da
http://www.rebelion.org/noticia.php?id=4747 --
http://archives.econ.utah.edu/archives/a-list/2004w37/msg00031.htm
la versione spagnola in http://www.rebelion.org/noticia.php?id=4745
Le
politiche del terrorismo nell’Ossezia Settentrionale: auto-determinazione e
politiche imperiali
di James Petras
8 settembre 2004
La mostruosa deliberata strage di più di 330 genitori e bambini nella scuola di
Belsan fatta dai terroristi ceceni non
è come dice la BBC una “tragedia” ma un vile atto criminale.
Per capire la natura del conflitto tra lo stato russo e i terroristi ceceni è
importante mettere a fuoco le forze socio politiche e le questioni in campo.
Per la maggior parte dei media US e UE il problema è l’autodeterminazione dei
ceceni. Ma a chi e a cosa è riferita l’autodeterminazione? Con la dissoluzione
dell’ex Unione Sovietica sia in Russia sia negli stati baltici, balcanici e
caucasici, bande criminali, alleate con membri corrotti degli apparati di stato
precedenti, confiscarono e saccheggiarono le risorse pubbliche, controllando le
finanze e gli apparati di stato. I gangsters diventarono miliardari e
miliardari i contratti per i sicari per eliminare rivali, competitori e ogni
autorità regolatrice di intralcio alle loro attività. Secondo Paul Klebnikov -
l’editore dell’edizione russa della rivista Forbes recentemente assassinato -
una delle più brutali e vili bande attiva a Mosca era quella dei mafiosi
ceceni. Alleati con i miliardari russi e tramite questi, con il sistema di
sicurezza russo, essi hanno accumulato grandi fortune che poi riciclavano nelle
banche occidentali e attraverso un’estesa rete con i loro operatori in Cecenia.
Ogni ceceno che protestava o contestava la mafia cecena veniva rapidamente
eliminato. Per la mafia cecena attiva in Russia, la Cecenia era la sede base,
il santuario nel quale poter sempre trovare un rifugio sicuro. La mafia cecena
era uno strumento per finanziare e provvedere armi, quadri militari e capi al “movimento indipendentista” ceceno.
Quello che era in gioco era la creazione di un potentato mafioso controllato
dalle bande, dai signori della guerra e dai fondamentalisti islamici.
Scrivendo sulla Prima Guerra Cecena (1994-96), Paul Klebnikov scrisse:
“La Guerra Cecena è stata una guerra di bande di gangster ampiamente descritta.
Le bande del crimine organizzato cecene a Mosca e in altre città della Russia
hanno mantenuto appoggi nella loro patria ancestrale. La Cecenia era lo snodo
centrale per il traffico di narcotici russo e i gangsters distaccati a Mosca
rimettevano gran parte dei loro profitti alla madrepatria. Gli stessi ufficiali
ed agenti di sicurezza russi che proteggevano i gruppi di crimine organizzato
ceceni a Mosca, proteggevano anche il governo ceceno, permettendogli di
appropriarsi di milioni di tonnellate di petrolio russo a basso costo o gratis”
(Padreterno del Cremlino, Harcourt 2000)
I comandanti ceceni cercarono di guadagnare una parvenza di ‘legittimità’ per
il proprio dominio feudale provocando un conflitto con la Russia ed
assicurandosi l’appoggio di US e UE. Dalla fine degli anni ‘80 ma in
particolare dopo il 1991, la Cia ha dato la massima priorità a fomentare la
frammentazione dell’Unione Sovietica, finanziando ed armando i movimenti
separatisti locali. La prima ondata di separatismo ebbe luogo in Kazakistan,
Uzbekistan e Georgia. Washington e Londra non erano del tutto consapevoli se i
nuovi capi fossero fondamentalisti, neostalinisti, o gangsers mafiosi:
l’obiettivo prioritario era distruggere l’URSS, e minare l’influenza russa nel
Caucaso e nelle zone asiatiche. Curando “l’indipendenza” di queste ex
repubbliche sovietiche, gli US si proponevano soprattutto di creare regimi
clientelari, firmare contratti petroliferi e installare basi militari.
“L’autodeterminazione” era uno slogan transitorio verso una rapida
incorporazione nella nuova zona ad egemonia statunitense. La Russia sotto la
gestione clientelare di Yelsin accettò tutte queste acquisizioni “consigliate”
dai gangsters, dai miliardari mafiosi e dai più corrotti oligarchi della storia
recente.
L’impero US, dopo essersi inserito con la prima ondata di acquisizioni, si
mosse ancor più a fomentare una seconda ondata per appropriarsi di altri
territori autonomi della Russia, ancora più vicini ai centri strategici dello
stato russo. La Cecenia fu una scelta individuata con motivazioni storiche. Nel
1989, durante le sollevazioni islamiche sponsorizzate dagli US e l’invasione
della secolare repubblica afgana, sulla via delle riforme, Washington si unì
con Arabia Saudita, Pakistan ed altri stati mussulmani, incluso l’Iran, per
reclutare, finanziare e armare decine di migliaia di mussulmani fondamentalisti
da tutte le parti di Medio Oriente, Nord Africa, Caucaso meridionale e Asia del
Sud. Molti reclutati della Cecenia combatterono in Afganistan contro il Governo
afgano e i suoi alleati. Gli US in Afganistan ottennero una vittoria di Pirro:
indebolirono severamente il già precario stato Sovietico ma crearono una
quantità di reti di fondamentalisti islamici ben armati ed addestrati. Mentre
un settore delle forze islamiche andò ad opporsi agli US in Arabia Saudita, altrove, un altro gruppo, si prestava
alla strategia imperiale statunitense nello smembramento della Jugoslavia e
della Russia.
Migliaia di combattenti dalle armate di fondamentalisti dell’Afganistan
andarono in Bosnia, dove furono armati e finanziati dagli US per combattere
contro gli jugoslavi in favore degli stati separatisti sotto la tutela US.
Molti scrittori della sinistra hanno ignorato la presenza di questi ‘volontari’
che stavano ai margini delle pulizie etniche delle enclave serbe e che fecero
scoppiare l’ordigno terroristico nel principale mercato di Sarajevo, per
focalizzare l’opinione Occidentale sul ‘genocidio’ serbo. In seguito al
successivo smembramento delle principali regioni della Jugoslavia e alla
ripartizione dei nuovi mini-stati in clienti US e UE, gli Stati Uniti si
mossero per aggiungere nuove regioni all’impero. US e UE spalleggiarono
l’esercito di “liberazione” del Kossovo, prima finanziando, addestrando e
armando e poi dichiarando guerra contro quanto restava della Jugoslavia. I
ceceni hanno partecipato con le sedicenti ‘armate di liberazione del Kossovo’,
un gruppo diffusamente riconosciuto di terroristi che fu classificato come
criminale dall’Interpol, prima di diventare cliente di Washington. L’Uck era
finanziato da diverse “fonti interne”. In parte derivava i fondi dal controllo
delle rotte della droga dall’Asia meridionale e dal Medio Oriente e dal racket
sulla prostituzione in larga scala. Più tardi rastrellava dollari dai bordelli del Kossovo ‘liberato’. Oltre a
tutto ciò, rubò la terra, le imprese e la proprietà privata alla popolazione
serba espulsa e sottrasse miliardi di dollari dagli aiuti occidentali. Sotto la
protezione Nato, l’Uck perpetrò pulizia etnica su più di 200.000 residenti che
non appartenevano etnicamente all’Albania, che divenne di fatto uno stato
cliente, vivente sugli aiuti occidentali e con tutte le sue fabbriche e miniere
chiuse. La Halliburton, contraente US, costruì grandi basi militari nell’Europa
più meridionale, in Kossovo, in Bosnia, in Afganistan, in tutti i campi di
battaglia US nei quali Washington aveva sponsorizzato movimenti separatisti
sotto la copertura dell’autodeterminazione. Tutti questi stanno ora per essere
convertiti in stati clienti.
I separatisti ceceni svilupparono, in tutti questi conflitti, strette relazioni
di lavoro e un abile attività terroristica con gli US e l’Est Europa e
divennero beneficiari dell’aiuto diplomatico, politico e militare degli stati
Uniti (attraverso l’Arabia Saudita). Come quelli kossovari, i capi ceceni
vengono dalle fila della rete dei finanziamenti della mafia, e usano la
retorica nazionalista per coprire la gestione malavitosa. Per gli US una
vittoria dei terroristi ceceni diventerebbe un trampolino di lancio per
successivi smembramenti della Russia nella regione caucasica.
I ceceni, per affermare il loro potere, combinano le tattiche violente che
hanno appreso gestendo l’attività criminale in Russia con il terrorismo
fondamentalista praticato nella guerra afgana, nell’attaccare scuole rurali
femminili, decapitare maestri e
infermieri, tagliare gole e scuoiare vivi i prigionieri ‘Comunisti’.
Politica Occidentale
In risposta agli assalti terroristici dei Ceceni, tutti i media occidentali
hanno continuato a parlare di loro come ‘nazionalisti’, ‘militanti’, ‘ribelli’,
e come legittimi rappresentanti del popolo ceceno, anche dopo che hanno
massacrato centinaia di scolaretti. Nelle immediate conseguenze spiacevoli,
tutti i mezzi stampa e elettronici, dalla BBC al Guardian, Le Monde, New York
Times ecc. …hanno criticato la Russia per aver mancato di negoziare con i
terroristi - anche mentre i terroristi stavano assassinando i bambini e
piazzando esplosivi per massacrare questi ragazzini innocenti – Nulla rende
meglio il profondo impegno dei media per l’impero e per la causa dello
smembramento della Russia, che il loro sostegno ai terroristi, assassini di
massa. Il sostegno molto incivile e vile per le richieste dei terroristi, nel
mezzo del dolore nazionale e di un oltraggio internazionale, alla fine ha
portato lo stato russo a reagire con indignazione.
I media russi non hanno fatto eccezione. Molti dei media in mani private e dei
commentatori parteggiavano per il ritorno al periodo di servilismo e arricchimento yeltsiniano e hanno cercato
di screditare e distruggere il regime di Putin. Molti degli oligarchi
miliardari avevano stretti rapporti di lavoro con i capi ceceni, in
particolare Boris Berezovsky. Gli oligarchi
e i loro accoliti, nei media russi, hanno ripetuto la linea mediatica e
politica Occidentale di biasimare le forze di sicurezza russe piuttosto che i
terroristi ceceni. I testimoni oculari sopravvissuti hanno fatto vive
descrizioni di esplosioni e uccisioni prima delle operazioni di salvataggio
russe, smentendo così le bugie della copertura Occidentale.
In Inghilterra il governo britannico ha dato asilo ai principali capi
terroristi ceceni ricercati dalle autorità russe. Negli US ad uno dei capi
separatisti della Cecenia, Ilia Akhadov, è stato dato asilo lo scorso Agosto,
grazie agli ingenti sforzi dell’associazione di Zbigniew Brzezinsky e del
Segretario di Stato reaganiano Alexander Haig, principale sostenitore, negli
anni ’80, dell’invasione fondamentalista e della distruzione della secolare
repubblica afgana. L’ossessione di tutta una vita di Brzezinsky è stata lo
smembramento totale della Russia e la sua riduzione ad enclave feudali
controllate dall’Occidente per mezzo di oligarchi locali, comandanti e
gangster, come quelli che spalleggia in Cecenia. Brzezinsky, con i suoi
colleghi neoconservatori del National Endowment for Democracy ( la faccia
civile della Cia) ha conferito a questi ‘portavoce’ finanziamenti, comprendenti
indennità mensili, assicurazione medica, e rimborso spese di viaggio.
I governi US e UK ed il loro “fronte politico” hanno fornito un santuario ai
capi terroristi ceceni, in quanto parte della loro strategia per sostenere una
guerra di logorio contro la Russia e in particolare contro Putin; usando il
popolo ceceno come cavia. Il futuro di una Cecenia indipendente potrebbe essere
molto simile al Kossovo: uno stato cliente con una grande base militare US,
percorso da gangster e signori della guerra, trafficanti di
droga/prostituzione/armi, e profondamente coinvolto nel fomentare il terrorismo
separatista lungo i confini più
meridionali della Russia, segnatamente
nella Repubblica del Daghestan (che è multietnica e vicina alle ricchezze di
petrolio e di gas del Mar Caspio). Il nemico della Russia non è l’autonomia
della Repubblica Cecena ma uno stato
terrorista a regime malavitoso, controllato dalle forze di sicurezza US e
britanniche, teso a smembrare ancor più la Russia e a distruggere gli sforzi di
Putin di riformare lo stato russo.
Una delle possibili conseguenze non previste comunque è che la carneficina di
centinaia di scolari e genitori nella scuola pubblica di Belsan possa dare a
Putin la possibilità di liberarsi di tutti gli ufficiali della sicurezza
‘ereditati’ dal regime di Yeltsin. Ciò potrebbe portare Putin a creare una
nuovo modello di sicurezza efficiente, capace di fare a pezzi le bande e i
gangster (ceceni o di altre matrici) che hanno finanziato i terroristi. Più
importante, egli deve capire che l’imperialismo UK-US non è un partner contro
il terrore ma un complice dei terroristi nella loro missione di frammentare la
Russia e distruggerne la pubblica autorità.
Conclusioni
Per capire l’applicazione di Washington del principio di auto-determinazione
delle nazioni è richiesta una prospettiva critica di classe del concetto.
Washington la applica in casi come il Kossovo e la Cecenia, dove controlla le
forze clientelari, nonostante l’illegittimità politica del loro uso di metodi
terroristici. Per i costruttori dell’impero angloamericano
l’auto-determinazione è usata come uno slogan per smembrare gli stati avversari
in nuove mini-entità da trasformare in enclave o base militare e cliente
politico.
La questione fondamentale che deve essere posta, prioritaria rispetto
l’auto-determinazione, è quale sia la natura delle forze politiche e sociali
che sostengono l’auto-determinazione: fanno parte di un progetto nazionale o
sono semplici fantocci di una lotta di potere imperiale? (la Cecenia rientra
nell’ultimo caso, mentre l’Iraq e la Palestina rappresentano il caso di lotte
per l’indipendenza nazionale contro l’occupazione coloniale). Il sostegno
certamente irragionevole di molti nella sinistra ai gangster della Cecenia e
del Kossovo, in ordine a principi di auto-determinazione, senza aver analizzato
prima il contesto e le politiche, rivela la loro mediocrità e peggio, la loro
sottomissione servile alla propaganda imperiale.
La questione del giorno è l’espansione globale imperiale angloamericana -
direttamente attraverso guerre coloniali e indirettamente delegando i terroristi
“separatisti”. Gli assassini di massa in Cecenia avrebbero come minimo dovuto
provocare alcuni critici ripensamenti sulla questione di cosa è in gioco nella
Guerra Cecena, di chi le sta dietro, e chi ne aspetta dei benefici.
Negli US i principali sostenitori dei ‘separatisti’ ceceni sono gli stessi
neoconservatori che hanno promosso l’invasione dell’Iraq e sono sostenitori
incondizionati della pulizia etnica sionista in Palestina: Perle, Wolfowitz,
Ledeen, Feith, e Adelman tra gli altri. La ‘sinistra’ filo-cecena viaggia in
ben strana compagnia!
La doppia misura che US e UE applicano quando valutano il terrorismo è ancora
più eclatante nel caso dei capi terroristi della Cecenia. A Ilia Akmadov è
stato concesso asilo negli US a dispetto del fatto che gli investigatori della
sicurezza russi reclamassero di avere prove di legami di Akmadov con i capi del
terrorismo ceceno Aslan Maskhadov e il più noto Shamil Basayev. La Britannia ha
garantito asilo ad Akmed Zakayev, un portavoce di Maskhadov, ‘ministro della cultura’ del suo ‘governo di
opposizione’. I regimi occidentali dimostrano che quello che fanno i terroristi ceceni filo-occidentali - fosse
anche l’uccisione in massa di 150 bambini- non è un reato sufficientemente
brutale da richiedere l’estradizione.
La doppia politica dei regimi occidentali verso il terrorismo ruota sulla
questione verso chi è diretto il terrorismo. E’ un mito parlare, come
Washington fa, di una guerra nel mondo intero contro il terrore. US e UE in
passato e nel presente sostengono gruppi
terroristi in Kossovo, Afganistan, Cecenia, così come li sostennero
negli anni ‘80 in Nicaragua, Mozambico e Angola. Per Washington la questione
del terrore è subordinata alle più fondamentali questioni: Può indebolire
nemici o oppositori dell’impero? Può portare future basi militari? Si possono
riciclare i gruppi terroristici come poteri clientelari? Negli scorsi 13 anni
US e UE sono stati attivi nel fomentare movimenti separatisti nell’ex Unione
Sovietica, in Russia, in Jugoslavia affinché praticassero terrore e violenza
per assicurare le loro mire. Solo recentemente il Presidente Putin è arrivato a
realizzare che non c’è fine all’espansione imperiale, fino alla Piazza Rossa.
La sua cooperazione con Washington nel combattere il terrore diretto contro gli
US (Al Quaeda) non ha ottenuto il risultato di un reciproco aiuto per i
tentativi russi di battere il terrorismo nel Caucaso. La grande domanda è se
Putin sia desideroso o capace di ottenere una completa riabilitazione in
particolare della politica estera russa e una riabilitazione delle relazioni
russo-americane, che sono centrali per la lotta del Kremlino contro il
terrorismo.
Infine ci si può domandare come mai così tanti apparenti ‘progressisti’ e
‘intellettuali di sinistra’ ripetono la linea imperialista US
dell’auto-determinazione per la Cecenia? Non è un voler ignorare le forze
sociali in Cecenia? Essi semplicemente decontestualizzano le azioni
terroristiche e pongono principi astratti, fuori dalle pigre abitudini mentali?
O sono semplicemente piegati dall’incalzare dei loro colleghi dell’ala destra a
“sostenere concretamente l’autodeterminazione ovunque”? In ogni modo questi
filo-imperialisti sono incurabili: persino mentre i ceceni stavano perpetrando l’assassinio di massa
dei bimbi indifesi di Belsan, essi hanno biasimato….i russi, per non aver
accettato le richieste dei terroristi. Perché c’è questa reticenza nel
sostenere il tentativo di Putin di estromettere il terrorismo dai confini della
Russia? Può essere che tali progressisti abbiano più cose in comune con i loro governanti imperiali di
quanto si curino di ammettere, specialmente quando si tratta di questioni di
guerra e pace, di terrorismo e auto-determinazione?
Traduzione dall’inglese Bf