I nostri “PER”
Intervista con il copresidente del CC del PCOR-PRC V. Tiulkin
“Trudovaja Rossija” n. 180
http://tr.rkrp-rpk.ru/get.php?80
Alla vigilia della presentazione
della lista federale del PCFR per le elezioni politiche di dicembre, il leader
del PCOR-PRC (risultato della fusione tra il Partito Comunista Operaio Russo e
il Partito Russo (Rivoluzionario) dei Comunisti, oggi “Partito Comunista
Operaio Russo-Partito Russo dei Comunisti”, che nel 1999 si presentò da solo,
raccogliendo oltre 1.400.000 voti andati dispersi a causa dei meccanismi della
legge elettorale russa) Viktor Tiulkin spiega, in un’intervista concessa
all’organo del suo partito “Trudovaja Rossija” (“Russia
lavoratrice”), le ragioni che hanno portato la più importante
formazione politica “alla sinistra” del PCFR, ad accantonare le profonde
divergenze politiche e ideologiche con il partito di Zjuganov e a stringere un
patto elettorale che prevede la presenza dello stesso Tiulkin e di altri
dirigenti del PCOR-PRC tra i candidati per la parte proporzionale e accordi per
candidature comuni nei collegi uninominali.
M.G.
D. Viktor Arkadjevic, come è noto il 9 agosto è stato siglato un accordo in
merito all’unità tra i due partiti PCFR e PCOR-PRC per la partecipazione alle
elezioni dei deputati della Duma di Stato del dicembre 2003. Lo stesso giorno
l’accordo è stato approvato dal Consiglio politico del CC del PCOR-PRC, per
essere sottoposto al Congresso del partito, che dovrà prendere la decisione
definitiva(il congresso ha poi ratificato l’accordo ai primi di
settembre, nota del traduttore). In merito a ciò arrivano alla nostra
redazione molte osservazioni dei nostri lettori, che fanno riferimento alle
divergenze che esistevano e che, si può dire, esistono ancora tra i due
partiti. Inoltre, il PCOR aveva in passato spesso criticato aspramente le
posizioni del PCFR. Forse che oggi le divergenze sono state superate? E’ il
PCOR che ha assunto la posizione del PCFR o, al contrario, è il PCFR che ha
abbracciato il punto di vista del PCOR? Per favore puoi spiegare cosa sta
succedendo?
R. Non è il caso di semplificare le cose. Si è manifestata una
differenza di valutazione nelle concezioni teoriche dei due partiti e nel
carattere della loro pratica politica in determinati periodi passati: ciò si
mantiene tuttora e non è stato rimosso. E’ possibile fare alcuni esempi. Noi
non consideriamo un errore il boicottaggio delle elezioni del 1993 (dopo il sanguinoso colpo di stato di Boris Eltsin, nota
del traduttore). Inoltre, il PCFR
non condivide del tutto il nostro attaccamento alla posizione marxista
ortodossa, che considera necessaria la fase della “dittatura del proletariato”.
Ma allo stesso tempo vogliamo sottolineare che ci siamo sempre pronunciati per un
vasto fronte di forze di resistenza alle elezioni, e ancor più in questo
momento. Perché? Perché la situazione è cambiata. Perché prosegue l’offensiva
della reazione. L’attuale regime, il regime russo, sta scivolando verso il
modello dello stato poliziesco. Perciò, nel lavoro in funzione di una possibile
unità e per la creazione di un ampio fronte abbiamo cercato innanzitutto di
individuare quei “per”, che favoriscano il processo di unità. Noi siamo
sostenitori della nazionalizzazione delle rendite derivanti dalle risorse
naturali. Noi siamo “per”. Anche il PCFR si pronuncia “per”, come del resto le
altre forze dell’opposizione. Noi siamo “per” la limitazione della
compravendita della terra? Certamente. Ma anche il PCFR condivide la nostra
posizione. Noi ci battiamo “per” l’aumento dei salari e delle pensioni al di
sopra del minimo vitale? Si. Ebbene, anche i compagni del PCFR si battono per
lo stesso obiettivo. Vogliamo ottenere il riesame dei risultati delle
privatizzazioni nel complesso energetico, nelle grandi imprese, nel settore
della costruzione di macchinari, nei trasporti? Certamente. Per questo sui
quattro quesiti referendari bloccati (proposti
dal PCFR, sorretti dai sondaggi e impediti dal veto del fronte filogovernativo,
nota del traduttore),
proponiamo la costruzione di un fronte comune alle elezioni. Ciò corrisponde
pienamente al Programma del nostro partito, in cui si afferma che, trovandoci
all’opposizione, noi ci battiamo per il miglioramento delle condizioni del
popolo e per il rafforzamento delle possibilità di organizzazione della lotta
di vaste masse di lavoratori.
D. Quali “per” invece mancano?
R. Certo che ne mancano. Nella nostra propaganda sottolineiamo che
ci sono anche alcuni “per” che fino ad ora non hanno trovato riscontro nella
pratica di lavoro dei gruppi parlamentari del PCFR e degli Agrari, e che noi
proponiamo vengano fatti propri da tutti e che naturalmente verranno assunti
dai nostri candidati e futuri deputati. Prima di tutto, intendiamo utilizzare
le potenzialità del parlamento per sviluppare in tutti i modi la lotta di
classe, per organizzare la resistenza dei lavoratori fuori dal parlamento.
Questo è il nostro principale “per” e cercheremo di ottenerlo, anche se dovesse
sollevare resistenze.
D. C’e allora da concludere che,
occupandosi di questo fondamentale “per”, i deputati del partito non
prenderanno parte ai processi della cosiddetta attività legislativa?
R. I nostri deputati non coltiveranno certo l’illusione che, con
l’aiuto di emendamenti elaborati con competenza, sia possibile mutare
radicalmente la situazione nel paese. Utilizzeranno alcune possibilità concesse
dall’attività parlamentare. Ad esempio, abbiamo in progetto di proporre
emendamenti al “Codice del lavoro”, per rafforzare le opportunità per i sindacati,
così come avviene, per usare la lingua dei “democratici”, nei “paesi
civilizzati”, di organizzare scioperi a livello di categoria e regionale, ecc.
D. Non è che verrà esclusa ogni
critica al PCFR e alle altre forze alleate, di modo che il PCOR-PRC venga a
trovarsi a rimorchio della politica dei partiti più forti?
R. Penso che questo
sia uno strano modo di porre la questione. E’ certo che sarebbe insensato, nel
corso di una campagna elettorale, mettere l’accento sulle questioni che ci
dividono, su cui esistono differenti punti di vista. Ma si capisce anche che,
nei rapporti camerateschi che si instaurano tra partiti e persone, è sottintesa
la possibilità di esprimere con franchezza la propria posizione. E allora, chi
più dei compagni è disposto a dire la verità? Perciò, nei futuri rapporti tra i
nostri partiti verrà conservata una piena autonomia, con la possibilità, se non addirittura
l’obbligo, di manifestare con fermezza le proprie posizioni e difenderle.
D. Perché allora il PCFR non ha
scelto il modello di “blocco giuridico”, ma ha proposto di realizzare l’unità
utilizzando la sua sigla “PCFR”?
R. Sai che non riteniamo la variante scelta quella migliore, ma
che addirittura la consideriamo un errore della direzione del PCFR. Persino dal
punto di vista della denominazione, “blocco dei comunisti, dei patrioti, degli agrari” suonerebbe
più unificante. Ma il PCFR, quale organizzazione più grande sostiene il modello
di partecipazione alla consultazione con liste elettorali che portano la sua
sigla. La direzione del PCFR ha già convinto l’ “Unione Agraria” (Kharitonov,
Starodubtzev), il “Movimento di sostegno all’esercito” (Iliukhin), “Unione”
(Tikhonov), “Patria” (Kondratenko) e altre organizzazioni. Perciò siamo stati
costretti ad accordarci su tale modello, anche se nell’accordo sottoscritto con
il PCFR viene mantenuta una quota di autonomia per il PCOR-PRC, proporzionale
ai voti raccolti nel 1999.
D. Esiste ancora la possibilità
di creare un blocco di sinistra, dal momento che il PCFR non è d’accordo sulla
formazione di un’unione elettorale, definita giuridicamente?
R. Un blocco che pretende di fare opposizione è stato già creato
da Serghey Glaziov (“Rodina”, nota
del traduttore). Ma egli afferma
con chiarezza che tale blocco si collocherà a destra del PCFR e che l’alleanza
con forze più a sinistra per lui non è realizzabile (molto semplicemente
capisce che non otterrebbe finanziamenti). In queste condizioni, allestire un
altro blocco di sinistra o ancora più a sinistra significherebbe favorire la
realizzazione dello scenario auspicato dagli strateghi del Cremlino, anche se
si adducessero le motivazioni più convincenti. Occorre ricordare che il compito
fondamentale che si pongono gli stabilizzatori del regime borghese è quello di
eliminare le autentiche organizzazioni operaie comuniste dall’arena politica
pubblica, anche attraverso una riforma legislativa. Ecco perché andiamo a
queste elezioni con i nostri “per” in difesa della democrazia e con propri
“per” di classe, che dobbiamo sviluppare e rafforzare. Vale a dire: “per” lo sviluppo della lotta
di classe, “per” lo
sviluppo del movimento operaio, “per”
fare degli uomini non dei questuanti, ma dei combattenti. “Per”! Affinché il futuro
venga deciso con la lotta dagli uomini stessi.
Intervista a cura di
S. Aleksejeva
Traduzione dal russo
di Mauro Gemma