www.resistenze.org - popoli resistenti - russia - 28-11-03

da Parti du travail de Belgique - http://www.ptb.be
traduzione dal francese a cura del Ccdp

Perche’ l’uomo piu’ ricco di Russia e’ in prigione?


Un mattino, alle 5, in un aeroporto siberiano, poliziotti mascherati, che indossano tute nere, arrestano Mikhail Khodorkovskij, l’uomo più ricco di Russia. La giustizia lo accusa di frodi su vasta scala. Cinque giorni più tardi, il procuratore procede al sequestro del suo 40% di azioni nella “Yukos”, il gigante russo del petrolio. Quale è la posta in gioco? Il controllo del petrolio, ma anche del potere economico e politico in Russia.

Jef Bossuyt
12-11-2003

Il presidente Putin è nervoso. Le privatizzazioni hanno rovinato i lavoratori russi, che detestano i capitalisti, soprattutto i proprietari dei grandi monopoli. Nel corso di un sondaggio d’opinione, la maggioranza delle persone interrogate considera una buona cosa l’incarcerazione di Khodorkovskij, e il 35% arriva addirittura a dichiarare che si tratta di un “gran momento”.
Il 23% degli intervistati ha dichiarato di voler sostenere i bolscevichi, nel caso ci fosse una nuova rivoluzione. Il 19% addirittura collaborerebbe con i bolscevichi. Solo il 10% li combatterebbe (1).

Il fossato tra i ricchissimi e i più poveri è diventato incolmabile. Il magnate del petrolio, Abramovitch, ha acquistato il club calcistico inglese del Chelsea per 230 milioni di euro, nel momento in cui il salario minimo di un lavoratore russo raggiunge a malapena i 450 rubli (14,60 euro).

I sondaggi annunciano una lotta testa a testa tra il partito di Putin, “Russia Unitaria”, e il Partito comunista, alle elezioni del prossimo 7 dicembre. Inoltre, i comunisti rivoluzionari (il Partito Comunista Operaio Russo di Viktor Tiulkin) hanno creato una lista comune con il Partito comunista, più importante e abituato al potere, di Ghennadij Zjuganov. Ci sono forti possibilità che i comunisti rivoluzionari riescano a sostenere le lotte operaie anche in Parlamento.

Così, l’arresto di Khodorkovskij rappresenterebbe una sorta di sacrificio espiatorio a grande effetto mediatico. Il presidente Putin pensa di guadagnare dei punti offrendo alla vendetta pubblica i personaggi più odiati del paese. Vuole conferire al suo partito l’immagine di grande paladino della lotta alla corruzione e di difensore della legalità.

Il suo predecessore, il presidente Eltsin, aveva fatto ricorso esattamente allo stesso giochetto nel 1996. All’epoca, aveva congedato il cervello delle privatizzazioni, Anatolij Cjubais. Una volta eletto presidente il grosso Boris, Cjubais ha fatto la sua riapparizione in veste di presidente della EES, il monopolio dell’elettricità.

Di conseguenza, i comunisti rivoluzionari non vedono nelle manovre di Putin nient’altro che ipocrisia e volgare manipolazione elettorale (2). La cosa viene confermata dai reiterati inviti alla calma rivolti da Putin all’indirizzo del capitale straniero: egli dichiara l’affare “un caso isolato”, “dello stesso genere dell’arresto del presidente corrotto della Enron negli Stati Uniti”. A Roma, al suo amico e partner commerciale Berlusconi, Putin ha confermato che “i risultati delle privatizzazioni non subiranno aggiustamenti”.

Contraddizioni con l’America

Il partito di Putin, “Russia Unitaria” ospita una coalizione di interessi. Vi si trovano difensori del capitale americano ed europeo, ma anche del capitale nazionale russo. Fino ad ora, il capitale straniero si è appropriato solo della superficie della crosta, in Russia. Per trasformare la Russia in colonia economica e politica, c’è bisogno del sostegno dei grandi e piccoli capitalisti russi.

Mikhail Khodorkovskij era uno di loro, e neppure dei minori. Quando, dopo la fusione con Sibneft, la sua società “Yukos” si è trasformata nel principale gigante del petrolio russo, l’uomo si è lanciato nella politica. Ha finanziato due partiti di opposizione apertamente filoamericani, l’ “Unione delle forze di destra” e “Jabloko”. Malgrado il loro enorme bilancio, i due partiti messi insieme raccolgono a malapena il 15% dei voti.

Khodorkovskij ha suggerito di presentare la propria candidatura contro Putin, alle prossime elezioni. E, allo stesso tempo, la “Yukos” ha annunciato di voler vendere il 25% della sua quota al gigante americano Exxon-Mobil. Gli Stati Uniti erano dunque sul punto di effettuare un’ascesa politica ed economica, con Khodorkovskij. Viste le circostanze del momento, è difficile far ingoiare un affare di questo calibro all’opinione pubblica russa. Si rischia di spingere la popolazione ad insorgere contro il sistema. Inoltre, “La borghesia nazionale non è d’accordo con tale andamento delle cose; non può avere la sua quota nei miliardi di petrolio e di gas,ed è  perché sostiene la redistribuzione di quei profitti verso gli altri settori dell’economia. Si tratta di un conflitto tra i rappresentanti della borghesia straniera, da una parte, e la borghesia nazionale, dall’altra.” (3)

Exxon non molla la presa

Quando si tratta di proteggere la sovranità politica ed economica della Russia, Putin non è un presidente tra i più deboli. Dopo la messa fuori gioco di Mikhail Khodorkovskij, Simon Koukes si è ritrovato alla testa della “Yukos”, con la benedizione di Putin. Koukes è nato in Unione Sovietica, ma è allo stesso tempo cittadino americano. Dal 1979 al 1996, ha lavorato per le società americane Amoco e Phillips Petroleum. In Russia, ha aiutato BP (British Petroleum) a lanciarsi in un accordo con la Toumen in Siberia. Koukes probabilmente cercherà di trattare con riguardo la borghesia nazionale russa, per acquisirne i favori, senza tuttavia abbandonare gli americani. Exxon sa bene a quale porta bussare e dichiara che “Exxon, Shell e Chevron, oggi, vogliono poter entrare facilmente in Russia” (4). Le azioni della “Yukos” che, all’indomani dell’arresto, erano crollate del 35%, sono già risalite del 22%.

Nel frattempo, il regime di Putin continua procedere su un terreno minato, quello dell’esportazione del gas e del petrolio. Ogni ribasso dei prezzi delle materie prime può far crollare i profitti e, subito dopo, il bilancio dello Stato, provocando inevitabilmente la drammatica esplosione delle contraddizioni sociali.

(1) Centro d’informazione del movimento operaio del PCOR, 31 ottobre 6 novembre 2003  

(2) V. Tiulkin, A, Kriutchkov, “Una lezione di ipocrisia”, 28 ottobre 2003

(3)
D. Yakuschev, “Che cosa sottintende l’arresto di Khodorkovskij”, http://www.communist.ru/, 27          ottobre 2003

(4) Moskovskye Novosti, 28 ottobre 3 novembre 2003