Si avvicina per la Russia il momento delle scelte decisive
di Dmitrij Jakushev
http://www.partaktiv.info/analytics/409a197fea4c1/
Il sito comunista ucraino “partaktiv.info” ha pubblicato un commento dello
studioso marxista russo Dmitrij Jakushev, di cui si propone la traduzione
Recentemente è stata resa pubblica la relazione dal titolo “Le
tendenze globali fino al 2015”, preparata dagli analisti della CIA nel 2000,
secondo cui la Russia nel giro di alcuni anni dovrebbe essere divisa in 6-8
stati, mentre le sue enormi risorse energetiche verranno spartite tra Unione
Europea, Giappone e USA. E’ evidente come l’autorevolezza degli autori dello
studio testimoni della sua serietà. I quattro anni della presidenza di Putin,
attraverso la repressione del separatismo e la costruzione della “verticale”
del potere, nel migliore dei casi hanno solo ridotto l’acutezza del problema,
ma, certamente, non lo hanno risolto. E non avrebbero potuto farlo, dal momento
che nell’ambito del capitalismo tale questione non è risolvibile in linea di
principio. Il capitalismorappresenta
la morte per la Russia.E’
assolutamente inevitabile che le infinite ricchezze naturali del paese debbano
essere divise tra i centri imperialistici dominanti. La Russia capitalistica
non è in grado di competere con l’imperialismo.
Una parte significativa della grande borghesia russa, pur incontrando alcuni
ostacoli, ritiene inevitabile accordarsi sulla spartizione del proprio paese e sulla
sua consegna al pieno controllo imperialista. In prospettiva, è solo
l’Occidente imperialista, e non certo lo stato russo, che sarà in grado di
garantire effettivamente la conservazione dei capitali di costoro. Già ora il
capitale privato russo chiede che l’Occidente lo difenda dal proprio stato, che
intende sottoporlo al rispetto di alcune regole. Ecco perché Dmitrij Rogozin (attuale leader di “Rodina”), che conosce
a fondo i retroscena delle relazioni tra la Russia e l’Occidente, così si
esprime sul ruolo degli oligarchi nelle trattative con l’Unione Europea: “A giudicare da ciò che avviene in sede di trattative
con l’UE, si può affermare che i nostri oligarchi, attraverso le imprese e le
lobby occidentali, pongono la questione della privatizzazione dei condotti
energetici. E ciò annienta tutti i vantaggi derivanti dall’esportazione. Ciò
significa che i nostri oligarchi sono ancora vivi e che se ne infischiano degli
interessi del paese. Per questo gli oligarchi continuano a rappresentare per
noi un pericolo molto concreto”. (“Nezavisimaja gazeta” 30.04.04).
No c’è alcun dubbio che la dura pressione dell’Occidente in merito alla
questione energetica prima o poi riuscirà a raggiungere il suo scopo: la rete
energetica, il gas e il petrolio saranno strappati dalle mani dello stato e
consegnati ai privati, il che significa, in ultima analisi, all’imperialismo.
Non dovrebbe esserci neppure alcun dubbio sul fatto che l’attuale
accerchiamento militare della Russia, che si stringe sempre di più, si
concluderà con l’occupazione del suo territorio, con lo smantellamento
dell’arsenale nucleare e con la spartizione in zone di influenza tra i centri
imperialistici.
E da tutto ciò ne deriva che la politica di Putin, indirizzata alla creazione
di una Russia capitalistica indipendente, nell’ingresso della Russia nel club
imperialista, andrà incontro, in tempi molto ravvicinati, a un completo
fallimento. Non ci accetteranno mai tra i ranghi dei forti e dei ricchi e la
Russia non ha certo la forza per ottenerlo. Lo stato russo non è in grado di
difendere i russi nella regione del Baltico dall’assimilazione violenta, non è
in grado di controllare le repubbliche vicine (Ucraina, Bielorussia, Georgia,
ecc.), anche in presenza di governi leali, o addirittura diretti dalla Russia,
non è in grado di fermare l’allargamento della NATO e dell’UE, non è in grado
di fare quasi nulla.
Quando sarà chiaro che il progetto di una Russia capitalistica indipendente è
fallito – e ciò avverrà molto presto -, allora tutti ci troveremo di fronte
alla scelta: o ancora una volta ci si orienterà verso una rivoluzione
comunista, o si consegnerà il proprio destino ai partiti filoimperialisti,
quali l’ “Unione delle forze di destra”, “Mela”, “Comitato-2008” (che raccoglie anche i radicali “alla Pannella” e che
è direttamente sostenuto dai principali
oligarchi, in vista del prossimo ricambio presidenziale, nota del traduttore),
il “Partito nazional-bolscevico” (i nazisti
di Limonov), il “Fronte giovanile di sinistra” (diretto dal giovane dirigente del PCFR Ilya
Ponomariov e che raccoglie alcune organizzazioni giovanili di estrema sinistra,
tra cui quella del PCFR e sigle “altermondialiste”, nota del traduttore), una
parte dei “comunisti”. Allora si dovrà sperare che la Russia non venga
eccessivamente straziata, che si possa trattare sulle forme meno pesanti di
occupazione. Si dovrà sperare che costoro cerchino di “ottenere uno sconto”,
attraverso una qualche variante di confederazione, e di assicurare uno spazio
culturale e linguistico…
E’ allora evidente che non ci sarà una via d’uscita comunista da questo vicolo
cieco, se in tempi molto ravvicinati nel paese non apparirà un vero partito
comunista operaio.
Traduzione dal russo di Mauro Gemma