“Pora” si avvicina a Mosca
I radical-liberali russi sono già in contatto con il movimento ucraino
di Anastasja Kornja
“Nezavisimaja Gazeta”
10 dicembre 2004
L’articolo di cui proponiamo la traduzione potrebbe sembrare una velenosa insinuazione del “regime di Putin” nei confronti della propria opposizione interna. Un’insinuazione simile a quelle (di segno contrario) a cui ci ha abituato la propaganda di casa nostra funzionale agli interessi dell’imperialismo (ce n’è per tutti i gusti, di destra, di centro e di sinistra), quando, per giustificare interferenze, sanzioni, embarghi e guerre “umanitarie”, “esibisce le prove” dell’ “avvelenamento di Juschenko”, delle “violazioni dei diritti umani da parte di Castro e Chavez”, delle “crudeltà dei comunisti cinesi e vietnamiti” o dei “rapimenti di oppositori di Lukashenko”.
In realtà, questo articolo è apparso su uno dei più diffusi organi di stampa
dell’opposizione liberale russa a Putin, “Nezavisimaja Gazeta”, finanziata dal
magnate Berezovskij, tra i principali responsabili del saccheggio dell’economia
russa nel decennio di “libertà” garantito da Boris Eltzin e oggi “in esilio” a
Londra.
“Nezavisimaja Gazeta” ha simpatizzato apertamente per la “rivoluzione arancione” fin dal primo giorno.
Dall’articolo emergono chiaramente i legami esistenti tra gli ambienti politici vicini alla borghesia compradora russa e gli autori del colpo di stato in Ucraina.
Non sfuggirà neppure ai lettori il tono dell’appello lanciato dai sostenitori russi di “Pora” alla gioventù russa perché “si sollevi” e si rechi in massa a Kiev. Tanto paga qualcun altro!
M.G.
La dichiarazione di Julja Timoshenko in merito alla sua disponibilità a trasmettere “gli ideali arancioni” ai russi non stanno più solo sulla carta. Nei “media” è apparsa l’informazione circa l’apparizione in Russia di filiali dell’organizzazione “Pora”, promotrice dei metodi rivoluzionari di lotta in Ucraina. I suoi seguaci russi hanno già trovato le denominazioni “Pora Rossa” e “Mosca Arancione”, anche se al Ministero della Giustizia negano che siano state registrate organizzazioni con tali nomi. Ma i rappresentanti dei partiti e dei movimenti liberali affermano di avere già iniziato a coordinare le loro azioni con i rivoluzionari ucraini.
L’informazione sull’apparizione in Russia di strutture chiamate “Pora Rossa”,
“Pora Russa” e “Mosca Arancione” è apparsa in alcuni siti, che stanno
propagandando l’attività dell’opposizione ucraina, e in particolare proprio in
quello di “Pora”. Rappresentanti delle nuove organizzazioni hanno pubblicato un
proclama “agli onesti giuristi, politici, avvocati, deputati, uomini d’affari,
imprenditori, banchieri, giornalisti, editori, fotografi, cineoperatori,
scrittori russi”, in cui si fa appello a partecipare ad azioni dirette ad
ottenere l’ “impeachment” di Vladimir Putin. I nomi e i numeri di telefono
degli autori non sono stati indicati, e non è stato possibile collegarsi
elettronicamente con essi.
Al dipartimento del Ministero della Giustizia per le questioni delle
associazioni sociali e religiose è stato comunicato al nostro giornale che non
risulta la registrazione di alcuna organizzazione sociale o “no profit” dal
nome “Pora”. Ma ciò non esclude la possibilità di una sua apparizione in una delle
regioni, con lo status di organizzazione sociale regionale, anche se tale
variante è ritenuta poco probabile.
(…) In ogni caso, i liberali moscoviti non negano di avere già avviato
consultazioni con i rivoluzionari ucraini. E’ così che un gruppo di “jablocniki”
(seguaci del partito liberale “Mela”, nota
del traduttore), guidato dal
leader dell’organizzazione giovanile Ilja Jashin, si è recato in Ucraina per
partecipare alle azioni sul “Majdan” (i moscoviti agitavano il tricolore russo,
listato con i colori arancione). Hanno collaborato a Kiev con gli oppositori
anche i membri del consiglio politico dell’Unione delle forze di destra Ivan
Starikov e Boris Nemtsov. Stando alle affermazioni di Ilja Jashin, in questo
momento le “idee arancione” circolano in Russia a livello di maturazione delle
coscienze. Al momento attuale non sarebbero ancora state investite risorse
organizzative e finanziarie. Nessuno ha ancora trasferito in Russia istruttori
dall’Ucraina e dalla Bielorussia, per la semplice ragione che essi sono
attualmente tutti impegnati in Ucraina. “Cominciano a farsi sentire attivisti,
piccoli gruppi di iniziativa studentesca che, in linea di principio, non sono
ostili”, -spiega Jashin, - ma al momento il principale interlocutore in Russia
dell’organizzazione “Pora” rimane “Mela” giovanile, che, nell’immediato futuro,
conta di svolgere una parte da protagonista nel movimento giovanile unitario di
opposizione. Ma, almeno per ora, non sono previste azioni in Russia. Tutti
devono stare a Kiev.
Jashin ricorda che a Volgograd la scorsa settimana è stato notato un gruppo di
giovani particolarmente attivi con sciarpe arancione al collo: essi hanno
bloccato il palazzo dell’organizzazione locale del partito “Russia unitaria”,
hanno infranto i vetri dell’edificio e hanno scagliato arance sulle insegne
dell’entrata, senza che la polizia sia stata in grado di fermare uno solo dei
manifestanti.
Contemporaneamente, nel sito del Congresso civile panrusso “La Russia per la
democrazia, contro la dittatura” è apparso un appello agli studenti con
l’esortazione a recarsi, in previsione del terzo turno elettorale, a Kiev, per
sostenere gli oppositori: “Studente! Studentessa! Sveglia! E’ venuto il momento
di sollevarsi! E’ venuto il momento di dare un senso alla vita! Stiamo formando
una squadra che tra tre giorni sarà a Kiev, per prendere parte alla Storia, che
si plasmerà davanti ai tuoi occhi. Unisciti ai tuoi coetanei. Affrettati! Il
viaggio lo finanziamo noi”.
A tal proposito, ricordiamo che anche gli attivisti di “Pora” hanno tratto
frutto dall’esperienza dell’analoga organizzazione serba “Otpor” e di quella
georgiana “Kmara” (“Basta!”).
Traduzione dal russo di Mauro Gemma