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La Russia ha un nuovo premier


Chi è Mikhail Fradkov? Le ragioni della scelta di Putin

Nei giorni scorsi Vladimir Putin, che aveva in precedenza dimissionato il capo del governo russo Mikhail Kasjanov, ha designato il nuovo premier. Si tratta dell’attuale rappresentante russo presso le istituzioni dell’Unione Europea, Mikhail Fradkov. Sulle ragioni della scelta operata dal presidente russo, alla vigilia delle elezioni presidenziali, si ritiene opportuno proporre la traduzione del commento di uno dei più autorevoli specialisti di politica russa.
M.G.

“Perche’ Fradkov?”

di Aleksey Makarkin
Direttore del “Centro di tecnologie politiche”
www.politcom.ru - 1 marzo 2004

Il presidente della Russia Vladimir Putin ha proposto la candidatura di Mikhail Fradkov al ruolo di presidente del governo. Putin ha avanzato questa richiesta nel corso dell’incontro con i rappresentanti della maggioranza parlamentare. Secondo Boris Gryzlov (leader del partito filopresidenziale), “Russia Unitaria” appoggerà la candidatura di Fradkov nel corso della votazione che si svolgerà il 5 marzo. In tal modo, Putin ha puntato su un tecnocrate con 30 anni di esperienza di lavoro nell’apparato dello stato, che ben difficilmente sarà il suo successore, ma che ha le carte in regola per realizzare il programma presidenziale. Mikhail Fradkov attualmente è il rappresentante speciale della Federazione Russa per i problemi dello sviluppo dei rapporti con l’Unione Europea e rappresentante plenipotenziario presso le istituzioni europee a Bruxelles. Per lunghi anni ha lavorato nell’ambito del ministero per i rapporti economici con l’estero, e, nel periodo dell’indipendenza russa, ha collaborato con vari ministri, come il liberale Piotr Aven, il dirigista Serghey Glaziev e il pragmatico Oleg Davydov.

Nello scorcio finale del governo di Viktor Cernomyrdin per breve tempo è stato  ministro del commercio. Alla fine degli anni ’90 ha diretto “Ingostrakh”: è stato l’unico momento in cui ha lasciato il servizio dello stato, ma dopo la designazione a premier di Serghey Stepashin, è tornato nuovamente a lavorare nell’ambito della compagine governativa.

Dal 2000, la carriera di Fradkov è legata a quella di Serghey Ivanov (attuale ministro della difesa). Quando Ivanov è stato nominato segretario del Consiglio di Sicurezza, Fradkov ha svolto il ruolo di suo primo-vice. In seguito, su raccomandazione di Ivanov, egli ha guidato il FSNP (Servizio Federale di Polizia Tributaria) attribuendo un’immagine “civile” a tale struttura della sicurezza. Dopo la liquidazione del FSNP è stato “collocato nella riserva”, ma è rimasto nello staff presidenziale, dirigendone la sezione “europea”.

La designazione di Fradkov può essere spiegata in diversi modi.

In primo luogo, Vladimir Putin è interessato a che il nuovo governo sia più “presidenziale”, e a che il premier non abbia un proprio peculiare profilo politico. E, in qualche misura, così dovrebbe essere. Fradkov certamente sarà un premier più “tecnico” di Kasjanov, che per quattro anni è riuscito ad esprimere una forte caratterizzazione politica e a contrastare frequentemente il presidente. Di conseguenza, Fradkov farà propria la politica del presidente in merito a quelle questioni, su cui Kasjanov si era differenziato radicalmente da Putin (riforma amministrativa, tassazione delle rendite petrolifere, ecc.). Inoltre questa mancanza di caratteristiche peculiari (a differenza di Kasjanov, che le ha esaltate al tempo del suo premierato) rende il nuovo primo ministro ancora più dipendente dal presidente.

In secondo luogo, a Putin era indispensabile fare affidamento su un uomo che si facesse carico della responsabilità di una serie di riforme impopolari. In questo risiede una delle ragioni del fatto che il nuovo premier non avanzi alcuna pretesa al ruolo di successore: Putin non intende “bruciare” colui che dovrebbe “subentrargli” (il più accreditato è proprio Serghey Ivanov, nota del traduttore). La seconda ragione è da ricercarsi nel fatto che il presidente non è interessato alla creazione di una “diarchia”, che consenta al premier di cogestire il potere. Fradkov evidentemente non aspira a tale ruolo.

In terzo luogo, il nuovo premier deve avere avuto dimestichezza con la cerchia “pietroburghese” del presidente. Fradkov, come abbiamo già rilevato, ha lavorato sotto la direzione di Serghey Ivanov, e il suo più vicino collaboratore nel FSNP è stato un altro noto esponente dei “siloviki” (uomini dei servizi di sicurezza) pietroburghesi, il generale Serghey Verevkin-Rakalskij. Inoltre, è noto che molti dei “siloviki” hanno lavorato dietro la copertura del ministero per il commercio estero. Così, la nomina di Fradkov potrebbe significare che le chances di Serghey Ivanov nella scalata al vertice si sono rafforzate.

In quarto luogo, il nuovo premier non doveva spaventare gli investitori. Naturalmente costoro avrebbero preferito vedere nel ruolo di primo ministro un liberale autentico. Fradkov non è tale. Inoltre, quando era a capo del FSNP, egli firmò un’ordinanza, che prevedeva misure “per l’individuazione di persone, da cui ci si poteva attendere il compimento di crimini o di violazioni della legge (…) e per l’esercizio di pressioni su di loro o sui loro sodali allo scopo (…) di cambiarne la condotta personale da antisociale a rispettosa della legge” e che aveva sollevato le proteste degli ambienti liberali e degli uomini d’affari. Ma c’è da dire che gli investitori ancor più temono l’arrivo di un “silovik” vero e proprio, mentre Fradkov con la sua esperienza di negoziatore con gli europei sembra destinato a procurare, se non un eccessivo entusiasmo, perlomeno un effetto tranquillizzante.

In quinto luogo, di Fradkov paiono non essere contestate da nessuno (nemmeno dai comunisti, nota del traduttore) la sua competenza di funzionario e la sua conoscenza delle “leggi” di funzionamento dell’apparato statale. Sotto questo punto di vista, Fradkov sembra avere le carte in regola.
In tal modo, il presidente riesce a piazzare un premier “suo”, senza che, allo stesso tempo, egli  appartenga alla cerchia dei suoi intimi. Si può così considerare Fradkov come una figura di compromesso fra le diverse “frazioni” della cerchia presidenziale: egli è, allo stesso tempo, un funzionario non inquadrato direttamente nella “sicurezza” (sebbene abbia diretto per qualche tempo il FSNP) e un uomo legato ai “siloviki”. Inoltre, nel caso si manifestassero seri problemi economici, Putin avrà sempre la possibilità di prendere le distanze dal suo protetto. Anche se in futuro ciò potrebbe risultare più complicato che con Kasjanov.

Traduzione dal russo di Mauro Gemma