da http://www.radiocittaperta.it
Il
terrore dell'antiterrorismo
06/09/2004
Mentre dagli ospedali dell'Ossezia continuano ad arrivare i bollettini dei
morti nel blitz delle teste di cuoio, qualcuno comincia a porsi domande
non strumentali su quanto è accaduto
nella scuola di Beslan.
La giustificazione apposta dal presidente russo Putin per procedere all'azione militare, è del tutto simile a quella di molti altri capi di stato: gli
ostaggi morti sono danni collaterali,
sono il prezzo da pagare per non cedere
al ricatto dei terroristi.
Ragionamenti come questi li abbiamo sentiti spesso quando gli aerei americani bombardano l'Afganistan e l'Iraq, quelli israeliani la striscia di
Gaza o quando si devastano i villaggi
ceceni. Li abbiamo sentiti dai leader
spagnoli per rifiutare ogni negoziato
con il movimento di liberazione
nazionale basco o nell'Italia degli anni 70 e 80 governati dal partito della fermezza, un
partito trasversale che aveva fatto
della lotta al terrorismo la propria
forma di legittimazione.
Il problema che sta emergendo drammaticamente è che la cornice creata dall'11 settembre sta
legalizzando il ricorso sistematico
alla violenza da parte dei governi. In
sostanza sta legittimando il terrorismo di
stato come unica forma di risposta ai problemi che spesso, anche con atti di terrorismo,
vengono drammaticamente posti
nell'agenda politica internazionale. E'
forte, troppo forte, la versione
distribuita artatamente tesa a fare del terrorismo una categoria indistinta e omogenea contro il
quale scatenare l'orrore morale e il
terrorismo di stato materiale. E'
invece necessario tenere distintele
diversità e cogliere le connessioni che impediscano ai poteri forti del terrorismo di stato di
gestire questa fase storica di imbarbarimento.
E' singolare la coincidenza tra questa azione e il vertice trilaterale di Soci, sul Mar Nero tra Putin, Schroeder e Chirac che si teneva proprio
alla vigilia dell'assalto alla scuola
di Beslan. E' evidente come questa
azione - da tutti targata come terrorismo
islamico - avesse l'obiettivo di mettere in difficoltà il presidente russo Putin nei confronti del
pressing dell'amministrazione Bush
sull'evoluzione della guerra preventiva
in Medio Oriente e nella configurazione
della nuova geografia mondiale del petrolio.
Che il secessionismo ceceno abbia potuto contare in questi anni anche sui finanziamenti statunitensi - sia in forma ufficiale, sia in quella parallela
di alcune organizzazioni islamiche o di
oligarchi russi ma con passaporto israeliano
come Berezovski - non è una novità.
Nè è sfuggita agli osservatori più
attenti la stretta connessione tra la
questione cecena e il grande gioco
senza esclusioni di colpi in corso dalla metà degli anni '90 nella regione petrolifera del Caspio. L'attività dei secessionisti ceceni era
infatti ripresa alla fine del 1998 con
il duplice obiettivo di rendere
impraticabili gli oleodotti che dall'Asia
Centrale che transitano per la Russia per aprire la strada agli oleodotti progettati dagli Stati
Uniti e di tenere sotto pressione
Mosca.
Ma il grande gioco nel Caucaso, con il passare del tempo, si è fatto sempre più sporco e pericoloso. Ha coinvolto la Georgia che usa e sostiene la
secessione cecena in funzione antirussa
e chiede di entrare nella NATO, ha
coinvolto clan ceceni, ingusceti e daghestani
nella ripartizione dei finanziamenti statunitensi con l'obiettivo di mantenere un focolaio di
tensione alle frontiere meridionali
della Russia. In tutto questo, l'Islam
c'entra assai poco e c'entra solo nella misura
in cui alcuni gruppi islamici che godono della fiducia di Washington agiscono ad intermittenza:
finiscono in sonno quando non servono,
organizzano attentati clamorosi quando
è necessario.
La partita che si sta giocando in queste ore in Russia e Cecenia è sporca come tante altre ed è una
partita perfettamente inserita nel
grande gioco di guerre e interessi economici
e geopolitici che ha già coinvolto
l'Afganistan, l'Iraq e i paesi petroliferi del Medio Oriente e del Mar Caspio.
Siamo di fronte ad un imbarbarimento propedeutico alla massima violenza rappresentata dalla guerra.
I governi che inviano i bombardieri a
radere al suolo le città o che inviano
le teste di cuoio a decimare i commando
suicidi e i loro ostaggi, si sentono legittimati a farlo dal clima generale della guerra
preventiva e dalla gara a dimostrare di
saperla fare come e meglio degli altri.
Qualcuno, decenni fa, sosteneva che le alternative per l'umanità erano rappresentate dal socialismo
o dalla barbarie. Hanno lavorato
sistematicamente per liquidare il
socialismo..adesso ci è rimasta solo la
barbarie.