Il gelido messaggio di Colin Powell al Cremlino
di Rodolfo Humpierre Alvarez
www.cubasocialista.cu
L’articolo che traduciamo è stato scritto da un collaboratore del Centro di
Studi Europei che ha sede nella capitale cubana ed è stato ospitato da “Cuba
Socialista”, rivista teorica e politica del Comitato Centrale del Partito
Comunista di Cuba. L’autore analizza le ragioni della recente visita del
Segretario di Stato USA Colin Powell a Mosca, e delinea un quadro dello stato
delle relazioni tra le due grandi potenze.
M.G.
Il 26 e 27 gennaio il Segretario di Stato nordamericano Colin Powell
ha compiuto una visita ufficiale a Mosca, dove ha avuto colloqui con il
presidente Vladimir Putin e i due Ivanov - Igor e Serghey, rispettivamente
ministro degli esteri e della difesa -, e con il nuovo presidente della Duma di
Stato (Camera bassa), Boris Gryzlov. Ha offerto, inoltre, informazione
abbondante alla stampa, e ha fatto pubblicare un articolo sugli obiettivi della
visita, proprio lunedì 26, nella prima pagina dell’importante quotidiano della
capitale “Izvestia”.
Sembrava quasi che la data della visita dovesse coincidere con le basse
temperature che abitualmente caratterizzano questa fase dell’inverno russo,
come pare sottolineare il vero contenuto del messaggio portato al Cremlino.
Prima di tutto occorre tenere conto del fatto che Powell è arrivato a Mosca da
Tbilisi, capitale della transcaucasica Repubblica di Georgia, dove aveva
assistito domenica 25 gennaio all’insediamento del recentemente eletto
presidente Mikhail Saakashvili, rappresentante di una delle elite più antirusse
e filoamericane – con la necessaria eccezione delle repubbliche baltiche –
dello spazio postsovietico.
Questa piccola repubblica, con una quasi totale dipendenza energetica dalla
Russia, già da tempo si sta confrontando con questa per diverse ragioni: la
tendenza filorussa di tre repubbliche autonome georgiane ( Abkhazia, Adjaria e
Ossezia del Nord), tendenza che fa affidamento sull’apparente appoggio di
Mosca, soprattutto nel caso dell’Abkhazia; il continuo utilizzo del territorio
georgiano come corridoio di transito e di rifugio per gli insorti ceceni, e di
rifornimento di uomini e di approvvigionamenti provenienti dal Medio Oriente e
dalle altre regioni del mondo islamico; l’invito a consiglieri nordamericani
per “addestrare i militari locali nella lotta contro il terrorismo ceceno”; la
permanenza di due basi militari russe in Georgia – delle quattro che vi
stazionavano -, il cui ritiro prima del termine concordato con il Cremlino è
richiesto dalle autorità di Tbilisi; per ultima, ma non per questo meno
importante, c’è la cessione del territorio georgiano per la costruzione di un
oleodotto che trasporti il petrolio azerbaigiano fino al Mediterraneo,
attraverso la Turchia, al posto dell’altro che la Russia voleva installare fino
al suo porto di Novorossijsk sul Mar Nero.
E’ su questo sfondo che si svolgeva il viaggio dell’emissario nordamericano
nella capitale russa, in cui il tema georgiano, pur non essendo il principale
di quelli previsti nell’agenda ufficiale, ha occupato, secondo i commenti della
stampa, un posto significativo tra le questioni sollevate.
Secondo lo stesso Powell e i due ministri russi, nelle loro rispettive
riunioni, sono passati in rassegna i temi cruciali della situazione attuale,
sia sul piano bilaterale che su scala internazionale. Si parla di convergenze
sui criteri di approccio a materie come la sicurezza internazionale, la lotta
antiterrorista, la non proliferazione delle armi di distruzione di massa, così
come la situazione in Iraq, Afghanistan e nel conflitto palestinese-israeliano.
Inoltre, le due parti sembrano aver concordato sulla necessità di attribuire
all’ONU un ruolo più rilevante nella stabilizzazione dell’Iraq.
Comunque, l’ambito geografico trattato non si è limitato a questi conflitti, ma
si è esteso a punti che toccano molto la sensibilità di Mosca, come la Georgia,
la Moldavia e la Cecenia.
Tanto Powell quanto Putin, al termine del loro colloquio, hanno fatto
dichiarazioni, secondo cui le relazioni strategiche bilaterali sono talmente
buone e solide, che le discordanze “correnti” che si manifestano non
rappresentano alcun pericolo per la buona salute di tali legami.
Putin, ad esempio, ha detto alla stampa: “…Le
discordanze attuali tra Russia e USA sono superabili…Le fondamenta delle
relazioni russo-nordamericane sono forti e, nonostante le discordanze in relazione alla tattica da adottare
nella conduzione delle relazioni internazionali e nella difesa dei nostri
interessi nazionali, la nostra base è così forte, da permetterci di superare
queste discordanze del momento…(la sottolineatura è
nostra,-RHA). …Abbiamo intenzione di
continuare sulla medesima linea…il sentimento prevalente nella società russa è
appunto questo”.
Il numero uno russo ha fatto riferimento anche ai progressi che, secondo lui,
si sono realizzati nello sviluppo delle relazioni con gli USA, a partire dalle
sue conversazioni con G.W.Bush a Camp David nel settembre 2003. A suo dire, in
Russia si ritiene che lo sviluppo delle relazioni russo-nordamericane sia un
considerevole risultato sia della politica estera russa che
dell’amministrazione Bush.
Da parte sua, Powell ha affermato, al termine del suo colloquio con Putin, che
Bush è soddisfatto per come si stanno sviluppando le relazioni bilaterali, e
che riguardo agli ambiti in cui esistono discrepanze, “…la forza delle nostre relazioni ci permette di discutere questi
argomenti con franchezza e onestà”. Afferma la stampa che l’autore della
visita si è quasi discolpato di fronte ai suoi anfitrioni per l’esistenza del
problema della “lista nera” e delle altre limitazioni nella concessione dei
visti ai russi per i viaggi negli Stati Uniti, aggravato al punto che
recentemente è stato negato il visto persino al Direttore dell’Istituto degli
USA e del Canadà presso l’Accademia delle Scienze, conosciuto americanologo che
deve aver attraversato l’Atlantico “non
meno di cento volte”, secondo quanto ha affermato un commentatore russo.
Senza dubbio, queste dichiarazioni edulcorate non potranno certo nascondere i
veri punti incandescenti che, secondo la stampa di entrambe le capitali, hanno
avuto risalto nelle conversazioni moscovite. Influenti giornali nordamericani,
tra cui il “Washington Post”, hanno dichiarato con soddisfazione che Washington
ha finalmente messo la Russia nel posto che le spetta, e che Powell ha parlato
con Putin un linguaggio duro.
I “media” russi, senza eccezione, hanno riferito che, nelle sue conversazioni
con i ministri e il presidente russi, Powell ha insistito nel ribadire:
L’insistenza nordamericana perché la Russia ritiri le sue basi militari dalla
Georgia e le sue truppe ed armamenti dalla Moldavia, adempiendo così “agli
impegni presi ad Istanbul nel 1999”. In cambio Powell ha promesso che gli USA
non hanno intenzione di creare basi militari in Georgia, e che la presenza di
suoi consiglieri in questa repubblica sta terminando, in quanto sono venute
meno le condizioni per cui era stata contrattata.
Le nuove basi militari che gli USA progettano di creare in alcuni paesi
dell’Europa dell’Est “saranno
provvisorie, di dimensioni limitate, e in nessun modo dirette contro la Russia”.
Queste affermazioni di un funzionario di rango così elevato ricordano il
bambino che dice “non sono stato io”,
ancora prima che il padre gli abbia chiesto chi ha rotto il vaso di fiori della
sala.
Febbraio 2004
Traduzione di Mauro Gemma