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Il messaggio di Putin all’assemblea federale


Il 26 maggio Putin ha indirizzato alle due camere della Federazione Russa il tradizionale messaggio annuale, in cui vengono indicate le linee essenziali della politica dell’amministrazione presidenziale russa.
Il testo integrale del messaggio è reperibile nel sito www.duma-gov.ru

In merito all’importante avvenimento - passato sotto silenzio in Italia, come, del resto, quasi sempre avviene con le vicende di questo enorme paese, su cui, nel panorama informativo, tendono a prevalere semplificazioni e banalità - proponiamo all’attenzione dei visitatori del nostro sito alcuni materiali. 
Sulle caratteristiche del messaggio del 2004 si sofferma un commento del sito internet filopresidenziale “Strana.ru”.

A commento dei contenuti del messaggio, si propone la traduzione delle prese di posizione dei principali gruppi dell’opposizione di sinistra russa (PCFR e “Rodina”), di un giudizio dell’economista Serghey Glazjev (che ha recentemente abbandonato il partito “Rodina”, che aveva contribuito a fondare e a portare all’affermazione elettorale) e di ampi stralci di un saggio dello studioso marxista Dmitrij Jakushev, redattore del sito “Left.ru”, che analizza puntigliosamente alcuni dei passaggi più significativi del discorso di Putin.
M.G.


“PUTIN E’ INTERVENUTO CON UN MESSAGGIO DI TIPO NUOVO”

Evghenij Evdokimov

http://www.strana.ru
26 maggio 2004

Il messaggio del presidente della Federazione Russa all’Assemblea Federale, con cui Vladimir Putin è intervenuto oggi, è stato estremamente breve: in tutto 50 minuti.
Gran parte dell’intervento di Putin – circa 40 dei 50 minuti – è stato dedicato ai compiti sociali ed economici, che deve affrontare il paese. Il presidente ha in particolare fatto notare che il messaggio attribuisce a questo argomento un carattere di priorità, a differenza del passato, quando “i grandi compiti economico-sociali venivano affrontati genericamente”. Oggi il presidente ha affermato che “è necessario abbandonare questo approccio tradizionale e concentrarsi sui compiti, che riguardano praticamente ogni cittadino, ogni famiglia russa”. I temi dell’assistenza sanitaria e dell’istruzione hanno occupato un posto chiave nell’intervento del capo dello stato. Un ruolo di primo piano è stato anche dedicato alla riforma dell’edilizia abitativa. Perciò i temi della politica internazionale ed interna hanno occupato un posto molto meno significativo che nel passato.

Vladimir Putin ha rilevato che il suo messaggio vuole indicare le linee di sviluppo del paese non solo per quest’anno, ma anche “in una prospettiva di lungo termine”. Perciò, nel suo intervento, Putin ha affermato due volte che non ci sarà alcuna revisione dei principi fondamentali della politica condotta nel paese, ed entrambe le volte le parole del presidente sono state interrotte da applausi. Una simile reazione al discorso di Putin si è registrata altre quattro volte. Quando il presidente ha detto che gli studenti dovranno restituire i soldi per l’istruzione, se non lavoreranno secondo la propria qualifica; che si può e si deve raddoppiare il PIL non in un decennio, ma entro il 2010; che, nel giro di due anni dovrà essere realizzata la piena convertibilità del rublo; che occorre equipaggiare le forze nucleari strategiche dei più moderni sistemi d’arma.

Leggendo il messaggio, Putin ha parlato a braccio una sola volta, quando ha affermato che, se i membri del governo applaudono le sue parole circa il fatto che il PIL può essere raddoppiato più velocemente, ciò significa che sono d’accordo con questa affermazione. Dopo la fine della cerimonia il ministro delle finanze Aleksey Kudrin ha voluto rimarcare che, sebbene egli abbia applaudito insieme a tutti gli altri, ritiene comunque che per la risoluzione dei compiti posti dal presidente “occorrerà sudare”. Comunque, il ministro ha espresso la convinzione che tale compito “potrà venire assolto”. Da parte sua, il ministro per lo sviluppo economico Gherman Gref ha fatto notare che la principale minaccia del mancato adempimento del messaggio presidenziale, viene dall’inefficienza degli apparati burocratici.
Occorre notare che la maggior parte degli oltre 250 giornalisti convenuti nella “Sala dei Marmi” del Cremlino si è raccolta proprio attorno a Kudrin e Gref. Ciò può spiegarsi non tanto con le caratteristiche prevalentemente economico-sociali del discorso di Putin, quanto con il fatto che, a differenza dello scorso anno, i rappresentanti dei partiti politici presenti erano meno noti alla stampa (erano assenti, in particolare, i leader delle forze liberali, come Javlinskij, Khakamada e Nemtsov, nota del traduttore).
(…)
L’opposizione, nella persona del leader dei comunisti Ghennadij Zjuganov e della più significativa figura tra i “democratici di nuovo tipo” Vladimir Rizhkov, ha criticato il presidente per la mancanza di concretezza. Naturalmente, i rappresentanti della direzione di “Russia Unitaria” Liubov’ Sliska e Andrey Isajev hanno fatto affermazioni opposte.

“A parole non è male, ma non dispone di un motore”, è la valutazione di Zjuganov. Da parte sua, Vladimir Rizhkov, rappresentante dei “nuovi democratici”, parlando dei compiti posti dal presidente, ha affermato: “Ma chi attuerà tutto ciò?”. A suo avviso, nel messaggio mancano la riforma amministrativa e la lotta alla corruzione.
Il leader di “Rodina” Dmitrij Rogozin, alla domanda su che cosa non gli era piaciuto del messaggio, ha prontamente risposto: “Mancano le parole riguardanti la responsabilità sul non adempimento delle decisioni”. Le affermazioni che più gli sono piaciute sono state quelle, secondo cui i partiti non devono solo imparare a lottare per il potere, ma anche rinunciarvi. “Ci riferiamo a Russia Unitaria”.
(…)

“IL PRESIDENTE HA ILLUSTRATO COME VEDE LA RUSSIA DALLE FINESTRE DEL CREMLINO”

L’opinione di Ivan Melnikov, vicepresidente del PCFR

http://www.kprf.ru/party_news/23931.shtml
26 maggio 2004

La più significativa impressione che si ricava dal messaggio è quella della sua mancanza di concretezza. Gli slogan sono corretti, ma il quadro descritto dal presidente, su come dovrebbe avvenire lo sviluppo del paese, si addice ad uno stato completamente diverso. Egli non sembra tenere in considerazione le particolarità della Russia, la situazione attuale. Di fatto il presidente ha parlato di come egli vede la Russia “dalle finestre del Cremlino”. Perciò il suo intervento è pieno di contraddizioni tra quanto va affermando e ciò che in realtà sta facendo il potere.

Così Putin, più volte e praticamente su ogni tema, ha parlato di “qualità e accessibilità”. Ma di quale qualità e accessibilità si parla, se nel settore dell’assistenza sanitaria vengono liquidate le garanzie sociali? Perché allora al centro dell’intervento del presidente viene posta l’assicurazione sanitaria obbligatoria e certi misteriosi parametri, che dovrebbero essere definiti e rispettati dovunque?

Putin ha anche parlato della qualità e dell’accessibilità dell’istruzione. Ma è imminente la presentazione, in una Duma di Stato filopresidenziale, di un pacchetto di emendamenti alla legislazione sull’istruzione, che se dovessero essere approvati faranno sì che lo stato non garantirà più la priorità dell’istruzione pubblica ed altre normative vigenti. E’ forse per questa ragione, che Putin non ha detto una parola sui finanziamenti dell’istruzione e sugli obblighi che devono competere allo stato? A parte alcune affermazioni corrette, il presidente non ha neppure indicato prospettive reali a chi intende ottenere un’abitazione.

Di fatto l’unico punto, dove si parla di scadenze ed obblighi, è quello relativo a un aumento del 6% dei livelli del benessere sociale. Ma non è il caso di fare affidamento sul fatto che questi obblighi porteranno a visibili risultati entro la fine del mandato presidenziale di Putin. Di fatto, ciò significa solo che coloro che sono poveri, rimarranno ancora poveri.

Per quanto riguarda la parte politica dell’intervento, richiama l’attenzione la frase che il rafforzamento del senso dello stato viene spesso descritto come autoritarismo. Ma nel paese non si sta certo rafforzando il senso dello stato e neppure quella società civile, che spesso viene evocata dal presidente! C’è un rafforzamento delle attuali autorità, che non è certo la stessa cosa del rafforzamento del senso dello stato. Ad attestare l’inclinazione all’autoritarismo del potere c’è il fatto che, nel messaggio presidenziale, praticamente si pretende lealtà dai partiti politici e il loro riconoscimento che l’attuale corso politico è l’unico giusto e che non è possibile non consentire con esso. A conferma di questo rafforzamento del potere, è sufficiente ricordare la pianificata privazione del diritto dei cittadini a sottoporre a referendum le principali questioni riguardanti lo sviluppo del paese.

Ne consegue che tutti i ragionamenti del presidente in merito alla stabilità sono il riflesso del paura del potere di fronte alla possibilità di un cambiamento del corso economico e politico.


“IL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE RIPRENDE MOLTI PUNTI DEL NOSTRO PROGRAMMA”

L’opinione di Dmitrij Rogozin, leader di “Rodina”

http://www.rodina-nps.ru/news/?id=278
27 maggio 2004

“Putin ha parlato del nuovo sistema politico in Russia e dei compiti dei partiti politici. Ciò significa che egli, in qualità di massima carica dello stato, è interessato a che, in pochi anni, in Russia vada formandosi un sistema politico reale, di tipo europeo, dove funzionino partiti politici, che sappiano assumere il potere, ma anche abbandonarlo. Ciò mi è piaciuto”, ha commentato il capogruppo parlamentare di “Rodina” Dmitrij Rogozin.
“In primo luogo ci indirizziamo a lui, e poi facciamo riferimento a “Russia unitaria”, - ha aggiunto Dmitrij Rogozin, con una nota di umorismo.
“Sono anche mancate parole sulla responsabilità per la non esecuzione delle decisioni”, - ha fatto notare il capogruppo.
“Il messaggio del presidente della Russia riprende molti punti del programma del partito “Rodina”, dal momento che l’intervento appare più indirizzato in senso sociale che liberale”, - ha affermato Rogozin.

A suo parere, il messaggio presidenziale prende fortemente le distanze dalla politica di centro-destra, che viene condotta da “Russia unitaria” e dal governo. “Ciò significa che entro il 2007 è prevedibile un cambiamento del quadro politico della Russia, tanto più che oggi, in misura rilevante, il presidente si è rivolto non alla maggioranza parlamentare, ma all’opposizione”, - è stata la conclusione del leader del gruppo “Rodina”(…)


IN MERITO AL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE ALL’ASSEMBLEA FEDERALE

L’opinione di Serghey Glazjev

http://pravda.info
26 maggio 2004

Penso che nessuno avrà nulla da obiettare rispetto agli obiettivi di miglioramento del livello di vita e di crescita economica, messi al primo posto nel messaggio presidenziale tra quelli della politica economico-sociale dello stato. Ma i problemi sorgono rispetto ai metodi con cui conseguire tali obiettivi. Purtroppo il messaggio non contiene risposte chiare alla domanda su come il governo sia in grado di risolvere i compiti indicati dal presidente. Penso che la composizione dell’attuale governo non sia in grado di farlo.

Sono ormai molti anni che proponiamo misure e meccanismi concreti perché l’economia russa si avvii sulla strada di una crescita veloce e adeguata, sulla base dello stimolo alla “rivoluzione tecnico-scientifica”, del miglior utilizzo del potenziale umano, della crescita della capacità concorrenziale e della difesa degli interessi dei produttori nazionali. Ma ogni volta, siccome le nostre proposte vanno a scontrarsi con gli interessi commerciali dei clan oligarchici, la volontà politica dei poteri dello stato viene paralizzata.

Anche in questo caso le questioni decisive relative alla realizzazione degli obiettivi posti dal presidente rimangono senza risposta. Sono, prima di tutto, le questioni del livello della remunerazione salariale dei lavoratori e quelle delle entrate del bilancio statale. E’ evidente che, senza un consistente aumento dei salari, i compiti posti nel messaggio, come l’organizzazione di un’edilizia abitativa di massa sulla base di crediti ipotecari, l’aumento della qualità dell’assistenza sanitaria attraverso lo sviluppo di un sistema assicurativo e la riforma dell’istruzione, non potranno essere risolti in maniera adeguata. Inoltre, con il mantenimento dell’attuale misero livello di retribuzioni, le riforme della sfera sociale non porteranno all’innalzamento, ma all’abbassamento del livello reale delle condizioni di vita per la maggioranza della popolazione. Particolare preoccupazione è provocata dai piani di riforma dell’istruzione e dell’assistenza sanitaria, che introducono un significativo peggioramento del settore dei servizi gratuiti e il passaggio di una parte di questi, compresa l’istruzione superiore, all’autosufficienza finanziaria.

Nel messaggio presidenziale, i temi dell’aumento del salario e dell’incremento delle entrate di bilancio sono disinvoltamente passati sotto silenzio. Neppure il compito di girare a bilancio la rendita derivante dalle ricchezze naturali, di cui molto si è parlato negli ultimi tempi, non viene citato. Nulla viene detto sia riguardo ad una politica antimonopolistica, in mancanza della quale il compito di abbassare il livello di inflazione fino al 3% appare irrisolvibile. Non viene detto quali meccanismi di stimolo al potenziale scientifico-industriale, quale fattore essenziale della crescita economica, verranno adottati.
Ciò testimonia del fatto che rimangono ancora aperte tutte le questioni relative alla politica economica che verrà realmente adottata e ai risultati che ne deriveranno.


IL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE E LE PROSPETTIVE POLITICO-ECONOMICHE DELLA RUSSIA

di Dmitrij Jakushev

http://www.left.ru/2004/8/yakushev_pos107.html

Nulla di nuovo, di straordinario o inatteso, nulla che non sia stato già frequentemente pronunciato dai poteri negli ultimi tempi, è emerso dal messaggio del Presidente all’Assemblea Federale.
Il Presidente si è limitato a constatare che la Russia ha raggiunto l’indipendenza sia finanziaria che economica. E probabilmente ciò è vero, soprattutto se si ha come riferimento gli anni ’90, quando il bilancio del paese era dettato dagli esperti del FMI. Questa relativa e molto fragile indipendenza, senza dubbio, può essere ascritta a favore del primo mandato quadriennale di Putin. I politici con senso di responsabilità nei confronti del paese e del popolo, quali dovrebbero essere in primo luogo i comunisti, hanno il dovere di non dimenticare che le cose sarebbero potute andare ancora peggio. Nel 1999 con un bilancio che non era in grado di assicurare la sopravvivenza stessa del paese (oggi esso è cresciuto più di 4 volte), senza riserve auree e valutarie (attualmente ammontano a più di 80 miliardi di dollari), con regioni che minacciavano di staccarsi dal centro e di privatizzare le forze nucleari, con un debito estero insostenibile, con un comportamento ignominioso nella lotta con i banditi di Dudajev, la Russia si trovava sull’orlo della dissoluzione. E’ in gran parte grazie al presidente Putin se si è riusciti ad evitare la catastrofe. Sono convinto che la consapevolezza pubblica di tale fatto è più forte di qualsiasi opposizione. Ma è proprio Putin a sottolineare che fino ad ora si è riusciti solo a spegnere l’incendio e che adesso la Russia deve passare alla fase della ricostruzione.

Come, a parere di Putin, la Russia deve vincere la povertà, raddoppiare il PIL e, più in generale effettuare un balzo in avanti dal punto di vista economico? In questo modo. Il sistema tributario, che non gravi sul business e che stimoli la produzione, la dura disciplina di bilancio, il rafforzamento dell’efficacia delle spese statali (e qui c’è davvero un enorme riserva), la messa in ordine della proprietà statale, la precisa distribuzione delle funzioni tra gli organi statali, tra il centro e le regioni, l’utilizzo trasparente ed efficace per la società delle risorse del sottosuolo, il controllo statale del petrolio e della rete di trasporto del gas, delle ferrovie e delle principali infrastrutture, l’attiva difesa della produzione nazionale, sia sul mercato estero che su quello interno, la creazione di un sistema sociale, tipico del capitalismo moderno e basato sull’assicurazione, sull’assistenza domiciliare, sulla concessione di crediti agevolati alla popolazione, e su un sistema previdenziale, nel quale ogni cittadino provveda autonomamente all’accantonamento pensionistico. Le azioni del governo hanno già dimostrato in che modo verranno messe in atto queste indicazioni di carattere generale. In tal modo, alla società viene proposto un programma moderatamente liberale, che prevede la costruzione di uno stato sul modello occidentale, uno stato in sufficiente misura responsabile di fronte a cittadini, che agiscono in una società capitalistica moderna strutturalmente sviluppata.

Le intenzioni sono abbastanza buone. Ma sorge una questione. Quanto è reale, possibile, nel mondo contemporaneo, l’apparizione di una società capitalistica sviluppata in un così grande territorio, con una così significativa popolazione? Temo che abbiamo perso il treno, e che di fronte alla società venga posto un compito irrealizzabile(...)
Occorre ora spendere alcune parole sul grado di liberalismo delle autorità russe. Emerge un particolare molto interessante: le “sinistre” condannano il governo in quanto ultraliberale, mentre le “vecchie destre” piangono sulla fine del liberalismo, e, di conseguenza, sia le une che le altre fanno blocco insieme contro il governo. In realtà, il liberalismo delle attuali autorità russe assume un carattere relativo, come in modo eloquente dimostra il processo delle trattative per il WTO, il rifiuto della liberalizzazione del mercato del gas, della privatizzazione della rete di oleodotti e gasdotti, la politica dei dazi sulle esportazioni di gas e petrolio, la persistente riluttanza, nonostante la forte pressione, a rinunciare alla regolazione delle tariffe sui servizi dei “monopoli essenziali”: questa non è proprio una politica liberale. E’ la parte meno liberale del messaggio presidenziale, da cui deriva tutto questo baccano riguardo all’autoritarismo, alla fine della democrazia e via dicendo.

“Lo stato ancora per lungo tempo – richiamo l’attenzione su ciò, sono convinto di ciò -, ancora per lungo tempo controllerà lo sviluppo dell’infrastruttura del paese. Ad esempio, nel settore petrolifero il discorso verte sulla diversificazione delle forniture del nostro petrolio. I piani sono ben conosciuti: l’aumento della capacità di transito del sistema del condotto baltico, la messa in funzione degli oleodotti Siberia Occidentale- Mare di Barenz, la sistemazione delle vie di comunicazione dalle miniere della Siberia Orientale, il passaggio degli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, l’integrazione degli oleodotti “Druzhba” e “Adria”. Inoltre, non è questo il primo anno che il governo non è in grado di definire le priorità. E la questione, diciamolo francamente, è fin troppo matura. Voglio richiamare l’attenzione sul fatto che l’orientamento da assumere per prendere le decisioni necessarie deve essere quello della realizzazione degli interessi generali dello stato, e non di quelli di singole compagnie”.

La riluttanza dello stato ad abbandonare l’infrastruttura, i gasdotti e gli oleodotti, la certezza che in questo ambito devono essere realizzati i compiti di interesse statale, e non quelli delle compagnie private, rappresentano la contraddizione principale tra gli attuali poteri e una parte del mondo affaristico e le reali aspirazioni del capitale monopolistico occidentale alla realizzazione del controllo sulle risorse e le reti del loro trasporto. Proprio da qui, da questa molto pratica questione, si levano tutte le grida sull’autoritarismo e la dittatura in Russia, come è evidente ad ogni persona normale, a meno che non sia un ladro o un ultra-radicale  (la sottolineatura è del traduttore).

Particolare interesse suscita l’esito delle trattative della Russia con l’UE e il WTO, che dall’esterno vengono viste come una piena vittoria della Russia. Così l’UE di fatto ha abbandonato l’ultimatum sulla questione del gas, la richiesta di reti di trasporto private e molte altre cose. La Russia ha dato il suo assenso ad abbassare i dazi, che comunque rimangono abbastanza alti, sugli aerei e le automobili affinché l’industria interna possa competere, e che in ogni caso non diminuiranno subito, ma entro 7 anni. Vengono mantenute serie limitazioni per le banche straniere, per le compagnie assicurative e di telecomunicazioni. La Russia, in realtà, non è indietreggiata di una sola posizione.
(…)
Negli ultimi tempi la stampa ha parlato della possibilità dell’acquisto da parte della francese Total del 25% delle azioni di “Sibneft”, notizia che ha generato grande irritazione negli USA, i cui giganti petroliferi (ExxonMobil e ChevronTexaco) accampano pretese sull’operazione. Tale gioco sulle contraddizioni tra UE e USA probabilmente è l’unica possibilità che ha la Russia di salvarsi. Sebbene, in ultima analisi, sia più facile che due forti si accordino per mangiare il più debole, piuttosto che scontrarsi tra loro. Per quanto riguarda poi l’ingresso nel WTO, l’odierno accordo con l’UE non garantisce ancora la Russia, dal momento che gli USA sono pronti a porre ostacoli insuperabili.
(…)
Proprio alle contraddizioni tra la Russia e l’imperialismo sono da riferirsi alcuni punti chiari del messaggio presidenziale: “Certo non tutti nel mondo hanno intenzione di confrontarsi con una Russia indipendente, forte e fiduciosa in sé stessa. Oggi nella concorrenziale lotta globale vengono attivamente utilizzati strumenti di pressione politica, economica e informativa. Il rafforzamento del nostro senso dello stato a volte viene spacciato per autoritarismo…Alcune parole sulle organizzazioni sociali non politiche. Nel nostro paese esistono e lavorano costruttivamente migliaia di istituzioni e unioni civili. Ma non tutte sembrano orientate alla difesa dei reali interessi delle persone. Per una parte di queste organizzazioni il compito prioritario è diventato la riscossione di finanziamenti da parte di influenti fondazioni straniere. Per altre il mettersi ala servizio di gruppi discutibili e di interessi commerciali. Perciò i problemi più acuti del paese e dei suoi cittadini non vengono presi in considerazione. Si deve dire che, quando il discorso verte sulle violazioni dei diritti fondamentali dell’uomo, della limitazione degli interessi reali delle persone, a volte la voce di simili organizzazioni neppure si leva. E ciò non stupisce: semplicemente non possono “mordere la mano” da cui ricevono il cibo(…) Abbiamo bisogno di Forze Armate militarmente adeguate, tecnicamente attrezzate e moderne per un efficace difesa dello stato. Per essere in grado di risolvere in assoluta tranquillità i compiti interni economico-sociali. Dobbiamo mettere al  sicuro il nostro paese da ogni forma di pressione politico-militare e da potenziali aggressioni straniere”.

Queste dure considerazioni del nostro Presidente, l’accenno alla pressione politico-militare e all’aggressione esterna, contro cui la Russia ha bisogno di un esercito forte, è assolutamente evidente che sono indirizzati agli “alleati” occidentali della “coalizione antiterroristica”. E il fatto che il Presidente Putin, che più di tutto desidera essere amico e alleato dell’Occidente, sia costretto a inserire nel suo messaggio tali passaggi, meglio di ogni altra cosa testimonia quali siano i rapporti che effettivamente intercorrono tra la Russia e le potenze imperialiste dell’Occidente. Esse non vogliono avere rapporti amichevoli con noi. Esse ci vogliono inghiottire. Ecco cosa è costretto riconoscere anche il Presidente Putin, che scommette sull’amicizia con l’Occidente (la sottolineatura è del traduttore).

Putin ha definito quale priorità fondamentale della politica estera l’integrazione nello spazio postsovietico, il progetto di “Spazio Economico Eurasiatico” (SEE). Senza esagerazione si può dire che dal fatto che esista tale entità, dipenderà il destino di tutto il programma putiniano. In tal modo il destino della Russia si deciderà quest’autunno a Kiev, dove ci si sta preparando alle elezioni presidenziali. Se vincerà Iuschenko (il candidato appoggiato con ogni mezzo dall’amministrazione USA, nota del traduttore), significherà che non ci sarà integrazione, significherà che la pressione imperialista sulla Russia crescerà smisuratamente e che tra un anno l’attuale appello presidenziale a una crescita economica pacifica perderà di qualsiasi significato. In tal caso il prossimo messaggio potrebbe intitolarsi “In piedi, grande paese!” (la parola d’ordine lanciata davanti all’aggressione nazifascista, nota del traduttore). Ed è difficile in questo momento dire chi allora potrebbe pronunciare tali parole.
(…)

Traduzione dal russo di Mauro Gemma