www.resistenze.org - popoli resistenti - russia - 05-02-04

fonte: www-rebelion-org.htm
traduzione dallo spagnolo di F.R.

S.O.S Russia al riarmo


Arie Dacca Díaz
Rebelión

La paura di un confronto tra le due superpotenze nucleari è stato il tema strategico della Guerra Fredda.

Lo sviluppo di armamenti strategici, fu il risultato inevitabile dell'esistenza di due poli antagonistici che si sfidavano sul piano internazionale, un duello che si sarebbe concluso solo con la sparizione di uno di essi.

Sembrava che dopo lo scandaloso tradimento della burocrazia sovietica, e l'ingenuo matrimonio russo con l’Occidente, ci sarebbero stati buoni motivi per sperare nel progressivo smantellamento degli armamenti strategici.
Ma La storia seguita al 1991 ha invalidato questa prospettiva, dando ragione a chi pensava che in realtà questa fu soltanto una fase, una congiuntura dello sviluppo del capitalismo e del suo istinto naturale al controllo mediante la forza, dimensione che sparirà solo col tramonto della società divisa tra dominatori e dominati.

Pertanto, la Russia, erede dell'arsenale nucleare sovietico, e gli Stati Uniti, sono i protagonisti di nuovi capitoli della stessa storia.


La politica nordamericana è stata attenta, da un lato, ad incentivare l’inserimento della Russia nel "mondo democratico" borghese e per un altro, a trattenere le sue aspirazioni di mantenimento dell'eredità sovietica di grande potenza.

L'utopia dei dirigenti russi rispetto ad una possibile alleanza strategica con l’Occidente in generale, e con l'USA in particolare, era tanto radicata che consideravano possibile che Russia e USA divenissero due superpotenze in grado di farsi carico della responsabilità dell'ordine e della stabilità mondiali.

Ma più di un decennio ha dimostrato che l'orientazione unilaterale verso Occidente ha avuto per la Russia catastrofiche conseguenze, poiché perso il ruolo che svolgeva l'URSS nelle relazioni politiche internazionali, il comportamento dell’Occidente è stato condotto secondo il tipico rapporto da vincitore a sconfitto, in questo caso con la particolarità di un vinto con residuo potere nucleare. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti stanno costruendo una nuova "cortina di ferro" con basi, risorse e strutture militari, inghiottendo paesi ex - socialisti, e territori che furono parte dell'estinta URSS.

Di fronte a questa realtà, i dirigenti del Cremlino hanno capito l’impossibilità di un'alleanza strategica con gli USA e l’Occidente. La Russia, allora, all’inizio del 1999 ha approvato una nuova Dottrina di Sicurezza e Difesa in cui, oltre ad ammettere la possibilità di assestare il colpo nucleare iniziale, ha riconosciuto la NATO come un probabile aggressore.

Con la presa di potere di Vladimir Putin, è sembrato che la Russia fosse sul punto di avviare una concreta politica estera col fine di costruire un mondo multipolare, contrapposto all'egemonia nordamericana. Ma a partire dagli attentati terroristici dell’11 di settembre, Mosca ha di nuovo virato rispetto all’Occidente, ed in modo particolare nei confronti degli USA. In seguito, l'aggressione contro l'Iraq ha contribuito a chiarire il contraddittorio vincolo tra gli interessi strategici della Russia e il rapporto con gli Stati Uniti.

E’ in atto una corsa al riarmo. La diplomazia russa ha affrontato sfide importanti nella sfera delle relazioni internazionali, relative all’ordine bellico ed al processo di allargamento della NATO. Putin dovrà tenere conto della necessità di mantenere un potenziale nucleare deterrente per evitare una diminuzione della protezione del territorio nazionale.

Il punto focale di riferimento per la Russia risulta essere ancora, ovviamente, gli Stati Uniti. Pertanto, le pratiche in materia di riarmo spinte dall'amministrazione nordamericana non fanno che "stimolare" in questo senso la seconda potenza nucleare. Alcuni dei più recenti atti dell’amministrazione statunitense includono la firma da parte di George Bush di un documento che autorizza ad assegnare a carico del bilancio del 2004 mezzi finanziari per sviluppare nuovi tipi di armi nucleari, piccole e di alta precisione; la Casa Bianca concede al Pentagono e al Ministero dell’Energia 24,9 milioni di dollari per modernizzare il poligono nucleare nello stato del Nevada, che deve essere attrezzato per effettuare prove nucleari sotterranee; allo stesso modo, la Segreteria di Difesa nordamericana ha effettuato una prova del sistema marino di difesa antimissile che è riuscito ad intercettare un missile balistico pochi minuti dopo essere stato lanciato, e a colpirlo.

Questa serie di eventi hanno preoccupato la comunità di esperti militari della Russia, perché rappresenta un forte pericolo per il paese. Dato il risultato di quelle prove, secondo esperti russi, presto la marina da guerra statunitense potrà avvicinarsi alle coste della Russia e abbattere i missili strategici lanciati dai i sottomarini nel tratto di accelerazione della loro traiettoria, il che significa trasformarli in un arma assolutamente inutile.
Secondo l’opinione di analisti, i" falchi" della Russia non vedono l'ora che gli USA violino la moratoria alle prove nucleari. Non appena si verificherà un'esplosione nel Nevada, il Cremlino non potrà reprimere il desiderio del suo Ministero di Difesa di seguire questo "esempio negativo."

Questo suscita continue e forti pressioni sul presidente Putin e sul Governo, l’obiettivo è l’ottenimento di maggiori risorse al fine di sviluppare un sistema capace di controbattere la difesa antimissilistica: ogive di rientro multiplo guidate di poca potenza ma di maggiore precisione; la costruzione di nuovi missili strategici difficili da scoprire, la costruzione di nuovi sottomarini, il lancio di nuovi satelliti spia per la navigazione e l’individuazione dei bersagli. Recentemente il Ministero della Difesa della Russia ha annunciato che si sta lavorando nell'articolazione del sistema di difesa aerospaziale.

Alla fine dello scorso dicembre, il titolare delle forze armate ha inaugurato il nuovo sistema di missili Topol-m, considerato il più avanzato del mondo, capaci di raggiungere bersagli ad oltre 10 000 km. Questa versione missilistica ha il vantaggio che non può essere scoperta da nessun radar nordamericano. I Topol-m installati hanno un'ogiva nucleare ciascuno, ma possono portarne fino a tre con bersagli indipendenti; mentre la versione mobile installata su un camion pesante, che si pronostica sarà funzionale a partire dal prossimo anno, ne potrà portare da quattro a sei.

Nella provincia di Saratov, regione del Volga, si è cominciato ad installare presso il quarto reggimento il nuovissimo missile balistico russo RS-12M" Topol-M." È pianificato che verso il 2015, questi missili costituiranno il nucleo delle Truppe Missilistiche Strategiche.

Perché il riarmo?

L'obiettivo "persuasivo" di questi atti, secondo il Ministro della Difesa russo è che "il nuovo sistemi balistico Topol-m respinge ogni tipo di tentativo di esercitare pressioni sulla Russia." Ci si domanda se si tratta di un rimedio temporaneo, di una battuta d'arresto prima che il gigante euroasiatico possa riattivare le energie del suo storico istinto espansivo e di dominazione, in ogni caso, l'avanzamento in armamenti " preventivi" sarà di utilità futura, anche se per tale impegno i cittadini russi dovranno tornare a sacrificarsi per il bene della Patria.

In seguito all’orientamento politico verso Occidente, la Russia aveva abbandonato la sua catena di basi militari nell'area di influenza ottenuta dal l'URSS dopo la Seconda Guerra Mondiale. Quasi immediatamente, cominciarono a sorgere nello stesso spazio basi militari statunitensi e della NATO.

Ora il tema della ritirata delle truppe russe della Georgia sembra essere un altro punto da valutare come prodotto dello "sventurato" matrimonio con l’Occidente. Il quid della questione non sta logicamente nel costo della ritirata, ma la Russia considera i paesi della CEI come zona dei suoi interessi nazionali ed aspira a non continuare a cedere la sua influenza politica, economica, culturale e militare nello spazio postsovietico, prendendo come punto di partenza le sacrosante ragioni di sicurezza, ma evidentemente guarda in prospettiva futura.

In questo momento si ravvivano le contraddizioni su questo tema, ciò che si potrebbe interpretare come un esempio rispetto alle pretese e le possibilità che hanno i pragmatici del Cremlino.
Come parte degli intessuti di questo conflitto, in Russia si ravvivano gli umori nazionalisti, alimentati innanzitutto, dalle speranze che Mosca rivitalizzi il suo prestigio politico-militare nello spazio postsovietico. Putin non può smettere di tenere in conto questa circostanza, indipendentemente da quale sia la sua opinione personale rispetto a questa controversia e le possibili uscite politiche.

Gli interessi di vari attori internazionali, oltre a Russia e Georgia, hanno un preciso tavolo di gioco in quella zona. Ma USA si occupano già dell'Iraq, Medio oriente ed Afghanistan, e non riescono ad imporsi, per questo non possono dedicare tutte le energie che questo tavolo potrebbe richiedere. In realtà, tanto agli americani che agli europei conviene, in una certa misura, che la Russia compia una certa missione di mantenimento della stabilità nello spazio postsovietico.

Rimane il problema delle basi militari. La cooperazione nell'ambito dell'energia è in agenda, ed inoltre, la Russia è per la Georgia un naturale mercato dei suoi prodotti agricoli, ragione che in ultima istanza deve pesare nei calcoli dei georgiani. D'altra parte, il termine di 11 anni che la Russia propone per la ritirata delle sue truppe dalla Georgia, coincide con le sue aspirazioni ad un apprezzabile recupero economico, con l’influenza che questo avrebbe nell'area. In questo caso il tema delle basi sarebbe ben diverso, se la persistenza russa e l'abilità politica dei suoi dirigenti permetteranno che il calendario della ritirata si estenda tanto.

In definitiva, indichiamo a riflettere su questo aspetto, non sarà per caso che il riarmo russo, giustificato per garantire la sua difesa, insegua nel medio e nel lungo periodo altri obiettivi, e che il tavolo georgiano ne è solo un esempio? La cosa certa è che la storia bellica della specie umana ha dimostrato che le armi non si usano per tenersele strette, ma si fabbricano per usarle.

arieldadiaz@yahoo.es