Reazioni e commenti al risultato elettorale in Russia
Rassegna stampa a cura di Mauro Gemma
Proponiamo la traduzione di dichiarazioni, interviste e commenti, apparsi nella
stampa e nei siti internet della Federazione Russa e di altri paesi, dopo le
elezioni del 7 dicembre 2003.
-- Quarto atto del dramma
di Aleksandr Frolov “Sovetskaja Rossija”
ripreso dal sito www.rebelion.org
10 dicembre 2003
Sul risultato elettorale del 7 dicembre, l’opinione di un autorevole
commentatore politico, apparsa su un giornale vicino alle posizioni del PCFR
Le quarte, per numero d’ordine, elezioni alla Duma celebrate questa
domenica, non hanno portato che a variazioni poco rilevanti sia nel numero,
che, probabilmente, nella composizione sociale dei principali contendenti
elettorali russi: 1) della sinistra, 2) dei conformisti che si aggregano al
“partito del potere”, 3) dei liberali di destra e 4) dei marginali, che votano
per Zhirinovskij e simili, ma che in fin dei conti vengono utilizzati per
mantenere l’ordine delle cose esistenti. Questo in primo luogo.
In secondo luogo, i gruppi menzionati hanno subito una riconfigurazione,
avvenuta però secondo i piani stabiliti dai politecnologi del Cremino. Vale a
dire, ha funzionato il sistema della “democrazia guidata”. Ha ottenuto solo
quello che ha potuto, ma lo ha fatto in maniera molto intelligente, senza
commettere errori. Senza pretendere di alterare la correlazione generale di
forze nell’arena sociale, ha saputo ricostruire queste forze, ricavando il
massimo profitto possibile per i suoi interessi.
Per convincere di quanto sto affermando, diamo un’occhiata (ci sarà tempo per
analisi più compiute) ai risultati della votazione del 7 dicembre.
1. L’elettorato di sinistra non se ne è andato da nessuna parte. Non ha subito
un calo, ma non si può nemmeno dire che sia aumentato. Se sommiamo i voti dati
al PCFR, a “Rodina” (“Patria”),
al Partito Agrario, al Partito dei Pensionati e al “blocco degli speakers” (il raggruppamento capeggiato dall’ex PCFR
G. Selezniov), otteniamo il fatidico 30% che avevamo non solo quattro
anni fa, ma anche nel 1991 (la stessa quota che allora si dichiarò contraria
all’introduzione della carica di presidente in Russia). L’unica cosa che è
cambiata è stata la distribuzione di questi voti tra le differenti
organizzazioni politiche. Se nelle scorse elezioni del ’99, la sinistra fu
rappresentata unicamente dal PCFR, in queste si è affermato il blocco “Rodina”
di Glazjev e Rogozin: se si sommano i voti di entrambi, si ottiene il 22%,
approssimativamente la stessa percentuale di allora. Così, si può dire che
“Rodina”, contrariamente alle sue promesse, non è servita per aggiungere nulla
al complesso delle forze patriottico-popolari. Non ha eroso elettori ad altri
gruppi, ma senza dubbio ha avuto
successo nel sottrarre voti al PCFR. Non avremo comunque da aspettare molto,
per sapere se “Rodina”, alla Duma, sarà coerente o meno con la retorica di
sinistra utilizzata in campagna elettorale.
2. “Russia Unitaria” ha ottenuto quanto aveva sbandierato ai quattro
venti per tutto il tempo: ricevere circa il 37% dei voti, vale a dire la stessa
percentuale che sommarono nel 1999 “Jedinstvo” (“Unità” di Putin) e “OVR” (“Patria-Tutta la Russia” di Luzhkov-Primakov). Non è riuscita
ad andare oltre. E’ sufficiente per avere la maggioranza assoluta alla Duma,
dove del resto già l’aveva. Naturalmente, occorre aggiungere un “ma”
importante.
3. Non potendo erodere nulla a sinistra, “Russia Unitaria” ha sottratto ai
liberali di destra la percentuale che mancava per ottenere la maggioranza
assoluta. Tutti gli studi sociologici seri prima delle elezioni, ed anche gli
“exit polls”, indicavano che, anche se per un soffio, sia la SPS (“Unione delle forze di destra”) che
“Jabloko” (“Mela”) sarebbero
riuscite a superare lo sbarramento del 5% necessario per entrare in parlamento.
Naturalmente, non è andata così. E’ mancato circa il 3% dei voti (…)
4. Per ultimi, anche i “liberal-democratici” hanno aumentato la loro
percentuale, delegando alla Duma Zhirinovskij. Là, chiaramente, si sommerà alla
maggioranza.
Le conclusioni che possiamo trarre da quanto appena detto non ci consolano. La
nuova configurazione del parlamento offrirà molto materiale per il lavoro dei
politologi. Ma per i politici, in generale, non è cambiato molto. La Russia da
oltre un decennio è immersa in un clima di autentica disaffezione
socio-politica. Manipolare la società, come è logico, riesce meglio a chi
detiene il potere.
La natura della disaffezione è sufficientemente chiara. Che cosa bisogna allora
fare per sollevare il paese e la società dalla condizione in cui versa, perché
cessi di essere un giocattolo nelle mani dei manipolatori? Questa è la prima
domanda all’ordine del giorno per ogni forza politica. A maggior ragione per i
comunisti e per tutta l’opposizione di sinistra.
-- Il panorama politico dopo le
elezioni, le prime valutazioni
di A. Jakushev
www.communist.ru
8 dicembre 2003
Appena appresi i risultati delle elezioni legislative, lo studioso
marxista-leninista A. Jakushev ha scritto il seguente commento per il sito
“communist.ru”
E’ possibile affermare che tutte le “sensazioni” che si avvertivano
alla vigilia delle elezioni abbiano avuto una conferma.
Hanno perso il PCFR, l’ “Unione delle forze di destra” e “Mela”. E’ stata una
catastrofe. Hanno vinto Zhirinovskij e “Rodina” di Glazjev e Rogozin. Hanno
vinto in modo clamoroso. E ciò significa che il partito della borghesia
nazionale ha sbaragliato il partito della borghesia compradora. Oso affermare
che mi trovo d’accordo con Ciubajs, quando afferma che dall’8 dicembre noi
viviamo in un altro paese, in cui verrà condotta una politica completamente
diversa. Ma in che cosa consisterà questa politica?
Al potere sono arrivati quei patrioti, che negli anni ’90 occupavano ruoli di
terzo o addirittura di quarto piano. Il loro programma è ben noto: uno stato
forte, un nazionalismo non eccessivo, “civilizzato”, e ciò che più importa, una
revisione incondizionata della grande proprietà e dei grandi proprietari. Il
colpo decisivo verrà indirizzato nei confronti degli imperi petroliferi. Alla
vigilia delle elezioni sono già apparse “voci” su piani relativi alla creazione
del cosiddetto “petrolio di stato”, in cui in un modo o nell’altro dovrebbero
confluire le compagnie private. Questo, probabilmente, costituisce il programma
massimo, mentre in quello minimo lo stato ricaverebbe quei profitti che oggi
sono oggetto di discussione. Il grande capitale dovrebbe essere o statale o “patriottico”
(un eufemismo per dire nelle mani dei “suoi” uomini d’affari), secondo i
desideri di Putin. Tutto ciò è, in grado significativo, il programma del PCFR
dell’ultimo decennio, che adesso potrebbe essere adottato senza la
partecipazione del PCFR. Ma non è neppure escluso che lo stesso PCFR o parte
del suo gruppo parlamentare possa appoggiare tale politica della nuova
maggioranza parlamentare e del nuovo governo, la cui formazione appare ora
inevitabile.
Naturalmente, in tutti questi progetti patriottici non c’è nulla di
autenticamente socialista, al di là della raffinata demagogia sociale, propria
di “Russia Unitaria”, liberal-democratici e “Rodina”. E’ evidente che, nelle
condizioni del capitalismo, l’industria petrolifera di stato, anche nazionalizzata,
opera secondo le regole dell’impresa privata, indirizzata al massimo profitto.
Sul mercato la “Rosneft” di stato interviene come una qualsiasi compagnia, con
i propri interessi egoistici lontani da quelli popolari, esattamente come la
“Jukos” (l’impresa petrolifera di
Khodorkovskij, NOTA DEL TRADUTTORE)…Noi siamo invece per la
nazionalizzazione socialista, che significa l’annientamento della proprietà
privata, anche in forma statale, per il cambiamento dei rapporti mercantili di
compravendita, su cui si basano tutti gli orrori e le ingiustizie del mondo
contemporaneo, in rapporti di produzione pianificati. Ma questo tipo di
nazionalizzazione non è possibile senza la rivoluzione, che porti al potere il
partito della classe operaia.
Il dato più significativo in tutto ciò che sta accadendo è rappresentato
dall’inevitabile divisione dei patrioti dai comunisti. I patrioti sono giunti
al potere, e adesso comunisti e patrioti non stanno più nello stesso
contenitore. Il PCFR, nella forma attuale, sta vivendo i suoi ultimi giorni. E’
probabile che si riavvicini all’astro politico nascente Serghey Glazjev, con la
sua “Rodina”. Altri pezzi se ne andranno in direzioni diverse. Una parte,
forse, verrà acquistata dai liberali appena sconfitti: quella stessa frazione
che, negli ultimi tempi, con essi aveva instaurato un rapporto di unità,
soprattutto dopo l’inclusione nelle liste del PCFR di uomini legati a
Khodorkovskij. Il futuro destino del PCFR, comunque non ci interessa molto.
L’essenziale è rappresentato dal fatto che il suo crollo attuale apre la strada
allo sviluppo di un comunismo autentico in Russia.
La nuova Duma di Stato russa promette di essere molto colorita. La lotta
fondamentale avverrà tra i patrioti moderati e quelli radicali. Il leader dei
primi sarà Putin, dei secondi Glazjev. A questi dovete aggiungere Zhirinovskij,
che ha condotto una campagna vittoriosa all’insegna dello slogan “siamo per i
poveri, siamo per i russi”, Kondratenko, che ora utilizzerà la tribuna della
Duma per attuare il suo programma, i generali veterani della guerra cecena, i
leader nazionalisti del Soviet Supremo Nikolay Pavlov e Serghey Baburin, il
generale Albert Makashov. Ecco che ci troviamo di fronte non a un parlamento,
ma ai “Cento neri” (i reazionari,
autori di pogrom e azioni punitive nella Russia zarista, NOTA DEL TRADUTTORE).
-- G.A. Zjuganov: “Il destino del partito e
del paese non si decidera’ certo nei corridoi di un parlamento senza volonta’ e
diritti”
Ufficio stampa del PCFR http://www.kprf.ru/391092
10 dicembre 2003
Stimati elettori!
Cari compagni!
Si sono appena svolte le elezioni per la Duma di Stato. Queste elezioni, come
abbiamo avuto modo di rilevare in modo allarmato, hanno superato per nefandezza
la campagna per le presidenziali del 1996, quando sulla testa dei comunisti si
riversarono fiumi di immondizia.
In questa occasione, a molti dei nostri sostenitori è stato assestato un
formidabile colpo dal bastone propagandistico. Anche gli osservatori internazionali,
che in generale non simpatizzano per la sinistra, hanno provato scandalo di
fronte al terrore informativo scatenato contro il partito.
E’ stato un periodo difficile. Per questo siamo particolarmente grati a tutti
coloro che, in queste condizioni incredibilmente pesanti, hanno appoggiato il
partito. Quelli che hanno lavorato come scrutatori e osservatori nelle
commissioni elettorali. Coloro che hanno attaccato i nostri manifesti e che
hanno distribuito scala per scala la nostra propaganda.
Diciamo grazie a tutti quelli che hanno dimostrato fermezza di fronte alla
diffamazione e alla calunnia, dandoci il loro voto. Grazie per la vostra
dedizione al nostro partito, per la vostra fede negli ideali del socialismo,
per la vostra determinazione di fronte agli attacchi del terrore
propagandistico. Grazie per le lettere di sostegno in questi difficili momenti.
Ci sono persone, che hanno lavorato con abnegazione per il successo del PCFR,
malgrado le minacce e le calunnie, i ricatti e i tentativi di corruzione, e che
hanno lottato fino alla fine. Persone che hanno dimostrato fermezza,
intelligenza e inventiva. E’ la nuova guardia del partito. Come la guardia
Sovietica, sorta durante i combattimenti del 1941, la nostra guardia si è
forgiata in duri combattimenti. Coloro che hanno resistito in questi giorni
rappresentano la nostra speranza e il nostro sostegno. Sono il nostro futuro.
Il nostro nemico aveva l’intenzione di relegarci ai margini della vita
politica. Non è riuscito nel suo intento. Il PCFR continua ad essere la
principale forza dell’opposizione. Costituiremo un forte gruppo parlamentare. I
nostri sostenitori non sono passati dalla parte del potere e dei criminali.
Molti hanno votato per le parole d’ordine della sinistra. Altri si sono
astenuti dal partecipare alle elezioni. Questo ci dà la possibilità in tempi
brevi di recuperare e di far crescere il peso politico del partito. Tanto più,
nel momento in cui l’essenza delle macchinazioni ordite dal potere, dopo
l’apertura dei lavori della Duma di Stato, sarà evidente a tutti, compresi
quelli che, in buona fede, si sono fatti ingannare.
Sebbene i risultati non siano stati buoni per noi, non siamo certo intenzionati
a farci sopraffare dallo scoramento. I nostri avversari non l’avranno vinta.
Come non riusciranno a provocare divisioni nelle nostre file. Noi avvieremo una
profonda analisi di ciò che è successo. Verificheremo la giustezza del nostro
operato. Siamo intenzionati a ricercare nuove forme e metodi di lavoro. Ma non
siamo disposti a lacerarci in discussioni alla ricerca dei colpevoli.
Nella lotta politica sempre ci sono ascese e cadute, vittorie e sconfitte. Ma
in elezioni, che trasformano la Duma in un commissariato di polizia e in
un’appendice dell’amministrazione presidenziale, non ci possono essere
vincitori. E queste elezioni sono solo un episodio da cui trarre gli opportuni
insegnamenti per avanzare. Dobbiamo trovare le chiavi del cuore degli elettori.
Si trovano nell’esperienza quotidiana e nel lavoro anonimo per difendere gli
interessi della gente, che si aspetta da noi delle azioni. E noi dobbiamo
agire, superando la stanchezza, lo scoramento e la passeggera mancanza di
fiducia nelle nostre forze.
Il destino del partito e il destino del paese non verranno decisi nei corridoi
di un parlamento senza volontà e senza diritti, ma in ogni luogo, nei comitati
di sciopero, nelle fabbriche, nelle scuole e negli ospedali. Noi abbiamo il
dovere di stare dove soffre e lotta la nostra gente. Se stiamo con loro,
torneranno ad aver fiducia in noi.
Tra poco tempo avranno luogo le elezioni per gli organi del potere locale. Per
la prima volta si svolgeranno sulla base di liste di partito. Ciò ci darà
l’opportunità di mobilitarci e di recuperare la nostra autorità nel paese.
Dobbiamo richiedere di più a noi stessi, trovare nuove forme e metodi di
lavoro. In molti luoghi ci sono ottimi esempi di come è possibile operare nelle
attuali condizioni. Dovremo estendere queste esperienze e utilizzarle al
meglio.
Attraversiamo giorni difficili. Ma non
abbiamo subito la disfatta. La lotta continua! Insieme, vinceremo!
Il presidente del CC del PCFR
G. A. Zjuganov
-- “Utilizzeremo il parlamento per
organizzare la lotta nel paese”
Intervista a Viktor Tiulkin
a cura di Jef Bossuyt -www.ptb.be
10 dicembre 2003
Una delle novità della consultazione del 7 dicembre, è l’elezione a deputato,
nella lista federale del PCFR, di Viktor Tiulkin, presidente del “Partito
Comunista Operaio Russo- Partito Rivoluzionario dei Comunisti”. E’ la prima volta,
dal 1991, che un esponente di un partito comunista, collocato alla sinistra del
PCFR su posizioni marxiste-leniniste, fa il suo ingresso nel parlamento russo.
Il sito internet del Partito del Lavoro del Belgio lo ha intervistato.
D. Complimenti per la Sua elezione. Che cosa intende fare nel nuovo parlamento?
R. Grazie! Noi prendiamo esempio da ciò che i bolscevichi di Lenin
fecero nel parlamento dello zar. Dall’alto della tribuna smaschereremo la
politica del capitale. Sosterremo con ogni mezzo le lotte dei lavoratori.
Utilizzeremo tutte le possibilità legali per alleggerire la pressione che
devono subire. Sarà un punto d’appoggio importante per organizzare la lotta
fuori dal parlamento.
Avremo accesso a molte informazioni. Disporremo di fax, telefoni, biglietti
ferroviari, ecc. Così, potremo coordinare le lotte nelle regioni più remote
della Russia. A questo servirà il nostro personale parlamentare.
D. Il Suo partito ha fatto molte concessioni
per questa lista di unità. Ne valeva la pena?
R. Si, perché c’è una minaccia di dittatura, la democrazia viene
smantellata. Noi avremmo voluto un programma più a sinistra, ma la reazione è
all’offensiva. Il partito del presidente Putin non rispetta più alcuna regola.
Le elezioni sono molto più truccate che nel 1999. Le spese da sostenere per le elezioni sono sette volte più
importanti. La nuova legislazione sociale ha eroso poco per volta i diritti dei
lavoratori nelle fabbriche. La nuova legge sui partiti politici permette che si
possa essere emarginati senza alcuna pietà.
D. Il Suo partito si è rafforzato in queste
elezioni?
R. Si. Abbiamo potuto presentare 13 candidati, di cui 7 operai. Tra
questi, il meccanico Soloviov, il radiotecnico Tsellich e il riparatore di
ascensori Nikolaiev. Sono divenuti i portavoce dei lavoratori della loro
regione.
D. Che conclusioni trae dall’esito delle
elezioni?
R. Non resta alcuna illusione di ottenere la maggioranza negli
scrutini parlamentari. La vera lotta si conduce fuori dal parlamento, ed è là
che concentreremo tutte le nostre forze. E’ a questo che servirà il nostro
lavoro, sia all’interno che all’esterno del parlamento.
-- Glazjev: “Come prima, siamo
all’opposizione di questo governo”
Intervista a cura di Ivan Preobrazhenskij
www.politcom.ru
11 dicembre 2003
Uno dei vincitori delle elezioni risponde alle domande del prestigioso sito di
analisi politica dell’ “Istituto di tecnologie politiche”
D. Quali sono le ragioni della Sua vittoria elettorale?
R. Sono evidenti. Abbiamo condotto un dialogo franco e onesto con
gli elettori e abbiamo proposto non solo un programma, ma un patto con gli
elettori. Essi hanno compreso la serietà delle nostre intenzioni e hanno capito
che la nostra posizione risponde ai loro interessi. Ora abbiamo degli obblighi
politici, sottoscritti dalla mia firma, e quando mi chiedono che cosa faremo
alla Duma, la risposta è scontata. Adempiremo agli impegni presi con gli
elettori. Nel patto sottoscritto sono indicati gli obiettivi e i compiti della
nostra attività.
D. Perché l’ “Unione delle forze di destra”
non è entrata alla Duma di Stato? Non rappresenterà un danno l’assenza dei
liberali di destra?
R. Non sono entrati, perché non sono sembrati di destra. Chi si è
dichiarato di destra, in realtà non lo è. L’ “Unione delle forze di destra” non
è portatrice di un’ideologia di destra. L’ideologia di destra nell’accezione
russa è la fede nelle tradizioni, il radicamento nei valori della religione
ortodossa, la concezione del sistema di diritto russo, in grado di garantire
rettitudine e giustizia; a dire il vero, i rappresentanti più autentici della
destra sono i monarchici. L’ “Unione delle forze di destra” non ha alcun
rapporto con questa tradizione politica. Sono dei millantatori, che si
attribuiscono concezioni a loro estranee.
Essi millantano anche le concezioni del liberalismo. Ma cosa hanno a che
spartire i liberali con le persone, che si sono divise la proprietà, che hanno
creato un sistema che ha confiscato ai cittadini i loro beni, i loro risparmi?
Non hanno alcun rispetto degli interessi dei lavoratori. I rappresentanti dell’
“Unione delle forze di destra”, soffocando la concorrenza, sono fuori dal campo
dell’economia liberale. Hanno ricevuto enormi profitti, maggiorando i prezzi.
Oggi nel paese, le tariffe per i beni necessari alla semplice esistenza sono
aumentate di alcune volte. In realtà hanno favorito un regime di monopolio
nell’economia. Noi aspiriamo a varare leggi, indirizzate ad un’onesta
concorrenza, al regolamento dei prezzi e a una loro politica. Possiamo
affermare che, nella pratica, l’ “Unione delle forze di destra” ha difeso gli
interessi dei grandi monopoli.
Trovo difficile persino definirli democratici. E’ certo che essi sono stati gli
ideologi del bombardamento del Soviet Supremo nel 1993, che hanno spinto Eltsin
a commettere questo crimine. Non sono né democratici, né liberali, né di
destra, ma semplicemente dei millantatori.
D. E a proposito di “Mela”?
R. Mi dispiace molto che “Mela” non sia approdata alla Duma. Questo
partito ha una propria tradizione politica. Qualunque cosa si possa pensare di
“Mela”, si deve però riconoscere che essa si caratterizza per l’approccio
responsabile ai propri impegni. Con “Mela” sarebbe stato più facile lavorare,
perché, come del resto il PCFR, assolve sempre ai propri impegni. “Mela” ha
sempre rispettato i suoi impegni e dispone di un programma, per molti aspetti,
rispondente alle aspettative della società. Anche noi cercheremo di realizzare
alcuni elementi di questo programma, dal momento che conto sul fatto che i
quattro esponenti di “Mela”, eletti nei collegi uninominali, si aggreghino al
nostro gruppo parlamentare.
D. Quali sono i Suoi progetti per la campagna
presidenziale?
R. Ho già chiaramente affermato
che non ho alcun progetto. Il blocco “Rodina” è arrivato alla Duma, per
rivendicare le leggi che abbiamo proposto, e per mantenere i propri impegni.
D. Quali compiti si pone “Rodina”?
R. La richiesta principale del nostro programma è la realizzazione
della giustizia sociale e la creazione delle condizioni per la crescita
economica. E, prima di tutto, un’equa distribuzione del reddito nazionale.
Nell’attuale situazione economica occorre garantire un salario due volte più
alto e il doppio delle entrate di bilancio. La quota del lavoro nelle entrate
nazionali è oggi due volte più grande della quota del salario nell’utilizzo del
reddito nazionale. Inoltre, lo stato non riceve in pratica entrate dalla sua
proprietà. Questi, come dire, sono problemi strategici che occorre risolvere.
(…)
In generale, il nostro principale problema è rappresentato dalla necessità di
correggere quegli errori, che sono stati commessi grazie alla pressione delle
“lobby” nella passata Duma. Ad esempio, è necessario stabilire l’uso gratuito
della terra per le persone, e forse anche per le aziende. Ci sono poi altri
progetti di legge, che occorre correggere, per portare a risoluzione i più
urgenti problemi di natura economica.
D. Cosa pensa dell’attuale governo? E’ in
grado di risolvere i più urgenti problemi della società e dello stato?
R. Mi dispiace, ma penso che non lo sia. Questo governo ha già
ricevuto il mandato dal Consiglio di Stato e dal presidente di mettere in atto
i punti essenziali del programma, che è stato varato dal Consiglio di Stato due
anni fa. Cioè liberare dal peso fiscale la produttività del lavoro, introdurre
una tassazione più severa sulle risorse naturali, creare un meccanismo
legislativo di stimolo degli investimenti. Inoltre, sarebbe necessario creare
un efficace meccanismo antimonopolistico. Ma non si è fatto ancora nulla.
L’attuale governo, in sostanza, è al servizio dei grandi monopoli e delle
“corporation”, è strettamente legato agli oligarchi, e non è in grado di
allentare tali vincoli, anche ricevendo il mandato a farlo dal presidente e dal
Consiglio di Stato.
D. Qual è il Suo atteggiamento di fronte al
conteggio alternativo dei voti delle ultime elezioni, che stanno compiendo i
rappresentanti dell’ “Unione delle forze di destra” e di “Mela”?
R. Il nostro approccio è molto serio, sebbene non disponiamo di
elementi certi per mettere in dubbio la correttezza dei risultati elettorali. I
nostri osservatori hanno verificato un grande numero di piccole violazioni, ma
che si sono effettuate nei limiti registrati abitualmente in ogni elezione e che,
nell’essenza, rivestono un carattere tecnico. Ma, se altri partecipanti alla
campagna elettorale dispongono di seri indizi, è necessario che, immediatamente
la Corte e la “Commissione elettorale centrale” li esaminino con cura.
D. Presto inizierà il lavoro della Duma di
Stato. Quali posti vorrebbe ottenere il blocco “Rodina”? Riuscirete almeno ad
ottenere il posto di vice-ministro per le questioni sociali, come ha proposto
Dmitrij Rogozin?
R. E’ prematuro parlare di come arrivare dalla Duma al governo. Sono
convinto che Kasjanov riuscirà ad arrivare alla scadenza del mandato, vale a
dire fino alle elezioni presidenziali. In seguito, avverrà automaticamente un
cambio di governo, e quale governo sceglierà il presidente eletto ancora non lo
possiamo sapere. Non abbiamo ancora avviato consultazioni e il nostro compito
oggi è quello di presentare il più velocemente ed efficacemente possibile
progetti di legge, in grado di migliorare il livello di vita nel paese e di
creare le condizioni per la crescita economica e per la crescita degli
investimenti. Noi osserviamo come l’attuale governo sia impotente e si limiti a
condurre una politica al servizio di interessi privati, e non una politica di
generale crescita economica e di difesa degli interessi di tutti i cittadini.
Per questo, come prima, ci troviamo all’opposizione di questo governo.
Noi non pensiamo certo di essere in grado di dirigere questa Duma. Ma siamo
sicuri di essere dalla parte giusta, che i nostri progetti di legge sono
fondati, rispondenti agli interessi nazionali e che il sostegno politico del
Consiglio di Stato e delle regioni ci aiuterà a farli avanzare. In ogni
commissione delegheremo nostri rappresentanti, la cui preparazione
professionale è fuori discussione e che potranno dimostrare con efficacia le
loro ragioni e favorire le necessarie soluzioni.
D. Cosa ci può dire in merito alla
possibilità che Dmitrij Rogozin possa occupare il posto di ministro degli
affari esteri?
R. Penso che tornerebbe utile al nostro paese. Ma, per quanto ne so,
su questo argomento non sono state avviate trattative.
-- “Rodina” non e’ compagna dei comunisti
“Vedomosti”
http://www.rednews.ru/article.phtml?id=3221&print=1
10 dicembre 2003
Gli analisti si interrogano sul futuro della sinistra russa
La rappresentanza comunista nella nuova Duma si riduce di poco meno
della metà. Quei seggi saranno occupati dai deputati del blocco “Rodina”. Gli
esperti ritengono che, sebbene questo blocco sia arrivato alla Duma utilizzando
slogan presi in prestito dai comunisti, l’unità tra PCFR e “Rodina” non sia
possibile.
Una delle sorprese delle elezioni per la Duma di domenica scorsa è
rappresentata dal successo del blocco “Rodina” di Serghey Glazjev e Dmitrij
Rogozin. Secondo gli ultimi dati della “Commissione elettorale centrale”, essa
ha ricevuto il 9,07% dei voti. Il PCFR ha raccolto in tutto il 12,67%, quasi
meno della metà rispetto alle elezioni del 1999 (24,29%). I comunisti hanno
vinto in solamente 12 collegi uninominali, mentre i candidati di “Rodina” in 8.
L’analista del gruppo “Merkator” Vladimir Kozlov afferma che, secondo i dati a
disposizione, nella nuova Duma “Rodina” avrà 37 seggi, mentre il PCFR 53 (114
nel 1999).
Per il partito comunista il risultato ha il significato di una seria sconfitta.
Secondo Aleksey Makarkin del “Centro di tecnologie politiche”, i leader del
PCFR devono considerare responsabili di quanto accaduto sia il presidente e la
sua amministrazione, sia il loro capo Ghennadij Zjuganov. “Essi adesso
sosterranno la tesi della falsificazione delle elezioni, rischiando un duro
conflitto con il potere, nel momento in cui a tale conflitto i comunisti non
sono preparati né psicologicamente né finanziariamente”, - ritiene l’esperto. Se
Ghennadij Zjuganov verrà considerato colpevole, allora i comunisti dovranno,
come minimo, limitare i suoi pieni poteri nell’ambito della direzione del
partito. Tale situazione, ad avviso di Makarkin, pone in discussione la
questione relativa alla candidatura del PCFR nelle prossime elezioni
presidenziali.
Zjuganov ha accusato pubblicamente “Rodina” del fatto che la sua creazione
sarebbe stata promossa dall’amministrazione del presidente, allo scopo di
sottrarre voti al PCFR. Il direttore generale del “Consiglio di strategia
nazionale” Stanislav Belkovskij suggerisce che quelli che si sono occupati di
“Rodina” al Cremlino non si aspettavano così tanti voti e soprattutto che
venissero “mangiati” a “Russia Unitaria”. “In quel momento al Cremlino ci si
deve essere spaventati per l’ “effetto Frankenstein”, - ritiene il direttore
generale del “Centro di tecnologie politiche” Igor Bunin.
Fonti di “Vedomosti” in “Rodina” affermano che, tra il socialista Glazjev e il
nazionalista di destra e anticomunista Rogozin, non c’è mai stata unità di
vedute. Già nel corso della campagna elettorale, tra i due si erano manifestati
numerosi dissapori, e neppure la vittoria sembra averli riconciliati. Le decise
dichiarazioni anticomuniste di Rogozin sono entrate in contrasto con la
posizione pubblica di Glazjev, il quale, ad esempio, anche nella notte dello
scrutinio, ha espresso apertamente la propria simpatia per il PCFR. “Nelle
condizioni, in cui l’apparato e le finanze di “Rodina” si trovano sotto il
controllo di Rogozin – il che risulta più conveniente per l’amministrazione del
presidente- potrebbe manifestarsi una situazione, in cui Glazjev potrebbe
ritenere più opportuno ricercarsi un nuovo ruolo”, - afferma un collaboratore
dell’apparato di “Rodina”. Però, Glazjev definisce le informazioni circa il
dissidio con Rogozin “vere e proprie stupidaggini”.
Oleg Matvjeycev, consulente politico del “Bakster Group” illustra tre possibili
scenari della futura “Rodina”. Nel primo, il gruppo parlamentare verrebbe
diretto da Glazjev, e si posizionerebbe nel “centro-sinistra” della Duma di
Stato. Nel secondo, Glazjev entrerebbe negli organi del potere esecutivo,
mentre il gruppo parlamentare verrebbe affidato a Rogozin, che lo orienterebbe
in senso “patriottico”. Il terzo scenario: “formalmente il gruppo unico
verrebbe di fatto diviso fra i due leader”, - ritiene Matvjeycev. Ma Nikolay
Petrov del “Centro Carnegie” di Mosca prevede la possibilità di una scissione
di “Rodina” in due gruppi, uno dei quali si avvicinerebbe al PCFR, e l’altro a “Russia
Unitaria”.
Belkovskij afferma che Glazjev potrebbe addirittura proporsi ai comunisti come
candidato alle presidenziali o anche come nuovo leader del PCFR. Ad avviso del
politologo, tale scenario risponderebbe in pieno ai piani dell’amministrazione
del presidente.
I comunisti finora hanno smentito una tale ipotesi. “La creazione di un gruppo
unico (PCFR e “Rodina”) è impossibile, mentre la leadership di Glazjev nel PCFR
è esclusa”, - afferma il membro del CC del PCFR Serghey Reshulskij. “I
comunisti e i “glazievzi” alla Duma potrebbero fare fronte comune su alcune
questioni, ma l’unità organica tra i due gruppi non si realizzerà mai” -, ne è
convinto il vicepresidente del “Fondo di sviluppo del parlamentarismo” Serghey
Komalkov. Ma il responsabile della direzione analitica del “Primo canale” Marat
Gelman non esclude che i “membri più innovatori del PCFR intendano unirsi a
Glazjev”.
Glazjev ha già dichiarato che non è sua intenzione presentarsi alle
presidenziali. E Rogozin ha detto che il blocco definirà il suo candidato alla
fine di dicembre. “Rogozin ha già manifestato il proprio appoggio a Putin, ed è
probabile che anche “Rodina” lo farà”, - dice Makarkin. Gelman è sicuro che
Glazjev non lotterà per la leadership nel PCFR (è in contraddizione con le sue
convinzioni) e che non si presenterà alle presidenziali. Le sue ambizioni
potrebbero essere soddisfatte da un posto in uno dei ministeri del governo.
-- Glazjev aspira a diventare premier
di Maria Zvetkova
http://www.gazeta.ru/elections2003/2003/12/a_70818.shtml
9 dicembre 2003
“Gazeta.ru”, una delle principali agenzie internet della Federazione
Russa, ha pubblicato un interessante resoconto delle prime dichiarazioni d’intenti
della coalizione “Rodina” (Patria), nata pochi mesi fa e capeggiata dall’ex
deputato del PCFR Serghey Glazjev, che ha sottratto circa il 10% dei voti al
partito di Zjuganov.
Già, tra le righe delle prime dichiarazioni dei suoi dirigenti, emerge la disponibilità
di “Rodina” a concessioni di rilievo alla maggioranza di centro-destra, sul
proprio programma sociale, che aveva caratterizzato una campagna elettorale più
“a sinistra” di quella del PCFR, e garantito un inaspettato successo. Le
perentorie richieste di deciso intervento dello stato nella politica sociale e
nel controllo dei processi economici a cui si aggiungevano le strumentali
proposte di “fronte unitario” al PCFR, sembrano così ridursi, secondo quanto
riporta “Gazeta.ru” ad un moralistico e vacuo “appello alla coscienza dei
vincitori”.
Anche nel caso di “Rodina”, tutto rischia di ridursi al logoro copione della
richiesta di cariche e prebende, come è avvenuto, nell’ultimo decennio, per
tutti i transfughi dal Partito Comunista.
Il blocco “Rodina” progetta, nella nuova Duma, di prendere sotto
controllo la politica estera, le banche ed anche tutto il lavoro che “Russia
Unitaria” svolge a favore del Cremlino. Serghey Glazjev ha comunicato che, con
tutti gli strumenti di cui dispone, costringerà “Russia Unitaria” a costruire
uno stato sociale in Russia.
Nella nuova Duma di Stato, “Rodina” conta di formare il terzo gruppo
parlamentare, in grado letteralmente di incalzare i comunisti. Di ciò hanno
parlato, nel corso della prima conferenza- stampa dopo le elezioni, i leader
del blocco Dmitrij Rogozin e Serghey Glazjev. In verità, fino a questo momento,
“Rodina”, secondo i dati forniti dalla “Commissione elettorale centrale,
dispone di 37 deputati, compresi quelli eletti nei collegi uninominali. Il PCFR
disporrebbe di 53 mandati, mentre il Partito liberal-democratico di 38.
Ma i dirigenti di “Rodina” sperano di rafforzare la composizione numerica della
frazione di almeno 5-6 unità, cercando di attirare nelle proprie file un gruppo
di deputati indipendenti. Allora potrebbe disporre di 42-44 mandati.
Per confermare ciò, essi hanno invitato alla loro conferenza-stampa due
deputati che già avrebbero dato il loro assenso: Aleksandr Cjuiev e Oleg Shein (leader del “socialista di sinistra” Partito
Russo del Lavoro, NOTA DEL TRADUTTORE).
Di quali commissioni parlamentari “Rodina” richiederà la presidenza, non è
ancora noto. Solo l’ex capo della Banca Centrale Viktor Gherashenko ha
comunicato che “non si sottrarrebbe” al lavoro alla testa della commissione per
le banche, ma anche in altri incarichi. Ma è evidente la preferenza per la
commissione bancaria, dal momento che Gherashenko da tempo intende introdurre
cambiamenti nella legge “sulla Banca Centrale”.
Rogozin ha ancora una volta fatto notare che bisognerà creare una speciale
commissione che si occupi di tutti i rapporti tra la Russia e l’Unione Europea,
dal commercio ai colloqui relativi alla definizione di un “regime dei visti”
con i paesi del trattato di Shengen.
Glazjev, poi, ha propri particolari progetti per “Rodina”.
I dirigenti del blocco ritengono che Glazjev
verrà utilizzato, dopo le elezioni presidenziali, quando Vladimir Putin dovrà
indicare il nuovo premier, incaricato della formazione del governo.
I dirigenti di “Rodina” dicono apertamente che vorrebbero vedere
Glazjev occupare la poltrona di primo ministro.
(…)
A “Russia Unitaria” i dirigenti del blocco avanzano alcune richieste, pur
evitando di creare un clima di litigiosità. E’ questo il comportamento di
Glazjev, che capisce perfettamente che nella prossima legislatura non ci sono
le possibilità di procedere alla costruzione di uno stato sociale. Egli ha
affermato che già nella scorsa legislatura, si era registrato “il rifiuto della
maggioranza parlamentare di confermare le garanzie sociali alla popolazione”.
Ma nell’attuale Duma, “Rodina” “farà appello alla coscienza dei vincitori”,
qualora non dovessero adempiere ai loro impegni elettorali.
-- Igor Ivanov: “Dopo le elezioni, la
politica estera russa non subira’ alcun cambiamento”
www.rian.ru
Monaco, 10 dicembre/Corr. RIA “Novosti”
“I risultati delle elezioni per la Duma di Stato non avranno alcun
riflesso sulla politica estera russa”-, ha dichiarato il ministro degli affari
esteri della Russia Igor Ivanov.
“Dopo il 7 dicembre, non si sono verificati cambiamenti tali da mettere in
discussione sia la politica estera che quella interna della Russia”, - ha detto
Ivanov, intervenendo di fronte a un pubblico di uomini d’affari tedeschi a
Monaco.
A suo avviso, le elezioni per la Duma di Stato riflettono la situazione reale
delle cose nella società.
“L’elettore vuole vedere alla Duma di Stato coloro che sono in grado di
risolvere i problemi concreti, legati alla situazione sociale”, ritiene il
ministro.
Igor Ivanov ha definito i risultati elettorali “la manifestazione della fiducia
nella politica del presidente e del governo sotto la sua direzione”.
Ivanov ha ricordato anche che i sondaggi alla vigilia delle elezioni avevano
dimostrato che la popolazione sostiene la linea di politica estera scelta dalla
dirigenza del paese.
E ha voluto aggiungere: “certamente non la metteremo noi in discussione”.
Ivanov ha fatto notare che la Russia è stata in grado di accordarsi, ad
esempio, “con il nostro nemico ideologico: la NATO”
La politica russa “non è conflittuale ed è indirizzata alla ricerca di un
dialogo costruttivo, attraverso l’utilizzo di meccanismi multilaterali”, - ha
concluso il responsabile del Ministero degli esteri della Federazione Russa.