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tratto da crj-mailinglist@yahoogroups.com

Discorso di Putin alla nazione russa


4 settembre 2004

“Si fa fatica e fa male parlare, adesso. La nostra terra è stata  attraversata da una tragedia terribile. Questi ultimi giorni ciascuno  di noi ha sofferto profondamente, il cuore di ciascuno è stato  attraversato da tutto quel che stava accadendo nella città russa di  Beslan, dove ci siamo scontrati non semplicemente con degli assassini,  ma con individui che hanno rivolto le armi contro dei bambini inermi.

Ora mi rivolgo con parole di solidarietа e di sentimenti comuni  innanzitutto a coloro hanno perduto quanto di più caro nella vita. I  propri figli, i propri parenti, i propri cari.

Vi chiedo di ricordare tutti quelli che negli ultimi giorni sono morti per mano dei terroristi.

Nella storia della Russia non sono poche le pagine tragiche e di eventi  dolorosi. Viviamo nelle condizioni che sono andate maturando dopo la  dissoluzione di un grande Stato. Uno Stato enorme, che si è mostrato  incapace di sopravvivere in un mondo in rapida evoluzione. Nonostante  tutte le difficoltа, siamo riusciti a conservare il nucleo di questo  gigante che era l’Unione Sovietica. Questo nuovo Paese l’abbiamo  chiamato Federazione Russa.

Tutti noi attendevamo dei cambiamenti. Dei cambiamenti in meglio.  Invece, ci siamo trovati assolutamente impreparati rispetto a molte  delle cose che sono cambiate nella nostra vita. Perchè?

Viviamo in condizioni di economia di transizione, che non corrisponde  allo stato ed al livello di sviluppo della societа e del sistema  politico. Viviamo in condizioni di conflitti interni che si sono acuiti  e di contraddizioni interetniche, che prima venivano duramente represse  dell’ideologia imperante.

Abbiamo smesso di prestare la dovuta attenzione alle questioni della  difesa e della sicurezza, abbiamo permesso alla corruzione di colpire  la giustizia e la tutela dell’ordine pubblico. Nonsolo. Il nostro  Paese, che un tempo disponeva del più potente sistema di difesa dei  suoi confini esterni, si è ritrovato da un giorno all’altro del tutto  indifeso, ad Occidente e ad Oriente.

Per creare dei confini nuovi, moderni e realmente difesi ci vorranno  molti anni e miliardi di rubli. Ma anche qui avremmo potuto essere più  efficaci se avessimo agito per tempo e con professionalità.

Insomma, bisogna riconoscere che non abbiamo mostrato comprensione  della complessità e della pericolosità dei processi che avevano luogo  nel nostro proprio Paese e nel mondo intero. Quantomeno, non abbiamo  saputo reagire adeguatamente.

Abbiamo mostrato debolezza. E ai deboli gliele suonano. Alcuni vogliono  strapparci un pezzo più grasso, altri li aiutano. Li aiutano pensando  che la Russia, una delle più grandi potenze nucleari, continui a  rappresentare per loro una minaccia. Dunque, la minaccia va eliminata.  Il terrorismo, indubbiamente, è solo uno strumento per raggiungere  questi scopi.

Come ho già detto più volte, ci siamo scontrati spesso con crisi,  rivolte ed attentati terroristici. Ma quel che è accaduto stavolta è un  delitto disumano, inedito per la sua crudeltà. Non è una sfida lanciata  al Presidente, al Parlamento o al Governo. E’ una sfida a tutta la  Russia. A tutto il nostro popolo. E’ un’aggressione al nostro Paese.

I terroristi pensano di essere più forti di noi. Pensano che possono  intimidirci con la loro brutalità, paralizzare la nostra volontà e  distruggere la nostra società. Sembrerebbe che abbiamo la possibilità  di scegliere: resistergli o accettare le loro rivendicazioni.  Arrenderci, permettere di demolire la Russia, di farla a pezzi per  rubarne dei pezzi, nella speranza che alla fine essi ci lascino in pace.

Come Presidente, capo dello Stato russo, come persona che ha giurato di  difendere il Paese, la sua integrità territoriale, semplicemente come  cittadino della Russia, sono convinto che in realtà non abbiamo scelta  alcuna. Perchè basta permettergli di ricattarci e farci vincere dal  panico, e faremo sprofondare milioni di persone in un susseguirsi  infinito di conflitti sanguinosi, sull’esempio del Karabach, del  Pridnestrov’e e di altre tragedie simili.

Non si può non vedere l’evidente. Non abbiamo a che fare con singole  azioni di intimidazione, con sortite isolate dei terroristi. Abbiamo a  che fare con un intervento diretto del terrore internazionale contro la  Russia. Con una guerra totale, crudele, a tutto campo, che continua a  portar via le vite dei nostri connazionali.

Tutta l’esperienza mondiale sta a dimostrare che guerre simili,  purtroppo, non finiscono rapidamente. A tali condizioni semplicemente  non possiamo più, non dobbiamo vivere spensieratamente come prima.  Abbiamo il dovere di creare un sistema di sicurezza più efficace,  pretendere dai nostri organi di tutela dell’ordine pubblico delle  azioni adeguate al livello ed alla portata delle nuove minacce insorte.

Ma la cosa più importante è la mobilitazione della nazione di fronte al  pericolo comune. Gli avvenimenti negli altri Paesi dimostrano che i  terroristi si scontrano con la resistenza più efficace proprio laddove  vi si oppone non solo la potenza dello Stato, ma una società civile  organizzata ed unita.

Cari compatrioti, coloro che hanno inviato questi banditi per compiere  un crimine così odioso si erano prefissi l’obiettivo di aizzare i  nostri popoli gli uni contro gli altri, gettare nel terrore i cittadini  della Russia, scatenare delle sanguinose guerre intestine nel Caucaso  settentrionale.

A tal proposito voglio dire quanto segue.

Primo. A breve verrà elaborato un complesso di misure tese a rafforzare l’unitа del Paese.

Secondo. Ritengo indispensabile creare un nuovo sistema di interazione  tra forze e mezzi preposti ad esercitare il controllo sulla situazione  nel Caucaso settentrionale.

Terzo. E’ necessario costituire un efficace sistema gestionale  anticrisi, prevedendo degli approcci concettualmente nuovi alla  attività degli organi di tutela dell’ordine pubblico.

Sottolineo: tutte queste misure verranno attuate in piena conformità con la Costituzione del Paese.

Cari amici. Stiamo vivendo assieme delle ore molto tristi e difficili.  Vorrei adesso ringraziare tutti quelli che hanno mostrato fermezza e  responsabilità civile.

Siamo sempre stati e sempre saremo più forti di loro: per moralità,  coraggio, solidarietà umana. L’ho visto nuovamente questa notte. A  Beslan, letteralmente impregnato di pena e dolore, la gente aveva ancor  più cura l’un dell’altro, si sosteneva a vicenda. E non aveva paura di  rischiare la pelle in nome della vita e la tranquillità degli altri.  Persino nelle condizioni più disumane, rimanevano umani.

E’ impossibile rassegnarsi al dolore delle perdite. Ma queste prove ci  hanno ancor più ravvicinati. Ci hanno costretti a rivedere molti  valori. Oggi dobbiamo essere uniti. Solo così sconfiggeremo il nemico”.

[traduzione di Mark Bernardini]