezniov il 3% circa, nota del traduttore).
L’accentuazione
del processo di frammentazione nel campo della sinistra o, al contrario, il
raggiungimento di un compromesso verranno decisi formalmente il prossimo
Consiglio di coordinamento dell’Unione Popolare Patriottica di Russia (UPPR),
che stabilirà le procedure con cui i “patrioti” si presenteranno alle
elezioni. In ogni caso, è poco
probabile che venga accettato lo schema suggerito da Glaziov.
Già
oggi il leader del PCFR Ghennadij Zjuganov ha affermato che il suo partito non
entrerà nel “raggruppamento delle forze popolari patriottiche di Russia” creato
da Serghey Glaziov. “Tutti i membri del Consiglio di coordinamento dell’UPPR
hanno espresso ufficialmente l’intenzione di presentarsi alle elezioni
parlamentari con un vasto raggruppamento, che si raccoglie dietro le bandiere del
PCFR”, - ha comunicato Ghennadij Zjuganov.
Traduzione
dal russo
di
Mauro Gemma
Nota
del traduttore
(1) Occorre segnalare che l’ultimo sondaggio
effettuato, dal 15 al 18 agosto, dal principale istituto demoscopico russo
“Centro russo di studi dell’opinione pubblica” (VZIOM) continua a dare
saldamente in testa, nelle preferenze dell’elettorato, il PCFR, con il 28%
delle intenzioni di voto, a fronte del 23% di “Russia unita” il partito più
vicino al presidente Putin, prodotto della fusione di due partiti (“Unità” e
“Patria-Tutta la Russia) che, nelle elezioni del 1999, raccolsero circa il 37%
dei voti. Supererebbero la soglia del 5% il Partito liberal-democratico
dell’ultranazionalista di destra Zhirinovskij (9%), “Mela” di Javlinskij (6%) e
l’ultraliberista “Unione delle forze di destra” (5%). Tra le altre forze di
sinistra: il “Partito della rinascita della Russia” di Selezniov (3%), il “Partito del Lavoro” di Shein (1%), il
“Partito socialdemocratico” di Gorbaciov (meno dell’1%).