www.resistenze.org - popoli resistenti - russia - 06-10-03

I nostri “PER”


Intervista con il copresidente del CC del PCOR-PRC V. Tiulkin


“Trudovaja Rossija” n. 180
http://tr.rkrp-rpk.ru/get.php?80

Alla vigilia della presentazione della lista federale del PCFR per le elezioni politiche di dicembre, il leader del PCOR-PRC (risultato della fusione tra il Partito Comunista Operaio Russo e il Partito Russo (Rivoluzionario) dei Comunisti, oggi “Partito Comunista Operaio Russo-Partito Russo dei Comunisti”, che nel 1999 si presentò da solo, raccogliendo oltre 1.400.000 voti andati dispersi a causa dei meccanismi della legge elettorale russa) Viktor Tiulkin spiega, in un’intervista concessa all’organo del suo partito “Trudovaja Rossija” (“Russia lavoratrice”), le ragioni che hanno portato la più importante formazione politica “alla sinistra” del PCFR, ad accantonare le profonde divergenze politiche e ideologiche con il partito di Zjuganov e a stringere un patto elettorale che prevede la presenza dello stesso Tiulkin e di altri dirigenti del PCOR-PRC tra i candidati per la parte proporzionale e accordi per candidature comuni nei collegi uninominali.
M.G.

D. Viktor Arkadjevic, come è noto il 9 agosto è stato siglato un accordo in merito all’unità tra i due partiti PCFR e PCOR-PRC per la partecipazione alle elezioni dei deputati della Duma di Stato del dicembre 2003. Lo stesso giorno l’accordo è stato approvato dal Consiglio politico del CC del PCOR-PRC, per essere sottoposto al Congresso del partito, che dovrà prendere la decisione definitiva
(il congresso ha poi ratificato l’accordo ai primi di settembre, nota del traduttore). In merito a ciò arrivano alla nostra redazione molte osservazioni dei nostri lettori, che fanno riferimento alle divergenze che esistevano e che, si può dire, esistono ancora tra i due partiti. Inoltre, il PCOR aveva in passato spesso criticato aspramente le posizioni del PCFR. Forse che oggi le divergenze sono state superate? E’ il PCOR che ha assunto la posizione del PCFR o, al contrario, è il PCFR che ha abbracciato il punto di vista del PCOR? Per favore puoi spiegare cosa sta succedendo?

R.
Non è il caso di semplificare le cose. Si è manifestata una differenza di valutazione nelle concezioni teoriche dei due partiti e nel carattere della loro pratica politica in determinati periodi passati: ciò si mantiene tuttora e non è stato rimosso. E’ possibile fare alcuni esempi. Noi non consideriamo un errore il boicottaggio delle elezioni del 1993 (dopo il sanguinoso colpo di stato di Boris Eltsin, nota del traduttore). Inoltre, il PCFR non condivide del tutto il nostro attaccamento alla posizione marxista ortodossa, che considera necessaria la fase della “dittatura del proletariato”. Ma allo stesso tempo vogliamo sottolineare che ci siamo sempre pronunciati per un vasto fronte di forze di resistenza alle elezioni, e ancor più in questo momento. Perché? Perché la situazione è cambiata. Perché prosegue l’offensiva della reazione. L’attuale regime, il regime russo, sta scivolando verso il modello dello stato poliziesco. Perciò, nel lavoro in funzione di una possibile unità e per la creazione di un ampio fronte abbiamo cercato innanzitutto di individuare quei “per”, che favoriscano il processo di unità. Noi siamo sostenitori della nazionalizzazione delle rendite derivanti dalle risorse naturali. Noi siamo “per”. Anche il PCFR si pronuncia “per”, come del resto le altre forze dell’opposizione. Noi siamo “per” la limitazione della compravendita della terra? Certamente. Ma anche il PCFR condivide la nostra posizione. Noi ci battiamo “per” l’aumento dei salari e delle pensioni al di sopra del minimo vitale? Si. Ebbene, anche i compagni del PCFR si battono per lo stesso obiettivo. Vogliamo ottenere il riesame dei risultati delle privatizzazioni nel complesso energetico, nelle grandi imprese, nel settore della costruzione di macchinari, nei trasporti? Certamente. Per questo sui quattro quesiti referendari bloccati (proposti dal PCFR, sorretti dai sondaggi e impediti dal veto del fronte filogovernativo, nota del traduttore), proponiamo la costruzione di un fronte comune alle elezioni. Ciò corrisponde pienamente al Programma del nostro partito, in cui si afferma che, trovandoci all’opposizione, noi ci battiamo per il miglioramento delle condizioni del popolo e per il rafforzamento delle possibilità di organizzazione della lotta di vaste masse di lavoratori.

D. Quali “per” invece mancano?

R.
Certo che ne mancano. Nella nostra propaganda sottolineiamo che ci sono anche alcuni “per” che fino ad ora non hanno trovato riscontro nella pratica di lavoro dei gruppi parlamentari del PCFR e degli Agrari, e che noi proponiamo vengano fatti propri da tutti e che naturalmente verranno assunti dai nostri candidati e futuri deputati. Prima di tutto, intendiamo utilizzare le potenzialità del parlamento per sviluppare in tutti i modi la lotta di classe, per organizzare la resistenza dei lavoratori fuori dal parlamento. Questo è il nostro principale “per” e cercheremo di ottenerlo, anche se dovesse sollevare resistenze.

D. C’e allora da concludere che, occupandosi di questo fondamentale “per”, i deputati del partito non prenderanno parte ai processi della cosiddetta attività legislativa?

R.
I nostri deputati non coltiveranno certo l’illusione che, con l’aiuto di emendamenti elaborati con competenza, sia possibile mutare radicalmente la situazione nel paese. Utilizzeranno alcune possibilità concesse dall’attività parlamentare. Ad esempio, abbiamo in progetto di proporre emendamenti al “Codice del lavoro”, per rafforzare le opportunità per i sindacati, così come avviene, per usare la lingua dei “democratici”, nei “paesi civilizzati”, di organizzare scioperi a livello di categoria e regionale, ecc.

D. Non è che verrà esclusa ogni critica al PCFR e alle altre forze alleate, di modo che il PCOR-PRC venga a trovarsi a rimorchio della politica dei partiti più forti?

R. Penso che questo sia uno strano modo di porre la questione. E’ certo che sarebbe insensato, nel corso di una campagna elettorale, mettere l’accento sulle questioni che ci dividono, su cui esistono differenti punti di vista. Ma si capisce anche che, nei rapporti camerateschi che si instaurano tra partiti e persone, è sottintesa la possibilità di esprimere con franchezza la propria posizione. E allora, chi più dei compagni è disposto a dire la verità? Perciò, nei futuri rapporti tra i nostri partiti verrà conservata una piena autonomia, con la possibilità, se non addirittura l’obbligo, di manifestare con fermezza le proprie posizioni e difenderle.

D. Perché allora il PCFR non ha scelto il modello di “blocco giuridico”, ma ha proposto di realizzare l’unità utilizzando la sua sigla “PCFR”?

R.
Sai che non riteniamo la variante scelta quella migliore, ma che addirittura la consideriamo un errore della direzione del PCFR. Persino dal punto di vista della denominazione, “blocco dei comunisti, dei patrioti, degli agrari” suonerebbe più unificante. Ma il PCFR, quale organizzazione più grande sostiene il modello di partecipazione alla consultazione con liste elettorali che portano la sua sigla. La direzione del PCFR ha già convinto l’ “Unione Agraria” (Kharitonov, Starodubtzev), il “Movimento di sostegno all’esercito” (Iliukhin), “Unione” (Tikhonov), “Patria” (Kondratenko) e altre organizzazioni. Perciò siamo stati costretti ad accordarci su tale modello, anche se nell’accordo sottoscritto con il PCFR viene mantenuta una quota di autonomia per il PCOR-PRC, proporzionale ai voti raccolti nel 1999.

D. Esiste ancora la possibilità di creare un blocco di sinistra, dal momento che il PCFR non è d’accordo sulla formazione di un’unione elettorale, definita giuridicamente?

R.
Un blocco che pretende di fare opposizione è stato già creato da Serghey Glaziov (“Rodina”, nota del traduttore). Ma egli afferma con chiarezza che tale blocco si collocherà a destra del PCFR e che l’alleanza con forze più a sinistra per lui non è realizzabile (molto semplicemente capisce che non otterrebbe finanziamenti). In queste condizioni, allestire un altro blocco di sinistra o ancora più a sinistra significherebbe favorire la realizzazione dello scenario auspicato dagli strateghi del Cremlino, anche se si adducessero le motivazioni più convincenti. Occorre ricordare che il compito fondamentale che si pongono gli stabilizzatori del regime borghese è quello di eliminare le autentiche organizzazioni operaie comuniste dall’arena politica pubblica, anche attraverso una riforma legislativa. Ecco perché andiamo a queste elezioni con i nostri “per” in difesa della democrazia e con propri “per” di classe, che dobbiamo sviluppare e rafforzare. Vale a dire: “per” lo sviluppo della lotta di classe, “per” lo sviluppo del movimento operaio, “per” fare degli uomini non dei questuanti, ma dei combattenti. “Per”! Affinché il futuro venga deciso con la lotta dagli uomini stessi.

Intervista a cura di
S. Aleksejeva


Traduzione dal russo
di Mauro Gemma