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Esigiamo che si ponga fine all’apartheid in Lettonia


Dichiarazione del gruppo del PCFR alla Duma di Stato della Federazione Russa

“Sovjetskaja Rossija” n 18 (12503), sabato, 7 febbraio 2003

Immediatamente dopo l’approvazione da parte del parlamento della Lettonia (Sejm) della “legge sull’educazione”, che in pratica impedisce l’insegnamento in lingua russa in un paese abitato per circa il 40% da russi e “russofoni”, e a pochi giorni dallo svolgimento a Riga di una grandiosa manifestazione contro l’apartheid (avallato dalla Commissione Europea, che poco tempo prima aveva tollerato anche l’istituzione di un memoriale dei caduti delle Waffen SS), organizzata dal Partito Socialista (comunisti), dalle sinistre lettoni, dalle organizzazioni rappresentative delle minoranze nazionali e dal movimento studentesco, il gruppo parlamentare del Partito Comunista della Federazione Russa ha diffuso la seguente dichiarazione:

Il 5 febbraio il Sejm della Lettonia ha approvato gli emendamenti alla legge sull’educazione, che portano alla liquidazione del diritto della popolazione della Lettonia di educare i propri figli in lingua russa. Ciò rappresenta un passo ulteriore verso la trasformazione dei nostri compatrioti in lettoni di seconda categoria, sradicandoli dalle proprie radici culturali.

La proibizione dell’educazione dei bambini nella lingua madre è una gravissima violazione delle norme del diritto internazionale, e un passo ulteriore in direzione della creazione in Lettonia del sistema dell’apartheid. Dopo la liquidazione dell’apartheid nella Repubblica Sudafricana, l’umanità ha deciso che tale odioso sistema, dichiarato dall’ONU un crimine nei confronti dell’umanità, non sarebbe più rinato. Ma, con il tacito accordo dell’Unione Europea, l’apartheid si sta riproducendo in Lettonia ed Estonia.

Centinaia di migliaia di nostri compatrioti si trovano ad essere vittime della discriminazione per motivi etnici. Il presidente Putin, seguendo le orme del suo predecessore Eltsin, rifugge dall’obbligo di difendere i nostri compatrioti. Il gruppo al potere si limita ad un’imitazione della lotta per i diritti dei russi nella regione del Baltico, pronunciando discorsi e appellandosi impotente all’Unione Europea, che appoggia i regimi antirussi dei paesi del Baltico.

Queste suppliche, non accompagnate da azioni concrete, non provocano nulla, se non burla e disprezzo nelle elite lettoni. Putin ha in pratica stimolato l’ingresso dei paesi baltici nell’UE e nella NATO. Ora, sotto l’ombrello militare della NATO e con la protezione politica dell’UE gli sciovinisti lettoni manifestano il più assoluto disprezzo verso gli appelli umilianti indirizzati dal gruppo “Russia Unitaria” al Sejm della Lettonia, perché non adotti la legge discriminatoria.

Dopo l’approvazione di questa legge, uno dei politici lettoni ha definito pubblicamente “idioti” centinaia di migliaia di nostri compatrioti, insultando non solo i nostri fratelli e sorelle della Lettonia, ma anche la Russia. Tali insulti sorgono dalla consapevolezza di godere dell’assoluta impunità. Sono il risultato della politica di tolleranza e connivenza con l’apartheid lettone, che hanno sviluppato per molti anni Putin e il suo governo.

Particolarmente umiliante appare l’adozione di questa legge antirussa subito dopo l’appello della Duma di Stato al Sejm della Lettonia perché receda da tale passo. Abbiamo avvertito il gruppo di “Russia Unitaria” che i tentativi di convincere i russofobi aggressivi di Riga avrebbero solo rafforzato la loro insolenza. Ecco ora che il parlamento russo riceve un sonoro schiaffo dai propri “colleghi” lettoni.

La Russia dispone di strumenti efficaci, economici, politici e di altro tipo, per ricondurre al “buon senso” l’elite lettone. E’ sufficiente ricordare che l’economia della Lettonia si regge innanzitutto sul transito del petrolio russo attraverso i porti costruiti per conto della Russia. La causa dell’oppressione dei nostri compatrioti non è attribuibile solo alla russofobia dell’ “elite” lettone. Essa risiede soprattutto nell’assenza di volontà politica da parte del Cremlino e nella solidarietà di classe tra i gruppi al potere in Russia e in Lettonia.

La continua soppressione dei diritti dei nostri compatrioti in Lettonia significa che il presidente della Federazione Russa non assolve ai suoi obblighi costituzionali. Il Signor Putin deve interrompere la sua interminabile campagna elettorale ed occuparsi delle sue fondamentali prerogative, in particolare quelle relative alla difesa degli interessi della popolazione russa nei paesi del Baltico.

E’ vergognoso che decine di migliaia di ragazzi siano costretti a scendere per le strade di Riga, a lottare per i propri diritti, mentre il governo russo si dimostra completamente incapace.
Esigiamo dal presidente della Federazione Russa l’immediata adozione di misure efficaci per porre fine al sistema dell’apartheid in Lettonia. Esigiamo il varo di sanzioni economiche contro la Repubblica Lettone, che così gravemente viola le norme del diritto internazionale nel campo dei diritti dell’uomo. Quale primo passo, il Ministero degli Affari Esteri richiami l’ambasciatore russo dalla Lettonia.

Traduzione dal russo di Mauro Gemma