La grave crisi del movimento comunista russo
Rassegna stampa a cura di Mauro Gemma
LA SCISSIONE
Evghenij Evdokimov
http://www.strana.ru 2 luglio 2004
Il commento del sito ufficioso dell’amministrazione presidenziale
russa, alla vigilia del X congresso del PCFR
Mentre Ghennadij Zjuganov e il governatore di Ivanovo Vladimir Tikhonov
combattono per la leadership del PCFR, lanciandosi reciproche accuse di palese
violazione dello statuto, i circa 350 delegati del congresso del Partito
comunista, che dovrebbe aprirsi domani a Mosca, sono in preda allo smarrimento.
Nessuno è in questo momento in grado di rispondere alla domanda: in quali mani
si trovano in realtà le leve della direzione del partito e, di conseguenza, il
diritto giuridico di gestire le procedure di elezione nell’assise congressuale?
Oggi, la stravagante scissione, che si è consumata alla vigilia del comitato
centrale del PCFR, si è ulteriormente approfondita. Si sono appena svolti due
plenum paralleli dell’organo dirigente del partito. Riunitisi nelle periferie
opposte di Mosca, i sostenitori e gli avversari di Ghennadij Zjuganov hanno
votato le dimissioni delle reciproche fazioni. Secondo la versione fornita dal
plenum degli “oppositori”, sono stati allontanati dalle loro cariche lo stesso
Zjuganov, tutti i suoi vice e i segretari del comitato centrale. Di rimando, il
plenum dei seguaci di Zjuganov ha sanzionato gli “scissionisti” più attivi.
Dalla responsabilità di segretario del comitato centrale sono stati esonerati
Serghey Potapov e Tatjana Astrakhankina, mentre un altro membro del CC, Oleg
Korjakin, è stato espulso dal partito. Quanto a Ghennadij Semighin, che,
prestando fede a quanto afferma Zjuganov, è il principale responsabile della
guerra intestina, era già stato espulso nel marzo scorso e, per questa ragione,
non è più sanzionabile dal partito.
E’ degno di rilievo che il conteggio dei membri del CC, che hanno preso parte
ai plenum contrapposti, abbia prodotto un paradosso aritmetico. Secondo gli “scissionisti”,
al loro plenum avrebbero preso parte 96 membri del CC. I seguaci di Zjuganov,
da parte loro, hanno contato al loro plenum 84 persone. Se si considera che il
comitato centrale del PCFR è composto da 154 membri, risulta incomprensibile da
dove sbuchino più di due decine di funzionari.
Vladimir Tikhonov, che il “gruppo Potapov-Semighin” ha indicato come proprio
presidente, ha dichiarato che il plenum, diretto da Zjuganov, non ha alcuna
legittimità. La risposta della parte avversa si è fatta attendere un po’. I
sostenitori di Zjuganov hanno dovuto fare i conti con le strane vicissitudini
del sito internet ufficiale del PCFR. Per alcune ore, nella sua pagina
principale, si sono avvicendate dichiarazioni in contrasto tra loro, pubblicate
a nome di uno e dell’altro gruppo in competizione. L’ufficio stampa del PCFR
(di Zjuganov), attribuendo la responsabilità di quanto accaduto ad un “attacco
di hacker, aiutati dai servizi speciali del Cremlino”, finalmente ha pubblicato
una dichiarazione dal titolo “La solita provocazione delle forze antipartito”.
In essa si afferma che il plenum che ha costretto Zjuganov alle dimissioni, non
rappresentava che l’ultimo tentativo precongressuale del “gruppetto di
oppositori interni al partito” di cambiare la composizione della direzione del
comitato centrale e “di trasformare il partito comunista in un’appendice
socialdemocratica dei funzionari del Cremlino”.
Ci si azzarda anche a sottolineare che “qualsiasi dichiarazione di qualsivoglia
“organo alternativo” non ha alcuna autorità giuridica e politica”. E, a
proposito del destino del partito, si afferma che esso “sarà deciso il 3-4
luglio dai 360 delegati del X congresso, forti della decisione dei comunisti
russi di appoggiare la candidatura di G.A. Zjuganov al posto di presidente del
comitato centrale del PCFR”.
Come si comporteranno i delegati-comunisti, che aspettano l’inizio del
congresso nel complesso alberghiero di Izmaylovo, sarà chiaro domani. Non è
neppure escluso che, dopo quanto è avvenuto con il plenum, anche il congresso
del partito possa “sdoppiarsi”, con una metà pronta a rieleggere Ghennadij
Zjuganov, e l’altra “alternativa” a ratificare le sue dimissioni. In ogni caso,
gli avvenimenti dei primi giorni di luglio hanno già inferto un serio colpo a
tutto il partito e, in primo luogo, agli occhi dei potenziali elettori).
Perciò, chi degli antagonisti dovesse ottenere la pienezza dei diritti sul
simbolo del PCFR, per lungo tempo dovrà faticare per far riconquistare la
reputazione del partito, compromessa dalla scandalosa disputa avvenuta ai suoi
vertici.
IL CONGRESSO
http://www.partaktiv.info 3
luglio 2004
La cronaca della giornata del congresso, in una corrispondenza del
sito comunista ucraino di informazioni e commenti
Oggi a Mosca è in corso di svolgimento il decimo congresso del
Partito Comunista. In realtà due congressi: dei sostenitori e degli avversari
di Ghennadij Zjuganov.
I sostenitori di Zjuganov si riuniscono nel cinema-teatro “Izmaylovo”. Ma
alcuni altri comunisti particolarmente in vista, come Aleksandr Kuvajev,
Vladimir Tikhonov, Tatjana Astrakhankina, Serghey Potapov, Leonid Ivancenko,
partecipano ai lavori del congresso alternativo del partito comunista, che si
svolge nello stesso momento a Mosca, nel quartiere del “Parco della cultura”,
sotto la direzione del governatore di Ivanovo Vladimir Tikhonov.
Ghennadij Zjuganov ha definito i delegati del congresso alternativo
“partecipanti ad un’assemblea incomprensibile”. Egli ha dichiarato ai
giornalisti che “il partito deve assolutamente salvaguardare la propria unità”.
Il congresso dei sostenitori di Zjuganov è iniziato tra gli imprevisti. Nella
sala, dove si riunivano i delegati, è stata tolta la corrente elettrica. Per
questo l’assemblea si è svolta nell’oscurità. I partecipanti sono stati
costretti ad illuminare i testi dei loro interventi con torce elettriche,
mentre due riflettori hanno permesso lo svolgimento della relazione del leader.
Zjuganov ha iniziato il suo discorso, affermando che nel partito comunista
imperversano la discordia e il disorientamento. “E’ venuto il momento di
chiederci se siamo o non siamo un partito”, ha rilevato Zjuganov, aggiungendo
che “la crisi nel PCFR per molti versi è oggettiva”.
Il leader del partito ha accusato il potere di aver “permanentemente condotto
una guerra contro il partito, finalizzata al suo annientamento”. Ma, a parere
di Ghennadij Andrejevic, “non si è riusciti nell’intento di privare il partito
della sua natura sociale-di classe e di addomesticarlo, rendendolo
socialdemocratico”. L’assenza di alcuni delegati dal congresso è stata definita
da Zjuganov come una mancanza di rispetto delle regole. I delegati presenti
hanno appoggiato all’unanimità il loro leader e hanno espresso la loro condanna
degli “scissionisti”.
Intervenendo al congresso, il “governatore rosso” Vasilij Starodubtzev ha
definito l’opposizione interna al partito “un pugno di nani politici che
ambiscono a cacciare Zjuganov e altri compagni dalla direzione del partito”.
Egli ha accusato gli esponenti del gruppo di Ghennadij Semighin e Serghey
Potapov “di avere usato i soldi degli oligarchi, che sono disposti a spendere
qualunque cifra, pur di indebolire il partito. “Ma Ghennadij Andrejevic ha
saputo far fronte all’ondata di attacchi, e di questo gli dobbiamo essere
grati”, ha esclamato Starodubtzev, invitando quindi i membri del partito “a
fare pulizia dei compagni di strada che impediscono di lavorare”.
Da parte sua, il rappresentante dell’organizzazione cittadina di Mosca del
PCFR, Evghenij Lysenko, ha affermato che “i comunisti di Mosca appoggiano le
azioni del comitato centrale e del compagno Zjuganov, dirette al rafforzamento
dell’unità del partito”. A suo avviso, l’organizzazione moscovita del PCFR “ha
condannato le attività degli scissionisti, che introducono la minaccia della
degenerazione borghese e del passaggio del partito ai ranghi
socialdemocratici”. Egli ha indirizzato la critica verso il segretario del
Comitato cittadino moscovita del PCFR Aleksandr Kuvajev, che ha partecipato ai lavori
del congresso “alternativo” del PCFR. “I comunisti di Mosca gli negano la loro
fiducia e ritengono non fattibile l’elezione di Kuvajev a membro del comitato
centrale”,- ha sottolineato Lysenko.
Una dura critica alle azioni dell’opposizione interna è venuta anche dal leader
dell’Unione agro-industriale Nikolay Kharitonov, che ha aggiunto, tra i
fragorosi applausi dei delegati: “sono sicuro che rieleggerete alla presidenza
del partito Ghennadij Andrejevic Zjuganov”.
Il presidente della commissione verifica poteri Svjatoslav Sokol ha comunicato
che, dei 317 delegati eletti al congresso, uno –l’ex segretario del comitato
centrale Serghey Potapov – è stato espulso alla vigilia dal partito. In tal
modo, sono state formalizzate 316 deleghe. 24 delegati sono assenti
giustificati, e altri 46 per motivi non resi noti (i nomi di questi delegati, quasi tutti dirigenti di alto livello, sono
stati comunicati in seguito, nota del traduttore).
In questo momento è in corso una pausa dei lavori del congresso, dopo la quale
verrà proseguita la discussione sui punti all’ordine del giorno. Non è escluso
che il congresso si concluda entro la giornata odierna (così effettivamente è avvenuto, nota del
traduttore).
Scarne notizie si hanno sullo svolgimento della discussione nel congresso degli
avversari di Zjuganov. Il congresso alternativo si svolge a porte chiuse. Gli
organizzatori dell’assise giustificano la segretezza con le misure di
sicurezza, adottate per rispondere “alla guerra scatenata dai sostenitori di
Zjuganov”. Come informa RIA “Novosti”, il congresso anti-zjuganoviano di una
parte del PCFR avrebbe raggiunto il quorum dei delegati. “Il congresso ha avuto
inizio e vi partecipano 171 dei 273 delegati, che sono stati indicati dal
partito. Il congresso è legittimo”, - ha dichiarato una fonte del centro stampa
del congresso. Tatjana Astrakhankina e Valentin Kysh avevano in precedenza
dichiarato che al congresso erano presenti 146 membri legittimi del PCFR.
Inoltre, essi hanno affermato che al congresso sono stati invitati esponenti
del Ministero della Giustizia e della Commissione Elettorale Centrale.
Astrakhankina e Kysh si sono poi rifiutati di rispondere ad una domanda sulla
provenienza dei finanziamenti al nuovo partito.
IL X CONGRESSO DEL PCFR. IL MOMENTO DELLA VERITA’:
I PERICOLI “DI SINISTRA” E “DI DESTRA”
Un commento di Jurij Solomatin, vicepresidente della commissione
centrale di garanzia del Partito Comunista di Ucraina
http://www.partaktiv.info 5 luglio
2004
Come primo commento alle vicende drammatiche che hanno travagliato
il PCFR, proponiamo l’intervento di un esponente del Partito Comunista di
Ucraina, che testimonia della decisione dei principali partiti comunisti
dell’ex URSS (confermata da una successiva risoluzione dell’Unione dei Partiti
Comunisti-PCUS) – tra gli altri, anche il PC della Repubblica di Moldova al
governo – di appoggiare (pur non risparmiando alcune critiche costruttive di
merito e di metodo) Zjuganov e il congresso “ufficiale”. A questa assise erano
presenti o hanno inviato messaggi decine di partiti comunisti di tutto il mondo
(nessuno dall’Italia). Occorre registrare anche che tutte le fasi del dibattito
e il successivo plenum del comitato centrale appena eletto sono stati
inaspettatamente aperti alla partecipazione dei “media”.
(…) Alla vigilia del X congresso del PCFR, che si è svolto il 3
luglio, nel partito si è sviluppata una discussione infuocata in merito ai
risultati delle ultime, sconfortanti per il PCFR, elezioni per la Duma di Stato
del dicembre 2003, quando il numero dei parlamentari comunisti si è ridotto di
due volte, e delle elezioni presidenziali del 2004, in cui il partito ha
presentato, al posto del suo leader, un altro noto candidato.
Sono stati criticati gli errori commessi dal partito e dalla sua direzione,
nella persona di Ghennadij Zjuganov, in merito ai suoi rapporti con uno dei
finanziatori del partito – l’uomo d’affari “rosso” G. Semighin – che, nel corso
della discussione, sono stati evidenziati con franchezza dallo stesso
presidente del partito, ma che sono stati utilizzati da un “gruppo di
compagni”, non solo per criticare la direzione del partito, ma anche per
organizzare azioni concrete allo scopo di estromettere in modo illegittimo il
presidente del partito e tutta la sua direzione dai loro incarichi.
La posizione ponderata e precisa assunta dal presidente del partito Ghennadij
Zjuganov, dopo un dibattito che ha coinvolto tutte le organizzazioni di base
del partito alla vigilia del congresso, è stata attaccata sia da destra, dagli Otsovisti, che si sono raccolti nel gruppo
del businessman “rosso” G. Semighin, con l’appoggio del secondo segretario del
comitato centrale S. Potapov, del “governatore rosso” V. Tikhonov e di altri,
che da sinistra, dai moderni liquidatori,
rappresentati dalla dirigenza “marxista” (?) dell’organizzazione RUSO (Studiosi
russi di orientamento socialista). Così la
fedeltà a parole alla teoria rivoluzionaria, nella pratica si è trasformata in
attività opportunistica, in fraternizzazione con gli opportunisti di destra.
Nuovamente, in questo attacco al partito, è successo che sinistri e
destri “antizjuganoviani” (così si sono definiti), si siano ritrovati insieme,
rendendo pubblica la “risoluzione dei 62” (lettera
aperta indirizzata tempo fa ai militanti del partito, nota del
traduttore), in un Fronte unito.
Alla vigilia del X congresso, dagli antizjuganoviani è stato allestito il 1
luglio, ampiamente pubblicizzato dai “media borghesi”, il cosiddetto Plenum alternativo, che ha approvato alcune
comiche risoluzioni.
Il X congresso ha assunto così il significato di momento della verità, mediante il sostegno della massa dei
militanti al leader del partito G. Zjuganov, a cui è stato affidato il mandato
di realizzare le decisioni assunte.
Si deve aggiungere all’amarezza che, nello stesso giorno, si è svolto il
cosiddetto Congresso alternativo.
Con grande rammarico, occorre prendere atto che a questo sporco gioco si sono
prestati molti militanti del partito-membri del comitato centrale, noti per la loro
devozione alla causa, tra cui la segretaria del CC Tatjana Astrakhankina, E.
Drapeko, V. Zorkalziov, V. Zorkin, il primo segretario del comitato cittadino
di Mosca A. Kuvajev, A. Makashov, il primo segretario del comitato regionale di
Mosca S. Nikkoyev, il presidente del RUSO I. Osadcij, A. Salij, il “governatore
rosso” della regione di Ivanovo V. Tikhonov, V. Trushkov, A. Shabanov, e altri
ancora: in tutto, 45 membri del comitato centrale.
Sembra ora che il contenzioso possa essere trasmesso al Ministero della
giustizia della Federazione Russa, perché sia questo organo del potere borghese
a decidere quale congresso sia da considerarsi “più congresso”, vale a dire più
legittimo. In ogni caso, il presidente del PCFR si è rivolto ai delegati con
l’inusuale richiesta di scrivere personalmente al Ministero della giustizia,
per certificare la loro partecipazione al congresso.
A parere di molti partecipanti alla discussione precongressuale, che si è
sviluppata sia nelle pubblicazioni del partito – “Pravda” e “Pravda Rossij” –
che nella stampa indipendente di sinistra – “Sovetskaja Rossija” e altri -, la
causa principale del cataclisma verificatosi nel partito è stata, prima di
tutto, l’insufficiente attenzione riservata
dalla direzione del partito allo sviluppo della teoria marxista-leninista nelle
attuali condizioni delle nuove sfide globali dell’imperialismo del XXI secolo.
Sono stati anche criticati l’eccessiva propensione della direzione del partito
nei confronti dei metodi parlamentari di lotta a scapito del lavoro tra le
masse, e gli errori nella formazione della lista per le elezioni della Duma di
Stato.
Vogliamo sperare che da questi avvenimenti, che hanno scosso il PCFR –
avanguardia combattiva dei comunisti sovietici nello spazio postsovietico -, i
nostri fratelli ideali escano con l’orgoglio che la loro vittoria non è stata
una vittoria di Pirro. Ma anche noi, comunisti dell’Ucraina, dovremo trarre
insegnamenti da quanto è accaduto.
Traduzioni dal russo di M.G.