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I primi passi del “Fronte unito” contro Putin
di Elena Zemskova
7 ottobre 2004
Il sito internet russo “strana.ru” ha pubblicato la cronaca della
“storica” conferenza che ha visto confrontarsi, ai massimi livelli, gli
esponenti dell’opposizione a Putin, alla ricerca di una singolare piattaforma
comune di “sinistra-destra”. Tralasciamo ogni commento, lasciando ai lettori le
conclusioni.
Oggi a Mosca si è svolta la conferenza dal titolo “La riforma del
potere in Russia: che fare?”, in cui gli esponenti di “Mela” (è il più vecchio partito liberale russo,
diretto da G. Javlinskij, che ha operato una spettacolare, quanto insidiosa,
apertura nei confronti del PCFR, nota del traduttore), Unione delle forze di destra
(SPS), PCFR, insieme ai leader delle organizzazioni sociali “Libera Russia” e
“Per una vita dignitosa” Irina Khakamada e Serghey Glazyev (recentemente uscito dal Partito “Rodina”,
che, insieme al suo attuale leader Rogozin, aveva contribuito a fondare e a
posizionare su una linea non pregiudizialmente ostile a Putin, nota del
traduttore) hanno nuovamente
affrontato le prospettive dell’unità tra le forze di opposizione, senza
peraltro concludere un accordo definitivo.
Coprendo abbondantemente di critiche il nuovo corso politico, i rappresentanti
dell’opposizione si sono posti il secolare interrogativo russo “che fare?”.
Anche se tutti si sono richiamati alla necessità dell’unità, hanno comunque
suscitato grande discussione le diverse forme che potrebbe assumere l’azione
comune. Il “numero due” di “Mela” Serghey Mitrokhin ha posto la questione del
modo come sopravvivere nelle nuove condizioni. “Ormai da tempo viviamo in
condizioni diverse, ma continuiamo ad agire come nel passato”, - ha affermato.
I metodi di contrapposizione al potere preferiti dai democratici – gli appelli
alle istanze superiori della magistratura – danno solo visibilità alla lotta.
Mitrokhin ha invitato l’opposizione a ricordare e a utilizzare come arma
l’esperienza del movimento dissidente. “Le azioni comuni dell’opposizione
devono fondarsi su due principi: l’assistenza e il sostegno reciproci, - ha
chiarito.
I democratici devono trasformarsi in opposizione extraparlamentare e utilizzare
attivamentenel loro arsenale i
metodi “della piazza”, lavorando a diretto contatto con la popolazione (C’è da dire che, pochi giorni dopo, queste
raccomandazioni di stampo “sorosiano”
venivano messe in pratica, attraverso la convocazione, il 14 ottobre, di una
provocazione davanti all’ambasciata a Mosca della Bielorussia antimperialista:
ben 20 manifestanti russi e bielorussi di gruppi filoccidentali e
“alternativi”, convocati proprio dal partito “Mela”, invocavano a gran voce
l’intervento delle “democrazie” occidentali per “estirpare dal corpo
dell’Europa” il “dittatore Lukashenko” alleato della Russia e del “tiranno
Putin”, nota del traduttore).
Il segretario del consiglio politico dell’Unione delle forze di destra (l’SPS che raccoglie i più screditati e
odiati personaggi del decennio eltsiniano, come Ciubays, Gaydar, Nemtsov e
quello che resta della “famiglia”, nota del traduttore) Boris Nadezhdin si è dichiarato in
disaccordo con il collega di “Mela”. A suo parere, l’opposizione dovrebbe agire
con trasparenza e chiarezza. Ciò significa che il compito principale
dell’opinione pubblica democratica dovrebbe essere quello di elaborare una
strategia alternativa per la Russia nel contesto delle minacce del XXI secolo.
Secondo Nadezhdin, i democratici e le sinistre potrebbero trovare l’unità su tre
valori fondamentali: la democrazia, intesa come potere popolare, la
competizione politica e le libertà civili. Egli ha dichiarato la necessità di
convocare un “forum nazionale delle forze di opposizione” allo scopo di
preparare una risposta “sul piano concettuale” alle minacce del nuovo secolo.
“Il risultato del lavoro del forum dovrebbe essere la stesura delle tesi, che
potrebbero essere sottoscritte da tutte le forze di opposizione”, - ha detto
Nadezhdin.
A parere della presidentessa del comitato organizzativo di “Libera Russia”
Irina Khakamada, la coalizione di opposizione potrebbe essere formata sulla
base di un progetto sociale liberale. “L’asse portante di tale progetto
dovrebbe essere costituito dall’offerta di eguali opportunità a tutti i cittadini”,
- ha chiarito Khakamada, che ha poi dichiarato di essere pronta ad unirsi con
qualsiasi partito d’opposizione a qualsiasi condizione. “Limoni” e “mele”
devono crescere su un unico albero”, - ha affermato.
Il leader di “Nuove Destre” Vladimir Shmeliov ha cercato invece di raffreddare
l’ardore pseudorivoluzionario dei colleghi dello schieramento democratico. “I
richiami ad unirsi con sinistre e destre estreme assumono il significato di un
appello alla rivoluzione “leninista”, che, in fin dei conti, è peggio della
“verticale” del potere”, - ha dichiarato. Shmeliov ha sottolineato che i
democratici dovrebbero tenersi alla larga da piani che prevedono la formazione
di una coalizione, ma semmai avviarsi sulla strada della creazione di un
“partito unificato nazionale di destra”. A definire la piattaforma del nuovo
partito concorrerebbero le idee “di destra”. Secondo Shmeliov, metà dei
cittadini russi sostiene inconsapevolmente “opinioni di destra”. “Dobbiamo
aiutare la popolazione a raggiungere la consapevolezza dei suoi autentici
interessi, e per ottenere ciò dobbiamo lavorare maggiormente “sul campo”, - ha
detto. Inoltre, Shmeliov ha rilevato che nella nuova struttura potrebbero
entrare i rappresentanti dei più svariati movimenti politici.
Anche il segretario del C.C. del Partito Comunista della Federazione Russa
Vadim Solovyev ha sostenuto l’idea
della formazione di una coalizione delle forze d’opposizione. “I comunisti e i
democratici hanno orientamenti ideologici differenti, ma noi non desideriamo
certo che si ripeta l’esperienza della Germania del ’33, dove l’incapacità a
raggiungere un’intesa, dimostrata da comunisti e socialdemocratici, ha portato
al potere gli “hitleriani”, - ha affermato.
Secondo il deputato della Duma di Stato Serghey Glazyev, una forma di
autorganizzazione delle forze di opposizione potrebbe essere rappresentata
dalla convocazione di un referendum in difesa degli interessi dei cittadini
russi. Secondo il deputato, al referendum dovrebbero essere proposti tre
quesiti di fondo: sul mantenimento delle garanzie sociali, sulla realizzazione
dei diritti politici e sulla confisca delle rendite derivanti dalle risorse
naturali. “La necessità della confisca delle rendite da risorse naturali non
piace a tutti, ma tale idea è sostenuta fortemente dal popolo”, - ha fatto
notare Glazyev. Ha poi preso la parola Boris Nadezhdin: “Ma non si potrebbe
escludere il quesito sulla rendita da risorse naturali, proponendo solo quello
relativo ai diritti politici?”. Glazyev ha insistito: “Senza tale proposta il
referendum si trasformerebbe in un’iniziativa populistica”.
Nei corridoi Seghey Glazyev ha dichiarato ai giornalisti di avere già avviato
trattative per unire le forze di diversi partiti politici, in vista della
convocazione del referendum. “Ci sono possibilità di ottenere il sostegno del
PCFR (che ha poi rifiutato,
probabilmente per non pregiudicare il dialogo con le forze liberali, nota
del traduttore) e “Mela”. Non
contiamo sull’Unione delle forze di destra, sapendo quali sono i nostri
rapporti con Ciubays”. Secondo il deputato, il referendum dovrebbe essere
convocato nell’autunno del prossimo anno.
Traduzione dal russo di Mauro Gemma