Un’ondata di proteste sociali investe la Russia
Il dibattito tra i comunisti russi sui possibili sbocchi del movimento
a cura di Mauro Gemma
LA POSIZIONE DEL PCFR. ZJUGANOV INTERVIENE NEL CORSO DI UNA TRASMISSIONE
DELLA RADIO “ECO DI MOSCA”
Alcuni stralci della sintesi dell’intervento del leader comunista a cura di
Serghey Obukhov
19 gennaio 2005
Fin dal primo momento il partito si è battuto contro la “monetizzazione delle
agevolazioni speciali”
Il presidente, il governo, “Russia Unitaria”, approvando la
legge sulla cosiddetta monetizzazione, hanno voluto punire la più eroica delle
generazioni: i veterani, gli eroi, i combattenti, i volontari di Cernobyl, i
lavoratori del Nord. Hanno punito tutti coloro che hanno contribuito a
costruire e a creare la nostra potenza. Essi non sono solo stati puniti, ma
anche maltrattati e umiliati.
Il PCFR fin dal primo momento si è battuto contro i piani di “monetizzazione
delle agevolazioni speciali”. Il nostro partito ha cercato di affrontare questo
problema nella sua complessità. Abbiamo immediatamente richiesto di rivedere la
privatizzazione. Abbiamo chiesto che venissero restituiti tutti i depositi
svalutati. Nella seconda Duma abbiamo proposto alcune leggi di difesa sociale,
che avrebbero garantito il sostegno ai settori più diseredati della
popolazione. In questo caso, in realtà, non stiamo affatto parlando di sussidi
speciali, ma piuttosto di una remunerazione modesta per un lavoro titanico,
della dignità e del valore di un’intera generazione. Ma oggi “Russia Unitaria”,
il governo Putin-Fradkov confiscano in modo cinico tali sussidi, e dicono: ecco
200 rubli e adesso arrangiatevi.
(…)
Il Comitato centrale del PCFR ha cercato di farsi
interprete delle risoluzioni e delle prese di posizione dei partecipanti a
tutte le manifestazioni, che negli ultimi giorni si sono svolte nel paese. Noi
conosciamo gli umori e le rivendicazioni di coloro che protestano direttamente
dalla loro viva voce. Ad esempio, per tre giorni consecutivi, i comunisti
pietroburghesi insieme a molte organizzazioni sociali a Leningrado hanno
attuato manifestazioni e picchetti, hanno percorso in corteo la Prospettiva
Nevskij, hanno trattato con l’amministrazione cittadina, sostenendo le
richieste di chi protestava. Così è avvenuto anche nel resto del paese.
In base al mandato ricevuto dalle risoluzioni approvate nel corso delle azioni
di protesta, il PCFR esige, in primo luogo, di revocare immediatamente la
legge. Tale legge è immorale e infame. Secondo: i sussidi vanno ripristinati.
Non sono sussidi, ma una modesta aggiunta al salario. Terzo: garantire a
ciascuno un salario e una pensione non inferiori al minimo vitale. Quarto:
costringere alle dimissioni il governo Putin-Fradkov, che non solo non si è
confrontato fino ad ora con Beslan e le sue conseguenze, ma ha addirittura
creato una Beslan sociale nel paese. Il risultato della politica
economico-sociale del regime è che ogni anno muore circa un milione di
cittadini.
Dicono che il governo non ha soldi, quando hanno quattrini a bizzeffe. Noi
esigiamo solo che ad ogni dipendente statale sia garantito un salario normale.
Un insegnante, un medico, un militare devono ricevere come minimo 8-10.000
rubli. Ecco le richieste concrete che vengono dal PCFR, alla testa del grande
movimento di protesta.
Il PCFR esige le dimissioni del governo Putin-Fradkov
Per iniziativa del Presidium del Comitato centrale del PCFR, alla Duma è
iniziata la raccolta di firme per richiedere le dimissioni del governo. Ritengo
realistico che si possa raccogliere i 90 voti necessari ad iniziare la
procedura del voto di sfiducia. Mi sembra che i deputati di “Rodina” siano
intenzionati a sostenere l’iniziativa del PCFR. Dopo Beslan, “Rodina” aveva già
tentato di porre la questione, scagionando però il presidente. Già allora dissi
a Rogozin: la richiesta di dimissioni non deve essere rivolta al governo
Fradkov, ma al governo Putin. E’ proprio Putin che dirige metà dei ministeri e
che porta la responsabilità, che firma queste leggi.
Ritengo che occorra formare un governo degli interessi nazionali, un governo di
fiducia popolare. Senza una pressione di massa dal basso non è possibile
ottenere ciò. Una sola volta, dopo la crisi del 1998, venne formato un tale
governo, in cui entrarono esponenti del PCFR.
Sono sicuro che oggi la richiesta di dimissioni del governo verrà firmata da
molti deputati indipendenti. Mentre Zhirinovskij, come sempre, aspetta ordini
dal Cremlino.
A mio avviso, in presenza di ciò che sta avvenendo nel paese, è difficile difendere questo governo. Anche perché è stato formato in presenza di una violazione della Costituzione. Hanno gridato che si doveva creare un governo di professionisti. Ma dove sta la professionalità?
(…)
Solo la pressione dal basso porterà a cambiamenti
Viene posta la domanda: perché il PCFR non dà avvio alle procedure di impeachment del presidente? A giudicare dagli umori nelle manifestazioni, tra le masse ci sarebbero le condizioni.
Putin è stato eletto da poco. Esisteva un credito di fiducia, ma diminuisce a vista d’occhio. Non prende una sola decisione corretta. Nell’anno del sessantesimo anniversario della Vittoria, questa Beslan sociale è semplicemente una decisione vergognosa.
Ogni giorno che passa è sempre più difficile per “Russia Unitaria” difendere le proprie leggi sfrontate. Esiste la logica elementare della politica. Ricordate che cosa hanno detto agli elettori Sliska, Gryslov e Shoygu? “Garantiamo che vi difenderemo, che risponderemo per ogni nostra azione.” Ma cosa hanno combinato? Hanno venduto la terra, hanno tolto i sussidi più elementari, non hanno sostenuto né l’industria, né la scienza, né l’agricoltura. Gli introiti in petrodollari sono enormemente aumentati. Ma dove sono finiti i soldi? Le riserve aurifere ammontano a 124 miliardi di dollari e 20 miliardi di dollari sono sul Fondo di stabilizzazione. In tutto 144 miliardi di dollari. Nelle riserve si trovano fondi maggiori dell’intero bilancio del 2005. Eppure continuano a dire: non ci sono i soldi né per gli asili nido, né per l’istruzione, né per gli anziani e neppure per gli eroi.
Ora senza una possente pressione dal basso, senza azioni di protesta, manifestazioni, meeting, non è possibile favorire la formazione di un governo, che si prenda cura dei lavoratori, degli studenti, dei pensionati, degli insegnanti, dei militari. Scendete nelle piazze e sostenete le rivendicazioni del PCFR
(…) Le organizzazioni regionali del partito, gli attivi di protesta nelle diverse località propongono per il 15 febbraio un’azione nazionale contro questo sopruso sociale e lo stato di polizia, per la formazione di un governo degli interessi nazionali, di fiducia popolare. Senza un potente sostegno popolare non è possibile ottenere cambiamenti, perché alla Duma siede “Russia Unitaria”, che preme ogni pulsante venga indicato dal Cremlino.
Il PCFR è pronto alle alleanze. E, in effetti, attorno al partito si è creato
un ampio schieramento unitario. In esso confluiscono il Movimento a sostegno
dell’esercito di Iliukhin, l’Unione Agro-Industriale di Kharitonov, “Patria” di
Kondratenko, organizzazioni femminili, studentesche e giovanili. Con “Mela”
abbiamo già effettuato alcune azioni comuni. Ad esempio, ci siamo battuti
insieme alla Corte Suprema per elezioni oneste.
L’ultima volta che abbiamo fatto fronte comune con “Mela” è stato in occasione
della presentazione della sfiducia al precedente governo. Con l’Unione delle
forze di destra (SPS), invece non attueremo alcuna azione comune, perché in
quel partito sta Ciubajs ed altri a lui simili. Per quanto riguarda i
“limonovzi” (i seguaci di Limonov, leader dei
nazi-comunisti del “Partito nazional-bolscevico”, nota del traduttore) occorre dire che tra essi si
trovano non pochi giovani onesti e meritevoli, che vengono processati solo
perché difendono con energia gli interessi degli anziani e della gioventù. Noi
siamo pronti ad unirci con tutti i movimenti patriottici dei veterani e dei
militari, al fine di salvare il paese e garantire una vita normale ai nostri
cittadini
(la grassettatura è del
traduttore).
PERCHE’ I PENSIONATI SI SONO SOLLEVATI
di Dmitrij Jakushev
http://left.ru/2005/1/yakushev118.phtml
tratto dal settimanale internet “Levaja Rossija”.
Traduciamo la prima parte dell’articolo scritto dall’autorevole studioso marxista russo
Di gran carriera, si può dire, è iniziato il 2005. In tutto il paese è
dilagata un’onda di azioni molto dure e decise dei pensionati, che si sono
quasi trasformate in una rivolta. La causa diretta è rappresentata dalle
agevolazioni speciali. E, in particolare, dal privilegio più diffuso ed
efficace, che dava diritto ai pensionati di utilizzare gratuitamente i
trasporti urbani. Secondo la nuova legge, la questione è stata del tutto
demandata alla competenza delle regioni e, naturalmente, si è trasformata in un
fiasco, dal momento che o le compensazioni non ci sono state, o queste hanno
coperto una parte minima delle esigenze derivanti dall’uso dei mezzi di
trasporto.
Una situazione particolarmente grave e vergognosa si è verificata a Mosca,
quando l’accesso ai mezzi di trasporto cittadino e al metro è stato impedito ai
pensionati della cintura periferica. Dal 1 gennaio, per entrare nelle stazioni
della metropolitana, la gente ha dovuto affrontare i massicci posti di blocco
attuati dagli operatori della rete dei trasporti e dalla milizia, che
chiedevano i documenti ai pensionati, costringendoli a pagare, qualora non
disponessero dei lasciapassare concessi dall’amministrazione moscovita. Il
colpo è stato veramente doloroso.
Ma la questione, naturalmente, non riguarda solo le agevolazioni. La perdita
del trasporto gratuito è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Materiale incandescente si è accumulato per tutto il 2004, quando, nonostante
la crescita economica e una favorevole congiuntura petrolifera, si è assistito
ad un repentino peggioramento dei livelli di vita. La causa è stata
l’inflazione, che ha fortemente superato la crescita dei salari e delle
pensioni. Secondo i dati del Ministero per lo sviluppo economico (il baluardo
del neoliberalismo, diretto da Gref), l’inflazione nel 2004 si è avvicinata al
12%, sebbene, nelle previsioni del
governo, sarebbe dovuta assestarsi a meno del 10%. Ancora più velocemente sono
cresciuti i prezzi dei prodotti di maggior consumo. Il pane nel corso dell’anno
è diventato più caro del 17%, la carne di più del 25%, le uova quasi del 40%.
Per personale esperienza fatta nei negozi, posso testimoniare che l’aumento
reale dei prezzi è stato ancora più consistente.
Quando a questi aumenti si è sovrapposta anche la revoca della gratuità dei
trasporti, è subito scoppiato l’incendio. Che non è ancora stato domato. La
partecipazione massiccia alle manifestazioni e ai blocchi degli ultimi giorni
rappresentano una vera protesta con un minimo di organizzazione garantita dai
vari consigli dei veterani, dalle organizzazioni degli invalidi, ecc. E’ un
pronunciamento concreto proprio di quella stessa società civile, che da tempo
cercano di indagare gli specialisti della politica. Ed è proprio vero che
abbiamo una società civile ben più consistente del ristretto giro degli
oligarchi. Fino ad oggi essa ha taciuto, perché ha sostenuto in pieno il
potere. Ma quando improvvisamente il potere ha deciso di farsi beffe della
gente, allora ha ricevuto una risposta appropriata da parte dei propri
cittadini.
La particolare durezza delle azioni dei pensionati si spiega anche con il fatto
che, nel corso degli ultimi anni, il livello delle loro condizioni era un poco
migliorato. La pensione media, con l’aggiunta delle agevolazioni, era certo
modesta, ma oltrepassava la soglia del minimo vitale. La gente aveva appena
maturato qualche speranza, che è venuta nuovamente a trovarsi ai limiti della
precarietà, con lo spettro della condanna all’accattonaggio e all’alcolismo. La
soglia, oltre la quale il pensionato in Russia è costretto a chiedere
l’elemosina, è di 100-300 rubli (5-10 dollari). E dopo la revoca di alcune
agevolazioni, prima di tutto il trasporto cittadino gratuito, molti stanno
varcando questo limite. E in tal caso, è ovvio che la gente riempia le piazze.
Ma come è possibile che succeda che, pur in presenza di una crescita economica
e di una situazione abbastanza favorevole, le condizioni di vita subiscano
improvvisamente un tracollo? Ecco come. L’inflazione più elevata non è legata
tanto alle dinamiche del mercato, quanto alle azioni premeditate delle
corporazioni petrolifere che hanno alzato i prezzi della benzina del 40% nel
2004. In tal modo, la benzina in Russia è stata equiparata nel prezzo alla
benzina negli USA, e a volte è risultata anche più cara. E questo sebbene gli
USA importino il petrolio. Qualificare tali azioni diversamente dal sabotaggio
non è possibile. E’ significativo che lo stato, attraverso il ministero
antitrust diretto da “Mela” (il ministro Artemyev è del partito “Mela”) si sia
limitato ad allargare le braccia e a
piangere, affermando che non si poteva
fare nulla.
Se vogliamo dare alle cose il loro nome, allora bisogna fare riferimento al
tentativo del grande capitale “compradore”, che controlla la quota più
consistente dell’economia russa, di provocare un’esplosione sociale con
l’obiettivo di estromettere il presidente Putin. In questa situazione,
l’approvazione da parte di Putin della legge sulla “monetizzazione delle
agevolazioni” è simile a un suicidio politico. Il vero capitale di Putin sta
nella sua attuale contrapposizione agli ambienti affaristici “compradori”: è
rappresentato dal sostegno di massa, vale a dire il sostegno della vera società
civile. Senza tale sostegno, la fine per Putin diventa solo questione di tempo,
e non ci sarà né FSB né procura in grado di soccorrerlo.
Ma perché allora Putin ha accettato la revoca delle agevolazioni? In realtà,
ciò non rappresenta altro che la continuazione della politica del
galleggiamento e del gioco su due tavoli, poiché, mentre da un lato, si
verifica una crescita del ruolo economico dello stato in alcuni settori chiave,
fino a giungere alla nazionalizzazione di fatto della più forte compagnia
petrolifera, dall’altro, continuano a rimanere al potere figure come Gref e
Illarionov. Ebbene, tutti gli ultimi avvenimenti dimostrano che si è esaurita
la fase della politica del galleggiamento. Continuandola, Putin è
destinato inevitabilmente a subire un rovescio. E dovrebbe essere assolutamente
evidente allora che dalla caduta di Putin potrebbero trarre giovamento solo i
“compradori”, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero per la Russia.
E’ chiaro che, in tali condizioni, qualsiasi tentativo di alleanza con i neoliberali
e i “compradori” da parte di coloro che si definiscono comunisti,
rappresenterebbe un aperto tradimento. Perché noi ci rapportiamo con Putin da
fronti contrapposti. Se Putin dovesse essere fatto cadere dalla borghesia
compradora, per noi sarebbe la morte. Di quale alleanza si va blaterando
allora? Nell’attuale situazione, qualsiasi alleanza con la borghesia compradora
è un inganno, mediante il quale i “compradori” stanno strumentalizzando anche i
comunisti (la grassettature è del
traduttore).
(…)
Traduzioni dal russo