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Un’ondata di proteste sociali investe la Russia

 

Il dibattito tra i comunisti russi sui possibili sbocchi del movimento

a cura di Mauro Gemma

 

Un’ondata di manifestazioni di protesta sociale ha investito la Russia dall’inizio dell’anno, dopo la decisione del governo Fradkov di revocare, in cambio di un’inadeguata compensazione monetaria, le agevolazioni sociali che permettevano a diverse categorie di pensionati di usufruire gratuitamente di servizi pubblici, in particolare di quello dei trasporti urbani.


Centinaia di migliaia di anziani (300.000 secondo il leader comunista Zjuganov), a cui si sono uniti manifestanti delle generazioni più giovani, hanno riempito le piazze di decine di centri del paese. Le manifestazioni sono state particolarmente vivaci (anche con blocchi stradali e tensione con la polizia senza, comunque, esiti particolarmente drammatici, a parziale conferma della scelta di una “linea morbida” da parte dell’amministrazione russa, che, negli ultimi giorni, ha manifestato alcuni segnali di apertura al “dialogo” con il movimento) a Mosca, a San Pietroburgo e nelle altre grandi città, dove ovviamente le spese per i trasporti incidono maggiormente.

Alla guida della protesta, in generale, si sono trovate le organizzazioni sociali dei pensionati e degli invalidi. Massiccia è stata la presenza delle organizzazioni locali del Partito Comunista della Federazione Russa (PCFR) (un dato almeno apparentemente confortante), del blocco “Rodina” e di altre più piccole organizzazioni comuniste e di classe (delle più disparate tendenze), che hanno nei pensionati un tradizionale serbatoio di militanti e di voti. Tra i manifestanti non mancavano numerosi elettori del presidente russo e del partito di governo “Russia Unitaria”.

Seppur minoritaria (per ora almeno), si è fatta sentire anche la presenza di alcuni settori dell’opposizione liberista (in particolare il partito “Mela”) che, sebbene tradizionalmente abbiano sempre auspicato la fine dell’ “assistenzialismo” (non è un caso che l’iniziativa legislativa sia partita dai ministri “liberali” del governo in carica, notoriamente in sintonia con i programmi economici dell’opposizione radical-liberista), oggi tentano di cavalcare demagogicamente la protesta: l’obiettivo di costoro è quello di creare (utilizzando largamente il controllo di parte consistente della stampa e gli appoggi all’estero) le condizioni per conquistare posizioni di forza nel movimento in corso, cercando di imprimergli una linea simile a quella che, in Ucraina, ha portato al potere gli uomini della borghesia “compradora” più fedeli agli interessi occidentali, e di provocare in tal modo il ritorno ai posti di comando delle cordate oligarchiche (Khodorkovskij, Gusinskij, Berezovskij, ecc.), di volta in volta emarginate negli anni della presidenza di Putin e duramente colpite dalla sostanziale rinazionalizzazione di una quota cospicua del settore energetico.

Come si vede, la situazione è aperta a sbocchi imprevedibili.

Ed è proprio sui possibili sbocchi dell’attuale imponente movimento che si è aperto un vivace ed anche drammatico confronto tra i diversi settori del movimento comunista russo, di cui i contributi che proponiamo costituiscono una testimonianza.


M.G.




LA POSIZIONE DEL PCFR. ZJUGANOV INTERVIENE NEL CORSO DI UNA TRASMISSIONE DELLA RADIO “ECO DI MOSCA”


Alcuni stralci della sintesi dell’intervento del leader comunista a cura di Serghey Obukhov

http://www.kprf.ru

19 gennaio 2005



Fin dal primo momento il partito si è battuto contro la “monetizzazione delle agevolazioni speciali”

Il presidente, il governo, “Russia Unitaria”, approvando la legge sulla cosiddetta monetizzazione, hanno voluto punire la più eroica delle generazioni: i veterani, gli eroi, i combattenti, i volontari di Cernobyl, i lavoratori del Nord. Hanno punito tutti coloro che hanno contribuito a costruire e a creare la nostra potenza. Essi non sono solo stati puniti, ma anche maltrattati e umiliati.

Il PCFR fin dal primo momento si è battuto contro i piani di “monetizzazione delle agevolazioni speciali”. Il nostro partito ha cercato di affrontare questo problema nella sua complessità. Abbiamo immediatamente richiesto di rivedere la privatizzazione. Abbiamo chiesto che venissero restituiti tutti i depositi svalutati. Nella seconda Duma abbiamo proposto alcune leggi di difesa sociale, che avrebbero garantito il sostegno ai settori più diseredati della popolazione. In questo caso, in realtà, non stiamo affatto parlando di sussidi speciali, ma piuttosto di una remunerazione modesta per un lavoro titanico, della dignità e del valore di un’intera generazione. Ma oggi “Russia Unitaria”, il governo Putin-Fradkov confiscano in modo cinico tali sussidi, e dicono: ecco 200 rubli e adesso arrangiatevi.

 

(…)

 

Il PCFR alla testa della protesta popolare

Il Comitato centrale del PCFR ha cercato di farsi interprete delle risoluzioni e delle prese di posizione dei partecipanti a tutte le manifestazioni, che negli ultimi giorni si sono svolte nel paese. Noi conosciamo gli umori e le rivendicazioni di coloro che protestano direttamente dalla loro viva voce. Ad esempio, per tre giorni consecutivi, i comunisti pietroburghesi insieme a molte organizzazioni sociali a Leningrado hanno attuato manifestazioni e picchetti, hanno percorso in corteo la Prospettiva Nevskij, hanno trattato con l’amministrazione cittadina, sostenendo le richieste di chi protestava. Così è avvenuto anche nel resto del paese.

In base al mandato ricevuto dalle risoluzioni approvate nel corso delle azioni di protesta, il PCFR esige, in primo luogo, di revocare immediatamente la legge. Tale legge è immorale e infame. Secondo: i sussidi vanno ripristinati. Non sono sussidi, ma una modesta aggiunta al salario. Terzo: garantire a ciascuno un salario e una pensione non inferiori al minimo vitale. Quarto: costringere alle dimissioni il governo Putin-Fradkov, che non solo non si è confrontato fino ad ora con Beslan e le sue conseguenze, ma ha addirittura creato una Beslan sociale nel paese. Il risultato della politica economico-sociale del regime è che ogni anno muore circa un milione di cittadini.

Dicono che il governo non ha soldi, quando hanno quattrini a bizzeffe. Noi esigiamo solo che ad ogni dipendente statale sia garantito un salario normale. Un insegnante, un medico, un militare devono ricevere come minimo 8-10.000 rubli. Ecco le richieste concrete che vengono dal PCFR, alla testa del grande movimento di protesta.


Il PCFR esige le dimissioni del governo Putin-Fradkov


Per iniziativa del Presidium del Comitato centrale del PCFR, alla Duma è iniziata la raccolta di firme per richiedere le dimissioni del governo. Ritengo realistico che si possa raccogliere i 90 voti necessari ad iniziare la procedura del voto di sfiducia. Mi sembra che i deputati di “Rodina” siano intenzionati a sostenere l’iniziativa del PCFR. Dopo Beslan, “Rodina” aveva già tentato di porre la questione, scagionando però il presidente. Già allora dissi a Rogozin: la richiesta di dimissioni non deve essere rivolta al governo Fradkov, ma al governo Putin. E’ proprio Putin che dirige metà dei ministeri e che porta la responsabilità, che firma queste leggi.

Ritengo che occorra formare un governo degli interessi nazionali, un governo di fiducia popolare. Senza una pressione di massa dal basso non è possibile ottenere ciò. Una sola volta, dopo la crisi del 1998, venne formato un tale governo, in cui entrarono esponenti del PCFR.

Sono sicuro che oggi la richiesta di dimissioni del governo verrà firmata da molti deputati indipendenti. Mentre Zhirinovskij, come sempre, aspetta ordini dal Cremlino.

A mio avviso, in presenza di ciò che sta avvenendo nel paese, è difficile difendere questo governo. Anche perché è stato formato in presenza di una violazione della Costituzione. Hanno gridato che si doveva creare un governo di professionisti. Ma dove sta la professionalità?


(…)

Solo la pressione dal basso porterà a cambiamenti

Viene posta la domanda: perché il PCFR non dà avvio alle procedure di impeachment del presidente? A giudicare dagli umori nelle manifestazioni, tra le masse ci sarebbero le condizioni.

Putin è stato eletto da poco. Esisteva un credito di fiducia, ma diminuisce a vista d’occhio. Non prende una sola decisione corretta. Nell’anno del sessantesimo anniversario della Vittoria, questa Beslan sociale è semplicemente una decisione vergognosa.

Ogni giorno che passa è sempre più difficile per “Russia Unitaria” difendere le proprie leggi sfrontate. Esiste la logica elementare della politica. Ricordate che cosa hanno detto agli elettori Sliska, Gryslov e Shoygu? “Garantiamo che vi difenderemo, che risponderemo per ogni nostra azione.” Ma cosa hanno combinato? Hanno venduto la terra, hanno tolto i sussidi più elementari, non hanno sostenuto né l’industria, né la scienza, né l’agricoltura. Gli introiti in petrodollari sono enormemente aumentati. Ma dove sono finiti i soldi? Le riserve aurifere ammontano a 124 miliardi di dollari e 20 miliardi di dollari sono sul Fondo di stabilizzazione. In tutto 144 miliardi di dollari. Nelle riserve si trovano fondi maggiori dell’intero bilancio del 2005. Eppure continuano a dire: non ci sono i soldi né per gli asili nido, né per l’istruzione, né per gli anziani e neppure per gli eroi.

Ora senza una possente pressione dal basso, senza azioni di protesta, manifestazioni, meeting, non è possibile favorire la formazione di un governo, che si prenda cura dei lavoratori, degli studenti, dei pensionati, degli insegnanti, dei militari. Scendete nelle piazze e sostenete le rivendicazioni del PCFR

(…) Le organizzazioni regionali del partito, gli attivi di protesta nelle diverse località propongono per il 15 febbraio un’azione nazionale contro questo sopruso sociale e lo stato di polizia, per la formazione di un governo degli interessi nazionali, di fiducia popolare. Senza un potente sostegno popolare non è possibile ottenere cambiamenti, perché alla Duma siede “Russia Unitaria”, che preme ogni pulsante venga indicato dal Cremlino.


Il PCFR è pronto alle alleanze. E, in effetti, attorno al partito si è creato un ampio schieramento unitario. In esso confluiscono il Movimento a sostegno dell’esercito di Iliukhin, l’Unione Agro-Industriale di Kharitonov, “Patria” di Kondratenko, organizzazioni femminili, studentesche e giovanili. Con “Mela” abbiamo già effettuato alcune azioni comuni. Ad esempio, ci siamo battuti insieme alla Corte Suprema per elezioni oneste.

L’ultima volta che abbiamo fatto fronte comune con “Mela” è stato in occasione della presentazione della sfiducia al precedente governo. Con l’Unione delle forze di destra (SPS), invece non attueremo alcuna azione comune, perché in quel partito sta Ciubajs ed altri a lui simili. Per quanto riguarda i “limonovzi” (
i seguaci di Limonov, leader dei nazi-comunisti del “Partito nazional-bolscevico”, nota del traduttore) occorre dire che tra essi si trovano non pochi giovani onesti e meritevoli, che vengono processati solo perché difendono con energia gli interessi degli anziani e della gioventù. Noi siamo pronti ad unirci con tutti i movimenti patriottici dei veterani e dei militari, al fine di salvare il paese e garantire una vita normale ai nostri cittadini
(la grassettatura è del traduttore).

 

 

 

PERCHE’ I PENSIONATI SI SONO SOLLEVATI


di Dmitrij Jakushev

http://left.ru/2005/1/yakushev118.phtml

tratto dal settimanale internet “Levaja Rossija”.

Traduciamo la prima parte dell’articolo scritto dall’autorevole studioso marxista russo


Di gran carriera, si può dire, è iniziato il 2005. In tutto il paese è dilagata un’onda di azioni molto dure e decise dei pensionati, che si sono quasi trasformate in una rivolta. La causa diretta è rappresentata dalle agevolazioni speciali. E, in particolare, dal privilegio più diffuso ed efficace, che dava diritto ai pensionati di utilizzare gratuitamente i trasporti urbani. Secondo la nuova legge, la questione è stata del tutto demandata alla competenza delle regioni e, naturalmente, si è trasformata in un fiasco, dal momento che o le compensazioni non ci sono state, o queste hanno coperto una parte minima delle esigenze derivanti dall’uso dei mezzi di trasporto.

Una situazione particolarmente grave e vergognosa si è verificata a Mosca, quando l’accesso ai mezzi di trasporto cittadino e al metro è stato impedito ai pensionati della cintura periferica. Dal 1 gennaio, per entrare nelle stazioni della metropolitana, la gente ha dovuto affrontare i massicci posti di blocco attuati dagli operatori della rete dei trasporti e dalla milizia, che chiedevano i documenti ai pensionati, costringendoli a pagare, qualora non disponessero dei lasciapassare concessi dall’amministrazione moscovita. Il colpo è stato veramente doloroso.

Ma la questione, naturalmente, non riguarda solo le agevolazioni. La perdita del trasporto gratuito è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Materiale incandescente si è accumulato per tutto il 2004, quando, nonostante la crescita economica e una favorevole congiuntura petrolifera, si è assistito ad un repentino peggioramento dei livelli di vita. La causa è stata l’inflazione, che ha fortemente superato la crescita dei salari e delle pensioni. Secondo i dati del Ministero per lo sviluppo economico (il baluardo del neoliberalismo, diretto da Gref), l’inflazione nel 2004 si è avvicinata al 12%, sebbene, nelle previsioni  del governo, sarebbe dovuta assestarsi a meno del 10%. Ancora più velocemente sono cresciuti i prezzi dei prodotti di maggior consumo. Il pane nel corso dell’anno è diventato più caro del 17%, la carne di più del 25%, le uova quasi del 40%. Per personale esperienza fatta nei negozi, posso testimoniare che l’aumento reale dei prezzi è stato ancora più consistente.

Quando a questi aumenti si è sovrapposta anche la revoca della gratuità dei trasporti, è subito scoppiato l’incendio. Che non è ancora stato domato. La partecipazione massiccia alle manifestazioni e ai blocchi degli ultimi giorni rappresentano una vera protesta con un minimo di organizzazione garantita dai vari consigli dei veterani, dalle organizzazioni degli invalidi, ecc. E’ un pronunciamento concreto proprio di quella stessa società civile, che da tempo cercano di indagare gli specialisti della politica. Ed è proprio vero che abbiamo una società civile ben più consistente del ristretto giro degli oligarchi. Fino ad oggi essa ha taciuto, perché ha sostenuto in pieno il potere. Ma quando improvvisamente il potere ha deciso di farsi beffe della gente, allora ha ricevuto una risposta appropriata da parte dei propri cittadini.

La particolare durezza delle azioni dei pensionati si spiega anche con il fatto che, nel corso degli ultimi anni, il livello delle loro condizioni era un poco migliorato. La pensione media, con l’aggiunta delle agevolazioni, era certo modesta, ma oltrepassava la soglia del minimo vitale. La gente aveva appena maturato qualche speranza, che è venuta nuovamente a trovarsi ai limiti della precarietà, con lo spettro della condanna all’accattonaggio e all’alcolismo. La soglia, oltre la quale il pensionato in Russia è costretto a chiedere l’elemosina, è di 100-300 rubli (5-10 dollari). E dopo la revoca di alcune agevolazioni, prima di tutto il trasporto cittadino gratuito, molti stanno varcando questo limite. E in tal caso, è ovvio che la gente riempia le piazze.

Ma come è possibile che succeda che, pur in presenza di una crescita economica e di una situazione abbastanza favorevole, le condizioni di vita subiscano improvvisamente un tracollo? Ecco come. L’inflazione più elevata non è legata tanto alle dinamiche del mercato, quanto alle azioni premeditate delle corporazioni petrolifere che hanno alzato i prezzi della benzina del 40% nel 2004. In tal modo, la benzina in Russia è stata equiparata nel prezzo alla benzina negli USA, e a volte è risultata anche più cara. E questo sebbene gli USA importino il petrolio. Qualificare tali azioni diversamente dal sabotaggio non è possibile. E’ significativo che lo stato, attraverso il ministero antitrust diretto da “Mela” (il ministro Artemyev è del partito “Mela”) si sia limitato ad  allargare le braccia e a piangere, affermando che non  si poteva fare nulla.

Se vogliamo dare alle cose il loro nome, allora bisogna fare riferimento al tentativo del grande capitale “compradore”, che controlla la quota più consistente dell’economia russa, di provocare un’esplosione sociale con l’obiettivo di estromettere il presidente Putin. In questa situazione, l’approvazione da parte di Putin della legge sulla “monetizzazione delle agevolazioni” è simile a un suicidio politico. Il vero capitale di Putin sta nella sua attuale contrapposizione agli ambienti affaristici “compradori”: è rappresentato dal sostegno di massa, vale a dire il sostegno della vera società civile. Senza tale sostegno, la fine per Putin diventa solo questione di tempo, e non ci sarà né FSB né procura in grado di soccorrerlo.


Ma perché allora Putin ha accettato la revoca delle agevolazioni? In realtà, ciò non rappresenta altro che la continuazione della politica del galleggiamento e del gioco su due tavoli, poiché, mentre da un lato, si verifica una crescita del ruolo economico dello stato in alcuni settori chiave, fino a giungere alla nazionalizzazione di fatto della più forte compagnia petrolifera, dall’altro, continuano a rimanere al potere figure come Gref e Illarionov. Ebbene, tutti gli ultimi avvenimenti dimostrano che si è esaurita la fase della politica del galleggiamento. Continuandola, Putin
è destinato inevitabilmente a subire un rovescio. E dovrebbe essere assolutamente evidente allora che dalla caduta di Putin potrebbero trarre giovamento solo i “compradori”, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero per la Russia.


E’ chiaro che, in tali condizioni, qualsiasi tentativo di alleanza con i neoliberali e i “compradori” da parte di coloro che si definiscono comunisti, rappresenterebbe un aperto tradimento. Perché noi ci rapportiamo con Putin da fronti contrapposti. Se Putin dovesse essere fatto cadere dalla borghesia compradora, per noi sarebbe la morte. Di quale alleanza si va blaterando allora? Nell’attuale situazione, qualsiasi alleanza con la borghesia compradora è un inganno, mediante il quale i “compradori” stanno strumentalizzando anche i comunisti
(la grassettature è del traduttore).

(…)

 

Traduzioni dal russo