da Parti du travail de
Belgique - http://www.ptb.be
traduzione dal francese a cura del Ccdp
Perche’ l’uomo piu’ ricco di Russia e’ in prigione?
Un mattino, alle 5, in un aeroporto siberiano, poliziotti
mascherati, che indossano tute nere, arrestano Mikhail Khodorkovskij, l’uomo
più ricco di Russia. La giustizia lo accusa di frodi su vasta scala. Cinque
giorni più tardi, il procuratore procede al sequestro del suo 40% di azioni
nella “Yukos”, il gigante russo del petrolio. Quale è la posta in gioco? Il controllo
del petrolio, ma anche del potere economico e politico in Russia.
Jef Bossuyt
12-11-2003
Il presidente Putin è nervoso. Le privatizzazioni hanno rovinato i lavoratori
russi, che detestano i capitalisti, soprattutto i proprietari dei grandi monopoli.
Nel corso di un sondaggio d’opinione, la maggioranza delle persone interrogate
considera una buona cosa l’incarcerazione di Khodorkovskij, e il 35% arriva
addirittura a dichiarare che si tratta di un “gran momento”.
Il 23% degli intervistati ha dichiarato di voler sostenere i bolscevichi, nel
caso ci fosse una nuova rivoluzione. Il 19% addirittura collaborerebbe con i
bolscevichi. Solo il 10% li combatterebbe (1).
Il fossato tra i ricchissimi e i più poveri è diventato incolmabile. Il magnate
del petrolio, Abramovitch, ha acquistato il club calcistico inglese del Chelsea
per 230 milioni di euro, nel momento in cui il salario minimo di un lavoratore
russo raggiunge a malapena i 450 rubli (14,60 euro).
I sondaggi annunciano una lotta testa a testa tra il partito di Putin, “Russia
Unitaria”, e il Partito comunista, alle elezioni del prossimo 7 dicembre.
Inoltre, i comunisti rivoluzionari (il Partito Comunista Operaio Russo di
Viktor Tiulkin) hanno creato una lista comune con il Partito comunista, più
importante e abituato al potere, di Ghennadij Zjuganov. Ci sono forti
possibilità che i comunisti rivoluzionari riescano a sostenere le lotte operaie
anche in Parlamento.
Così, l’arresto di Khodorkovskij rappresenterebbe una sorta di sacrificio
espiatorio a grande effetto mediatico. Il presidente Putin pensa di guadagnare
dei punti offrendo alla vendetta pubblica i personaggi più odiati del paese.
Vuole conferire al suo partito l’immagine di grande paladino della lotta alla
corruzione e di difensore della legalità.
Il suo predecessore, il presidente Eltsin, aveva fatto ricorso esattamente allo
stesso giochetto nel 1996. All’epoca, aveva congedato il cervello delle
privatizzazioni, Anatolij Cjubais. Una volta eletto presidente il grosso Boris,
Cjubais ha fatto la sua riapparizione in veste di presidente della EES, il
monopolio dell’elettricità.
Di conseguenza, i comunisti rivoluzionari non vedono nelle manovre di Putin
nient’altro che ipocrisia e volgare manipolazione elettorale (2). La cosa viene
confermata dai reiterati inviti alla calma rivolti da Putin all’indirizzo del
capitale straniero: egli dichiara l’affare “un caso isolato”, “dello stesso
genere dell’arresto del presidente corrotto della Enron negli Stati Uniti”. A
Roma, al suo amico e partner commerciale Berlusconi, Putin ha confermato che “i
risultati delle privatizzazioni non subiranno aggiustamenti”.
Contraddizioni con l’America
Il partito di Putin, “Russia Unitaria” ospita una coalizione di interessi. Vi
si trovano difensori del capitale americano ed europeo, ma anche del capitale
nazionale russo. Fino ad ora, il capitale straniero si è appropriato solo della
superficie della crosta, in Russia. Per trasformare la Russia in colonia
economica e politica, c’è bisogno del sostegno dei grandi e piccoli capitalisti
russi.
Mikhail Khodorkovskij era uno di loro, e neppure dei minori. Quando, dopo la
fusione con Sibneft, la sua società “Yukos” si è trasformata nel principale
gigante del petrolio russo, l’uomo si è lanciato nella politica. Ha finanziato
due partiti di opposizione apertamente filoamericani, l’ “Unione delle forze di
destra” e “Jabloko”. Malgrado il loro enorme bilancio, i due partiti messi
insieme raccolgono a malapena il 15% dei voti.
Khodorkovskij ha suggerito di presentare la propria candidatura contro Putin,
alle prossime elezioni. E, allo stesso tempo, la “Yukos” ha annunciato di voler
vendere il 25% della sua quota al gigante americano Exxon-Mobil. Gli Stati
Uniti erano dunque sul punto di effettuare un’ascesa politica ed economica, con
Khodorkovskij. Viste le circostanze del momento, è difficile far ingoiare un
affare di questo calibro all’opinione pubblica russa. Si rischia di spingere la
popolazione ad insorgere contro il sistema. Inoltre, “La borghesia nazionale non è d’accordo con tale andamento delle cose;
non può avere la sua quota nei miliardi di petrolio e di gas,ed è perché sostiene la redistribuzione di quei
profitti verso gli altri settori dell’economia. Si tratta di un conflitto tra i
rappresentanti della borghesia straniera, da una parte, e la borghesia
nazionale, dall’altra.” (3)
Exxon non molla la presa
Quando si tratta di proteggere la sovranità politica ed economica della Russia,
Putin non è un presidente tra i più deboli. Dopo la messa fuori gioco di
Mikhail Khodorkovskij, Simon Koukes si è ritrovato alla testa della “Yukos”,
con la benedizione di Putin. Koukes è nato in Unione Sovietica, ma è allo
stesso tempo cittadino americano. Dal 1979 al 1996, ha lavorato per le società
americane Amoco e Phillips Petroleum. In Russia, ha aiutato BP (British
Petroleum) a lanciarsi in un accordo con la Toumen in Siberia. Koukes
probabilmente cercherà di trattare con riguardo la borghesia nazionale russa,
per acquisirne i favori, senza tuttavia abbandonare gli americani. Exxon sa
bene a quale porta bussare e dichiara che “Exxon, Shell e Chevron, oggi,
vogliono poter entrare facilmente in Russia” (4). Le azioni della “Yukos” che, all’indomani
dell’arresto, erano crollate del 35%, sono già risalite del 22%.
Nel frattempo, il regime di Putin continua
procedere su un terreno minato, quello dell’esportazione del gas e del
petrolio. Ogni ribasso dei prezzi delle materie prime può far crollare i
profitti e, subito dopo, il bilancio dello Stato, provocando inevitabilmente la
drammatica esplosione delle contraddizioni sociali.
(1)
Centro d’informazione del
movimento operaio del PCOR, 31 ottobre 6 novembre 2003
(2) V. Tiulkin, A, Kriutchkov, “Una lezione di
ipocrisia”, 28 ottobre 2003
(3) D. Yakuschev, “Che cosa sottintende l’arresto di Khodorkovskij”,
http://www.communist.ru/, 27 ottobre 2003
(4) Moskovskye Novosti, 28 ottobre
3 novembre 2003