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da Corriere della sera del 4 Luglio 2004

Putin all'assalto finale contro l'impero Yukos


Rischio di fallimento per la compagnia del magnate, in carcere da 8 mesi
La polizia nella sede della società petrolifera di Khodorkovskij

Fabrizio Dragosei

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE MOSCA - Poche ore per pagare un debito verso lo Stato di 99,3 miliardi di rubli (3,4 miliardi di dollari). Intanto la Procura congela i conti bancari della società mentre decine di agenti, compresi uomini dei reparti speciali, perquisiscono gli eleganti uffici moscoviti e portano via pile di documenti e computer. Dalla cella nella quale si trova da 8 mesi, Mikhail Khodorkovskij, ex uomo più ricco del Paese, assiste all'agonia della sua compagnia petrolifera.
La Yukos, acquistata per un pugno di dollari grazie agli amici degli amici negli anni Novanta, era arrivata a capitalizzare 40 miliardi di dollari e a pompare più petrolio del Kuwait. Ma ora è sull'orlo del fallimento e potrebbe essergli sfilata di tasca nei prossimi giorni dal Cremlino. Il quarantunenne manager, che incontrava Condoleezza Rice e andava a cena con Bill Gates, rischia di rimanere dieci anni dietro le sbarre se il tribunale lo troverà colpevole dei sette capi d'accusa avanzati dalla Procura, dall'evasione fiscale all'appropriazione indebita. Il tutto, secondo la maggior parte degli analisti, per aver rotto il «patto» sottoscritto segretamente tra il presidente Putin e i grandi magnati che qui vengono chiamati oligarchi: voi non vi occupate-di politica e io non annullo le privatizzazioni degli anni Novanta con le quali siete diventati miliardari. Ma Khodorkovskij, che vanta un passato di leader del Komsomol, l'organizzazione dei giovani comunisti, aveva iniziato a finanziare i partiti d'opposizione e sembrava voler scendere in campo per sfidare Putin alle presidenziali. Inoltre era intenzionato a vendere una parte della Yukos a una compagnia americana.
Nelle ultime ore la vicenda Yukos ha subito una accelerazione. Da tempo il fisco reclamava il pagamento di tasse evase e soprattutto eluse grazie a stratagemmi semilegali negli anni passati. Per i12000 sono 99,3 miliardi di rubli. Mercoledì scorso è arrivato l'ultimatum: pagare entro cinque giorni. Contemporaneamente è partita un'altra richiesta di tasse arretrate per altri 98 miliardi di rubli (oltre 3 miliardi di dollari) per i1 2001. Cifre simili potrebbero essere richieste per i1 2002 e i1 2003.
Ma ci sono anche altre inchieste su società collegate che potrebbero rendere più salato il conto: l'irruzione di ieri, ad esempio, sembra collegata all'indagine su una controllata siberiana della Yukos, la Samaraneftgaz. Gli uomini che gestiscono la Yukos per conto di Khodorkovsldj e dei suoi soci avevano proposto di pagare i debiti fiscali con una parte delle azioni (il 42% è sotto sequestro cautelativo). Questa sembrava fino a pochi giorni fa la possibile via d'uscita. Adesso, però, pare più probabile che la compagnia venga sfoglia.
Poche ore per pagare i debiti verso lo Stato. Mentre gli agenti sequestravano libri e pc, il presidente seguiva la riedizione della Corsa dello Zarta come una margherita, con lo Stato che finisce per prendersi la maggioranza.
E pensare che per anni Khodorkovskij era stato legatissimo al potere, fin dai primi passi all'epoca del crollo dell'Urss. Grazie ai finanziamenti concessi per assicurare la rielezione di Eltsin nel 1996, si era visto assegnare là Yukos per appena 370 milioni di dollari. Poi, con metodi da Far West, aveva neutralizzato vari soci di minoranza, anche americani. Sicuro del fatto suo, ormai multimiliardario, aveva iniziato a lavorare alla sua immagine. La società aveva in programma di quotarsi a Wall Street. Lui finanziava orfanotrofi, comprava quadri d'autore e tendeva a presentarsi come un paladino della libertà di stampa in Russia. Alcuni oligarchi, come Gusinsu e Berezovskij, sono stati costretti a scappare all'estero dopo aver rotto con gli ex amici del Cremlino. Altri, come Roman Abramovich, hanno scelto il basso profilo: hanno liquidato molte proprietà in Russia e si occupano di yacht e squadre di calcio all'estero. Ma Khodorkovskij pensava forse di essere intoccabile. Dopo aver avviato fanno scorso l'acquisto della Sibneft ceduta da Abramovich, era diventato troppo ingombrante. Alle elezioni aveva finanziato i comunisti e l'opposizione democratìca. Si vociferava di una scalata al Cremlino. Così, dopo un primo avviso verbale di Putin non raccolto, un anno fa è scattato l'attacco contro la Yukos. Prima l'arresto del socio Platon Lebedev, quindi, in ottobre, le manette anche per Khodorkovskij.
La vicenda Yukos ha certamente suscitato preoccupazioni nel mondo degli affari e inquietudine all'estero. Nelle scorse settimane Putin aveva affermato che lo Stato non aveva alcun interesse a far fallire la Yukos. Parole che sembravano indicare una possibile soluzione di compromesso. Ma poì le cose sono precipitate. Giovedì il presidente russo ha incontrato gli altri oligarchi per spiegare loro che 1'aria è cambiata. E ieri, mentre la sede della Yukos e' messa sotto sopra, Putin era all'ippodromo, assieme ai capi di tutte le ex Repubbliche sovietiche, per assistere alla Corsa del Presidente. E' la riedizione del Gran Premio in onore dello zar che attirava a Mosca tutta la nobiltà europea.